giovedì 14 gennaio 2016

DAL CENTROSINISTRA AL COMPROMESSO STORICO - Canzoni italiane di protesta




DAL CENTROSINISTRA AL COMPROMESSO STORICO 

Canzoni italiane di protesta

Una nuova fase della politica italiana si apre col luglio 1960: il tentativo di una parte del padronato, legato agli USA e al Vaticano, di bloccare il cammino del "capitale avanzato" verso la razionalizzazione della struttura, con la copertura di una parte del movimento operaio organizzato (centro-sinistra), trova in Fernando Tambroni I'uomo giusto e nel suo governo monocolore DC con l'appoggio determinante del MSI lo strumento adatto. 
L'esperimento è spazzato via da una rivolta popolare (Genova, Reggio Emilia, Roma, Palermo, Catania), Tambroni è costretto a dimettersi: attraverso la fase intermedia del governo delle "convergenze parallele" la strada è aperta al centro-sinistra.

Dai tragici fatti di quel luglio prende il via questa sezione dedicata alle canzoni italiane di protesta, presentando Per i morti di Reggio Emilia, di Fausto Amodei, una delle canzoni "d'autore" divenute più popolari negli ultimi anni. Dagli stessi avvenimenti prende le mosse Sette anni fa, di Pino Masi e Riccardo Bozzi, scritta nel 1967 come tentativo di tracciare un sia pur elementare bilancio.
Con Polesine, di Fossati e Liberovici (1961), abbiamo un'ulteriore testimonianza della vita grama cui il "miracolo economico" costringeva tanta parte delle classi subalterne italiane; anche Monopoli, raccolta da Giovanna Marini, denuncia I'altra faccia del miracolo, seguendo le traversie di un gruppo di emigrati, stritolati da un sistema inesorabile che essi imparano a conoscere quando è ormai troppo tardi.

Con La ballata dell'Ardizzone (1962) è ancora Ivan Della Mea a gridare la sua rabbia per il brutale assassinio del giovane studente, schiacciato da una camionetta della polizia durante una manifestazione per la pace, mentre Il tarlo di Fausto Amodei fornisce un brillante esempio di "canzone didascalica": qui viene rappresentata, con notevole efficacia, la teoria del plusvalore. Sono inserite a questo punto le Rime dell'Alto Lazio che Giovanna Marini ha raccolto e ricalcato; riguardano la situazione contadina in una zona sottosviluppata.

Le reazioni dei militanti di base del PSI di fronte alla vocazione governativa dei dirigenti riformisti sono all'origine di Il padrone socialista, del Gruppo padano di Piadena: è matura la scissione dello PSIUP. La ripresa del movimento nelle fabbriche, forte fin dal 1962 (cfr. i fatti di piazza Statuto a Torino), diviene intanto un dato di fondamentale importanza con la crisi del 1964, determinando il primo fallimento dell'ipotesi di centro-sinistra: Sciopero, ancora del Gruppo padano di Piadena, ne è testimonianza interessante; segue All'alba sono giunti, una canzone inedita, nata dalla lotta di una piccola fabbrica tessile del Biellese.

Delle polemiche anti-militariste dell'epoca vale la pena rileggere La marcia della pace, di Franco Fortini e Fausto Amodei; di Ivan Della Mea è invece Congo (Ballata di Stanleyville), rabbioso atto di solidarietà per la lotta anti-belga del popolo centro-africano.

Seguono alcune canzoni dei cantautori, personaggi legati al mondo della musica "leggera" ufficiale che tentarono di far entrare in composizioni destinate al circuito delle canzonette di consumo contenuti non banali, talvolta con risultati tutt'altro che disprezzabili. 
Nanni Svampa è qui rappresentato da Si può morire, entrata nel repertorio di Milly e dei Gufi; di Luigi Tenco - certamente il più valido esponente di questa tendenza - sono Io vorrei essere là..., Cara maestra..., Ragazzo mio e I'inedita Il mondo gira
Enzo Janacci è I'autore e I'interprete di Ti te seet no, Fabrizio De Andrè di La guerra di Piero, Sergio Endrigo di La guerra e Il treno che viene dal Sud
Il suicidio di Luigi Tenco (27 gennaio 1967) è la testimonianza drammatica del fallimento pressoché definitivo della tendenza, proprio nel momento in cui la "canzone di protesta" diventa di moda, castrata naturalmerlte di ogni autenticità (a parte qualche eccezione); la "protesta" radio-televisiva si affiderà fondamentalmente ai Celentano, ai Morandi, o addirittura al Lucio Battisti.

Cresce intanto il malessere di alcuni giovani politicizzati nei confronti dei "cedimenti" riformistici dei partiti tradizionali della classe operaia; stanno nascendo o sviluppandosi i gruppi della sinistra rivoluzionaria; anche in certe parole d'ordine tradizionalmente efficaci - quali I'antifascismo - si ravvisano contenuti interclassisti ritenuti inacettabili: ecco, di Ivan Della Mea, Nove maggio (1965), dedicata alle celebrazioni "unitarie" del ventennale della Resistenza. Il sarcasmo nei confronti dell'involuzione del PSI, avviato alla effimera riunificazione col partito di Saragat, si fa spesso pesante ed arguto (Ninna Nenni, di Marco Ligini), l'indicazione della lotta contro il governo, che è "dei padroni" anche se "ci son compagni", è netta e efficace (Quando lo sciopero, di Leoncarlo Settimelli).

Nel 1966, in occasione dell'assassinio fascista dello studente romano Paolo Rossi, si ha la prima occupazione dell'Università, durante la quale Paolo Pietrangeli scrive Contessa, destinata a divenire la canzone più cantata del 1968. 
Di Leoncarlo Settimelli è invece Grecia '67, sul colpo di stato dei colonnelli.

Tra i gruppi ormai detti "extra-parlamentari" è intanto venuto alla ribalta II potere operaio di Pisa e Massa, nel quale militano i membri del Canzoniere pisano (Pino Masi, Piero Nissim, Riccardo Bozzi e altri). Essi entreranno - dopo la dissoluzione del gruppo - in Lotta continua, dando vita al Canzoniere del Proletariato, che fornisce al movimento canzoni-strumento di lotta di importanza fondamentale. 
Qui presenterò quattro canzoni del 1967-68: Progressio populorum, che commenta sarcasticamente le nuove "aperture" della Chiesa (enciclica "Populorum progressio" di papa Paolo VI)..., Stornelli pisani...., Padrone Olivetti..., e Gino della Pignone.

Si sviluppa intanto in grande stile la campagna d'opinione sulla "malavita" sarda; pubblico qui, sull'argomento, due canzoni che presentano la voce dei presunti "banditi", i pastori barbaricini: Passo torrau e Finché non t'ho sgombrato, quest'ultima raccolta a Fonni da Giovanna Marini.

Il 1968 è I'anno delle grandi manifestazioni studentesche. Popolarissime, specie a Roma, le due canzoni di Paolo Pierangeli Il vestito di Rossini e Valle Giulia
Entrano intanto in crisi gli intellettuali delle marce e delle veglie per la pace: Leoncarlo Settimelli ne interpreta lo stato d'animo con Ci siam spezzati le mani
L'entusiasmo è alimentato dalla situazione internazionale, che vede il proletariato all'attacco in Francia (il "maggio"), in Cina (la "rivoluzione culturale"), in Vietnam (le offensive dei vietcong); a quest'ultima guerra di popolo è dedicata la Filastrocca vietnamita di Endrigo, Settimelli e Morricone (dalla colonna sonora del film di Samperi Grazie zia).
Di Marco Ligini è invece Consigli per una buona condotta, che parte anch'essa dal Vietnam per giungere a una requisitoria carica di sarcasmo contro la "via italiana al socialismo" e il parlamentarismo.

Viva Voltaire e Montesquieu!, una lunga ballata di Giovanna Marini, apre con la generazione del '68 un serrato dialogo ad alto livello sul potere, sulla strategia e sulla tattica: un fatto di eccezionale importanza, sul piano politico e culturale. Certo più rozza, ma non priva di efficacia, la canzone dei "pisani" Siamo al guinzaglio del capitale, sui legami fra neo-capitalismo e imperialismo.
La situazione internazionale è anche al centro della bellissima Lettera in terzina al fratello dalla Lombardia, del poeta orgolese Peppino Marotto; mentre ad un episodio importante della lotta di classe in America latina si richiama il Proclama di Camilo Torres di Fausto Amodei, ormai deputato al Parlamento per Io PSIUP: alla sua vena finemente ironica è dovuta anche la satira Il parlamento, pubblicata di seguito.

Di Paolo Ciarchi - un eccezionale chitarrista e notevole cantante "pop" del nel Circolo La Comune - è invece Piccolo uomo, dedicata alle meschine piccinerie della borghesia impiegatizie rozzamente reazionaria; una bella canzone di Paolo Pierangeli - Uguaglianza - si ispira invece ai cosiddetti "incidenti" sul lavoro.

Il 1968 non è solo "I'anno degli studenti": le lotte operaie è bracciantili riprendono notevole vigore; se ne può rintracciate la testimonianza in Primo d'agosto, Mestre, sessantotto di Gualtiero Bertelli e in Avola, due dicembre del Canzoniere di Rimini.

Chiudo il '68 con Nel mondo il rosso è diventato giallo, di Ivan Della Mea, apro il '69 con Quella notte davanti alla Bussola del Canzoniere pisano, sui tragici fatti che portarono all'invalidità permanente il giovane Soriano Ceccanti.

Il '69 è I'anno della forte ripresa delle lotte operaie, specie in occasione del rinnovo contrattuale di importanti categorie ("I'autunno caldo").
La condizione operaia in fabbrica è documentata qui da una serie di canzoni; la più popolare è senz'altro O cara moglie di Ivan Della Mea, ma molto significative sono anche quattro canzoni di Gualtiero Bartelli (Suona la sirena..., Vedrai com'è bello..., Gli ingranaggi..., e Da questo autunno giorno per giorno) e tre brani dallo spettacolo "Ci ragiono e canto n. 2" (È fatalità, Signor padrone, non si arrabbi e Portella delle Ginestre), di Dario Fo e Paolo Ciarchi.

Sulle lotte sindacali vere e proprie indico Ostruzionismo...., La ballata della Fiat..., e La violenza del Canzoniere del Proletariato (Lotta continua), seguite da E subito ci hanno detto, di Settimelli, scritta in occasione della morte dell'agente Annarumma, il 19 novembre 1969.

Sui fatti del 12 dicembre e dei giorni successivi presento L'orologio del dottor Guida di Franco Trincale, la Ballata del Pinelli di anonimo e Povero Pinelli del Canzoniere veneto.

Ama chi ti ama, nella versione che qui presento, è una curiosa canzone messa insieme da Giovanna Marini su e giù per l'Italia, parlando con la gente nella sua doppia funzione di raccoglitrice di canti popolari e di stimolatrice di dibattito politico (canta le sue ballate nelle Case del popolo e, al Sud, nei Centri dei servizi culturali): la musica e il ritornello sono quelli della canzone di risaia dallo stesso titolo.

Con il '70, mentre la situazione internazionale assume aspetti nuovi (che trovano eco in L'ora del fucile del Canzoniere del Proletariato), finito I'autunno caldo, la combattività operaia riprende subito; anche nelle campagne c'è movimento e Paolo Bonomi, onnipotente nella Coldiretti, è fischiato dai suoi stessi "fedeli" a Piazza del Popolo a Roma.
Sulla volontà di lotta dei contadini in questo momento indico l'inedita Disperazione del contadino italiano, raccolta a Bassano Romano, e Le vacche fuorilegge, di Franco Trincale.
Ad un episodio di lotta di quartiere a Venezia fa invece riferimento Giudecca di Alberto D'Amico.

Dalle nevrosi causate dal disumano sistema di sfruttamento in fabbrica traggono ispirazione Dody Moscati per Le ore scandiscono il tempo e Gianni Nebbiosi per Il numero d'appello, mentre La nave, altra lunga ballata di Giovanna Marini, porta drammaticamente sul tappeto il peso che - a nord come a sud - gli sfruttati attribuiscono ancora al "rituale", elemento determinante di conservazione sociale.

Piccola donna di Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli, dal canto suo, propone sinteticamente i temi della liberazione della donna, nel momento in cui il femminismo si avvia a divenire uno degli elementi fondamentali della "nuova sinistra".

L'anno si chiude con il primo anniversario del 12 dicembre, segnato da un nuovo morto ammazzato, uno studente della sinistra rivoluzionaria fatto fuori con un candelotto sparato ad altezza d'uomo: Saverio Saltarelli. Fra le diverse canzoni scritte sull'argomento ho scelto quella del Canzoniere del Proletariato: Compagno Saltarelli, noi ti vendicheremo.

Con due canzoni, pubblicate nel 1971, si affronta il tema della emigrazione: Nella terra dei padroni era il finale di una rappresentazione teatrale di Vittorio Franceschi: "Qui tutto bene e così spero di te », mentre Sarete voi padroni ad emigrare è il rifacimento, ad opera del Canzoniere del Proletariato, di una canzone precedente di Alberto D'Amico (Quel giorno che so' andato a Settentrione).

Delle due canzoni che seguono una - La Marta ha vinto - è nata al termine di una lotta ingaggiata a Torino dalle operaie della fabbrica omonima; I'altra - Da quel giorno dell'aprile - è un testo di lotta su una musica di "consumo" (quella di 13, storia d'oggi, del repertorio di Al Bano), scritto da Mario Lippi, dell'Italsider di Piombino.

Torna poi nella rassegna il Canzoniere del Proletariato, con due canzoni che segnano l'intervento di Lotta continua fra i militari (Da quando son partito militare) e fra i carcerati (Liberare tutti).
Le lotte proletarie per la casa sono invece ricordate con Stanotte ci so' stato - nata a Roma nel corso di una lunga e importante occupazione - e con due canzoni sull'esperienza milanese di via Tibaldi, uno degli episodi determinanti dello scontro di classe degli ultimi anni: Da via Tibaldi di Diego De Palma e Tarantella di via Tibaldi del Canzoniere del Proletariato. Sempre a quest'ultimo si debbono Trenta luglio alla Ignis, cronaca fedele di una dura risposta operaia ad un'impresa squadristica, L'lnternazionale proletaria, cioè la vecchia Internazionale con nuove parole, e Se c'è la crisi per il padrone.
Sembra legittimo inserire a questo punto anche I'inno ufficiale del gruppo Potere operaio (che, per essere precisi, non ha niente a che vedere col vecchio omonimo gruppo pisano): Stato e padroni, fate attenzione.

Apri il 1972 - I'anno della "svolta" andreottiana, delle elezioni anticipate, della ripresa in grande stile della strategia della tensione e della provocazione anti-operaia - con Giustizia di classe, di Leoncarlo Settimelli.

La prova elettorale è affrontata da Lotta continua con la parola d'ordine: "I fascisti non devono parlare: questa è la nostra campagna elettorale"; si legga, a questo proposito, il testo del Canzoniere del Proletariato Non ci provate.
Anche il PCI, che non teorizza ancora ma pratica già largamente la politica del "compromesso storico", radicalizza per I'occasione i propri argomenti e pubblica su un disco elettorale questa Ballata della DC degli Stormy Six.

La campagna elettorale del padronato è molto più radicale, però; chi paga è Feltrinelli, fatto fuori su un traliccio, imbottito di esplosivo come un fantoccio da esercitazioni.
Sull'argomento indico, di Datio Fo e Paolo Ciarchi, Quattrocento gli arresti.

Nel frattempo, in piena campagna elettorale, l'Unione dei comunisti italiani m.l. tiene un congresso a Milano e diviene Partito Comunista (m.l.) Italiano; a questa esperienza politica fa riferimento L'Unione fa la forza, di Rudy Assuntino.

La campagna si chiude con un altro morto, ammazzato a botte dai poliziotti dopo che lo avevano fermato per manifestazione non autorizzata: La bollata di Franco Serantini, che fa la cronaca dell'avvenimento, è del Canzoniere del Proletariato.

Né la strategia si interrompe con la chiusura delle urne; passa qualche settimana e poi è la volta di Calabresi, fatto fuori da un "misterioso" killer in una strada di Milano. Chi è? Non si sa, non si deve sapere, risponde Dario Fo; di Sandro Portelli è invece Povero Calabresi.
Poco più che uno scherzo (ma davvero?) appare la canzone che segue, di Ivan Della Mea, Consigli per i turisti, una specie di summa della "strage di stato" nelle sue diverse fasi.

Le lotte proletarie, però, nonostante botte, revolverate, candelotti, tralicci, bombe e finestre, non accennano a fermarsi. È arrivata la letterina, cantano le operaie della Crouzet di Milano, di cui il padrone Lally vorrebbe punire la combattività trasferendo la fabbrica; cantando - e occupando lo stabilimento - finiranno per spuntarla, dopo una lotta molto lunga e difficile.

Di Ivan Della Mea è la Ballata per Ciriaco Saldutto, un ragazzo meridionale emigrato a Torino che non ha retto a una bocciatura e si è impiccato; altri meridionali costretti all'emigrazione respirano e soffrono in Non piangere oi bella, del Canzoniere del Proletariato; Gianni Nebbiosi ci offre, dal canto suo, un quadro di intensa efficacia della vita di borgata nella sua Ma che razza de città.

Il femminismo, intanto, si rafforza (diviene addirittura di moda purtroppo) e trova espressione anche nelle canzoni; Fufi, del Collettivo femminista romano, ne scrive di bellissime, parole e musica; ma si diverte anche a cantare testi nuovi, provocatori, su musiche tradizionali o "di consumo"; una delle parodie più riuscite è senz'altro Questa di Marinella, da una nota canzonetta di Fabrizio De Andrè.

Dopo la vittoria contrattuale (le bandiere rosse a Mirafiori!) la classe sembra subire un riflusso: la tregua sociale, fortemente voluta dal padronato, caldamente raccomandata (nei fatti) dal PCI e dai vertici confederali, si afferma per alcuni mesi. La crisi petrolifera rimette però tutto in discussione, mentre riprendono le lotte operaie, forti e decise.
Nel clima dell'ultimo anno nascono le canzoni con cui chiudo questa parte delle canzoni italiane di protesta. Fiore rosso e fucile, del Canzoniere del Proletariato, è a suo modo una "commemorazione" militante del 25 aprile; lo stesso tema di Nove maggio, del '65: ma dopo otto anni le idee sono certamente molto più chiare.
Il Cile è già un altro Vietnam, di Alfredo Bandelli, tenta di fare il punto della situazione dopo il sanguinoso colpo di stato di Santiago (11 settembre).
Lettera a Michele, di Luciano e Ivan Della Mea, è une canzone sull'organizzazione rivoluzionaria, un "discorso" che gli avvenimenti convulsi degli ultimi anni dovrebbero aver fatto "passare" fra tutte le avanguardie, un punto di partenza per una strategia nuova, una strada nuova per il Comunismo.



Sta.............................


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