sabato 26 luglio 2014

NOVECENTO MUSICALE (The Twentieth Century Music)



I centri principali della vita musicale europea nella prima metà del XX secolo furono Parigi e Vienna. A Parigi nel 1913 venne rappresentato il balletto La Sagra della primaveradel musicista russo Igor' Fëdorovič Stravinskij (Lomonosov, 17 giugno 1882 – New York, 6 aprile 1971).
L'anno prima a Vienna era stato rappresentato Pierrot Lunaire, melodramma per voce recitante e otto strumenti di Arnold Franz Walther Schönberg (Vienna, 13 settembre 1874 – Los Angeles, 13 luglio 1951). 
Queste due opere segnano un importante momento nella storia della musica contemporanea per la novità del linguaggio musicale, anche se la ricerca dei due autori non aveva nulla in comune.

La produzione di Stravinskij si può dividere in tre diversi momenti: russo, neoclassico, dodecafonico. Al primo periodo appartengono le composizioni ispirate alla tradizione popolare russa (L'Uccello di fuoco1910; Petruska, 1911; La Sagra della Primavera,1973) che si distinguono per I'originalità del linguaggio, caratterizzato da melodie incisive ed essenziali e dall'uso di ritmi asimmetrici e molto dinamici, estranei alla tradizione classica. 
Nel secondo periodo, che coincide con la rappresentazione dell'opera La Storia del soldato (1918), Stravinskij si accosta alla tradizione occidentale europea e ne ricrea le forme e i modi (il balletto Gioco di carte, 1937; Sinfonia in do, 1940; l'opera La Carriera del Libertino (1951) su testo del poeta inglese Wystan Hugh Auden (York, 21 febbraio 1907 – Vienna, 29 settembre 1973) con distacco critico e ironico.
Deciso avversario della dodecafonia e della musica seriale durante la fase neoclassica della sua produzione, Stravinskij iniziò ad interessarsi all'opera di Anton Friedrich Wilhelm von Webern, meglio noto come Anton Webern (Vienna, 3 dicembre 1883 – Salisburgo, 15 settembre 1945), e sperimentò la tecnica dodecafonica nel Settimino (1952) fino ad adottare regolarmente le serie di 12 suoni (Canticum sacrum ad honorem Sancti Marci nominis, 1955; il balletto Agon, 1957; i Movimenti per Pianoforte e orchestra, 1959).

Creatore del metodo dodecafonico fu Schönberg, che nelle sue composizioni ricercò una soluzione musicale che rispondesse alla crisi e all'esaurimento delle risorse espressive del linguaggio tonale. 
Nei Cinque pezzi per orchestra (1909), nelle opere teatrali (Attesa, 1909..., La mano felice, 1913)..., e nei Sei piccoli pezzi per pianoforte (1911) abbandonò la tonalità classica per realizzare una musica atonale, in cui mancava cioè il centro tonale rappresentato da un suono che predominava su tutti gli altri. Schönberg creò una nuova organizzazione armonica che superava i sette gradi della scala musicale tradizionale. Egli infatti utilizzò una serie di 12 suoni che non sono in relazione fra loro e che sono tutti egualmente importanti nella costruzione armonica, melodica e ritmica. 
La tecnica dodecafonica, esposta nel Manuale d'armonia (1911), ha la sua realizzazione più notevole nelle Variazioni per orchestra op. 31 (1926-28). 

Allievi di Schönberg furono Alban Marie Johannes Berg (Vienna, 9 febbraio 1885 – Vienna, 24 dicembre 1935) Anton Webern  (1883-1945) che aderirono ai principi della atonalità e della dodecafonia.

Nonostante l'adozione del linguaggio dodecafonico, I'opera di Berg risente ancora della lezione del tardo romanticismo, evidente nell'impiego delle forme sinfoniche; inoltre nelle ultime composizioni e, soprattutto, nel Concerto per violino e orchestra (1935) si servì della serie di 12 suoni per ricostruire dei rapporti armonici in senso tradizionale.

Webern invece considerò la serie dodecafonica come lo strumento per elaborare una nuova costruzione musicale, libera dalle categorie tradizionali (melodia, accompagnamento ecc.). Per questo abbandonò il concetto di melodia e affidò la realizzazione del discorso musicale alle variazioni sonore, distribuite fra gli strumenti dell'orchestra. L'idea musicale veniva così frantumata e la costruzione della melodia affidata ai timbri.
Con Parigi e Vienna, Webern  fu uno dei più vivaci centri musicali del primo dopoguerra. 

Animatore della vita musicale cittadina fu Paul Hindemith (Hanau, 16 novembre 1895 – Francoforte sul Meno, 28 dicembre 1963)  che, dopo essersi accostato all'atonalità, si dedicò alla ricerca di un linguaggio dalle linee melodiche più lineari e composte e recuperò le strutture e le tecniche della tradizione contrappuntistica. Egli scrisse anche il trattato Regola del comporre (1937-39) in cui espose la teoria del "suono fondamentale" da cui dipende la costruzione melodica, armonica e contrappuntistica. 

Con l'avvento del nazismo (1933) HindemithSchönberg e Berg emigrarono negli Stati Uniti, e in Germania vi fu un tentativo di rinnovamento della musica nazionale secondo I'ideologia nazista.

La Rivoluzione d'Ottobre (1917) non aveva interrotto gli scambi musicali fra la Russia e l'Occidente. Nel clima culturale rivoluzionario, ricco di fermenti innovatori, si formarono Sergej Sergeevič Prokofiev (Soncovka, 23 aprile 1891 – Mosca, 5 marzo 1953) e Dmitrij Šostakovič (San Pietroburgo, 25 settembre 1906 – Mosca, 9 agosto 1975). 

Prokofiev compose opere teatrali, balletti, sinfonie e musiche per film.
Pur non essendo un innovatore, le sue composizioni si distinguono per l'originalità e la vitalità del linguaggio musicale, spesso estroso ed umoristico, la dinamicità ritmica e l'essenzialità dell'espressione.

Fra gli altri compositori europei ricordo l'ungherese Béla Viktor János Bartók (Nagyszentmiklós, 25 marzo 1881 – New York, 26 settembre 1945) che si dedicò allo studio del canto popolare ungherese e balcanico a cui si ispirò per le sue composizioni in cui fuse gli elementi del folclore con quelli dei principali movimenti musicali europei del Novecento; e l'inglese Edward Benjamin Britten (Lowestoft, 22 novembre 1913 – Aldeburgh, 4 dicembre 1976) che riportò la musica inglese a livelli europei.

Un capitolo a parte deve essere aperto per l'Italia, ove il rinnovamento musicale del novecento si realizzò con il distacco dalla tradizione melodrammatica e dal sinfonismo operato da un gruppo di musicisti: Franco Alfano (Napoli, 8 marzo 1876 – Sanremo, 26 ottobre 1954), Ottorino Respighi, Accademico d'Italia (Bologna, 9 luglio 1879 – Roma, 18 aprile 1936)Ildebrando Pizzetti (Parma, 20 settembre 1880 – Roma, 13 febbraio 1968), Gian Francesco Malipiero (Venezia, 18 marzo 1882 – Treviso, 1 agosto 1973)Alfredo Casella (Torino, 25 luglio 1883 – Roma, 5 marzo 1947)Giorgio Federico Ghedini (Cuneo, 11 luglio 1892 – Nervi, 25 marzo 1965), che all'influenza delle innovazioni musicali contemporanee unirono la lezione del canto gregoriano e della musica strumentale e polifonica. 
Nel periodo fra le due guerre mondiali spiccano le figure di Goffredo Petrassi (Zagarolo, 16 luglio 1904 – Roma, 3 marzo 2003) e Luigi Dallapiccola (Pisino, 3 febbraio 1904 – Firenze, 19 febbraio 1975) , che fu uno dei primi compositori italiani a servirsi della dodecafonia.

Nel secondo dopoguerra i musicisti seguirono con grande interesse la lezione di Webern. Centro della scuola post-weberniana fu Darmstadt dove operò Olivier Eugène Prosper Charles Messiaen (Avignone, 10 dicembre 1908 – Clichy, 27 aprile 1992) che applicò il principio seriale a tutti gli aspetti del linguaggio musicale.

Pierre Boulez (Montbrison, 26 marzo 1925), Karlheinz Stockhausen (Kerpen, 22 agosto 1928 – Kürten, 5 dicembre 2007)  e Luigi Nono (Venezia, 29 gennaio 1924 – Venezia, 8 maggio 1990) dopo una iniziale adesione al principio seriale, seguirono vie diverse.
All'inizio degli anni cinquanta, presso lo studio di Colonia, iniziarono le sperimentazioni sui suoni generati in laboratorio (suoni sintetici). 
Prima composizione elettronica importante fu il Cantico dei Fanciulli di Stockhausen (1956), a cui seguirono Notturno (1956) di Bruno Maderna (Chioggia, 21 aprile 1920 – Darmstadt, 13 novembre 1973), Perspectives (1957) e Thema: omaggio a Joyce di Luciano Berio (Imperia, 24 ottobre 1925 – Roma, 27 maggio 2003).



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