venerdì 10 ottobre 2014

TANNHÄUSER - Richard Wagner

Il castello della Wartburg ad Eisenach



   
TANNHÄUSER
Titolo originale  - Tannhäuser und der Sängerkrieg auf der Wartburg
Lingua originale - Tedesco
Musica - Richard Wagner
Libretto - Richard Wagner
Tre Atti
Epoca di composizione - 1842-1845
Prima rappresentazione - 19 ottobre 1845
Teatro - Dresda, Königliches Hoftheater
Prima rappresentazione italiana - 7 novembre 1872
Teatro - Bologna, Teatro Comunale

Versioni successive
Versione di Parigi: Parigi, Opéra, 13 marzo 1861
Versione finale o di Vienna: Monaco di Baviera, Königliches Hof und National Theater, 1 agosto 1867

Personaggi
Tannhäuser/Heinrich di Ofterdingen, un trovatore (tenore)
Herrmann, langravio/conte/jarl di Turingia (basso)
Elisabeth, nipote di Herrmann (soprano)
Venere (soprano o mezzosoprano)
Wolfram di Eschenbach (baritono)
Walther von der Vogelweide (tenore)
Biterolf (basso)
Heinrich der Schreiber (tenore)
Reinmar von Zweter (basso)
Un giovane pastore (soprano)
Quattro paggi nobili (soprano, contralto)

Conti e nobili turingi, nobildonne, pellegrini




Per la sua opera Tannhäuser Richard Wagner attinse dalla storia e dalla leggenda tedesche. 

Il trovatore Tannhäuser è diviso fra Venere, dea dell'amore, e la virtuosa Elisabeth. 
Anche Wolfram, amico di Tannhäuser, è innamorato di Elisabeth, che nel frattempo è stata abbandonata da Tannhäuser, e così rivolge una canzone alla stella della sera dove dichiara il suo amore. Il Coro dei pellegrini aperto da Wolfram viene intonato come un richiamo a Tannhäuser affinché si penta dei suoi peccati carnali.
Elisabeth salva l’amato Tannhäuser dalla punizione che i cavalieri della corte vorrebbero infliggergli, ma a condizione che si rechi a Roma per ottenere il perdono del papa. Quando i pellegrini saranno di ritorno, tra di loro non si troverà Tannhäuser. 
Elisabeth, vinta dal dolore, si avvia lentamente alla morte, mentre Wolfram, anche egli innamorato devotamente di lei, invoca la stella della sera affinché saluti la sua anima quando le passerà vicina nell’ascesa al regno di Dio: la stella della sera è in realtà il pianeta Venere, un astro angelico, mite e luminoso, affine alla bellezza femminile trasfigurata, e contrapposto in modo ambivalente alla dea Venere, demone oscuro e tentatore.
Giunge alla fine un pellegrino vestito di stracci: è lo stesso Tannhäuser, a cui il Papa ha negato l'assoluzione a meno che il suo bastone da pellegrino fiorisca nuovamente. Egli si sente ancora attratto dal peccato e invoca Venere, finché non si profila all’orizzonte una processione, il funerale di Elisabeth. 
Tannhäuser, sprofondato ormai nel dolore, si getta sul suo corpo e, dopo averla invocata come santa, muore redento, in maniera simile al Faust, nella scena finale dell’omonimo dramma di Goethe. Intanto il suo bastone è fiorito come simbolo del perdono divino.



   
ATTO I

Il Trovatore Tannhäuser è trattenuto presso il Venusberg (monte di Venere-Horselberg), sedotto da Venere, circondato in un'orgia da satiri, baccanti e coppie di amanti. Tannhäuser e Venere sono abbracciati. Le voglie del trovatore sono soddisfatte ed egli desidera ritrovare la libertà e la penitenza cristiana. Prende la sua arpa e intona un canto appassionato alla dea, che si conclude con una richiesta di libertà. Venere tenta ancora di sedurlo, ma egli dichiara di cercare la salvezza nel nome di Maria. Questa parola rompe l'incantesimo: Venere scompare e Tannhäuser si ritrova nella fortezza della Wartburg, in primavera. Un giovane pastore è seduto su una roccia e intona un'ode alla stagione.

Passano alcuni pellegrini in processione: il trovatore, colmo di rimorsi, s'inginocchia piangendo. In questo stato incontra il langravio di Turingia, accompagnato dai poeti Wolfram, Walther, Biterolf, Reimar e Heinrich. Questi accolgono calorosamente il loro antico rivale e lo invitano ad una tenzone poetica: egli inizialmente rifiuta, ma poi accetta quando viene a sapere che Elisabeth, nipote del langravio, colpita dalle sue parole, è ancora afflitta dalla sua assenza.


ATTO II

Castello della Wartburg. Elisabeth apprende del ritorno di Tannhäuser e quindi si mostra in pubblico alla gara canora. Wolfram conduce il trovatore da lei: egli dice di amarla, ma non ha il coraggio di rivelare dove sia stato tutto questo tempo.

I cantori si riuniscono per la gara, arrivano anche i nobili, le dame e i cavalieri vestiti in modo solenne.

Il tema della tenzone è il risveglio dell'amore. Comincia Wolfram, che dichiara che l'amore è un fiume puro che non andrebbe mai turbato. Tannhäuser elogia invece con fervore l'amore sessuale. Gli altri cantori controbattono, Tannhäuser replica a ciascuno, ed in un eccitamento crescente finisce con il cantare un'ode a Venere e raccontare la sua storia. Le donne, eccetto Elisabeth, lasciano la stanza con orrore ed i cavalieri sfoderano le spade contro il trovatore. Elisabeth lo protegge, il cantore si pente ed il langravio acconsente a lasciarlo andare a Roma con un gruppo di pellegrini a chiedere perdono al Papa.


ATTO III

Vallata della Wartburg, scena autunnale. La musica orchestrale descrive il pellegrinaggio di Tannhäuser. Elisabeth, accompagnata da Wolfram, s'inginocchia in preghiera. Chiede invano notizie ai pellegrini che ritornano. Prega ancora, offrendo la sua vita alla Madonna in cambio della redenzione del cantore e torna alla Wartburg con il cuore infranto. Wolfram, che l'ama fedelmente, ha un presentimento della sua morte. Vede davanti a lui un pellegrino vestito di stracci: è Tannhäuser, che cerca disperato la strada per il Venusberg. Il Papa gli ha negato l'assoluzione dicendo che questa è impossibile, come per il suo pastorale è impossibile rinverdirsi di fresche foglie. Venere appare per un attimo, interrotta da una processione: il funerale di Elisabeth. Tannhäuser si lancia sul corpo di lei e muore redento grazie al suo sacrificio, dopo averne invocato la santità. I giovani pellegrini entrano e annunciano che il pastorale del Pontefice è fiorito per miracolo come segno del perdono di Dio.




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