mercoledì 21 ottobre 2015

PERCHÈ IO CREDO - Federico Fattinger



PERCHÈ IO CREDO 


Quando esco per pensare
Quando vado in riva al lago a passeggiare
alzo gli occhi e vedo te
poi li chiudo e sento che
sei qui con me

tu che eri e rimani
fra i ricordi più recenti e più lontani
ti prometto che sarò forte e che non piangerò
ma soffrirò
già lo so

perchè credo che ci sei
nel mio cuore nella mente dentro ai sogni miei
e l’amore rimarrà dentro questa mia canzone
e non svanirà
svanirà non svanirà
svanirà mai

stringo forte fra le mani
una foto in cui io vedo che mi ami
e ora credo proprio che
questo pezzo suonerò solo per te

perchè credo che ci sei
nel mio cuore nella mente dentro ai sogni miei
e l’amore rimarrà dentro questa mia canzone
e non svanirà
svanirà non svanirà
svanirà mai....





Sta forever.................


mercoledì 7 ottobre 2015

O GORIZIA, TU SEI MALEDETTA - Sandra Mantovani (Testo, commento e video)



   
O GORIZIA, TU SEI MALEDETTA

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
è dolente ognun si partì.

Sotto I'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,
questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini;
qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti.
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
ché io muoio col suo nome nel cuor.

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.


   
La Sesta battaglia dell'Isonzo, chiamata anche battaglia di Gorizia, fu combattuta dal 4 agosto al 17 agosto 1916 tra gli eserciti italiano e austro-ungarico, nel corso della prima guerra mondiale, costò, secondo dati ufficiali, la vita a 1.759 ufficiali e 50.000 soldati circa, di parte italiana; di austriaca a 862 ufficiali e 40.000 soldati circa. 
Fu uno dei più pazzeschi massacri di una guerra tutta pazzesca.  Nacquero per I'occasione alcune canzoni popolari canzoni, una delle quali presento in questo mio blog, tratta da due lezioni raccolte a Novara; se ne può ascoltare l'esecuzione di Sandra Mantovani in Il povero soldato; in Le canzoni di "Bella ciao"; quella dei Gufi in I Gufi cantano due secoli di Resistenza.

Una versione musicalmente diversa è stata raccolta nel Mantovano da Emilio Jona e Sergio Liberovici e pubblicata nel n. 17 (giugno 1961) della rivista Il contemporaneo: due delle strofe sono molto simili alle nostre III e IV; l'ultima è la seguente: 

Traditori signori ufficiali 
che la guerra l'avete voluta
scannatori di carne venduta 
e rovina della gioventù.

Questa versione è registrata in Canti di protesta del popolo italiano, nell'esecuzione di Margot. La strofetta ebbe un momento di grande celebrità in occasione della presentazione dello spettacolo "Bella ciao" a Spoleto, quando I'intero cast venne denunciato da due ufficialetti sensibili all'onore della patria infranto (cfr, il n. 5 de Il nuovo canzoniere italiano, cit., articolo "Bella ciao a Spoleto").
Uno straordinario esempio di riduzione a livello popolare della canzone qui riportata è I'esecuzione di Giovanni Ceppa (Ginestra Sabina, frazione di Monteleone Sabino, 1970) registrata nel LP La Sabina, a cura di Sandro Portelli (Dischi del Sole). 
Un'altra canzone su Gorizia è ascoltabile nel LP del Canzoniere Internazionale Cittadini e contadini, cit. (Tu Gorizia addolorata); ricordo anche che la strofetta "Traditori signori ufficiali" sopra citata è stata ascoltata da Giovanna Marini sulla musica di O Venezia.



Sta........................


IL TRENO CHE VIENE DAL SUD (Sergio Endrigo) - LA DONNA DEL SUD - Bruno Lauzi (Canzoni di emigranti - Testo, commento e video)



   
IL TRENO CHE VIENE DAL SUD 
Sergio Endrigo


Il treno che viene dal sud
non porta soltanto Marie
con le labbra di corallo
e gli occhi grandi così.
Porta gente, gente nata fra gli ulivi,
porta gente che va a scordare il sole,
ma è caldo il pane
lassù nel nord.

Nel treno che viene dal sud
sudori e mille valigie,
occhi neri di gelosia:
arrivederci Maria!
Senza amore è più dura la fatica,
ma la notte è un sogno sempre uguale:
avrò una casa
per te e per me.

Dal treno che viene dal sud
discendono uomini cupi
che hanno in tasca la speranza
ma in cuore sentono che
questa nuova, questa grande società,
queste nuova, bella società
non si farà,
non si farà.



   
Una sconsolata canzone "politica" sull'emigrazione meridionale. Sergio Endrigo l'ha scritta nel 1966, in risposta al collega Bruno Lauzi, autore e cantante di una composizione populistica e reazionaria dal titolo La donna del sud
Eccone il testo: 

Una donna di nome Maria 
è arrivata stanotte dal sud, 
è arrivata col treno del sole 
ma ha portato qualcosa di più.
Ha portato due labbra corallo 
e i suoi occhi son grandi così, 
mai nessuno che I'abbia baciata, 
a nessuno ha mai detto di sì. 
Ahi Maria ahi Maria ahi Maria. 
Ha posato una cesta di arance 
e mi ha dato la mano perché 
la portassi lontano per sempre, 
la tenessi per sempre con me. 
Io le ho preso la mano ridendo 
e non gliel'ho lasciata mai più 
poi siam corsi veloci nel vento 
per non farci trovare quaggiù. 
Ahi Maria ahi Maria ahi Maria.




La risposta di Sergio Endrigo, un po' provocatoria, è stata incisa dal suo autore nel LP L'arca di Noè
Antonio, Giorgio e Daniela, nel LP Le canzoni degli emigranti 2, hanno inciso sia la canzone di Lauzi che la risposta di Endrigo.




Sta....................

martedì 6 ottobre 2015

LA GUERRA - Sergio Endrigo (Testo, commento e video)




   
LA GUERRA
Sergio Endrigo


Dicono che domani ci sarà la guerra
e domani sotto la tua casa
sfileranno mille baschi neri,
e i tuoi occhi rotondi
mi cercheranno.

Ti hanno detto di aspettarmi
senza fare tante storie
e chi scriverà la storia
non parlerà di te.

Dicono che domani ci sarà la guerra.
Siamo nati, nati per soffrire,
solo questo mi han saputo dire,
solo questo mi han detto
per consolarmi.

Mi hanno detto di lasciarti
senza fare tante storie
e chi scriverà la storia
non parlerà di te.

Dicono che domani ci sarà la guerra.
Tornerete carichi di gloria;
solo questo ha detto il generale
e mi ha stretto la mano
senza guardarmi.

Mi hanno detto di morire
senza fare tante storie
e chi scriverà la storia
non parlerà di noi.

Dicono che domani ci sarà la guerra
e domani sotto la tua casa
torneranno cento baschi neri,
e i tuoi occhi rotondi
mi piangeranno.






Autore del testo e della musica è Sergio Endrigo, cantautore piuttosto famoso, iscritto al PCl, protagonista fra i maggiori del tentativo di introdurre prodotti dignitosi nel circuito di consumo. Questa canzone è del 1961-64 e rende con una certa efficacia il contrasto fra la vita quotidiana, fatta di sentimenti elementari, e la retorica patriottarda, fatta di vuote parole ciniche e disumane.
Incisa da Endrigo più volte, ultimamente nell'antologia discografica dedicata allo spettacolo L'arca di Noè.





Sta...................