mercoledì 20 gennaio 2016

MONOPOLI



MONOPOLI

Fu nel luglio del sessantadue
che partimmo da Monòpoli
per andare a Cislago Varese,

frequentare un corso incapibile.

E noi tutti eravamo cortesi
di passare a una vita borghese,
nel sentire che si stava bene,
mentre invece non fu poi così.

Dovevamo far quattr'ore di lavoro
e quattr'ore di teoria
ed invece era tutto ingannato:
dieci ore stavi a lavorà.

E quei soldi che ci dava -
mille lire la settimana - !
Le ragazze eran tutte piangenti,
così pure quei pochi studenti.

Ed allora, finito I'orario,
facevamo lo straordinario
per pagare il biglietto del treno
e più presto ripartire.

Ma alla fine della settimana
ci fu il vitto da pagare
e nessuno poté più partire:
tutti chiusi nel Settentrione.

Così il Nord ci ha rubato
dalla terra dove sono nato,
con la perfida illusione
di passare a una vita migliore.

E noi tutti eravamo cortesi
di passare a una vita borghese,
nel sentire che si stava bene,
mentre invece non fu poi così.


Raccolta da Giovanna Marini a Monopoli (Bari), da lei inserita nello spettacolo L'aria concessa è poca (1970), rappresenta la cronaca fedele di uno dei tanti drammi dell'emigrazione interna. L'episodio si concluse con il ritorno a Monopoli di una parte degli emigrati, grazie ad un pullman noleggiato dal sindaco del paese; per altri era troppo tardi; si erano sperduti, finendo chi sa dove, in quel "paradiso terrestre" che era il nord del "miracolo economico". .
Non risultano incisioni discografiche; ho ricavato il testo da un ciclostilato.


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