sabato 31 gennaio 2015

HEIDENRÖSLEIN (Rosellina del prato) - Franz Peter Schubert



   
HEIDENRÖSLEIN 
Rosellina del prato

Rosellina del prato (in tedesco, Heidenröslein) è una breve poesia tedesca di origine popolare trascritta da Johann Wolfgang von Goethe nel 1771 e messa in musica come Lied da Franz Schubert nel 1815.


HEIDENRÖSLEIN

Sah ein Knab ein Röslein stehn,
Röslein auf der Heiden,
War so jung und morgenschön,
Lief er schnell, es nah zu sehn,
Sah's mit vielen Freuden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.
Knabe sprach: Ich breche dich,
Röslein auf der Heiden!
Röslein sprach: Ich steche dich,
Daß du ewig denkst an mich,
Und ich will's nicht leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.
Und der wilde Knabe brach
Röslein auf der Heiden;
Röslein wehrte sich und stach,
Half ihm doch kein Weh und Ach,
Musste es eben leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.





ROSELLINA DEL PRATO

Un ragazzo aveva scorto una rosellina,
una rosellina di brughiera,
fresca e bella come l'aurora.
Subito per vederla da vicino
corse, e s'incantò a guardarla.
Rosellina, rosellina rossa,
rosellina di brughiera.
Il ragazzo disse: io ti colgo,
rosellina di brughiera.
La rosellina disse: io ti pungo,
così penserai a me sempre,
non sopporterò che tu mi colga.
Rosellina, rosellina rossa,
rosellina di brughiera.
E il ragazzo sfrenato colse
la rosellina di brughiera.
La rosellina si difese e punse,
ma furono vani pianti e lamenti,
dovette proprio sopportarlo.
Rosellina, rosellina rossa,
rosellina di brughiera.


La produzione di lieder (cioè canzoni nuove non collegate alla musica popolare o tradizionale) fu straordinaria e sotto molti aspetti rappresenta il massimo vanto di questo compositore. 

È questo uno squisito lied in cui un giovane trova una rosa rossa nella brughiera, la 'rosellina' citata nel titolo. 


martedì 27 gennaio 2015

DALLE BELLE CITTÀ - Canzoni italiane di protesta (Italian songs of protest)



   
DALLE BELLE CITTÀ

È l'inno della III Brigata d'assalto garibaldina Liguria, quasi completamente distrutta il 6  aprile 1944 (150 superstiti su 800). 
Scritto da Carlo Pastorino o, secondo altri, da Emilio Casalini, entrambi partigiani, è riportato con la musica nei Canti della Resistenza armata in Italia.

Lo si può ascoltare in Canti della Resistenza italiana, in La Resistenza dell'Emilia-Romagna, in Inni proletari della piazza 4.




DALLE BELLE CITTÀ 

Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l'aride montagne,
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.

Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine,
armammo le mani di bombe e mitraglia,
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l'idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera,
partigian della folta e ardente schiera. 

Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate.
sentimmo l'ardor per la grande riscossa,
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.





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sabato 24 gennaio 2015

LA RESISTENZA, LA RICOSTRUZIONE - Canzoni italiane di protesta (The Resistance, The Reconstruction - Italian Songs of protest)






LA RESISTENZA, LA RICOSTRUZIONE 

Canzoni italiane di protesta

Molte sono le canzoni nate nel periodo 1943-45, fra i partigiani impegnati nella lotta anti-fascista e anti-nazista, più volte pubblicate e facilmente reperibili. Per questa sezione mi sono limitato a riportare quelle più conosciute o ritenute più significative. 
Non poteva, certo, mancare Bella ciao, popolarissima ancor oggi; Il bersagliere ha cento penne, da un canto della prima guerra mondiale; Pietà l'è morta; Dalle belle città; Quei briganti neri; La badoglieire e Festa d'aprile, piene di tagliente sarcasmo. 
Altre canzoni, anche molto conosciute (Fischia il vento..., Su comunisti della capitale...., Stornelli viterbesi), esprimono un anti-fascismo con contenuti sociali più accentuati. 
A questo elenco ho ritenuto opportuno aggiungete Se il cielo fosse bianco di carta, di Ivan Della Mea, scritta in anni più recenti sul testo di una delle più commoventi lettere della Resistenza europea (quella di Chaïm), e Ma mi di Strehler e Carpi, anch'essa scritta in anni più recenti e molto conosciuta perché entrata stabilmente nel repertorio cabarettistico (Ornella Vanoni, Enzo Jannacci,..).

Sent on po', Gioan, te se ricordet fa patte di una serie di ballate scritte da Ivan Della Mea e dedicate a Gianni Bosio (Gioan), in cui si rievocano alcuni momenti fondamentali degli anni quaranta e cinquanta; questa prima canzone è dedicata alle elezioni del 1948, alle illusioni sul "Fronte popolare", all'amarezza della sconfitta. 
Sullo stesso tema Vi ricordate quel diciotto aprile, dal repertorio di Givanna Dalfini. 
Dedicata al grave avvenimento del 14 luglio dello stesso anno è L'attentato a Togliatti, di Marino Piazza, una cronaca da cantastorie divenuta molto popolare.

Degli anni seguenti sono Mo' che pure, fortemente anti-americana, Ha detto De Gaspere a tatti i divoti e Con De Gasperi non se magna, espressioni di quadri di base dei partiti operai, nel momento in cui la classe sta subendo la storica sconfitta che sola può garantire al padronato la possibilità di "ricostruire" e "ristrutturare" il proprio sistema di dominio.

Diversi episodi di quegli anni sono ricordati in Te se ricordet, Gioan, de me fradel, di Ivan Della Mea (ancora l'attentato a Togliatti e la spontanea insurrezione proletaria, l'Anno santo e la crociata anticomunista di papa Pacelli, il suicidio di Cesare Pavese); mentre dure testimonianze della condizione contadina e operaia troviamo in AII'alba se ne va e in Guarda che vita fa, quest'ultima di Giuseppe Ganduscio; e un richiamo a Scelba, che è al governo, offre una dimensione storica definita al clima amaro di Anche per quest'anno, del repertorio della Daffini.

Le due canzoni che seguono (Son la mondina, son la sfruttata e Noi siamo la classe operaia, scritta da Pietro Besate la prima, rielaborata da un canto precedente la seconda) sono però testimonianza di una classe certo piegata, ma tutt'altro che domata e rassegnata.

Vengono poi pubblicate tre altre ballate della serie di Ivan Della Mea: El diluvi sulle alluvioni in Polesine (1951-52); Che cosa voglion dire gli occhi tristi sulle elezioni del 1951 e la lotta vittoriosa contro la legge-truffa; Mangia el carbon e tira I'ultim fiaa sul disastro di Marcinelle e I'incontro di Pralognan fra Saragat e Nenni (1956), tappa importante sulla strada che avrebbe portato il PSI fino al centro-sinistra. 
Al disastro di Marcinelle, e in genere all'emigrazione meridionale, si riferisce anche Lu trenu di lu suli di lgnazio Buttitta.

Del 1958 sono le ultime due canzoni della sezione, composte e interpretate dal gruppo dei Cantacronache: Dove vola l'avvoltoio? di Italo Calvino e Sergio Liberovici e La zolfara (sul disastro della miniera di Gessolungo) di Fausto Amodei e dello stesso Liberovici.


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mercoledì 21 gennaio 2015

TOTI DAL MONTE, soprano e attrice italiana - (Italian soprano and actress)



TOTI DAL MONTE

Toti Dal Monte, nome d'arte di Antonietta Meneghel (Mogliano Veneto, 27 giugno 1893 – Pieve di Soligo, 26 gennaio 1975), è stata un soprano e attrice italiana.

Chi vuole può ripercorrere la vita straordinaria di Toti Dal Monte visitando il museo che porta il suo nome, anche sede dell'omonima associazione musicale, vicino a Treviso.
Suo padre, Amilcare Meneghel, maestro di scuola e di musica, fu il primo e più determinato tutore del suo talento: dopo averla accompagnata all'organo nella chiesa di Mogliano come voce solista nell'Ave Maria di Schubert, non esitò a trasferire l'intera famiglia a Venezia per permettere alla sua bambina di studiare al Conservatorio di Musica "Benedetto Marcello" di quella città. 
Ma dopo aver frequentato il corso di pianoforte, Antonietta dovette interrompere gli studi proprio alla vigilia del diploma finale: fu colpita da quello che viene definito il "crampo" dei pianisti, forse causato da una cattiva impostazione tecnica, oppure, è più prababile, dalla piccolezza della mani che troppo si dovevano allungare per toccare tutti i tasti del piano. 
Dopo mesi di disperazione dell'intera famiglia, Amilcare l'accompagnò per un'audizione da Barbara Marchisio, famosa allieva di Gioachino Rossini, la quale, incantata e impressionata da quella voce, fu sua maestra di canto per quattro anni a Mira, vicino Venezia, in estate e a Roma in inverno, naturalmente gratis per le difficili condizioni economiche della famiglia.




Antonietta debuttò alla Scala appena diciannovenne come Biancofiore nella Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai. Seguirono alcuni anni di gavetta sempre in ruoli di secondo piano in Italia e in America. Le arrivo lì un telegramma di Arturo Toscanini: il maestro che l'aveva sentita, lei giovanissima, in un concerto al Conservatorio, non l'aveva dimenticata e la voleva come Gilda in un nuovo allestimento del Rigoletto
L'opera andò in scena alla Scala il 14 gennaio 1922; con lei erano nel cast il baritono Carlo Galeffi e il tenore Giacomo Lauri Volpi e, per la prima vola, si esibì col nome d'arte di Toti Dal Monte: Toti era il diminutivo con cui, alla veneta, era chiamata in famiglia, Dal Monte il cognome della nonna materna. 
E se in precedenza era stata incerta tra il ruolo di soprano lirico e quello di soprano leggero proprio allora scelse definitivamente quest'ultimo.

Fu confermata per dieci stagioni consecutive alla Scala, cantando contemporaneamente nei maggiori teatri europei del Nord, del Sud America, dell'Estremo Oriente, dell'Australia.
Toscanini la volle nella trionfale, mai dimenticata tournée in Germania del 1929.

Toti sposò in Australia il tenore Ezio De Muro Lomanto, presentatole da Toscanini; dal loro matrimonio, terminato con una separazione, nacque Maria, attrice di prosa col nome d'arte di Maria Dolfìn. Ma anche Toti, nel secondo dopoguerra, dopo aver abbandonato le scene liriche, recitò Goldoni nella Compagnia di Cesco Baseggio.

In vecchiaia fu consulente nei conservatori e nei teatri dell'Unione Sovietica, oltre che insegnante di canto e di recitazione.




   
Ma fu soprattutto Rosina, Gilda, Amina, Linda; fu una memorabile Lucia di Lammermoor: accadde che, terminata una recita di quell'opera - suo comprimario era Tito Schipa - già cambiata in camerino, dovette rivestirsi e tornare in palcoscenico per gli applausi che il pubblico non smetteva di tributarle. E ancora, per l'incanto sia scenico che vocale dell'aria della pazzia, Toscanini non seppe trattenere le lacrime; ed è noto che in genere era lui che faceva piangere orchestrali e cantanti con il suo difficile carattere.

La voce di Tori determinava nel pubblico quello stato di rapimento descritto dai diaristi del romanticismo. C'era nel suo puro smalto come un velo appena avvertibile di mestizia, un non so che di virginale e insieme di già intimamente sofferto che rendeva i suoi personaggi creature viventi sotto un cielo di favola. 
Di quelle eroine con immacolato abbandono esprimeva gli ardori e i sacrifici, gli affanni e le rimembranze. All'inizio delle arie il pubblico non aspettava portenti di virtuosità, ma piuttosto i paradisi perduti che avrebbe rivelato quell'angelico canto.


Ottenne grandi successi anche nel cinema......

Il carnevale di Venezia, regia di Giuseppe Adami e Giacomo Gentilomo (1939)

Gli assi della risata, episodio Ciribiribin, regia di Roberto Bianchi Montero e Guido Brignone (1943)

Fiori d'arancio, regia di Hobbes Dino Cecchini (1944)

Il vedovo allegro, regia di Mario Mattoli (1950)

Cuore di mamma, regia di Luigi Capuano (1954)

Anonimo veneziano, regia di Enrico Maria Salerno (1970)


Prosa radiofonica

La buona madre, di Carlo Goldoni, con Cesco Baseggio, Toti Dal Monte, Gianni Lepesky, Marina Dolfin, Giancarlo Maestri, trasmessa il 29 aprile 1950 da Rete Azzurra.






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martedì 20 gennaio 2015

STRUMENTI MUSICALI - IL CONTRABBASSO (Musical Instruments - The Contrabass)




CONTRABBASSO

Alto circa due metri, il contrabbasso è lo strumento più grande della sezione degli archi ed è quello che emette i suoni più bassi dell'intera orchestra, di cui è un componente fondamentale. Per le sue caratteristiche ritmiche e melodiche è indispensabile nella musica jazz.

L'antenato del contrabbasso è il violone, che appartiene alla famiglia della viola ed è caratterizzato da cordatura più bassa. "Adottato" dalla famiglia del violino, il contrabbasso ha svolto un ruolo fondamentale nella sezione degli archi dell'orchestra (le orchestre moderne ne prevedono addirittura otto).

Beethoven fu tra i primi a scrivere partiture per contrabbasso solista, e vari musicisti seguirono il suo esempio: al contrabbasso sono stati dedicati oltre 200 concerti e alcuni celebri pezzi cameristici, come il Settimino di Beethoven e La trota di Schubert. 
Anche compositori moderni lo hanno reso protagonista di brani musicali, come Prokofiev nella sua ricerca di effetti sonori inconsueti. Infine Charles Mingus, virtuoso del contrabbasso jazz, ha contribuito ad ampliare il repertorio e le straordinarie capacità espressive di questo strumento.





LA TECNICA

La mano destra impugna l'archetto, mentre la sinistra si muove lungo la tastiera (sotto), premendo sulle corde per variarne la lunghezza e produrre i suoni.
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Nella parte bassa del manico, il terzo e il quarto dito lavorano insieme a causa del maggior spessore delle corde. Nel pizzicato le corde sono pizzicate dal primo e dal secondo dito della mano destra.







   
LA FAMIGLIA DEL VIOLINO




ESTENSIONE MUSICALE

Nota più alta:
Il  Re sopra il Do centrale

Nota più bassa:
Il Do, tre ottave sotto il Do centrale, ottenuto aggiungendo una quinta corda. 
L'estensione tonale è di poco superiore a tre ottave



POSIZIONE NELL'ORCHESTRA

I contrabbassi sono situati all'estrema destra della formazione orchestrale, dietro i violoncelli. Il contrabbasso solista viene portato davanti all'orchestra.









domenica 18 gennaio 2015

SINFONIA N° 3 D200: Allegretto - Franz Peter Schubert



 SINFONIA N° 3 
D200: Allegretto 
Franz Peter Schubert

La semplicità di questo movimento ci riporta al mondo di Mozart e Haydn.

Le sonorità composte da archi, flauti e oboe danno inizio allo sviluppo di un tema solenne.

Con le sue note calde e familiari il clarinetto introduce una melodia piena di vita, sottolineata dal pizzicato degli archi.

Non appena però la musica sembra preludere a un'atmosfera più concitata, Schubert ci riporta al punto d'inizio. 

Nulla deve disturbare questa pace......


sabato 17 gennaio 2015

MEPHISTO VALZER N° 1 - Franz Liszt



                                                        
Mephisto valzer n. 1
Franz Liszt

Nonostante fosse un cattolico devoto, Liszt era incuriosito dal culto del demonio e dalla leggendaria figura di Faust, che vendette la sua anima a Mefistofele (il Diavolo) in cambio della conoscenza e del potere terreno. 

Nel 1861 Liszt scrisse una serie di quattro Mephisto valzer, il primo dei quali è anche il più famoso ed è un adattamento in musica del poema Faust di N. Lenau. 

Mefistofele e Faust giungono ad interrompere una festa di nozze in una locanda, dove Mefistofele afferra il violino di uno dei suonatori e improvvisa una danza concitata che coinvolge tutti i presenti in un orgiastica frenesia.
I suoni del violino crescono sempre più dolci e morbidi, e l'usignolo gorgheggia il suo canto d'amore.

Considerato un tempo audace, questo pezzo è un autentico concentrato di tecnica pianistica.



venerdì 16 gennaio 2015

LIEBESTRAÜM N° 3 (Sogni d'amore - Dreams of Love) Franz Liszt


LIEBESTRAÜM N° 3 
Franz Liszt

Nel 1850 Liszt trascrisse tre suoi lieder per pianoforte e li ribattezzò 'notturni', anche se questi tre pezzi sono molto più noti con il nome di Liebestraüm (Sogni d'amore).

Hohe Liebe

Seliger Tod

O lieb, so lang du lieben kannst!

La terza, destinata a diventare celeberrima, è un notturno in la bemolle maggiore che inizia in "poco allegro" con un dolce tema cantabile, per poi crescere sempre più in un animato molto appassionato. Al tutto fanno da contorno i caratteristici virtuosismi del musicista magiaro, intervallati qua e là da cadenze, scale e funamboliche invenzioni.




II lied n. 3 in La bemolle, che si apre con le parole 'O Lieb, so lang du Lieben kannst' (Oh amore, finché tu sia capace d'amare) è una delle melodie più preziose che siano mai stàte scritte.

Questa incantevole partitura è infatti mirabile espressione in musica dell'ardore romantico della poesia ed è forse l'opera più amata e meglio conosciuta di questo compositore, oltre ad essere una delle più facili da eseguire.

Un pezzo per piccole platee e poco impegnativo dal punto di vista tecnico, soprattutto se confrontato con i brani destinati alle sale da concerto in cui si rivela l'impareggiabile maestria del compositore.




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mercoledì 14 gennaio 2015

L'ATTENTATO A TOGLIATTI (Testo di Marino Piazza e video di De Gregori)



    
L'ATTENTATO A TOGLIATTI
Autore testo: Marino Piazza 

Alle ore undici del quattordici luglio
dalla Camera usciva Togliatti,
quattro colpi gli furono sparati
da uno studente vile e senza cuor.

L'onorevole, a terra colpito,
soccorso venne immediatamente,
grida e lutto ovunque si sente,
corron subito deputati e dottor.

L'assassino è stato arrestato
dai carabinieri di Montecitorio
e davanti all'interrogatorio
ha confessato dicendo così:

"Già  da tempo io meditavo
di riuscire a questo delitto,
appartengo a nessun partito,
è uno scopo mio personal".

Rita Montagnana, che è al Senato,
coi dottori e tutto il personale,
han condotto il marito all'ospedale
sottoposto alla operazion.

L'onorato chirurgo Valdoni,
con i ferri che sa adoperare,
ha saputo la pallottola levare
e la vita potergli salvare.

Il gesto insano, brutale e crudele
al deputato dei lavoratori,
protestino contro gli attentatori
della pace e della libertà .

L'onorevole Togliatti auguriamo
che ben presto ritorni al suo posto,
a difendere al paese nostro,
l'interesse di noi lavorator.







TOGLIATTI

Canzone da cantastorie di Marino Piazza, scritta in occasione del grave attentato compiuto da Antonio Pallante (giovane siciliano di Randazzo, ex-seminarista, studente di Legge fuori corso) il 14 luglio 1948.
La canzone fornisce una cronaca fedele dell'avvenimento, in seguito al quale scosse I'Italia uno sciopero spontaneo di eccezionale vigore, che non si trasformò in insurrezione solo per la diversa scelta operata dai dirigenti nazionali del PCI e della CGIL. La paura che il potere borghese provò, nel vedere la grande capacità di mobilitazione spontanea dei militanti proletari armati fu scontata negli anni successivi dal movimento con centinaia di morti sulle piazze, migliaia di feriti, arrestati, condannati, con la repressione generalizzata degli anni cinquanta.

Il testo originale della canzone (da un foglio volante stampato) era Il criminale attentato al tenace difensore del popolo lavoratore
Divenuta di largo uso popolare, è stata in seguito più volte raccolta da Cesare Bermani e Franco Coggiola. Testo, note, documentazione sono nel volumetto Il bosco degli alberi; nell'antologia discografica allegata ce n'è un'esecuzione del Nuovo Canzoniere Milanese. 
Cesare Bermani ha inciso una sua esecuzione, ricalcata da una lezione da lui raccolta a Suno nel 196), nel LP L'ordine nuovo.

Una lezione in parte diversa, ma che trae lo spunto dalla canzone di Piazza, registrata a Trino Vercellese nel 1968 da Franco Coggiola, è incisa nel disco 33/17 d€ei Dischi del Sole Palmiro Togliatti (DS 61).
Una versione in parte rimaneggiata, con l'aggiunta di alcune strofe, è incisa in un LP de La Comune (Dario Fo) sotto il titolo Canto popolare da cantastorie dal tagico evento (Canzoni sui momenti di lotta 1945-71; DR LC 7). 
Queste le strofe aggiunte: 

"Gli operai che credettero al detto 
che s'abbatte sto potere 
stan riempiendo ancora galere 
ché vendetta fa il capital. 
Fa vendetta pel troppo spavento
che ha provato proprio al momento
che in piazza è sceso riarmato 
tutto il popolo per la libertà. 
Libertà che non si conquista 
sol facendo la ribellione, 
ma se il partito non è alla direzione 
sempre morte pel popol sarà".

Nello stesso LP è incisa una canzone più recente di Dario Fo, spiritosa e significativa; il titolo è Giro d'ltalia, rivolusion.




      
Documentazione
 Renzo Del Carria

* È, in questo quadro che scocca "la scintilla" del 14 luglio 1948 che vedrà ancora una volta scendere le classi subordinate italiane in sciopero pre-insurrezionale in tutta la penisola. Sarà, nella loro storia, I'ennesima esplosione imprevista, spontanea e non diretta dal partito di classe. Dopo tutte le teorizzazioni del partito, dopo I'esperienza avanzata compiuta con la guerra di liberazione, le classi subalterne, senza guida e senza obiettivi, combatteranno ancora una volta, come nel 1904 e nel 1914, come nel 1919 e 7920, col vecchio sistema della sommossa che non riesce a divenire rivoluzione perché manca un partito che la guidi...
Come dirige il Partito questi vasti movimenti di massa? Come utilizza la carica rivoluzionaria degli operai e dei contadini e del ceto medio rivoluzionario? Nel narrarne la cronaca abbiamo la lampante conferma di non trovarci più di fronte ad un partito leninista: sembra di tornare agli episodi del '14 e del '19-'20, quando il partito nelle prime 24 ore si fa rimorchiare dalle masse e poi successivamente, quando l'ondata rallenta, opera per riportare il moto nell'alveo della legalità e frena con il peso del proprio apparato la spinta che sale dal basso.
Né si tratta di un movimento di massa limitato, se lo stesso Secchia, nell'analizzarlo mesi dopo e pur volendo dimostrarne i limitati scopi di sola protesta anti-governativa, ebbe a dichiarare testualmente: 
"Nella storia del movimento operaio italiano non c'è mai stato uno sciopero generale, così spontaneo, così compatto, così esteso, come quello del 14-16 luglio 1948. Occorre tener conto che lo sciopero generale del 14 luglio non fu preparato e non fu preceduto da alcun lavoro di organizzazione. Fu il primo sciopero generale al quale parteciparono compatte tutte le categorie di lavoratori, compresi i ferrovieri e i postelegrafonici, compresi i negozianti, commercianti, artigiani, ecc.". 
L'ammissione viene da fonte non sospetta, anche se il porre I'accento sulla "spontaneità" e sulla mancanza di ogni "lavoro di organizzazione" mostra proprio la carenza di fondo del partito che, aggiunge il Secchia, "non parlò di sciopero insurrezionale, non invitò i cittadini ad armarsi disarmando il nemico, non disse di occupare gli edifici pubblici, le ferrovie, la radio, le centrali telefoniche, le caserme, i campi di aviazione, ecc.".
Cioè il partito non fece e non volle fare quello che sarebbe stato il compito di un partito rivoluzionario. Il Centro del Partito non volle fare la rivoluzione, mentre le masse aspettavano proprio questa direttiva. Nelle prime ore succedute all'attentato "L'Unità", che esce in varie edizioni straordinarie, invita alla lotta contro il "vile attentato a Togliatti" e pubblica un appello della Direzione dei partito che lancia la parola d'ordine: "Dimissioni del governo della discordia e della fame, del governo della guerra civile"; ma insieme a questo obiettivo afferma che trattasi di uno sciopero politico "di protesta" e aggiunge: "si levi in tutto il paese la indignata protesta dei lavoratori e di tutti gli uomini liberi" che serva a rivendicare "la pace interna, la  legalità repubblicana e la libertà dei cittadini". 
Come si vede il Partito nelle prime ore del pomeriggio del 14, sotto la spinta dell'enorme carica delle masse, lancia un appello ai milioni di lavoratori in lotta, da un lato affermando che trattasi di pura "protesta" nell'ambito della "legalità repubblicana", ma dall'altro indicando il preciso obiettivo delle dimissioni del governo. 
Non è una parola d'ordine decisiva, ma poteva costituire il primo passo. Senonché, dopo questo inizio, niente segue e per i due giorni successivi la Direzione del Partito cessa di fornire alcuna direttiva e non dà più alcun segno di vita. Da quel momento le poche direttive di lotta, che di lì a qualche ora saranno di resa, vengono dalla Confederazione Italiana del Lavoro (sembra di essere tornati al 1920 all'epoca di D'Aragona). 
Già nel pomeriggio del 14 il Comitato Esecutivo della CGIL lancia un appello, molto meno deciso di quello del partito, che invita i lavoratori ad "estendere lo sciopero generale a tutte le categorie e in tutto il paese a cominciare dalla mezzanotte" (dimentico che Io sciopero era già generalissimo di fatto in tutto il paese da varie ore), che preannuncia "nella giornata di oggi ulteriori disposizioni" e che invita a "difendere la democrazia, la libertà, la repubblica".
Intanto, di fronte alla Camera riunita, Nenni per il PSI e Giancarlo Paietta per il PCI presentano una mozione nella quale si chiedono le dimissioni del governo; ma De Gasperi e Scelba non cedono e dichiarano che difenderanno la legalità e che la mozione di sfiducia verrà votata... tre giorni dopo. 
Per tutta la lotte tra il 14 e il 15 e durante tutto il giorno 15 i milioni di lavoratori in lotta in tutto il paese non ricevono più alcuna direttiva né dal partito, né dalla CGIL, né ci risulta che sia uscita "L'Unità" durante tutta la giornata del 15 (erano invece uscite tre edizioni straordinarie nel solo pomeriggio del 14). Si seppe poi, alcuni giorni dopo, che alle ore 13,20 del 15 una delegazione formata da Di Vittorio, Bitossi e Santi si era recata dal Presidente del Consiglio De Gasperi per richiedere "un cambiamento di situazione per ristabilire un regime di libera convivenza", come ebbe a dichiarare ai giornalisti lo stesso Di Vittorio intervistato. 
Era stata cioè lasciata cadere la richiesta di dimissioni del governo! Al che De Gasperi rispose che la CGIL si era presa una grossa responsabilità ad andare contro il Governo, ma che "a sua volta il governo sarebbe andato contro la CGIL". 
Il quale Governo rimase in seduta permanente per tutto il giorno 15.
Si arriva così alla notte tra il 15 e il 16 durante la quale l'Esecutivo della CGIL decide di ordinare la ripresa del lavoro per l'indomani.
Ma I'Esecutivo Confederale, non pago di ciò, alle una di notte torna nuovamente a Canossa e, nelle persone di Di Vittorio, Bitossi, Santi.
Enrico Parri e Canini, dopo la riunione notturna, chiede di essere ricevuto ancora da De Gasperi; ma questi vuole ulteriormente umiliarli e incarica di riceverli il vicepresidente Piccioni ed il Ministro Fanfani in un colloquio che dura sino alle 2,10 della notte. 
Interrogato dai giornalisti, Di Vittorio dichiara: 
"Il Comitato  Esecutivo Confederale ha deciso la cessazione dello sciopero alle ore 12 di oggi. A quell'ora riprenderà il lavoro in tutta Italia... L'Esecutivo si è assunto la responsabilità di dichiarare la cessazione dello sciopero, pur sapendo che la maggior parte delle C.d.L. ne avevano chiesto la continuazione"...
Ma anche tali affermazioni di lealismo legalitario non saranno sufficienti ad impedire la repressione che il Governo, per mezzo del Ministro degli Interni Scelba, attuerà nei giorni e nei mesi successivi al 14 luglio.. La paura dei monopoli per lo slancio dimostrato dalle masse in quei giorni era stata troppo grande per non dover prendere drastici provvedimenti.
I due anni e mezzo che seguiranno, e cioè sino alla fine del 1950, vedranno 62 lavoratori uccisi quasi sempre in veri e propri eccidi, 3.126 lavoratori feriti e ben 92.169 proletari arrestati per motivi politici (di cui 19.306 condannati a complessivi 8.441 anni di carcere). 
Per i soli fatti del 14 luglio risultavano alla metà di agosto denunciati o arrestati 7.000 lavoratori (tra cui 1.800 in Toscana, 992 nelle Puglie e 800 in Sicilia). Inoltre la Polizia e la Magistratura instaurano migliaia di processi per fatti avvenuti nell'epoca partigiana; e questo nei mesi in cui vengono scarcerati anche i più grossi dirigenti repubblichini.


VEDI ANCHE . . .

PALMIRO TOGLIATTI - Un comunista





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lunedì 12 gennaio 2015

LA SAGRA DELLA PRIMAVERA (The Rite of Spring) - Igor Stravinskij




LA SAGRA DELLA PRIMAVERA 

Igor Stravinskij

Il 29 maggio 1913 debuttò a Parigi La sagra della primavera, il terzo dei balletti scritti da Stravinskij per la compagnia di Diaghilev.
Il carattere innovativo, la complessità e talvolta la violenza della musica scatenarono in quella occasione forti reazioni tra il pubblico, ma nonostante le reazioni, quest'opera rimane tra le più celebrate del secolo XX. 

Stravinskij si ispira qui alla primavera russa che rompe improvvisamente i ghiacci e scioglie le nevi, immaginando un rito pagano in cui gli anziani osservano una giovane fanciulla che celebra un rito danzando fino alla morte.



  
La stagione dei riti pagani

La prima parte del balletto, L'adorazione della Terra, si apre con il suono di un fagotto, cui si aggiunge gradualmente quello dell'orchestra che segna il graduale risveglio della terra. 

La Danza degli adolescenti è celebre per la sua esuberante ritmicità, che tra le armonie e l'orchestrazione di Stravinskij lascia intravedere alcuni brevi accenni alla musica popolare tradizionale russa. 

La frenesia degli archi, dei corni e delle trombe e l'insistenza delle percussioni accompagnano il Gioco del rapimento

Seguono le Danze primaverili, che in un'atmosfera di mistero e solennità propongono alcuni dei passaggi più inquietanti della partitura.

Il balletto si conclude con il sacrificio di Eletta, una fanciulla prescelta per danzare fino ad immolarsi per ottenere la benevolenza degli Dei della primavera.




domenica 11 gennaio 2015

ROSAMUNDE D644: Ouverture - Franz Peter Schubert (Claudio Abbado)



ROSAMUNDE
D644 - Ouverture
Franz Peter Schubert


In questa ouverture del 1823, che appartiene all'infelice tentativo di scrivere un melodramma, le sonorità enfatiche delle corde inframmezzano il suono morbido dei legni e degli archi in un preludio a tempo di valzer, prima della vivace galoppata della sezione principale.

Un'ariosa melodia appena accennata si sovrappone a un veloce accompagnamento ritmico, intensificandosi via via in una contrapposizione chiaroscurale che precede la conclusione, con il ritorno alle atmosfere dell'esordio.



venerdì 9 gennaio 2015

SINFONIA N° 5 (Symphony No. 5) - Joseph Anton Bruckner



   
SINFONIA N° 5 
Joseph Anton Bruckner
Secondo Movimento, Adagio - Sehr Langsam

Joseph Anton Bruckner (Ansfelden, 4 settembre 1824 – Vienna, 11 ottobre 1896) è stato un compositore austriaco.

Per la prima esecuzione della Sinfonia n. 5, un'opera ispirata alla sua fede cristiana, Bruckner dovette attendere 18 anni (la Sinfonia n. 6 fu eseguita postuma).





Il Secondo movimento inizia con una marcia affidata agli archi pizzicati e ripresa dai legni. 
L'intensità delle loro note chiaroscurali è sorretta da un ritmo insistente che prelude ad un'autentica esplosione.

Subentra quindi un tema di nobile semplicità, sostenuto da una ritmica decisa espressa dal suono pizzicato degli archi e poi da quello dei violini che incalzano i legni. 

Segue un'imponente costruzione di singoli elementi sonori, fino alla conclusione del movimento in un clima di radiosa serenità.


VEDI ANCHE . . .






Sta................


TORNARE BAMBINO - I QUELLI (Testo e video)



I Quelli si fanno conoscere con La ragazza Ta Ta Ta, una delle tante versioni della Poupée qui fait non di Polnareff, il più celebre "giro di Do" dell'epoca.
Sono milanesi, si chiamano Teo, K-2, Yoghi, Pazzia e Fico; Teo, credeteci, è Teo Teocoli, il simil Celentano che con Massimo Boldi imperversa sull'etere.
Dopo una discreto versione di Hole In My Shoe dei Trarffic (Tornare bambino, il traduttore è Ricky Gianco) si sciolgono per tramutarsi, con opportuni cambiamenti, nella Premiata Forneria Marconi, il più illustre caso di pop italiano.





TORNARE BAMBINO

Mi piace sognare
tornare bambino
giocare nei prati
con tanti soldati.
Volare a cavallo 
di un'aquila bianca
e andare nel cielo
molto lontano
molto lontano

Avere una spada
per fare la guerra
all'orco che prende
i bimbi cattivi.
Avere una casa
un grande giardino
vedere per terra
tanti bei fiori
tanti bei fiori

"Mi sono arrampicata
fino al castello
dove giocavo 
con altri bambini
e ho visto un posto
dove le farfalle
i fiori e la felicità
piovono tutt'intorno
venite venite
a giocare con me"

Aprire una porta
e dall'altra parte
vedere che il sole
sorride ai bambini.
Mi piace sognare
tornare bambino
ma sono ormai grande
sono ormai grande
sono ormai grande...





Sta..............................


martedì 6 gennaio 2015

NILLA PIZZI - La regina della canzone italiana (L'edera - Testo e video)


NILLA PIZZI

Nilla Pizzi, all'anagrafe Adionilla Pizzi (Sant'Agata Bolognese, 16 aprile 1919 – Segrate, 12 marzo 2011), è stata una cantante italiana. Fu la vincitrice del primo Festival di Sanremo nel 1951. Nell'anno seguente si posizionò prima, seconda e terza.
Nella sua carriera ha partecipato a dieci Festival di Sanremo, sette volte in gara presentando 31 brani, due volte come ospite, ed una come presentatrice: ha conquistato 2 primi posti, 4 secondi posti , 2 terzi posti, un intero podio, e 2 premi alla carriera.


Di regine la canzone italiana ne ha riconosciute tante, ma la prima regina vera è stata certamente una robusta ragazza nata a Sant'Agata Bolognese il 6 aprile 1919 col nome di Adionilla Negrini Pizzi, poi opportunamente abbreviato in Nilla Pizzi. L'idea di una canzone italiana come genere unitario e autonomo è infatti piuttosto tarda e si afferma solo con il Festival di Sanremo. E Nilla Pizzi vinse le prime due edizioni di Sanremo, arrivando prima nel 1951 con Grazie dei fior - canzone che vende la quantità enorme per l'epoca di 35 mila dischi: e si classifica anche al secondo posto con La luna si veste d'argento, mentre l'anno dopo conquista il primo, il secondo e il terzo posto, rispettivamente con Vola colomba..., Papaveri e papere...., e Una donna prega
Aggiungeteci, sempre nel 1952, la vittoria al Festival di Napoli (anch'esso nuovo) con Desiderio 'e sole, completato dal terzo posto con Mergellina, e avrete ragioni sufficienti per I'incoronazione. 
Più che i festival in sé, in queste affermazioni contava la radio, allora al culmine del suo potere, che li trasmetteva in diretta: 
"Già all'indomani" racconta Nilla Pizzi "la gente canticchiava le canzoni che la sera prima aveva sentito alla radio".

Quella di Sanremo, per Nilla Pizzi, è la consacrazione definitiva. Ma la sua carriera inizia molto prima, nel 1937, quando inopinatamente vince un concorso dell'Eiar (l'ente radiofonico dell'epoca), che è un po' l'antecedente di Miss Italia: Cinquemila lire per un sorriso
Incomincia da qui la sua affermazione come cantante. Si separa da suo marito, Guido Pizzi, un manovale edile con stesso cognome, ma non suo parente. Comincia a cantare per i soldati mobilitati nella guerra, vince un concorso per voci nuovi dell'Eiar, si fa un repertorio che allora sembrava moderno e leggero, cantando insieme a Bruna Rattani, poi con Dea Garbaccio. 
È il periodo di Alba della vita..., Verrà..., Quel mazzolin di fiori..., Tulipano d'oro
Dopo la guerra incide una lunga serie di successi: Oh papà..., La vie en rose..., Cocoricò..., Mi triste corazon...., Dopo di te...., È troppo tardi...., Non aspetto nessuno.

Il successo di Sanremo è piuttosto effimero. Coinvolta in una serie di complicate e molto pubbliche vicende sentimentali fra il maestro Angelini, vera divinità fondatrice della canzone italiana, e il collega Gino Latilla, deluse dal flop della canzone di Sanremo 1953 (Campanaro), Nilla Pizzi abbandona per qualche anno lo spettacolo italiano e si rifugia nell'esotismo vacanziero di Acapulco, in Messico, limitandosi a girare qualche film: Saluti e baci (1952), Il microfono è vostro (1952), Ci troviamo in galleria (1953), Canzone appassionata (1954). 
Poi però torna, è seconda a Sanremo 1958 con Edera e nello stesso anno vince Canzonissima. 

Nel panorama della musica leggera italiana continua a essere presente a lungo, con la sua voce agile e leggera, ben modulata, e il prestigio di canzoni che restano nella memoria collettiva. Ma ormai le regine in carica erano altre. E Nilla Pizzi, in innumerevoli serate, trasmissioni televisive, premi alla carriera è comparsa soprattutto come un monumento del costume nazionale.


L'EDERA

Chissà se m'ami oppure no 
chi lo può dire? 
Chissà se un giorno anch'io potrò 
l'amor capire? 
Ma quando tu mi vuoi sfiorar 
con le tue mani 
avvinta come l'edere 
mi sento a te. 
Chissà se m'ami oppure no 
ma tua sarò. 
Son qui tra le tue braccia ancor 
avvinta come l'edera 
son qui respiro il tuo respiro 
son l'edera legata al tuo cuor 
sono folle di te e questa gioventù 
in un supremo anelito 
voglio offrirti con l'anima 
senza nulla mai chiedere. 
Così mi sentirai così 
avvinta come l'edera 
perché in ogni mio respiro 
tu senta palpitare il mio cuor 
finché luce d'amor 
sul mondo splenderà 
finché m'è dato vivere 
a te mi legherò 
a te consacrerò la vita. 

Se il vento scuote e fa tremar 
le siepi in fiore 
poi torna lieve a carezzar 
con tanto amore 
e tu che spesso fai soffrir 
tormenti e pene 
sussurrami baciandomi 
che m'ami ancor. 
Lo so che forse piangerò 
ma t'amerò. 

Son qui tra le tue braccia ancor 
avvinta come l'edera 
son qui respiro il tuo respiro 
son l'edera legata al tuo cuor 
sono folle di te e questa gioventù 
in un supremo anelito 
voglio offrirti con l'anima 
senza nulla mai chiedere. 
Così mi sentirai così 
avvinta come l'edera 
perché in ogni mio respiro 
tu senta palpitare il mio cuor 
finché luce d'amor 
sul mondo splenderà 
finché m'è dato vivere 
a te mi legherò 
a te consacrerò la vita. 
Son l'edera per te 
son l'edera legata a te



Partecipazioni al Festival di Sanremo

1951 - Grazie dei fiori - primo posto
La luna si veste d'argento - secondo posto
Eco tra gli abeti con Achille Togliani - quinto posto
La margherita con il Duo Fasano - ottavo posto
È l'alba - Non finalista
Ho pianto una sola volta - Non finalista
Mia cara Napoli - Non finalista
Notte di Sanremo - Non finalista
Tutto è finito - Non finalista

1952 - Vola colomba - primo posto
Papaveri e papere - secondo posto
Una donna prega - terzo posto
Nel regno dei sogni - decimo posto
Buonanotte ai bimbi del mondo con il Duo Fasano - Non finalista
Il valzer di Nonna Speranza con il Duo Fasano - Non finalista
Ninna nanna dei sogni perduti - Non finalista

1953 - Campanaro abbinata a Teddy Reno - secondo posto
Sussurrando buonanotte abbinata a Teddy Reno - ottavo posto
Papà pacifico abbinata a Teddy Reno - decimo posto
Canto della solitudine abbinata a Teddy Reno - Non finalista
L'altra abbinata a Flo Sandon's - Non finalista

1958 - L'edera abbinata a Tonina Torrielli - secondo posto
Amare un'altra abbinata a Gino Latilla - terzo posto
Giuro d'amarti così abbinata a Claudio Villa - quinto posto
La canzone che piace a te cantata insieme a Aurelio Fierro abbinata a Claudio Villa cantata con il Duo Fasano - Non Finalista

1959 - Sempre con te abbinata a Fausto Cigliano - sesto posto
Adorami abbinata a Tonina Torrielli - Non finalista
Il nostro refrain abbinata a Tonina Torrielli - Non finalista

1960 - Colpevole abbinata a Tonina Torrielli - quarto posto
Perdoniamoci abbinata a Achille Togliani - Non finalista

1981 - Come presentatrice assieme a Claudio Cecchetto

1994 - Una vecchia canzone italiana - capitanando il gruppo Squadra Italia - diciannovesimo posto

2003 - Come ospite e le viene consegnato il premio alla carriera città di Sanremo

2010 - Come ospite e le viene consegnato per la seconda volta il premio alla carriera città di Sanremo, inoltre accenna le canzoni con le quali ha vinto i primi due festival Grazie dei fior e Vola colomba