mercoledì 11 febbraio 2015

APOLLO MUSAGETE (Apollon musagète) - Igor Stravinskij

APOLLO MUSAGETE 
Igor Stravinskij

Personaggi

Apollo, le tre muse: Calliope, Polimnia e Tersicore, Leto e le due dee.

Tema

Apollo musagete (guida delle muse) istruisce e conduce le muse al Monte Parnasso.


Quadro primo

Prologo: La nascita di Apollo


Quadro secondo

Prima variazione di Apollo
Pas d'action (Apollo e le tre muse)
Variazione di Calliope
Variazione di Polimnia
Variazione di Tersicore
Seconda variazione di Apollo
Pas de deux (Apollo e Tersicore)
Coda
Apoteosi



Igor Stravinskij cominciò la composizione di Apollo musagete nel luglio 1927 quando la mecenate americana Elizabeth Sprague Coolidge gli commissionò una composizione su soggetto libero per il Festival di Musica Contemporanea.
Stravinskij limitò l'organico strumentale all'orchestra d'archi.

Il balletto Apollo musagete del 1927 appartiene al periodo neoclassico di Stravinskij.
Nell'età classica Apollo era il Dio del sole e da lui dipendevano le muse. La musica è stata concepita da Stravinskij per essere eseguita dalle tonalità morbide di un'orchestra d'archi e modellata sugli eleganti balletti che venivano rappresentati alla corte francese di Luigi XIV I titoli stessi delle varie danze sono ispirati alla classicità.

Il Prologo: Nascita di Apollo presenta sonorità limpide ed essenziali, intrise di una percepibile solennità, mentre la Coda: Apollo e le Muse  è un pezzo più vivace per violino.
Infine, l'Apoteosi riprende in uno sviluppo maggiormente celebrativo una delle melodie già udite in precedenza.


Il soggetto

A Delo, un'isola dell'Egeo, Leto dà alla luce Apollo, figlio di Zeus. Il dio appena nato è già adulto, si libera delle bende strette che lo fasciano e prende in dono un liuto offertogli da due dee, simbolo della sua futura grandezza musicale. Apollo suona e danza e istruisce le tre muse Calliope, Polimnia e Tersicore, ciascuna nell’arte che rappresenta e diviene il loro maestro. A Calliope, dea della poesia, dona una tavoletta, a Polimnia, dea della mimica, dona una maschera, e a Tersicore, dea del canto e della danza, dona una lira. Tersicore sarà la sola ad ottenere le lodi di Apollo che la condurrà assieme alle altre due muse al Monte Parnasso separandosi così definitivamente dalla madre Leto.


VEDI ANCHE . . .





domenica 8 febbraio 2015

A SONG OF SUMMER - Frederick Delius



    
A SONG OF SUMMER

A Song of Summer è stato composto tra il 1920 e il 1930: questo "Canto d'estate" è una delle opere dettate a Eric Fenby. Cieco e infermo, Delius era ormai giunto alla fine della sua vita, ma il suo genio creativo era intatto. 
Secondo quanto raccontato da Fenby, durante la sua  dettatura Delius si immaginava seduto su una scogliera a strapiombo sul mare in un placido giorno d'estate senza nubi.

L'esordio affidato agli archi coglie questa immagine, nella quale si inserisce uno struggente accenno di melodia al flauto e poi all'oboe come ad evocare il volo di un gabbiano. 
Mano a mano la musica cresce d'intensità, seguendo la parabola del sole che sale verso l'orizzonte, prima di svanire di nuovo in un'azzurra foschia.


sabato 7 febbraio 2015

CIRCUS POLKA - Igor Stravinskij



   
CIRCUS POLKA

Igor Stravinskij viene spesso dipinto come un uomo dal carattere serioso, ma in questo pezzo rivela pienamente il suo profondo senso dell'umorismo.

Nel 1942, stabilitosi in America, gli venne chiesto di scrivere un pezzo per uno degli elefanti del famoso circo Barnum e Bailey. 

Questo breve ma delizioso divertissement si conclude con una citazione ironica di una delle Marce militari di Schubert, sapientemente abbellita dalle inconfondibili armonie del compositore sovietico che disegna effetti grotteschi del clarinetto, corno e trombone. 



venerdì 6 febbraio 2015

STRUMENTI MUSICALI - IL TAMBURO (Musical Instruments - Drums)




       
TAMBURI

I tamburi, tra gli elementi più importanti della famiglia delle percussioni, sono strumenti di antichissima concezione. Erano usati in guerra dai Greci e da molte popolazioni antiche. 
Di solito suonati in coppia, furono importati nel XIII secolo in Europa, con trombe e cornamuse, grazie alle crociate. Dai campi di battaglia arrivarono ai complessi di corte; dal secolo XVII fanno parte dell'orchestra.

A differenza dei timpani, la grancassa non può essere accordata ad altezze specifiche.
È il tamburo più grande nell'orchestra, e per i suoi effetti ritmici diventò molto popolare tra i compositori romantici. 
La grancassa più larga disponibile è per tradizione usata nelle esecuzioni del Requiem di Verdi.

Il musicista francese Lully fu uno dei primi a usare i timpani in una orchestra; il suo mecenate, Luigi XIV, aveva un suo timpanista personale. 
Haydn suonava i timpani e li inserì nelle sue sinfonie, così come Mozart e Beethoven. 
In epoca moderna i timpani sono stati protagonisti di concerti e di lavori solistici. 
Con la nascita del jazz, all'inizio del secolo XX, crebbe l'attenzione verso la ritmica: Gene Krupa fu il primo a eseguire e a sviluppare parti soliste per batteria. 
La grande percussionista contemporanea Evelyn Glennie ha permesso alla batteria di raggiungere vette ancora più elevate, fino a esibirsi con orchestre sinfoniche.


LA FAMIGLIA DEI TAMBURI




  
LA TECNICA


Le bacchette vanno tenute in orizzontale rispetto allo strumento (in alto), alternando la mano destra e la sinistra, colpo dopo colpo. Per suonare, la bacchetta nella mano sinistra è orientata all'interno (sotto).



I crescendo si ottengono percuotendo la pelle ai bordi per poi spostarsi verso il centro.
La vibrazione dello strumento può essere smorzata toccando la pelle con le dita o con i palmi (in basso).




  
ESTENSIONE DEI TIMPANI (Tipica, per una coppia)

NOTA PIÙ ALTA

Piccolo: Fa, mezza ottava sotto al Do centrale

Grande: Do, un'ottava sotto il Do centrale


NOTA PIÙ BASSA

Piccolo: Si bemolle, una ottava e mezza sotto al Do centrale.
Grand€e: Fa, una ottava e mezza sotto al Do centrale


POSIZIONE NELL'ORCHESTRA


I timpani, almeno una coppia e accordati diversamente, sono alle spalle dell'orchestra, insieme alle altre percussioni.




giovedì 5 febbraio 2015

LA TRAVIATA (Libiamo ne' lieti calici) - (Testo e video con Maria Callas) Giuseppe Verdi



   
La Traviata
Musica - Giuseppe Verdi
Lingua originale - Italiano
Libretto - Francesco Maria Piave
Fonti letterarie - La signora delle camelie (Alexandre Dumas figlio)
Atti tre (quattro quadri)
Prima rappresentazione 6 marzo 1853
Teatro La Fenice, Venezia

Personaggi

Violetta Valéry (soprano)
Flora Bervoix, sua amica (mezzosoprano)
Annina, serva di Violetta, (soprano)
Alfredo Germont (tenore)
Giorgio Germont, suo padre (baritono)
Gastone, Visconte di Létorières (tenore)
Il barone Douphol (baritono)
Il marchese d’Obigny (basso)
Il dottor Grenvil (basso)
Giuseppe, servo di Violetta (tenore)
Un domestico di Flora (basso)
Un commissionario (basso)
Servi e signori amici di Violetta e Flora, 
Piccadori e mattadori, zingare, 
servi di Violetta e Flora, maschere


Nel salone della bella e famosa Violetta Valéry, amante del barone Douphol, è in corso un fastoso ricevimento. Lo champagne scorre a fiumi e Violetta, la 'traviata' del titolo, vuole annegare nei piaceri consolatori di Bacco le pene della sua salute malferma. 
Quando un suo nuovo ammiratore, Alfredo, inizia il suo brindisi, Violetta ne è subito attratta e si unisce a lui nella celebrazione dei pregi del vino. 

Così inizia, in un'allegra ebbrezza, la storia d'amore che si concluderà per entrambi con una lacerante tragedia.





Libiamo ne' lieti calici

Alfredo:
Libiamo, libiamo ne' lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol fuggevo l'ora
s'inebrii a voluttà.
Libiam ne' dolci fremiti
che suscita l'amore,
poiché quell'occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amore; amor fra i calici
più caldi baci avrà.

Tutti:
Libiam, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.

Violetta:
Tra voi, tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia follia nel mondo
Ciò che non è piacer.
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell'amore;
è un fior che nasce e muore,
né più si può goder.
Godiam c'invita c'invita un fervido
accento lusighier.

Tutti:
Ah! Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.

Violetta:
La vita è nel tripudio...

Alfredo:
Quando non s'ami ancora...

Violetta:
Nol dite a chi l'ignora,

Alfredo:
È il mio destin così...

Tutti:
Godiamo, la tazza la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.( 4 volte )


VEDI ANCHE . . .










Sta.....................

martedì 3 febbraio 2015

NABUCCO (Va pensiero, sull'ali dorate) - Giuseppe Verdi



   
NABUCCO

VA PENSIERO, SULL'ALI DORATE

Giuseppe Verdi

Va, pensiero, sull'ali dorate è uno dei cori più noti della storia dell'opera, collocato nella parte terza del Nabucco di Giuseppe Verdi (1842), dove viene cantato dagli Ebrei prigionieri in Babilonia.

Il poeta Temistocle Solera scrisse i versi ispirandosi al salmo 137, Super flumina Babylonis (Sui fiumi di Babilonia).




Gli ebrei sono schiavi a Babilonia e cantano con nostalgia il ricordo della loro patria: il pensiero vola alla loro terra, e nel suono austero del loro canto riecheggiano di tanto in tanto solari armonie mediterranee.

Composta al culmine della lotta dei milanesi contro gli austriaci, non meraviglia che I'opera sia stata considerata come una dichiarazione politica e che questo coro sia divenuto un inno risorgimentale alla liberazione.


Qui sotto è riportato il testo musicato da Verdi, che differisce da quello stampato nel libretto in una sola parola: "tepide" anziché "libere".

Va, pensiero, sull'ali dorate;

Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,

Di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,

Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati

Traggi un suono di crudo lamento,
O t'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù! ( 4 volte)





   
VEDI ANCHE . . .






ORIGINI DELLA MUSICA: IL MEDIO EVO 400-1420 (Origins of Music: The Middle Ages)



  
ORIGINI DELLA MUSICA: IL MEDIO EVO 400-1420


La musica occidentale ha le sue radici nei canti religiosi che si eseguivano nei monasteri e nelle chiese d'Europa durante il Medio Evo e che nascevano dal solo strumento comune a tutti gli uomini: la voce.

Il canto liturgico, detto gregoriano o monodico, deriva dall'antica tradizione ebraica del canto dei temi biblici e dall'antico sistema greco delle scale o toni, che permetteva di trascrivere le melodie piuttosto che fare affidamento sulla loro trasmissione orale. 
Inizialmente, il canto era limitato a una singola disadorna linea melodica; con il passare del tempo, però, i cori cominciarono a cantare due o più linee melodiche insieme, dando origine alle armonie e al ritmo. 
Dallo sviluppo di questi tre fondamentali aspetti musicali (melodia, armonia e ritmo), nasce la musica occidentale.

Fino al secolo IX la musica fu tramandata oralmente; nonostante ciò esistevano importanti tradizioni di musica liturgica, come ad esempio quella del canto ambrosiano, che deve il suo nome a Sant'Ambrogio, vescovo di Milano alla fine del secolo IV. 
Anche se Ambrogio si curava dello sviluppo musicale della città, i critici ritengono che le melodie che portano il suo nome appartengano a un'epoca di molto successiva, probabilmente al secolo VIII. 

Il più noto canto liturgico, invece, prese il nome da Gregorio I, che fu Papa alla fine del VI secolo.
Il canto gregoriano, musica liturgica ufficiale della Chiesa occidentale durante tutto il Medio Evo, ha ancora oggi uno spazio importante nella Chiesa cattolica.







LA SOCIETÀ DEL TEMPO

L'imperatore Carlo Magno (742-814) ), influenzò profondamente la vita culturale e politica europea. Avviò un programma di diffusione del canto gregoriano da Roma fino alle Alpi, e lo fece trascrive dal monaci benedettini di alcuni monasteri, tra cui S. Gallo. Fulda, Turs e Montecassino.

I mercati erano una caratteristica della vita medievale; il più famoso si svolgeva nella regione francese dello Champagne.
File di muli giungevano da tutta Europa, portando lana dall'Inghilterra,  tele di lino dalla Germania, cuoio dalla Spagna.
Furono soprattutto operatori italiani ad aprire le tavole del prestito (dette banchi, da cui banchieri) nelle principali fiere del continente


domenica 1 febbraio 2015

FANTASIA SU UN TEMA DI THOMAS TALLIS (Fantasia on a Theme by Thomas Tallis) - Ralph Vaughan Williams



Fantasia su un tema di Thomas Tallis

Composta nel 1910 e rimaneggiata più volte, questa Fantasia è l'opera a cui Vaughan Williams ha legato il suo nome. La ricca scrittura e i richiami alla musica inglese rappresentano i tratti distintivi del suo stile inconfondibile.

Thomas Tallis, un compositore dell'epoca Tudor era noto per i suoi corali sacri, e fu proprio per la cattedrale di Gloucester che Vaughan Williams compose quest'opera. 

L'espressione più tipica del linguaggio musicale del compositore si identifica nel tema mistico di Tallis e in una tessitura sviluppata attorno ad una sola nota con piccole variazioni di tonalità, evidente fin dalle battute iniziali. Poi, come a voler rivelare qualche cupo e oscuro segreto, la sezione principale dell'orchestra si prepara ad affrontare il nucleo centrale del pezzo sviluppando il tema.




Magia luminosa

In uno scambio di note dagli echi vigorosi, tra gli strumenti solisti si instaura un dialogo di richiami e di risposte, in cui la musica sale e scende facendosi via via più incalzante come uno sciabordio di onde, fino ad esplodere in un climax di accordi intensi e penetranti. 

Lentamente la tensione si scioglie e nell'esecuzione del tema si alternano a turno gli strumenti solisti e l'intera orchestra. 

Infine la musica riacquista la sua luminosa magia, evocata da un solo sfavillante accordo che si spegne in un eloquente silenzio.