venerdì 29 gennaio 2016

IL CAPITALISMO SI RAFFORZA - Canzoni italiane di protesta (Capitalism is strengthened - Italian Songs of protest)




IL CAPITALISMO SI RAFFORZA 

Canzoni italiane di protesta

Questa rassegna si apre con un esempio di canzone anarchica, l'Inno dell'Internazionale, del 1874, che precede il famosissimo Inno a Oberdan, del 1882, testimonianza di una corrente non secondaria della sinistra borghese risorgimentale, quella irredentista. 
Dello stesso periodo sono due note canzoni popolari, Gli scariolanti e La boje, legata quest'ultima ad importanti agitazioni bracciantili.

Con l'Inno dei lavoratori di Filippo Turati (1886) il lettore è portato ad accostarsi alla tematica dell'ormai prossimo nascituro partito socialista, nella sua componente più tipicamente riformista. Mentre Evviva nüm e Quaranta ghei d'inverno sono espressione di altre lotte bracciantili del periodo 1885-89, con La Marsigliese del lavoro si torna alla tradizione anarchica e con il Canto dei mietitori di Mario Rapisardi (1892) siamo ricondotti al clima della furibonda insurrezione dei Fasci siciliani, repressi con feroci stermini dal "sinistro" Francesco Crispi.

Quest'ultimo, e con lui Giolitti e Pelloux, fra gli altri, è chiamato direttamente in causa dalla canzone Il crak delle banche, scritta in occasione del grave scandalo alla Banca romana (1891). 
Ancora anarchiche sono le quattro canzoni che seguono, tre delle quali (Sante Caserio di Pietro Gori, Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, di Cini e L'interrogatorio di Caserio, di anonimo) costituiscono un omaggio al giovane fornaio ghigliottinato a Lione nel 1894 per aver attentato con successo alla vita del presidente della repubblica francese Sadi Carnot; l'altra è la celeberrima Addio a Lugano di Pietro Gori, del '94 anch'essa.

Di derivazione in parte anarchica è anche Noi vogliamo l'uguaglianza, entrata in seguito nel repertorio delle mondine, mentre la canzone che segue, Se nasce I'anarchia testimonia lo spirito anticlericale di tanta parte della sinistra risorgimentale.

All'emigrazione, particolarmente forte a fine secolo in seguito anche alle repressioni feroci dei governi in carica, fanno riferimento le canzoni Italia bella, mostrati gentile e Son maritata giovane; ancora all'emigrazione, interna questa volta, si richiama la notissima Maremma.

Della situazione delle classi subalterne nell'ultimo quinquennio del secolo testimoniano O sciar padrun, i cavalé van male e le due canzoni di filanda; Mama mia, mi san stüfa e Povre filandere, mentre I'anarchico Inno della rivolta esprime la rabbia esasperata di un movimento che il distacco dalle masse spinge inesorabilmente sempre più sulla strada del verbalismo e dell'autoesaltazione individuale.

Alle quattro giornate di Milano del 1898 risale la bellissima Il feroce monarchico Bava; alle lotte operaie a cavallo fra i due secoli Guarda là su la pianura; all'uccisione di Umberto I (1900) Viva viva il nostro Bresci, una delle pochissime canzoni di esaltazione dell'atto di giustizia contro il "re buono"; alla liberazione dell'anarchico Batacchi, ingiustamente accusato e incarcerato per 21 anni per una specie di strage di stato, Il maschio di Volterra.

Di nessuna presentazione necessita L'Internazionale; le tre canzoni che seguono - Stornelli d'esilio di Piero Gori, l'Inno individualista,  e l'Inno dei malfattori - appartengono alla tradizione anarchica, della quale sono ancora oggi fra le canzoni più conosciute. 
Difficilmente databili, ma da ricondursi e questo periodo, sono La lega..., l'Inno delle tessitrici...,  e Battan l'otto, quest'ultima anarchica come origine ma entrata poi stabilmente nel repertorio socialista; così anche i Nuovi stornelli socialisti, fortemente anti-clericali.

Molto bella e assai nota E per la strada, nata in occasione degli scioperi agrari del Parmense nel 1908. Del 1909-10 sono probabilmente Son cieco (me la prima strofa è certamente anteriore), Evviva la Maria Goia...,  e Bandiera rossa, di cui si riportano qui le strofe più spesso cantate, certamente le più popolari.

Collegabili a momenti molto precisi dello scontro di classe sono infine le tre canzoni con cui si chiude la sezione: il Contrasto tra I'aristocratica e la plebea sulla guerra di Tripoli al conflitto con la Libia (1911); Le mondine contro la cavalleria ad un episodio di lotta sindacale (1912); L'eccidio di Ancona alla scintille che scatenò la famosa "settimana rossa" (1914).


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Sta.............


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