lunedì 28 dicembre 2015

NOI SIAMO LA CLASSE OPERAIA (We are the working class)






NOI SIAMO LA CLASSE OPERAIA

Noi siamo la classe operaia
che suda, che soffre e lavora;
smettiam di soffrire ch'è l'ora,
finiam di soffrire ch'è l'ora.

O ladri del nostro sudore,
l'Italia farem comunista,
scacciam la canaglia fascista,
sorgiamo, che giunta è la fin,
sorgiamo, che giunta è la fin.

La falce e il martello è l'emblema:
non più vagabondi e signori,
il pane ha sol chi lavora,
il pane ha sol chi lavora.

Giustizia, Eguaglianza vogliamo,
al mondo siam tutti fratelli;
noi siamo le schiere ribelli,
sorgiamo, che giunta è la fin,
sorgiamo, che giunta è la fin.


Già trema la classe borghese,
già sporca, già lorda di sangue;
si sveglia il popol che langue,
si sveglia il popol che langue.

O ladri del nostro sudore,
l'Italia farem comunista,
scacciam la canaglia fascista,
sorgiamo, che giunta è la fin,
sorgiamo, che giunta è la fin.



Questo video è stato eseguito sabato 18 aprile 2015 presso il cortile dello stabile di Piazza Governo Provvisorio 6 a Turro, Zona 2 Milano, Lombardia, Italia, in occasione del 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, esibizione del “Coro ingrato” con canti sociali, antimilitaristi e partigiani (tra questi La Brigata Garibaldi, Fischia il vento e Bella ciao).


Si tratta di una variante, di autore anonimo, di Noi siam la canaglia pezzente, pubblicata nel volume di T. Romano e G. Solza Canti della Resistenza italiana (ed. Avanti!, Milano 1960), incisa nel disco Canti comunisti italiani.
Un'altra variante, dal titolo Noi non siam la canaglia pezzente, registrata dal vivo il 9 maggio 1965 a Milano, durante le celebrazioni del ventennale della Resistenza, è incisa in Canti della Resistenza italiana 10 (Dischi del Sole).

La versione qui pubblicata è stata raccolta da Gianni Bosio, Franco Coggiola e Clara Longhini a Villamaggiore (Milano) nel 1968. La registrazione originale è nell'album Italia: le stagioni degli anni 70.

Noi siamo la classe operaia si può anche ascoltare, ripresa dal vivo come nel video qui sopra, nel corso di una manifestazione, cantata dalle operaie della Crouzet.., Lotta operaia alla Crouzet.




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sabato 26 dicembre 2015

POLACCA N° 3 "MILITARE" Op. 40 N° 1 (Polonaise op. 40 no. 1 in A major "Military") Frédéric Chopin




  
POLACCA N° 3 "MILITARE" Op. 40 N° 1 
Frédéric Chopin

Una peculiarità di Chopin era quella di partire da una musica semplice, come la polacca (la danza nazionale polacca), per trasformarla in qualcosa di più grande. 

Per quanto non sia una marcia, è chiaramente distinguibile un andamento 'militare'. 

Nello sviluppo musicale, la mano sinistra risponde al tema suonato dalla mano destra costruendo un ritmo 'marziale'. 

Sembra quasi di vedere i pennacchi sui cavalli, i cavalieri impettiti e i soldati nei loro ranghi compatti e fieri.




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lunedì 21 dicembre 2015

KATERINA IZMAJLOVA (Intermezzo) - Dmitrij Shostakovich



KATERINA IZMAJLOVA 
(Intermezzo) - Op. 114
Dmitrij Shostakovich

Questa è l'opera che nel 1936 fu censurata con il titolo di Lady Macbeth del Distretto di Mzensk. Una decina d'anni dopo la morte di Stalin, Shostakovich la modificò e le diede il nuovo titolo di Katerina lzmajlova

Ambientata nei difficili giorni della Russia zarista, l'opera narra di una donna, Katerina, che si ribella ai maltrattamenti subiti uccidendo il marito e abbandonandosi ad una relazione adulterina prima di essere deportata in Siberia, dove si lascerà annegare. 

L'Intermezzo tra il quarto e il quinto atto si apre con una serie di accordi decisi e dissonanti, seguiti da un oscuro e fosco passaggio degli archi. 
La musica cresce d'intensità prima di svanire in un sussurro desolato, tipico di molti movimenti sinfonici caratteristici di Shostakovich.




domenica 20 dicembre 2015

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE (A Midsummer Night's Dream) - Felix Mendelssohn



 SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Il musicista scrisse l'Ouverture dopo avere letto una traduzione del dramma di Shakespeare all'età di 17 anni. Gli ci vollero però altri 17 anni prima di aggiungere i brani che avrebbero completato I'opera.

La musica a programma divenne popolare verso la.fine del Settecento; nel secolo successivo fungeva talvolta da musica di accompagnamento delle rappresentazioni teatrali.

Un universo incantato - NeIl'Ouverture Mendelssohn coglie ogni singolo aspetto di questo sogno: si ode anche il raglio di un asino, che richiama la scena in cui Bottom verrà trasformato in animale da Puck.

Lo Scherzo  trasporta l'ascoltatore in un mondo di ombre misteriose, abitato dagli spiriti folletti della notte su cui regnano sovrani Oberon e Titania. I legni e gli archi evocano lo spirito della narrazione in una perfetta sintesi.

Al contrario, il Notturno si apre con uno struggente tema affidato ai corni. Puck ha fatto di tutto per far nascere la diffidenza tra i due amanti, Teseo e Ippolita. 

Tutto però si chiarisce e la coppia è pronta per il matrimonio. La popolare Marcia nuziale si apre con un crescendo di fanfare, seguite da una ariosa melodia che si trasforma in una danza vivace e prelude al lieto fine.





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FELIX MENDELSSHON - Vita e opere

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE - Felix Mendelssohn

SINFONIA N° 3 SCOZZESE - Op. 56 Quarto Movimento - Felix Mendelssohn

HÖR MEIN BITTEN (Ascolta la mia preghiera) - Felix Mendelssohn

SINFONIA N° 4 - ITALIANA Op. 90: Primo Movimento - Felix Mendelssohn

SINFONIA N° 4 - ITALIANA Op. 90: Quarto Movimento - Felix Mendelssohn

ROMANZE SENZA PAROLE - Felix Mendelssohn

CANZONE DI PRIMAVERA Op. 62 N° 6 (Romanze senza parole) - Felix Mendelssohn

CONCERTO PER VIOLINO Op. 64 PRIMO MOVIMENTO - Felix Mendelssohn

CONCERTO PER VIOLINO, OP. 64 - SECONDO MOVIMENTO - Felix Mendelssohn

OTTETTO Op. 20: SCHERZO - Felix Mendelssohn

AUF FLÜGELN DES GESANGES (Sulle ali del canto) - Felix Mendelssohn

OUVERTURE PER "RUY BLAS" Op. 95 - Felix Mendelssohn






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sabato 12 dicembre 2015

ORATORIO DI NATALE (Christmas Oratorio, BWV 248) - Johann Sebastian Bach



   
ORATORIO DI NATALE 
Johann Sebastian Bach 

L'Oratorio di Natale fu composto riunendo varie cantate scritte in anni diversi e racconta la sacralità del Natale adattandola all'esecuzione in chiesa secondo la tradizione luterana.

L'incantevole Sinfonia crea l'ambientazione in cui si svolge l'intera opera: la Sacra Famiglia è nella grotta poco dopo la nascita di Gesù e i campi circostanti sono popolati dai pastori che governano i loro greggi di pecore. Questa melodiosa ninna nanna, in cui gli archi si alternano ai legni, non è solo una descrizione della scena principale, ma offre un ritratto del paesaggio in cui si distende questo straordinario racconto.

Quando i pastori alzano lo sguardo, nel cielo si affollano gli angeli che intonano in coro Ehre sei Gott in der Hohe ('Gloria a Dio nel più alto dei cieli): un'esaltazione corale in cui si celebra l'importanza del messaggio religioso.









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martedì 8 dicembre 2015

MAURICE RAVEL - Vita e opere (Life and Works)



Joseph-Maurice Ravel (Ciboure, 7 marzo 1875 – Parigi, 28 dicembre 1937) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra francese. 

Ravel, amatissimo dalle avanguardie ma osteggiato dagli ambienti ufficiali per il suo anticonformismo, il è ora considerato uno dei compositori più importanti della prima metà del Novecento.
Dotato di una grande sensibilità, Ravel fu molto apprezzato da Strainsky che, per la perfezione delle sue partiture musicali, lo definì un'orologiaio svizzero'.

Maurice Ravel nacque a Ciboure, nella regione basca francese. Il padre era un ingegnere svizzero e la madre, una pianista dilettante spagnola, influenzò fortemente il suo attaccamento alle origini e alla Spagna.

Nascita di un compositore - A sette anni Ravel iniziò lo studio del pianoforte e dal 1889 fino al 1903 studiò al Conservatorio di Parigi, dove ebbe tra i suoi insegnanti anche il compositore Gabriel Fauré. Durante questi anni il padre Io condusse spesso al caffè Nouvelle Athenes, dove suonava E. Satie, apprezzato compositore che rifiutava gli onori accademici e conservatoriali.
Il legame con i circoli di avanguardia del primo '900 e l'ammirazione per Satie, gli valsero la malevolenza degli ambienti ufficiali, tanto che concorse invano al premio Prix de Rome per ben tre volte tra il 1901 e il 1905. 
Fin dalle sue prime composizioni Ravel fu al centro dei dibattiti del pubblico e della critica, bersagliato dagli ambienti ufficiali ma molto amato dal pubblico internazionale. 
Nel 1913 soggiornò in Svizzera, a Clarens, dove lavorò con Stravinsky all'orchestrazione di Kovàncina di Musorgskij. 
Fino allo scoppio della prima guerra mondiale Ravel diede vita a una notevole produzione, nella quale particolare importanza ebbero i pezzi per pianoforte Miroirs e la partitura orchestrale per il balletto di Diaghilev Daphnis et Chloé.

La prima guerra mondiale - Allo scoppio del conflitto mondiale Ravel, nonostante fosse risultato inabile, era fermamente deciso a servire la patria.Riuscì ad avere I'incarico di  nel quale fu ricoverato in un ospedale militare. 
Profondamente prostrato e definitivamente congedato, rientrò a Parigi dove il dolore per la perdita della madre aumentò ulteriormente la sua sofferenza. 
Morto Debussy, Ravel fu riconosciuto come il più grande compositore francese vivente, ma rimase sempre lontano dall'ambiente ufficiale.
In sintonia con i tempi che erano cambiati, anche la sua musica mutò, passando dall'impressionismo allo stile più astratto del 'neoclassicismo' a cui aggiunse forti connotazioni jazzistiche.

Una fine silenziosa - Nel 1928 Ravel partì per una tourneé in America, dove conobbe molti celebri artisti, tra cui G. Gershwin al quale lo legò una profonda amicizia. Tornato in Francia, raggiunse ancora maggiore popolarità con la composizione di Boléro.
Il manifestarsi di crescenti disturbi al cervello lo convinse a sottoporsi a un intervento chirurgico nel dicembre del 1937.Entrato in coma subito dopo l'intervento, cessò di vivere nove giorni dopo.


TRA I GRANDI DELLA MUSICA FRANCESE

Nel 1901 Ravel ottenne il secondo premio al concorso Prix de Rome, un riconoscimento molto ambito dai giovani musicisti: la sua vittoria assicurava un soggiorno di due anni a Roma (da cui il nome) e una borsa di studio per i primi anni dell'attività compositiva, garantendo così l'assoluta tranquillità economica necessaria per creare i primi lavori.

Un premio sfuggente - Proprio nel 1901 Ravel compose Jeux d'eau (Giochi d'acqua), un capolavoro di impressionismo musicale pari alle opere del più anziano Debussy, già vincitore de| Prix de Rome nel 1884. Questo brano fece apprezzare Ravel dalle avanguardie musicali francesi e internazionali. 
Negli anni seguenti il musicista partecipò nuovamente al Prix de Rome, ma inutilmente, sebbene le sue composizioni, tra cui il Quartetto per archi, lo rendessero ogni giorno più popolare. 
Infine nel 1905, l'ultimo anno di ammissione per raggiunti limiti di età, fece un altro inutile tentativo.

Lo scandalo - I musicisti, scandalizzati, chiesero chiarimenti sul mancato superamento delle fasi eliminatorie di un compositore come Ravel. Si scoprì così che tutti i finalisti erano allievi di uno stesso insegnante che figurava tra i giurati.
Lo scalpore fu enorme e costrinse alle dimissioni il direttore del conservatorio T. Dubois.
Questa esperienza rafforzò ancor più in Ravel il disinteresse verso l'ambiente ufficiale, tanto che nel 1920 rifiutò la Legion d'Onore.


LA VITA IN BREVE

1875 - Nasce il 7 marzo a Ciboure in Francia

1882 - Inizia a studiare pianoforte a Parigi

1889 - Entra al Conservatorio di Parigi e conosce il pianista spagnolo Ricardo Viñes, futuro interprete di molte sue opere

1893 - Incontra per la prima volta Erik Satie

1895 - Fine del primo periodo al Conservatorio, compone Menuet antique e Habanera

1898 - Scrive Pavane pour une infante défunte

1901 - Continua gli studi al Conservatorio

1905 - Il nuovo insuccesso al Prix de Rome crea scandalo e obbliga alle dimissioni il direttore Théodore Dubois

1909 - Con Fauré e Schmitt fonda la Societé Musicale lndépendenté

1912 - Prima di Daphnis et Chloé

1917 - Termina il Toumbeau de Couperin

1920 - Insofferente all'ufficialità rifiuta la Legion d'onore

1921-22 - Si trasferisce nella residenza di Le Belvédere a Monfort-l'Amaury (ora trasformata in museo)

1928 - Riceve una laurea ad honorem dall'Università di Oxford; scrive Boléro

1930-31 - Compone il Concetto per pianoforte per la mano sinistra dedicato al pianista invalido di guerra Paul Wittgenstein (fratello del fìlosofo Ludwig)

1937 - Muore il 28 dicembre a Parigi





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INTRODUZIONE E ALLEGRO, per arpa, flauto, clarinetto e quartetto d'archi (Introduction & Allegro for Harp, Flute, Clarinet & String Quartet) - Maurice Ravel



  
INTRODUZIONE E ALLEGRO 
PER ARPA, FLAUTO, CLARINETTO E QUARTETTO D'ARCHI 
Maurice Ravel

Tonalità - sol bemolle maggiore
Epoca di composizione - 1905
Prima esecuzione - 22 febbraio 1907 al Circolo musicale dell'Associazione francese di fotografia in Parigi
Dedica - Albert Blondel
Durata media - 11 minuti
Organico - Arpa, flauto, clarinetto in la e quartetto d'archi (due violini, viola e violoncello)
Movimenti - Due movimenti




Nel 1905 la Erard di Parigi, una ditta costruttrice di pianoforti e arpe, commissionò a Ravel un pezzo che mettesse in evidenza le caratteristiche dei suoi ultimi modelli di arpa.
Anche Debussy aveva precedentemente composto la Danse sacrée et danse profane per un nuovo tipo di arpa della azienda concorrente Pleyel. 
La risposta di Ravel fu una delle opere più inconsuete ed anche più belle del repertorio cameristico: si tratta di un'opera in due parti. 
L'Introduzione apre con un esordio pacato affidato al flauto, al clarinetto e al quartetto d'archi, e su questo suono si inseriscono gli arpeggi dell'arpa. 
Segue una cadenza inserita per dare spazio all'assolo dell'arpa che conduce alla finissima trama musicale dell'Allegro, che con la sua impalpabile leggerezza sigilla la magia dell'intero pezzo.





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lunedì 7 dicembre 2015

ERLKÖNIG - Il re degli Elfi - Franz Schubert




ERLKÖNIG D118
Franz Schubert

Anche questo bellissimo lied (come Gretchen am Spinnrade - Margherita al filatoio) è musicato nel 1815 sui versi di  Johann Wolfgang von Goethe. Esso narra la drammatica vicenda di un padre che cavalca disperatamente verso casa tenendo tra le braccia il figlio gravemente ammalato. Nel suo delirio ii piccolo pensa di essere inseguito dal Re degli Elfi, che lo vuole portare via con sé. Il padre cerca di rassicurare il figlio dicendogli che tutto ciò che vede è frutto della sua immaginazione, ma è consapevole che il Re degli Elfi è la personificazione della morte. Con un ultimo frenetico galoppo raggiunge la sua casa, ma il figlio muore. 





È questo uno dei lieder più struggenti della storia della musica. Nella scrittura pianistica, Schubert riesce a rendere perfettamente l'idea del galoppo incessante e disperato. L'esecuzione richiede impegno sia al pianista, che durante tutto il brano deve imitare incessantemente la folle cavalcata, mantenendo il tempo, sia al cantante, a cui spetta il non facile compito di impersonare quattro personaggi diversi (il padre, il Re degli Elfi, il figlio e un narratore che descrive l'ambientazione) con le relative emozioni.


sabato 5 dicembre 2015

QUESTA DI MARINELLA - Movimento femminista italiano (Feminist Movement Italian)



Parodia della nota canzone di Fabrizio De Andrè, scritta da alcune militanti del Movimento Femminista Romano (Fufi, Lara, Julienne,....).
Il testo è stato pubblicato nel volume di B. Frabotta - Femminismo e lotta di classe (1970-1973) - ed. Savelli, Roma 1973.


QUESTA DI MARINELLA

Questa di Marinella è la storia vera,
lavava piatti da mattina a sera
e un uomo che la vide così brava
pensò di farne a vita la sua schiava.

Così, con I'illusione dell'amore,
che le faceva batter forte il cuore,
s'inginocchiò davanti a quell'altare
e disse tre volte "sì" per non sbagliare.

Lui ti guardava mentre tu pulivi,
forse leggeva mentre cucinavi;
te ne accorgesti senza una ragione
che la sua casa era la tua prigione.

C'era la luna e ancora non dormivi,
dopo I'amore no, tu non dormivi:
sentisti solo sfiorare la tua pelle,
lui ebbe tutto e ti girò le spalle.

Dicono che spesso con cipiglio
lui ti chiedesse il figlio;
tu eri stanca, grassa ed avvilita,
avevi solo figlie dalla vita.

Ma un giorno, mentre a casa ritornava,
vide una mostra che la riguardava:
cambiar poteva la sua condizione
col Movimento di Liberazione. 

Cambiar poteva la sua condizione
col Movimento di Liberazione


Non ne conosco edizioni discografiche.
Fufi Sonnino ha continuato a scrivere canzoni femministe, con musiche originali e molto belle e testi significativi; ne ho ascoltata qualcuna in You Tube. Uno di questi testi è riprodotto sul n. 2, anno I della rivista Effe, indispensabile per una conoscenza non superficiale del femminismo italiano: si tratta di La storia di una cosa.




Documentazione -  Il movimento femminista, in forte avanzata dovunque negli anni Settanta, è impegnato nella definizione teorica e pratica del proprio ruolo specifico nella lotta per la liberazione. I gruppi sono molti, la discussione è aperta e non spetta in alcun modo al compilatore di questo post prendere posizione o - peggio - trarre conclusioni. 
Mi limiterò quindi a pubblicare una bibliografia ragionata sull'argomento.

Sul femminismo italiano sono anzitutto di utile consultazione quattro antologie, che raccolgono documenti dei diversi gruppi a diffusione nazionale. 
La prima, del 1971, è intitolata I movimenti femministi in Italia, curata da R. Spagnoletti per le edizioni Samonà e Savelli di Roma. 
Presso lo stesso editore è uscito nel 1971 un volume fondamentale di B. Frabotta dal titolo Femminismo e lotta di classe in Italia (1970-1973) che pubblica, accanto a documenti dei più importanti gruppi femministi, anche una serie di prese di posizione dei maggiori gruppi extraparlamentari sulla questione femminile. 
Strumenti utili di conoscenza e dibattito sono anche Donne è bello, a cura del gruppo milanese L'Anabasi (1972), in cui risultano però preponderanti i contributi di gruppi femministi non italiani, e Sottosopra, a cura del cosiddetto Gruppo del giornale di Milano (1973).
Contributi interessanti alla messa a fuoco della questione femminile sono il saggio di N. Aspesi La donna immobile (Fabbri, Milano 1971), di facile e piacevole lettura ma forse un po' superficiale, e Donne si diventa, di S. Nozzoli (Vangelista, Milano 1971).
Molto interessante e utile per un primo approccio al problema dei condizionamenti e dei ruoli sessuali è il saggio di E. Gianini Belotti Dalla parte delle bambine.(Felrinelli, Milano l97l). 
Ottimo e agile ma purtroppo costoso il volumetto di L. Leonelli e C. Doigatti Autobiografica (Guaraldi, Firenze 1971). 
Molto meno accessibile il saggio La coscienza di sfruttata, di Abbà, Ferti, Lazzaretto, Medi e Motta (Mazzotta, Milano 1972).
Sui singoli gruppi, la lettura dei brani riportati nelle antologie può essere integrata dagli opuscoli e volumi che seguono. Di Lotta femminista si tengano soprattutto presenti due volumetti di grande interesse editi da Musolini (Torino, 197) e 1974'): L'offensiva e Il personale è politico
Ma un vero e proprio "manifesto" di Lotta femminista, tradotto e utilizzato anche all'estero, è il breve saggio di M.R.Dalla Costa Potere femminile e sovversione sociale (Marsilio, Padova 1972).
Di interessante lettura è anche un altro "manifesto", del 1971: Dalla parte della donna di C. Saraceno (De Donato, Bari).
Materiali abbondanti sono stati prodotti da Rivolta femminile: un volume di testimonianze sull'aborto dal titolo La sfida femminile, a cura di E. Banotti; un testo molto breve dal titolo Sessualità femminile e aborto (Roma 1971); due opuscoli assai polemici di C. Lonzi, Sputiamo su Hegel (1970) e La donna clitoridea e la donna vaginale (1971).
Da leggere anche due ciclostilati interessanti: Cerchio spezzato a cura dell'omonimo gruppo trentino e Al femminile, a cura del milanese L'Anabasi.

Qualche suggerimento su temi specifici. 

Sull'occupazione femminile, accanto al testo di E. Sullerot La donna e il lavoro (Etass Kompass, Milano 1966), invecchiato ma ancora utile, si veda il più recente Problemi dell'occupazione femminile in Italia (Padova 1969) di S. Sartori.
Sugli aspetti sessuali della liberazione della donna si può leggere soprattutto il volume di W.H. Masters e V.E. Johnson L'atto sessuale nell'uomo e nella donna (Feltrinelli, Milano 1967), mentre per quanto riguarda più particolarmente il tema della contraccezione e dell'aborto si possono tenere presenti - accanto al volume della Banotti sopra citato - l'agile e utilissimo volumetto di L. Foletti e C. Boesi Per il diritto di aborto (Samonà e Savelli, Roma 1972), il volume di G. Beltrami e S. Veneziani Da Erode a Pilato (Marsilio, Padova 1973) e la raccolta di testimonianze dal titolo Basta tacere, a cura del gruppo Lotta femminista di Ferrara.

Della abbondante produzione femminista di gruppi stranieri cito solo, in ordine alfabetico per autrice, i volumi tradotti che hanno avuto maggiore risonanza fra le femministe italiane. 
S. De Beauvoir: Il secondo sesso (Il Saggiatore, Milano 1961) 
S. Firestone: La dialettica dei sessi (Guaraldi, Firenze 1971). 
B. Friedan: La mistica della femminilità (Comunità, Milano 1970). 
G. Greer: L'eunuco femmina (Bompiani, Milano 1972). 
L. Menapace (a cura di): Per un movimento politico di liberazione della donna (Bertani, Verona 1972), che contiene anche documenti e articoli relativi ai gruppi sempre più numerosi di femministe italiane che si riuniscono, in piena autonomia, intorno al gruppo politico il manifesto. 
K. Millet: La politica del sesso (Rizzoli, lv!ilano 1971). 
J. Mitchell: La condizione della donna (Einaudi, Torino 1972) e La rivoluzione più lunga (Samonà e Savelli, Roma 1972).

Sui rapporti fra femminismo e marxismo si possono utilmente consultare alcuni "classici", primo fra tutti L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato di F. Engels (Newton Compton, Roma 1974; in edizione economica stampato da Samonà e Savelli)..., ma anche La donna e il socialismo di A. Bebel (Samonà e Savelli, Roma 1971)..., L'emancipazione della donna di Lenin (Ed. Riuniti, Roma 1970)..., La questione femminile e il riformismo di C. Zetkin (Mazzotta, Milano 1972)...., Autobiografia di una comunista sessualmente emancipata di A. Kollontai (Palazzi, Milano 1973). 

Per quanto riguarda la questione femminile e il PCI, sono consultabili il volume di P. Togliatti L'emancipazione femminile: discorsi alle donne (Ed. Riuniti, Roma 1965) e quello di N. Spano e F. Camarlinghi La questione femminile nella politica del PCI (Ed. Donne e politica, Roma 1972).
Saggi storici sulla condizione femminile sono il volume di F. Pieroni Bortolotti Alle origini del movimento femminile in Italia (Einaudi, Torino 1963) e Il posto della donna nella società degli uomini di E. Figes (Feltdnelli, Milano 1970), mentre un più spiccato interesse antropologico impronta opere come Maschio e femmina di M. Mead (Il Saggiatore, Milano 1972)..., Sesso contro sesso o classe contro classe? (Savelli, Roma 1971) e La donna nelle società primitive di Evans e Pritchard (Laterza, Bari 1973). 
Qualche notizia storica è possibile reperire nella Storia dell'emancipazione femminile di L. Capezzuoli e G. Cappabianca (Ed. Riuniti, Roma 1964).

Sulla famiglia e la sua struttura non sfuggano i volumetti La morte della famiglia di D. Cooper e La politica della famiglia di R.D. Laing (Einaudi, Torino 1972 e 1973).

Fra le inchieste sulla condizione della donna e sui ruoli sessuali nella società possono essere ricordate quella di G. Parca (I sultani, mentalità e comportamento del maschio italiano; Rizzoli, Milano 1965), quelle di C. Ravaioli (La donna contro se stessa; Laterza, Bari 1969 e Maschio per obbligo; Bompiani, Milano 1971), quelle di L. Harrison (La donna sposata; Feltrinelli, Milano 1972; molto meno interessanti L'iniziazione e Le svergognate) e quella di Grassi (L'adulterio femminile in Italia; Comunità, Milano 1964).

Testimonianze significative di donne sono anche in Basta tacere, e ne La sfida femminile di E. Banotti, ma anche nei due volumi a cura di G. Parca Voci dal carcere femminile (Ed. Riuniti, Roma 1973) e Le italiane si confessano (Feltrinelli, Milano 1971). 
Interessante è anche Superiore e inferiore, a cura di C. Accardi di Rivolta femminile, che raccoglie la registrazione di una serie di discussioni fra le bambine di una scuola media romana, sollecitate dalla lettura di un documento femminista.

Un cenno, per concludere, alle riviste

A parte Donne e politica, della Commissione femminile del PCI, e Noi donne, dell'UDI, che non possono in alcun modo esser definite femministe, vanno citate La via femminile..., Quarto mondo, organo del FILF...,  Compagna, di orientamento marxista-leninista (ma ha cessato le pubblicazioni dopo il n. 415)..., Lotta femminista, un foglio di notevole interesse..., e soprattutto Effe, rivista mensile nata nel 1973 che continua ad uscire per i 10 anni successivi fino all'ultimo numero del dicembre 1982.

martedì 1 dicembre 2015

O POVRA MI (O povera me) - Canzone piemontese contro la guerra (Anti-war song)


O POVRA MI

O povra mi,
chi sa quandi ch'al' vegga!
Mai pì, mai pì
ant cull luntan pais
u murirà mischin,
an mes a cui nimìs.

U m' ven in sciass a cor,
mi par d' santìle a dir:
"Ajit ca moir!".
Ticc i passran anan,
canun, omi, cavai,
i l' pestran cme in can.

Amparatur canaja,
birbant d'in Napuliun,
ti e re to bataia.
A Musca t'vôi andée
e i nostri fioj
t'i fai masée.

O povra mi,
chi sa quand ch'al' vegga!
Mai pì, mai pì.
Oh, u sareiva mei
che m'alveiss d'ant i pei :
pijeme an po, Signur.


O POVERA ME

O povera me, 
chi sa quando lo rivedrò; 
mai più mai più. 
In quel lontano paese 
morirà meschino, 
in mezzo a quei nemici. 

Mi viene una stretta al cuore, 
mi pare di sentirlo, dire: 
Aiuto, che muoio! 
Tutti gli passeranno davanti, 
cannoni, uomini, cavalli, 
e lo calpesteranno come un cane.

Imperatore canaglia, 
birbante d'un Napoleone, 
tu e la tua battaglia!
A Mosca te ne vuoi andare, 
e i nostri figli 
fai ammazzare.

O povera me, 
chi sa quando lo rivedrò; 
mai più, mai più. 
Oh, sarebbe meglio 
che mi levassi dai piedi: 
prendetemi, Signore.


Il riferimento alla spedizione di Russia riconduce anche questa canzone al 1812-13; questa volta è una madre del Monferrato che parla, lamentando le scarse possibilità di rivedere il figlio, costretto a seguire l'amparatur canaja, birbant d'un Napuliun nella guerra contro Io zar, ant cull luntan pais.
Il testo, senza musica, è stato pubblicato per la prima volta da Giuseppe Ferraro (1870); oggi anche in Leydi - Canti sociali italiani




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sabato 21 novembre 2015

PIETÀ L'È MORTA - Canzone partigiana (Partisan song)




  
PIETÀ L'È MORTA


Lassù sulle montagne bandiera nera:
è morto un partigiano nel far la guerra.

È morto un partigiano nel far la guerra,
un altro italiano va sotto terra.

Laggiù sotto terra trova un alpino,
caduto nella Russia con il Cervino.

Ma prima di morire ha ancor pregato:
che Dio maledica quell'alleato!

Che Dio maledica chi ci ha tradito
lasciandoci sul Don e poi è fuggito.

Tedeschi traditori, l'alpino è morto
ma un altro combattente oggi è risorto.

Combatte il partigiano la sua battaglia:
Tedeschi e fascisti, fuori d'Italia!

Tedeschi e fascisti, fuori d'Italia!
Gridiamo a tutta forza: Pietà l'è morta!


   
Il testo di questa bella canzone è di Nuto Revelli, comandante partigiano, che lo scrisse alla fine di marzo 1944 nel Vallone dell'Arma (Valle Stura). 

La musica è quella di Sul ponte di Perati
Testo e musica sono riportati nel volumetto Canti della Resistenza armata in Italia.
Esecuzioni discografiche: in Canti della Resistenza italiana....,  in Canti partigiani del coro A. Toscanini d! Torino...,  in I Gufi cantano due secoli di Resistenza..., in Il canzoniere internazionale dei ribelli.



giovedì 19 novembre 2015

GRETCHEN AM SPINNRADE (Margherita al filatoio) - Franz Schubert




GRETCHEN AM SPINNRADE 
(Margherita al filatoio) 
Franz Schubert

Questo è il primo grande lied composto da Schubert a soli 17 anni. Gretchen am Spinnrade (Margherita al filatoio) segna anche l'inizio del grande interesse del compositore per le opere di Wolfgang Goethe, specialmente per il Faust

II lied è costruito sul lamento di Margherita, che lavora al filatoio mentre con la mente pensa al suo amore per Faust, che ha venduto la sua anima al diavolo e ha tradito l'irreprensibile fanciulla. 

'La mia pace è perduta' è il triste ritornello che Margherita intona mentre fila. 

Decisamente brillante è l'accompagnamento al pianoforte che Schubert crea per riprodurre il movimento vorticoso del filatoio, punteggiato dagli angosciosi lamenti della donna.





mercoledì 18 novembre 2015

SINFONIA N° 8 - INCOMPIUTA (Unfinished Symphony No.8) - Franz Schubert (Claudio Abbado)



  
SINFONIA N° 8 - INCOMPIUTA 
(Unfinished Symphony No.8) 
Franz Schubert

La celebre sinfonia di Schubert Incompiuta non rimase tale a causa della morte del compositore; in realtà era già stata composta nel 1822. Accadeva frequentemente che Schubert abbandonasse le opere che stava componendo, ma in questo caso i motivi appaiono ancora più inspiegabili perché i due movimenti completati rivelano una grande capacità compositiva. 
Alcuni sostengono che questa sinfonia sia stata accantonata dopo che il musicista contrasse la sifilide, cosa che gli avrebbe offuscato la memoria cancellando tutti i ricordi di quel periodo della sua vita.

Certo è che questa musica è piena di armonia e serenità, profuse in quasi ogni nota.





martedì 17 novembre 2015

SINFONIA N° 9 - LA GRANDE (Symphony No 9 C major The Great) - Franz Schubert



   
SINFONIA N° 9 - LA GRANDE 
Franz Schubert

Franz Peter Schubert (Vienna, 31 gennaio 1797 – Vienna, 19 novembre 1828) è stato un compositore e pianista austriaco di musica classico-romantica.

Da sempre conosciuta come Sinfonia in Do maggiore 'La Grande', questo capolavoro di Schubert, come tutte le altre sinfonie, non fu mai eseguito in pubblico finché il compositore fu in vita.

Nel 1825 Schubert, nonostante fosse già malato di sifilide, godette di un lungo periodo di stabilità. Con profondo entusiasmo partì per una vacanza nelle montagne austriache con il suo grande amico Vogl. 
A Bad Gastein, città termale in cui Vogl si recò per curare l'artrite che lo affliggeva, Schubert iniziò a lavorare su una sinfonia che poi si credette fosse andata perduta.
Successivamente fu dimostrato che la sinfonia 'perduta' del 1825 era in realtà un primo abbozzo della Sinfonia n. 9, completata poi nel marzo del 1828.




Divina lunghezza

Questa Sinfonia in Do maggiore è chiamata 'La Grande' per distinguerla dalla Sinfonia in Do maggiore  'La piccola' (n. 6).' 

'La Grande' è un'opera molto vasta e corposa, della durata di circa un ora. Subito dopo la sua pubblicazione, l'orchestra della 'Società degli Amici' di Vienna la suonò in prova, ma la ritenne ineseguibile.
Lo spartito fu dimenticato fino a quando Robert Schumann lo ritrovò nel 1839 e si proclamò entusiasta della sua "divina lunghezza". In quello stesso anno fu Felix Mendelssohn a dirigere con grande successo la sua rappresentazione a Lipsia.