venerdì 15 gennaio 2016

PER I MORTI DI REGGIO EMILIA - Canzoni italiane di protesta (Italian songs of protest)



PER I MORTI DI REGGIO EMILIA

Compagno cittadino,
fratello partigiano,
teniamoci per mano
in questi giorni tristi:
di nuovo a Reggio Emilia,
di nuovo là in Sicilia
son morti dei compagni
per mano dei fascisti.

Di nuovo, come un tempo,
sopra I'Italia intera
urla il vento e soffia la bufera.

A diciannove anni
è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi
o sono ancora incerti.
Lauro Farioli è morto
per riparare al torto
di chi s'è già scorciato
di Duccio Galimberti.

Son morti sui vent'anni,
per il nostro domani:
son morti come vecchi Partigiani.

Marino Serri è morto,
è morto Afro Tondelli,
ma gli occhi dei fratelli
si son tenuti asciutti.
Compagni, sia ben chiaro
che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia
è sangue di noi tutti:

sangue del nostro sangue,
nervi dei nostri nervi,
come fu quello dei fratelli Cervi.


Il solo vero amico
che abbiamo al fianco adesso
è sempre quello stesso
che fu con noi in montagna
ed il nemico attuale
è sempre e ancora eguale
a quel che combattemmo
sui nostri monti e in Spagna,

uguale è la canzone
che abbiamo da cantare:
Scarpe rotte eppur bisogna andare.

Compagno Ovidio Franchi,
compagno Afro Tondelli,
e voi, Marino Serri,
Reverberi e Farioli;
dovremo tutti quanti
aver, d'ora in avanti,
voialtri al nostro fianco,
per non sentirci soli.

Morti di Reggio Emilia,
uscite dalla fossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa,
fuori a cantar con noi Bandiera rossa!






Scritta in quei giorni di rabbia e di lotta, la canzone che qui presento è di Fausto Amodei, allora in servizio militare; dedicata all'eccidio di Reggio Emilia (7 luglio), è entrata ormai nella tradizione popolare. Testo e musica sono stati pubblicati nei Canti comunisti.

Edizioni discografiche

Fausto Amodei in Cantacronache 6,  in Cantacronache 3, in Canti comunisti 2, in L'ordine nuovo, in La Resistenza dell'Emilia-Romagna

Il Nuovo Canzoniere Milanese in Il bosco degli alberi.


Sui fatti di luglio 1960 c'è anche una di registrazione e testimonianza diretta in Cronache 2 - No al fascismo (luglio '60), a cura di Lionello Gennero (ltalia canta).

NOTE STORICHE

Con la caduta del governo Segni, un monocolore DC appoggiato dalle destre (20 febbraio 1960), si apre un periodo particolarmente agitato della vita politica italiana. Una parte del padronato preme per una razionalizzazione dell'economia, di cui dovrebbe divenire espressione politica un governo con i socialisti (centrosinistra), che coinvolga nella gestione dello stato una parte almeno della classe lavoratrice; contro questa ipotesi si schierano con disperata decisione tutti coloro che da una razionalizzazione della struttura temono di veder compromessi i loro privilegi, rendite e sinecure. Immobiliare, Italcementi, società elettriche, Coldiretti, Vaticano gettano sulla bilancia tutto il loro peso e riescono a far fallire ogni ipotesi di accordo anche generico col PSI per un appoggio anche esterno o per un'astensione.
Faliti i tentativi di Segni e Fanfani in questa direzione, è aperta la strada all'avventura di Fernando Tambroni, un uomo della "sinistra" DC, il n. 2 della corrente fanfaniana. La soluzione è un monocoloré DC con i voti determinanti del MSI, che rimane in carica dal marzo all'agosto. Dovrebbe essere un governo provvisorio, ma Tambroni la pensa diversamente e cerca di acquistare popolarità con una politica demagogica di riduzione dei prezzi e delle tasse; prepara, con ogni sorta di ricatti, di fascicoli segreti sulla vita personale di avversari e alleati politici, di controlli telefonici illegali, il momento di dare una spallata alle già scarse garanzie della "democrazia" borghese e di instaurare una specie di "seconda repubblica", autoritaria i reazionaria. 
Il popolo italiano non è però disposto a subire questo processo di degenerazione e dal 30 giugno in poi insorge spontaneamente, dando una serie di colpi al progetto tambroniano: Genova, Reggio Emilia, Roma, Palermo, Catania. La polizia spara sulle piazze, ammazza dieci proletari, ne ferisce decine e decine. Le sinistre si fanno carico della direzione della rivolta, la incanalano nella "legalità", rompono l'ultimo ostacolo reazionario e avviano la democrazia italiana verso la prospettiva di centro-sinistra. 
Il popolo, dal canto suo, con le manifestazioni del luglio '60, ha posto fine alla grande depressione politica che ha fatto seguito al luglio '48. Negli scontri di piazza i proletari son tornati a contarsi, hanno assaporato di nuovo una vittoria, hanno compreso l'importanza di reagire con la violenza alla violenza, hanno meglio compreso la natura di classe delle istituzioni, la truffa della "democrazia" borghese. 
I giovani che nel luglio '60 hanno avuto il battesimo del fuoco formeranno i quadri delle prossime grandi lotte sindacali (1962: piazza Statuto!), dei primi gruppi che sorgono a sinistra del PCI. Nascono le premesse dell'autonomia operaia.



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