martedì 30 dicembre 2014

SE ARRIVERÀ LENIN - Canzoni italiane di protesta




    
SE ARRIVERÀ LENIN 

Se arriverà  Lenin
faremo una gran festa:
andremo dai signori,
gli taglierem la testa

 A oilì oilì oilà e la lega la crescerà.

Le guardie regie in pentola
le fanno il brodo giallo,
carabinieri in umido
e arrosto il maresciallo. 

 Oilà oilà  e la lega la crescerà. 

State attente vedovelle,
che g'han firmà  la pace,
ghe vegnarà  a ca' i zuven,
ve basarà  'e culate. 

 Oilà oilà  e la lega la crescerà.

E se verrà  Lenin
faremo una gran festa:
andremo dai signori,
gli taglierem la testa. 

 Oilà oilà  e la lega la crescerà.


Tre strofette di diversa origine, tutte riconducibili all'epoca 1919-21, quando I'eco della rivoluzione bolscevica era assai diffusa in tuta Italia.
La prima è stata registrata da Cesare Bermani a Novara nel 1961
La seconda, da Michele Luciano Straniero a Firenze nel 1962 e da Bruno Andreoli a Modena nel 1970
La terza da Gianni Bosio a Cologno al Serio (Bergamo) nel 1969.


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lunedì 29 dicembre 2014

GUERRA, DOPOGUERRA, FASCISMO (War, Afterwar, Fascism)




   
GUERRA, DOPOGUERRA, FASCISMO

La sezione si apre con nove canzoni nate in occasione della Grande guerra, una inutile strage che il popolo sentì estranea e subì come si subisce una catastrofe naturale. 
Alcune di queste canzoni esprimono generica protesta, rassegnato dolore per la morte di
tanti compagni e di persone care: Fuoco e mitragliatrici...., Spunta l'alba al quindici giugno..., Regazzine vi prego ascoltare.
 Ancora abbastanza generiche ma con una prima rozza presa di coscienza riguardo al vero nemico, sono Addio padre e madre addio e La tradotta che parte da Novara
Di chiara coscienza antimilitarista e anticapitalistica sono invece la Ninna nanna della guerra di Trilussa..., E anche al mi' marito..., Gorizia..., Cadorna.

Al biennio rosso, risale una serie di altre canzoni: Se arriverà Lenin, eco popolare della rivoluzione sovietica...,  Quattro signori, sulle inconcludenti chiacchierate del Congresso di pace ("han troppa fame, han voglia di rubar")..., Miseria miseria ..., e l'Inno del Komintern.

Scritta da Peppino Marotto per uno spettacolo teatrale, ma dedicata ai rapporti fra soldati e operai di Torino nel clima della rivolta dell'aprile 1920 e dell'occupazione delle fabbriche (settembre) è Sa brigata sassaresa, mentre alla tradizione libertaria appartiene Dimmi bel giovane, probabilmente scritta nello stesso periodo, al quale dovrebbero anche risalire La Guardia Rossa di Spartacus Picenus e Le otto ore, molto famosa ed ancora oggi eseguita.

Del periodo degli Arditi del Popolo (organizzazione antifascista che, al di fuori dai partiti, si prefiggeva lo scopo di rispondere militarmente alle angherie degli squadristi) è, secondo alcuni, la celebre Figli dell'officina, che entrerà in seguito, con il testo in parte rimaneggiato, nel repertorio partigiano..., La battaglia di San Lorenzodal canto suo, fa riferimento ad uno degli episodi di resistenza allo squadrismo nella Roma popolare del 1921.

L'assassinio del giovane segretario del PSU (1924) è invece I'argomento delle due canzoni che seguono: Povero Matteotti...,  e Canta di Matteotti; del 1927 è Sacco e Vanzetti, cronaca di cantastorie dell'uccisione dei due anarchici italiani emigrati negli USA.

Difficilmente databili, ma riconducibili agli anni venti-trenta, tre belle canzoni di risaia che Giovanna Daffini ha reso assai conosciute ed eseguite a molti livelli Sciur padrun da li beli braghi bianchi...,  Saluteremo il signor padrone..., e L'amarezza delle mondine. ("Quando saremo a Reggio-Emilia..."). 

La sezione si chiude con un'altra canzone di risaia, Sento il fischio del vapore, nata per la guerra d'Albania.


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domenica 28 dicembre 2014

RENATA TEBALDI (Canzone del salice - Willow Song - Otello)


RENATA TEBALDI

Renata Tebaldi (Pesaro, 1º febbraio 1922 – Città di San Marino, 19 dicembre 2004) è stata un soprano italiano.

La stampa italiana aveva senza dubbio eccessivamente enfatizzato la rivalità con Maria Callas "all'epoca signora Meneghini", il cui repertorio, è bene ricordarlo, fu comunque sensibilmente diverso. 
È certo però che quella polemica, evento saliente del costume teatrale degli anni '50-'60, pesò non poco sulle scelte di Renata Tebaldi, che fu tenuta lontana dalla Scala in quel decennio. 
Eppure, proprio lei l'11 maggio 1946 aveva cantato al concerto di riapertura del teatro direttore il non più esule Arturo Toscanini.
L'evento andava ben oltre il puro fatto musicale; era I'evento-simbolo della ricostruzione pacifica e civile del capoluogo lombardo dopo i bombardamenti, i lutti, i dolori e le privazioni della seconda guerra mondiale. 
Nello stesso anno, il 1946, Renata tornò per la stagione estiva della Scala dove fu poi confermata per sei stagioni consecutive. Con l'organico del teatro milanese fu nel 1950 Desdemona nell'Otello dl Verdi nell'acclamata serata di apertura della tournée londinese al Covent Garden.


    
Dopo gli studi musicali a Parma e a Pesaro, da grande promessa Renata Tebaldi nell'immediato dopoguerra si era definitivamente affermata come una delle voci più interessanti, soprano lirico puro, del panorama mondiale. 
Aveva già calcato tutti i palcoscenici operistici, e non solo italiani: Parma, Bologna, Pesaro, Venezia, Roma, Firenze, Verona, Napoli, ma anche Lisbona, Parigi, Buenos Aires, San Paolo, Rio de Janeiro, Barcellona, Vienna, San Francisco, Los Angeles. 
Si consolida tra tutti il suo rapporto con il Metropolitan di New York, che durerà ininterrotto per quasi un ventennio, ne sarà "membro stabile" dal 1955 al 1972. 
L'anno seguente in Italia le fu conferito il "Verdi d'Oro". 
Oltre che con Toscanini, Renata Tebaldi ha collaborato e registrato, tra gli altri, con De Sabata, Solti, Karajan, Mitropoulos. 
Wagner, l'opera francese e russa, Traviata..., Forza del destino..., Aida..., Otello..., Mefistofele..., Bohème..., Tosca..., Butterfly..., La fanciulla del'West..., Adriana Lecouvreur...., Wally...,  costituiscono soltanto il nucleo centrale del suo vastissimo repertorio.


  
Il timbro della sua voce fu dolce e puro, la smaltatura preziosa, l'accento nobile, gli attacchi flautati e soavi, il calore dell'impasto avvincente, il fraseggio magistralmente flessibile e quindi ricco di legature e portamenti, di smorzature delicatissime, di suoni trasparenti, "soffiati"; la sua "mezza voce" una gioia e un incanto da ascoltare. 
La sua presenza scenica fu aiutata moltissimo dal fisico aggraziato e dal bel viso.
Nel clamoroso duello con Maria Callas, la "signorina" assunse il ruolo della donna mite e pacata, quasi della vittima. Contrapposto al vocalismo "satanico" della rivale, Renata Tebaldi è il soprano lirico puro, è il canto paradisiaco, la voce d'angelo.

venerdì 26 dicembre 2014

lunedì 22 dicembre 2014

STRUMENTI MUSICALI - IL CORNO (Musical Instruments - The horn)






                         
 IL CORNO

Derivato dal corno da caccia, il corno fu utilizzato per la prima volta in Francia alla fine del Seicento.

Il suo timbro ricco e vario gli conferisce un suono cupo e malinconico nel cantabile, deciso e vibrante nel pieno dell'orchestra. 

Il corno oggi più diffuso è quello doppio in Fa e in Si bemolle, che consente di passare dall'una all'altra tonalità a seconda che si voglia privilegiare la facilità d'esecuzione (Si bemolle) o la maggiore fluidità delle note (Fa).










   
Il corno fu utilizzato fin dall'antichità per vari usi: chiamare a raccolta cani da caccia, lanciare
avvertimenti o richiamare i soldati in battaglia. Il corno dei mandriani è sopravvissuto fino al Novecento in Ungheria, dove Bartòk ne studiò l'estensione straordinaria del suono. 

I corni più antichi avevano un canneggio ridotto e mancavano dei pistoni (valvole che ampliano l'estensione del suono).

Il primo corno a pistoni fu ideato in Francia nel 1.827 da Labbaye e Halary e nel 1865, sempre in Francia, fu introdotto il corno doppio. 

Mozart contribuì a diffondere l'uso di questo strumento componendo quattro concerti per J. Leutgeb. 

Il corno figura anche in molti pezzi cameristici di Haydn e Brahms; Rimsky-Korsakov scrisse alcune partiture per due o quattro corni solisti.


LA TECNICA

La mano sinistra impugna la parte esterna vicino ai pistoni, mentre la destra funge da appoggio allo strumento e viene introdotta nel padiglione della campana in modo da regolare l'intensità del suono.

Il bocchino viene premuto contro le labbra dell'esecutore,
che 
vibrano per produrre il suono.

ESTENSIONE MUSICALE

CORNO DOPPIO IN FA E Si BEMOLLE

Nota più altamezzo sopra il Do


Nota più bassa: Il Si bemolle due ottave sotto il Do centrale.

L'estensione complessiva è di circa tre ottave e mezzo.



POSIZIONE DEL CORNO NELL'ORCHESTRA
I quattro corni dell'orchestra sono situati nella parte posteriore dell'orchestra, davanti ai timpani, e disposti a due a due secondo l'accordatura


















  
LA FAMIGLIA DEI CORNI















                   ESECUTORI FAMOSI
Dennis Brain (17 maggio 1921 - 1 settembre 1957) è stato un cornista
virtuoso britannico che ha avuto il merito di rendere popolare
il corno come strumento classico solista del dopoguerra.
Con la collaborazione di Herbert von Karajan e la Philharmonia Orchestra,
ha prodotto le registrazioni definitive del corno per concerti
di Wolfgang Amadeus Mozart.


Barry Emmanuel Tuckwell (nato il 5 marzo 1931),
è un giocatore di corno australiano che ha trascorso gran parte
della sua vita professionale nel Regno Unito e negli Stati Uniti.




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ONENESS - Santana



Oneness (dall'omonimo album solista, 1979), è un altro magnifico tema strumentale che riporta alla tournée '78 col quartetto della Devadip Orchestra: in un lento crescendo d'improvvisazione vi è racchiusa l'essenza di Devadip, del Santana libero/liberato dai mille ricatti commerciali. 

Non più Latin rock, nè l'asettico rock'n'pop delle prove recenti, ma piuttosto una musica di suprema bellezza e di accecante lirismo, dove calore e passione dicon bene della disciplina interiore acquisita dal musicista negli ultimi dieci anni, senza perder di mira comunicativa ed immediatezza, e neppure la tanto desiderata "universalità".




Album ONENESS

The Chosen Hour (Santana) - 0:38
Arise Awake (Santana) - 2:05
Light Versus Darkness (Santana) - 0:48
Jim Jeannie (Hamilton) - 3:30
Trasformation Day (Hovaness, Santana) - 3:44
Victory (Santana) - 1:09
Silver Dreams Golden Smiles (Coster, Santana, Walker) - 4:09
Cry of the Darkness (Santana) - 3:10
Gurus'Song (Santana) - 3:06
Oneness (Santana) - 6:21
Life Is Just a Passing Parade (Santana) - 5:12
Golden Dawn (Santana) - 2:17
Free as the Morning Sun (Santana) - 3:14
I Am Free (Chinmoy, Santana) - 1:25
Song for Devadip (Walden) - 5:03

Formazione

David Margen - basso
Narada Michael Walden - batteria
Urmila Santana - voce
Chris Solberg - chitarra, tastiere, voce
Carlos Santana - chitarra, voce
Chris Rhyne - tastiere
Clare Fischer - pianoforte
Saunders King - chitarra, voce
Graham Lear - batteria
Bob Levy - mixer
Tom Coster - tastiere, voce
Pete Escovedo - percussioni

Armando Peraza - percussioni, voce

venerdì 19 dicembre 2014

TALES OF KILIMANJARO (Zebop) - SANTANA



Lo strumentale Tales 0f Kilimanjaro (da Zebop!, 1981) sintetizza al meglio la tipica trance ipnotica di Santana, come la prima facciata di Caravanserai aveva già ben indicato dieci anni prima: ritmo lento e sinuoso, punteggiato dal basso e dalla chitarra acidissima, tesa allo spasimo, e poi degli stacchi improvvisi, brucianti, per ripiegare di nuovo in una dimensione onirica ed impalpabile. 
È il Santana più maestoso e possente, perfettamente a suo agio nel condensare in pochi minuti una vera e propria lezione di stile (s'ascoltino anche piccoli gioielli come Primera lnvasaon..., Marathon..., Aqua Marine). 






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mercoledì 17 dicembre 2014

STRUMENTI MUSICALI - IL CLAVICEMBALO (Musical Instruments - Harpsichord)



  
IL CLAVICEMBALO

Tra gli strumenti a tastiera, il clavicembalo è stato il protagonista incontrastato della musica da camera per circa tre secoli. La sua supremazia decadde alla fine del Settecento, con l'affermarsi del pianoforte.
Ancora oggi il clavicembalo è comunque uno strumento molto apprezzato dagli amanti della musica barocca.

A differenza del pianoforte l'emissione dei suoni avviene pizzicando e non percuotendo la corda.





   
Gli splendidi esemplari di clavicembali barocchi costruiti nelle Fiandre dalla famiglia Rucker contribuirono notevolmente al prestigio di questo strumento. 
Negli anni intorno al 1670 il clavicembalo acquistò una ricchezza sonora superiore con lo sviluppo degli strumenti a doppia tastiera.
Couperin e D. Scarlatti (entrambi grandi virtuosi), Johann Sebastian BachGeorg Friedrich Händel e Franz Joseph Haydn scrissero molte composizioni per clavicembalo e, a partire dagli inizi del Novecento, i moderni virtuosi hanno risvegliato l'interesse dei compositori e del grande pubblico per questo strumento.



La lezione di clavicembalo - Jan Steen



    
LA FAMIGLIA DEL CLAVICEMBALO

Il clavicembalo appartiene alla famiglia degli strumenti a tastiera a corde pizzicate, che comprende anche il virginale e la spinetta, molto popolari nella musica dei secoli XVII e XVIII.

Virginale






   
Spinetta
  
LA TECNICA

I clavicembali hanno spesso due tastiere per variare la sonorità. Nell'esecuzione è talvolta necessario incrociare le braccia.






   
Per inserire un registro o combinare insieme i diversi registri in modo tale da variare il suono e il volume dello strumento, si utilizzano dei tiranti manuali (sopra) o dei pedali.












   
ESTENSIONI MUSICALI

NOTA PIU' ALTA

Il Fa due ottave e mezzo sopra il Do centrale

NOTA PIU' BASSA

Il Sol due ottave e mezzo sotto il Do centrale.
Per un'estensione complessiva di cinque ottave 
   

POSIZIONE NELL'ORCHESTRA

Utilizzato principalmente come strumento solista, il clavicembalo viene posizionato davanti all'orchestra, vicino al direttore.


CLAVICEMBALISTI FAMOSI

Gustav Leonhardt ('s-Graveland, 30 maggio 1928 – Amsterdam, 16 gennaio 2012) è stato un clavicembalista, organista e direttore d'orchestra olandese.











  
Ton Koopman (Zwolle, 2 ottobre 1944) è un direttore d'orchestra, organista e clavicembalista olandese.





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sabato 13 dicembre 2014

TE DEUM (In Te, Domine, Speravi) - Joseph Anton Bruckner



  
TE DEUM 
In Te, Domine, Speravi


Il Te Deum è un testo tradizionale della liturgia cattolica in cui si celebra la gloria del Creatore. 

Joseph Anton Bruckner rireneva che questa fosse la sua opera migliore e si narra che egli stesso raccontasse questo aneddoto: quando Dio lo chiamò e gli chiese che cosa ne avesse fatto del talento che gli aveva donato, il compositore gli mise tra le mani la partitura del Te Deum confidando nella clemenza del suo giudizio. 

Qui i solisti, il coro e l'orchestra si uniscono nell'ultima invocazione In te, Domine, speravi (In te, o Signore, ho sperato). 

Dapprima si odono le voci soliste, utilizzate come strumenti che dialogano con l'orchestra, segue il coro e la linea vocale si intesse nella trama orchestrale, in una sorta di fuga che fu molto apprezzata perfino dai suoi detrattori.

La radiosa energia della fanfara finale è lo specchio dell'incrollabile fede di Bruckner nella bontà divina.



  

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venerdì 12 dicembre 2014

WANDA OSIRIS - WANDISSIMA


WANDA OSIRIS

Wanda Osiris, nome d'arte di Anna Menzio (Roma, 3 giugno 1905 – Milano, 11 novembre 1994), è stata un'attrice, cantante e soubrette italiana del teatro di rivista nel periodo anni trenta - anni cinquanta.




Per due o tre generazioni di italiani è stato il prototipo dell'immaginario erotico, I'immagine di donna peccaminosa e carnale, ma anche onirica e fuori dalla vita reale che in altre culture sono state Brigitte Bardot e Marilyn Monroe, Marlene Dietrich e Greta Garbo. Ma, a differenza delle altre grandi donne fatali del Novecento, Wanda Osiris non è stato un personaggio cinematografico, bensì teatrale. Non solo perché la sua filmografia è piuttosto povera (si ricordano I pompieri di Viggiù, 1949; Botta e risposta, 1950; Polvere di stelle, 1973), ma soprattutto perché l'ambiente proprio di Wanda Osiris è stato quello artificiale e quasi privo di psicologia e contenuti narrativi del teatro di varietà, il suo personaggio è stato totalmente astratto: la soubrette, che interpreta se stessa, il proprio ruolo, un fascino tutto incluso nelle virgolette della performance spettacolare.



Nata a Roma nel 1905 col nome vero di Anna Menzio da un palafreniere di casa reale, il suo mito vuole che scappasse diciottenne a Milano nel 1923 per debuttare a  teatro; presto fu ribattezzata da un impresario fantasioso con un improbabile pseudonimo che mescolava divinità egiziane nel cognome con un nome proprio nordico; ma qualche anno dopo nei suoi deliri nazionalistici il regime fascista le impose di tagliarne la esse finale per scongiurare I'effetto esotico, sicché nelle riviste degli anni Quaranta la soubrette apparve qualche volta come Wanda Osiri - breve sacrificio, prontamente restaurato dopo la Liberazione.



   
Quasi a compensare di questa provvisoria troncatura, Orio Vergani le inventò con un'estensione il suo soprannome più amato: "Wandissima", improbabile superlativo di un nome proprio che accenna bene all'evidente eccesso della sua presenza, a quel carattere unico e fuori misura del suo personaggio senza contenuti. 
Era pura presenza scenica: non si ricordano storie rese vere dalla sua recitazione, né canzoni o danze in cui eccellesse, anche se naturalmente in scena cantava (soprattutto nel genere kitsch sentimentale) e ballava; ma quel che contava della sua presenza erano gesti semplici e autoreferenziali, appoggiati a oggetti scenici così precisi da sembrare marchi dl fabbrica. 






Innanzitutto le scale, accessorio indispensabile per tutte le sue scenografie: scale lunghissime, hollywoodiane, magari costruite sul modello di celebri luoghi turistici come Trinità dei Monti o Montmartre, che lei scendeva come compisse un atto insieme religioso ed erotico, una consacrazione all'altare o uno striptease, circondata da file di boys in qualche modo femminilizzati anch'essi dal suo riflesso. 




E poi le rose (il mito vuole che fossero sempre rose Baccarat): senza spine, senza odore proprio ma profumate artificialmente di un'essenza preziosa (ancora per il mito: Arpège) e gettare agli spettatori adoranti delle prime file durante la passerella iniziale. 
Come le rose, anche il suo corpo era reso del tutto artificiale: tinto di un'ocra molto innaturale, coi capelli decolorati, gli abiti programmaticamente fuori moda, amplissimi e sostenuti da crinoline. Un soprammobile che alludeva a una sessualità decorativa, senza turbamenti. 








 
Un'icona della donna oggetto, non a caso amatissima dalla cultura omosessuale.
La sua fortuna fu enorme fra gli anni Trenta e i primi Sessanta: le sue prime milanesi al Teatro Lirico sfidavano per lusso e importanza mondana quelle della Scala, intorno a lei passavano come comprimari i più bei nomi del teatro leggero italiano, da Macario a Dapporto, da Sordi ad Agus, da Lionello a Manfredi. 
Le imitazioni, le citazioni, le satire - tutti segnali di successo - non si contano. 
Poi, con la decadenza del varietà, la concorrenza della televisione, il cambiamento dei costumi, il suo percorso teatrale si interruppe. Ma non il mito, ancora vivo nella memoria collettiva.







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