venerdì 20 giugno 2014

MORNING COMES - Acqua Fragile (Testo, traduzione e video)



MORNING COMES
Acqua Fragile

Morning comes...
all the dreams I had has sank into the night
and all the light
is passing through the window
blinking on my hair
killing all the shadows
that were my first love.

Down the street
numbers make the rules for all the men to play
they broke all mirrors
we never see our faces
our lives don't leave no traces.

Gotta find a reason to get out today,
before the trip is over I should be off the train.
I'll really be the master of my future time.

Morning comes, all the dreams I had has sank into the night.
All the light, is passing through the window, blinking on my hair.
Killing all, shadows that, were my love.

Morning comes, there's a thousand pins and needles in my bed.
All the light, slipping on the floor to lightening my shoes,
To tear off, all the seals, on my door.

Down the street
numbers make the rules for all the men to play
they broke all mirrors
we never see our faces
our lives don't leave no traces.

Morning comes many times.
Take it, don't let it go away.
Morning comes many times.
Take it, don't let it go away.
Morning comes many times.
Take it, don't let it go away.
Morning comes many times.
Take it, don't let it go... away.


ARRIVA IL MATTINO

Arriva il mattino ...
tutti i sogni che ho avuto è affondata nella notte
e tutta la luce
sta passando attraverso la finestra
lampeggiante sui miei capelli
uccidendo tutte le ombre
che sono stati il ​​mio primo amore.

In fondo alla strada
Numeri che fanno le regole per tutti gli uomini per giocare
hanno rotto tutti gli specchi
non vediamo mai i nostri volti
le nostre vite non lasciano alcuna traccia.

Devo trovare un motivo per uscire oggi,
prima che il viaggio è finito dovrei essere fuori dal treno.
Sarò davvero essere il padrone del mio tempo futuro.

Arriva il mattino, tutti i sogni che avevo è affondata nella notte.
Tutta la luce, passa attraverso la finestra, sbattendo sui miei capelli.
Uccidere tutti, ombre che, erano il mio amore.

Arriva il mattino, c'è un migliaio di formicolio nel mio letto.
Tutta la luce, scivolando sul pavimento per alleggerire le mie scarpe,
Per strappare, tutti i sigilli, alla mia porta.

In fondo alla strada
Numeri che fanno le regole per tutti gli uomini per giocare
hanno rotto tutti gli specchi
non vediamo mai i nostri volti
le nostre vite non lasciano alcuna traccia.

Mattina arriva molte volte.
Prendilo, non lasciarlo andare via.
Mattina arriva molte volte.
Prendilo, non lasciarlo andare via.
Mattina arriva molte volte.
Prendilo, non lasciarlo andare via.
Mattina arriva molte volte.

Prendilo, non lasciarlo andare ... di distanza.


ACQUA FRAGILE è un gruppo formatosi nel 1971. Al 1973 risale il primo album, Acqua Fragile, prodotto da Claudio Fabi e dalla PFM. Le sonorità dei gruppo sono molto vicine a quelle dei primi Genesis, dei Gentle Giant e agli impasti vocali tipici di artisti quali gli Yes e Crosby Stills Nash & Young. 
Spicca su tutti la voce di Bernardo Lanzetti. All'uscita del secondo album, Mass Media Stars, si fanno notare aprendo i concerti della PFM. 
Nel 1975, infine, il gruppo si scioglie e Lanzetti entra come cantante nella stessa PFM, dove rimarrà fino al 1980, per poi intraprendere la carriera solista, suonando però anche con Alberto Radius nella Cantautores Big Band.


COMPONENTI

Franz Dondi (basso)
Piero Canaveta (batteria),
Maurizio Mori (tastiere)
Bernardo Lanzetti (chitarra e voce)
Gino Campanini (chitarra).


ALBUM

Acqua Fragile (Numero Uno, 1973),

Mass Media Slars (Ricordi, 1974).


Acqua Fragile è il primo album dell'omonimo gruppo musicale italiano, pubblicato dall'etichetta discografica Numero Uno nel 1973.


Tracce

Morning Comes - 7:25
Comic Strips - 3:59
Science Fiction Suite - 5:57
Song From a Picture - 4:12
Education Story - 4:17
Going Out - 2:59
Three Hands Man - 8:06

PETRUSCHKA (Petruška, Pétrouchka) - Igor Stravinskij



    
Petruška, Pétrouchka o Petrushka, è il titolo di un balletto su musiche del compositore russo Igor Fëdorovič Stravinskij. Fu uno dei primi balletti fra quelli creati dal coreografo Michel Fokine.

PETRUSCHKA 
 Igor Stravinskij

L'opera è divisa in quattro parti con le seguenti scene:

Parte I
Festa popolare della settimana grassa

Introduzione

La bancarella del ciarlatano
Danza Russa

Parte II
La stanza di Petruška

Parte III
La stanza del Moro
La stanza del Moro
Danza della Ballerina
Valzer - La Ballerina e il Moro

Parte IV
Festa popolare della settimana grassa (sera)
Danza delle balie
Il contadino con l'orso
Il mercante gioviale con le due zingare
Danza dei carrettieri e degli stallieri
Le maschere
La lotta del Moro con Petruška
Morte di Petruška
Comparsa del fantasma di Petruška.




     
Petruschka il secondo grande balletto che Stravinskij scrisse per Diaghilev, debuttò a Parigi nel 1911, con il celebre ballerino Nijinsky nel ruolo del protagonista. Le musiche di questo balletto rappresentano una evoluzione rispetto a quelle de L'uccello di fuoco: la partitura è molto più originale e densa di citazioni tratte dalle danze e dai canti popolari russi. 
Questo nuovo realismo coinvolge anche il personaggio di Petruschka ('Pierino'), la marionetta tradizionale russa che prova sentimenti umani che non riesce ad esprimere: è una dimensione psicologica nuova nel mondo del balletto. 

L'opera si apre con La festa popolare della settimana gassa. Al ritmo del tamburo e del flauto, un ciarlatano invita la folla allo spettacolo nel quale tre marionette (Petruschka, la Ballerina e il Moro) si esibiscono in una vivace ed animata Danza russa
Lontano dalla folla, Nella stanza di Petruschka la povera marionetta si tormenta a causa del suo amore per la Ballerina, come sottolinea la musica sospesa tra pathos malinconico e rabbia impotente. 
Nel  Valzer il Moro danza goffamente con la Ballerina, quando ad un tratto irrompe Petruschka pazzo di gelosia.
Il Moro assale Petruschka a colpi di scimitarra, mentre il balletto si avivia alla conclusione con il fantasma di Petruschka che si prende gioco della folla.


giovedì 19 giugno 2014

L'UCCELLO DI FUOCO (The Firebird) - Igor Stravinskij


   
L'UCCELLO DI FUOCO 
(The Firebird) 
Igor Stravinskij

Svolgimento

Introduzione

Scena 1

Il giardino incantato di Kascej
Apparizione dell'Uccello di fuoco seguito dal principe Ivan
Danza dell'Uccello di fuoco
Cattura dell'Uccello di fuoco da parte del principe Ivan
Suppliche dell'Uccello di fuoco – apparizione delle tredici principesse prigioniere
Gioco delle principesse con il pomo d'oro
Brusca apparizione del principe Ivan
Khorovod (rondò) delle principesse
Alba – Il principe Ivan entra nel palazzo di Kascej
Carillon magico – apparizione dei mostri-guardiano di Kascej - cattura del principe Ivan – intercessione delle principesse
Danza della suite di Kascej incantato dall'Uccello di fuoco
Danza infernale di tutti i sudditi di Kascej
Berceuse (l'Uccello di fuoco) – risveglio di Kascej – morte di Kascej – Tenebre profonde

Scena 2

Sparizione del palazzo e dei sortilegi di Kascej – animazione dei cavalieri pietrificati – allegria generale





Diaghilev commissionò a Stravinskij questo balletto, che ottenne un grandissimo successo.

Questa prima opera importante di Stravinskij fu creata per la compagnia dei Balletti Russi di Diaghilev e rappresentata per la prima volta nel 1910 con il titolo L'Oiseau de feu
Il grande successo che ebbe fin dalla prima diede vita a un nuovo capitolo nella storia del balletto classico.


Una storia di magia e incantesimi

La trama de L'uccello di fuoco è tratta da una leggenda tradizionale russa. 
Lo zarevic Ivan cattura il leggendario uccello di fuoco che gli dona una delle sue magiche piume in cambio della libertà. Ivan si avvicina al vecchio castello del re stregone Kastchei, che tiene prigioniere alcune fanciulle, tra le quali la principessa da lui amata. 
Catturato dai demoni, Ivan viene portato al cospetto di Kastchei che vuole tramutarlo in pietra. Agitando però la penna d'oro, Ivan fa giungere in suo soccorso l'uccello di fuoco che, dopo averlo salvato, lo porta verso un uovo gigantesco che racchiude l'anima di Kastchei. 
Ivan rompe I'uovo e tutti tornano liberi; l'uccello di fuoco congiunge infine il principe e la principessa e vola via. 

La musica di questo balletto riprende il colorismo strumentale del maestro Rimsky-Korsakov e mostra l'autonomia ritmica e armonica di Stravinskij. 

NeIl'Introduzione le sonorità pacate degli archi, punteggiate dai cupi accordi dei legni e degli ottoni, creano un'aura di mistero e di attesa. Il suono etereo dei violini acuti prelude ad una struggente melodia, affidata ai flauto e all'oboe.

La Danza dell'uccello di fuoco ondeggia tremula come il piumaggio dell'uccello nei glissando dell'arpa e dei legni acuti. 

Nell'incontro de L'uccello di fuoco e lo zarevic Ivan sono posti in primo piano i legni, che Stravinskij utilizzava frequentemente come strumento orchestrale. 

Nella Danza delle Principesse e nel  Rondò le fanciulle prigioniere di Kastchei volteggiano tra le mele dorate del giardino; ma ecco l'orchestra irrompere possente per annunciare la Danza infernale del Re Kastchei. 
I ritmi sincopati, abbinati all'uso dello xilofono e di altre percussioni, e i glissando dei tromboni fanno di questo brano la parte più vivace dell'intera partitura. 

Annientato il potere di Kastchei, una Ninna nanna conduce al vivace Finale.

La musica aumenta d'intensità e di spessore orchestrale, in un crescendo entusiasmante di armonie e accordi brillanti e decisi, sottolineati dai timpani.


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PETRUSCHKA - Igor Stravinskij

SAGRA DELLA PRIMAVERA - Igor Stravinskij




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TRE PRELUDI PER PIANOFORTE (Three Preludes for Piano) - George Gershwin


Gershwin era un bravissimo improvvisatore al pianoforte. In questi tre preludi però volle dimostrare che era anche in grado di comporre per il suo strumento preferito. 
Scritti nel 1926, dovevano essere inseriti in un ambizioso progetto (mai ultimato) di 24 preludi, sull'esempio di Chopin. 
Questi tre preludi, che furono gli unici pubblicati, costituiscono da soli una piccola opera completa.

Il Preludio n. 1 introduce in chiave 'blues' il tema conduttore affidandolo ad una sola nota, per poi svilupparsi in un ritmo fortemente sincopato con un tocco latino-americano. 

Il Preludio n. 2  richiama una ninnananna, tratteggiata dall'onnipresente armonia'blues' che crea
un'affascinante ambivalenza tra le brillanti tonalità maggiori e le più cupe tonalità minori, concludendo con una sezione centrale più fantasiosa.

 Infine il Preludio n. 3 riprende gli impulsi ritmici e gli sfavillanti virtuosismi del primo preludio.


CUBAN OUVERTURE - George Gershwin



CUBAN OVERTURE

Agli inizi del 1932 Gershwin trascorse una vacanza sull'isola di Cuba, immergendosi nel sole e nella musica locale, entrambi rappresentati in questa vivace Cuban Ouverture (originariamente intitolata Rumba).

L'Ouverture debuttò nello stesso anno sotto la conduzione del direttore d'orchestra Albert Coates, al Lewisohn Stadium di New York, nell'ambito della prima di una serie di concerti interamente dedicati al compositore. 

Questo pezzo è un gustoso mix di melodie e di ritmi latino-americani (vicini al jazz), in cui il suono delle percussioni è affidato prevalentemente ai bongos cubani, alle maracas e alle claves (coppia di bastoncini di legno cavi).

Anche qui il musicista inserisce una sezione centrale più languida, splendidamente orchestrata per smorzare i toni eccessivamente ottimistici.
L'accelerazione del tempo nelle battute finali prelude alla conclusione in uno spirito carnevalesco.


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L'ouverture è orchestrata per tre flauti (ottavino raddoppio terza), due oboi, corno inglese, due clarinetti in Si bemolle, clarinetto basso, due fagotti, controfagotto, quattro corni francesi, tre trombe in Sib, tre tromboni, tuba, timpani, percussioni e archi.
Una nota del compositore nella partitura indica lo specifico posizionamento delle percussioni latino-americane tra cui bongo, claves, guiro, maracas "proprio di fronte alla posizione del direttore d'orchestra", con le immagini. Il manoscritto originale include un pianoforte, e include alcune misure sentito diverse volte durante il ponte.


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mercoledì 18 giugno 2014

BOB DYLAN E JOAN BAEZ - Il Re e la Regina (The king and queen)



Re e regina li chiamava il pubblico degli appassionati dei primi '60: giovani, famosi, forti di un ascendente che andava oltre il fatto musicale in senso stretto, Bob Dylan e Joan Baez erano la coppia più famosa della musica giovane americana. Stavano insieme non solo sulle copertine dei giornali; pur facendo base l'uno a New York e I'altra in California, coltivavano una singolare vicenda sentimentale e di quando in quando spartivano la scena.
Si erano conosciuti al Gerde's Folk City di New York, presentati da amici comuni; Joanie (così Dylan I'avrebbe sempre chiamata) era già una star della nuova musica tradizionale mentre lui, Bobby, era un giovane folksinger non più che "promettente", irrequieto e mitomane, simpatico e aggressivo. 
Non si piacquero subito, anzi: la Baez confessa che le ci volle un po' di tempo per apprezzare la singolare "via al folk" di quel giovinotto nordamericano e Dylan stesso, in una celebre "dichiarazione poetica" posta a nota dell'album Joan Baez In Concert, ebbe a spiegare, se pure in "codice", le diffidenze, le ritrosie, le incomprensioni iniziali fra sé e la giovane artista. 
Rotto il ghiaccio; però, iniziò una fruttuosa collaborazione a livello musicale e una travagliata storia sentimentale, anche, nel periodo che corre fra la celebre "cotta giovanile" di Dylan (Suze
Rotolo, la ragazza della copertina di Freewheelin') e il grande amore con Sara Lowndes.
A Monterey, nel corso di un Festival folk durante il 1963, i due cominciarono a farsi vedere insieme; seguì una vacanza in coppia a Carmel, a casa della Baez. 
A luglio, all'annuale Festival di Newport, Bobby e Joanie sancirono la loro storia insieme con un bel duetto in With God On Our Side. Tenne dietro poi una piccola tournée, culminata con un celebre concerto a Forest Hills, 17 agosto di quello stesso anno: il programma prevedeva una prima parte con la Baez sola alla ribalta e, dopo l'intervallo, la chiamata in scena di Dylan, tre o quattro brani insieme e infine un piccolo spazio solistico per il giovane Bobby.
Dopo il grande concerto di chiusura della Marcia per la Pace a Washington, 28 agosto 1963, le carriere dei due tornarono a dividersi per un po', fermo restando il legame affettivo che li univa. 
Il 1964, comunque, vide ancora una serie di apparizioni in comune, tanto che Joanie e Bob meditarono a un certo punto di approntare una tournée ufficiale in coppia; il progetto naufragò non appena si passò dalle parole ai fatti, per la resistenza dei rispettivi managers, ognuno geloso delle ambizioni e delle pretese dell'altro. 
Alla fine dell'anno, Dylan concordò con la Columbia un doppio album dal vivo e per l'occasione (un concerto alla Carnegie Hall, 31 ottobre) invitò la Baez come "ospite d'onore". Del riuscito concerto ci restano i nastri; Bobby verso la fine chiama Joanie e insieme attaccano Mama (Daddy) You Been On My Mind, con qualche problema di affiatamento, passando poi alle note di With God On Our Side e di lt Ain't Me Babe.

Il 1965 segnò la fine del legame e della collaborazione fra i due. Dylan si era "emancipato" e, oltre a superare in popolarità la Baez, aveva mutato il registro della propria musica, passando dal folk acustico al rockblues elettrico; il vecchio mondo della musica popolare non lo interessava più, così come aveva deposto i miti della canzone di protesta e dell'impegno politico, mentre la Baez, con il suo lavoro a fianco dei comitati pacifisti e la fondazione dell'lstituto per la Non Violenza, a Carmel,aveva accentuato più ancora il carattere "sociale" della propria arte. 
La tournée dylaniana in Europa della primavera 1965 mise il sigillo a quella storia; il raro film che Dan Pennebaker girò in quella occasione testimonia in alcune sequenze da cinéma vérité i dissidi e il distacco tra i due.

Non più "re e regina", non più "amanti ideali" del nuovo mondo musicale, Dylan e la Baez hanno continuato col tempo a tenersi in contatto e a mandarsi maliziosi messaggi, espliciti o più facilmente "in codice". Cominciò Dylan, all'indomani dell'abbandono, con la famosa Visions Of Johanna, pubblicata sull'album di Blonde On Blonde, ricca di simboli e di enigmi, alla maniera di certa "poesia visionaria" tanto cara all'artista; replicò la Baez con la sua autobiografia, "Daybreak", 1969, dove il nome di Dylan non è mai riportato ma c'è un malizioso capitoletto dedicato al "re dada", e un'appassionata dichiarazione di affetto: "lo brucio per il re dada... Ascoltami, Dio, veglia su di lui da molto vicino. E molto più fragile di tutti gli altri e, inoltre, lo amo". 
Anni più tardi, tra le righe di Come From The Shadows, la Baez sarebbe stata ben più esplicita: To Bobby è una ballata che rimpiange il "tradimento" di chi "ci ha lasciato soli a marciare ...".
Quando Dylan, alla fine del 1975, decide di allestire il teatrino della Rolling Thunder Revue, la carovana itinerante delle sue nostalgie, il pensiero naturalmente corre anche a Joanie, da anni lontana e non più tanto popolare. I due si rivedono e, per quelle specialissime occasioni, tornano a far coppia insieme alla ribalta: cantano I Shall Be Beleased..., Mama, You Been On My Mind..., I Pity The Poor lmmigrant
Non c'è più amore e forse nemmeno sintonia sulle cose della musica; ma un tenace legame continua a esistere fra i due, se è vero che per il suo film "Renaldo & Clara", 1978, Dylan vuole Joan ancora con sé a impersonare con Sara Lowndes e Ronee Blakley uno strano intreccio amoroso dove nessuno ha più la propria identità, la propria fisionomia, il vero nome e tutto assume la forma di un vago sogno stravagante.








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TANTO PE' CANTA' - Alvaro Amici (Testo e video)



Alvaro Amici (Roma, 21 febbraio 1936 – Roma, 25 febbraio 2003) è stato un cantante italiano esponente della tradizione canora romana di stornelli
Ha cominciato la carriera come posteggiatore nei ristoranti caratteristici di Trastevere. Stornellatore a voce piena, dai toni meno nobili di Claudio Villa, negli anni Sessanta ha conosciuto vastissima popolarità con una serie di album di canzoni a doppio senso, della migliore tradizione popolare romana, incisi per la Vis Radio. 


TANTO PE' CANTA'

È 'na canzone senza titolo,
tanto pe' cantà,
pe' fà quarche cosa...
nun è gnente de straordinario
è robba der paese nostro,
che se pò cantà puro senza voce...
basta 'a salute...
quanno c'è 'a salute c'è tutto...
basta 'a salute e 'n par de scarpe nove
pòi girà tutt'er monno...
e m'accompagno da me...

Pe' fa la vita meno amara
me so comprato 'sta chitara,
e quann'er sole scende e more
me sento 'n còre cantatore.
La voce è poca ma 'ntonata,
nun serve a fà la serenata,
ma solamente a fà in magnera
de famme un sogno a prima sera.

Tanto pe' cantà,
perché me sento 'n friccico ner còre,
tanto pe' sognà,
perché ner petto me ce naschi 'n fiore.
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore,
che sospirava le canzone mie,
e m'arintontoniva de bugìe.

Canzoni belle e appassionate
che Roma mia m'ha ricordate,
cantate solo pe' dispetto,
ma co 'na smania drent'ar petto;
io nun ve canto a voce piena,
ma tutta l'anima è serena;
e quanno er cèlo se scolora
de me nessuna se 'nnamora.

Tanto pe' cantà,
perché me sento 'n friccico ner còre,
tanto pe' sognà,
perché ner petto me ce naschi 'n fiore.
fiore de lillà
che m'ariporti verso er primo amore,
che sospirava le canzone mie,
e m'arintontoniva de bugìe.


O Roma de mi madre (FonitCetra)
Tanto pe' cantà (Up)
Vecchia Roma (Soar, 1968)
Una gita a li Castelli (Joker, 1972)
Roma canta (Fonit Cetra)
Er core de Roma (Joker, 1972)
Carrozzella romana (Joker, 1972).