venerdì 30 maggio 2014

POEMA SINFONICO - I PRELUDI (SYMPHONIC POEM - The preludes) - Franz Liszt

LA TEMPESTA - Giorgione (Vedi scheda)

Poema sinfonico 
I preludi

Liszt fu I'inventore del poema sinfonico, un'opera orchestrale in un solo movimento che segue un programma, letterario o d'occasione. I preludi è il poema sinfonico più noto di Liszt: un'intensa sinfonia in miniatura.

Nel 1848 Liszt concepì I preludi come introduzione ad una cantata da lui scritta quattro anni prima. Tuttavia, l'opera non fu mai pubblicata o eseguita in pubblico e così il musicista decise di pubblicarne il preludio indipendentemente dalla cantata da cui traeva origine. 
Il titolo si riferisce al poema 'Les préludes', dalla raccolta Méditations poétiques del poeta romantico Alphonse de Lamartine, in cui la vita viene concepita e rappresentata come un preludio all'aldilà.



Le tempeste della vita

Nella sua prefazione alla partitura, Liszt annotò sue osservazioni sulla natura tempestosa della vita e dell'amore, ma nessuna di esse si ricollega in particolar modo al poema del francese Lamartine. 

È piuttosto la natura appassionata dello stesso Liszt che viene qui esplorata in musica.
I preludi inizia con una solenne presentazione dell'ardente tema eroico, in forte contrasto con il dolce tema amoroso che segue.
Giungono poi le violente tempeste della vita, che sfumano infine in una calma bucolica; ma la lotta non è finita: una musica marziale preannuncia una fiera battaglia, che si conclude trionfalmente con il ritorno del tema eroico.


VEDI ANCHE . . .

MUSICA ROMANTICA - Il concerto e la musica per pianoforte

NOTTURNO N° 3- Sogno d'amore - Franz Liszt

LA CAMPANELLA - Studi da Paganini - Franz Liszt

POEMA SINFONICO - I PRELUDI - Franz Liszt

RAPSODIA UNGHERESE N° 2 - Franz Liszt

LIEBESTRAÜM N° 3 (Sogni d'amore) Franz Liszt

MEPHISTO VALZER N° 1 - Franz Liszt





Sta...............

mercoledì 28 maggio 2014

DIDA - Joan Baez



Joan Baez, all'anagrafe Joan Chandos Báez (New York, 9 gennaio 1941), è una cantautrice e attivista statunitense, nota per il suo stile vocale, così come per il suo impegno nei diritti civili e nel pacifismo e per l'unione artistica e sentimentale con Bob Dylan.

Dida è un brano che illumina un lato particolare della personalità di Joan Baez: quello del gioco, del divertimento in musica. 
Su una semplice base musicale, senza un testo prestabilito e mettendo insieme fonemi senza senso, Joan dà una brillante esibizione di "vocalità". Le dà una mano Joni Mitchell, esperta in certo genere di esercizi con la voce.


LUCIO BATTISTI - Vita e musica (Life and Music)



Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998) è stato un cantautore, polistrumentista, produttore discografico e compositore italiano.

Lucio Battisti è uno dei cantautori più originali del panorama musicale italiano. 
Le sue canzoni sono state una presenza costante per molte generazioni e, ancora oggi, sono ascoltate e amate dai giovani.
Esse rappresentano una svolta importante nella musica pop italiana perché, oltre ad adottare aspetti derivati dalla musica anglosassone, hanno rilanciato le tematiche sentimentali che all'epoca (anni Settanta), sembravano sorpassate.
Il modo di cantare i sentimenti di Battisti è rivoluzionario rispetto a quello della tradizione italiana: le gioie e i dolori della vita di coppia, le emozioni degli innamorati, le fragilità maschili e femminili vengono descritte in ogni loro sfaccettatura, in una semplice ma attenta analisi.
Anche il modo di cantare di Lucio Battisti è del tutto particolare: non dotato di grandi doti canore, egli interpreta le sue canzoni con uno stile personale, lontanissimo dal "bel canto" italiano. La sua voce un po' rauca, gli acuti improvvisi in falsetto, le parti di testo quasi declamate creano una forte intensità emotiva, che ben si presta a rappresentare l'alternarsi delle gioie e dei dolori della vita amorosa.


La collaborazione con Mogol

Nato a Poggio Bustone in provincia di Rieti il 5 marzo 1943, Lucio Battisti è un ragazzo di provincia che, carico di sogni e di speranze, cerca di imporsi come autore di canzoni.
Nel 1965 viene notato da un discografico che lo mette in contatto con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol
Inizia così tra i due artisti un'intensa collaborazione che, in poco tempo, darà risultati inaspettati. Siamo in piena era beat e Battisti preferisce affidare le sue canzoni a gruppi affermati: nel 1966 dalla celebre trasmissione radiofonica Bandiera Gialla viene lanciata 29 settembre interpretata dall'Equipe 84
E' il suo primo grande successo.

L'anno successivo Battisti, su consiglio di Mogol, diventa interprete delle sue canzoni, accompagnandosi con la chitarra, che ha imparato a suonare da autodidatta. E' la scelta vincente che pone le basi al successo illimitato degli anni successivi. 
Il suo modo di cantare diventa una caratteristica musicale delle sue canzoni. 
La sua voce s'identifica sempre più con la sua musica. 


Piccoli grandi capolavori

A partire dal 1969 compone le sue canzoni più famose come Acqua azzurra, acqua chiara e Mi ritorni in mente, intramontabili e irripetibili successi di critica e pubblico.
Inizia l'epopea di Mogol-Battisti, che condizionerà il percorso della canzone italiana negli anni successivi.
Il fenomeno è anche sociale: siamo a ridosso della contestazione giovanile del Sessantotto e la canzone italiana risente di quel clima di rinnovamento, di speranza, di rabbia. Le canzoni di Battisti sono in controtendenza, perché sfuggono a questa tipologia: sono l'opposto della classica canzone di protesta, e per questo spesso sono additate come superficiali e non rispondenti alla sensibilità del loro tempo. 
Eppure, il fatto che siano tuttora molto amate, le ha consacrate come intramontabili espressioni dei sentimenti giovanili di tutti i tempi.
Nei primi anni Settanta nascono piccoli grandi capolavori: Emozioni...., Fiori rosa, fiori di pesco...., Pensieri e parole...., La canzone del sole (insuperato inno giovanile)...., Anche per te...., I giardini di marzo...., La luce dell'est....., Il mio canto libero..., Il nostro caro angelo...., e ancora tante altre.
È questo un periodo magico per Battisti, che inizia anche un'intensa attività artistica: collabora con Mina che, con le sue mirabili interpretazioni, darà ulteriore fama alle sue creazioni musicali, lancia il gruppo dei Formula 3con il quale farà anche una lunga tournée e abbandona la Ricordi per fondare una nuova casa discografica, la Numero uno.

Verso la fine degli anni Settanta termina la collaborazione artistica con Mogol. Questa rottura porta l'artista a un significativo cambiamento di stile. Nel 1982 il cantautore pone le basi per un nuovo progetto artistico: una musica più sperimentale, con un grande uso di sintetizzatori e batterie elettroniche. I testi sono della moglie Grazia Letizia Veronese (in arte, Velezia).
Nel 1986 inaugura con l'album Don Giovanni ma nuova collaborazione con il poeta Pasquale Panella che, anche se darà buoni risultati, non raggiungerà più i livelli artistici del passato.
Le recensioni negative ricevute da almeno una parte della critica e dal pubblico, associate a un carattere introverso e riservato, lo porteranno progressivamente ad allontanarsi dal mondo dello spettacolo fino alla decisione finale di non apparire più in pubblico, così come già aveva scelto di fare prima di lui Mina
Improvvisamente, nell'agosto del 1998, Lucio Battisti viene ricoverato all'Ospedale San Paolo di Milano per una grave malattia. 
Si spegne dopo poco, il 9 settembre dello stesso anno, a soli 55 anni.



VEDI ANCHE . . .


ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA - Lucio Battisti (1969)

DIECI RAGAZZE - Lucio Battisti (1969)

MI RITORNI IN MENTE - Lucio Battisti (1969)

7 e 40 - Lucio Battisti (1969)

NEL SOLE, NEL VENTO, NEL SORRISO, NEL PIANTO - Lucio Battisti (1969)

E PENSO A TE - Lucio Battisti (1970)

FIORI ROSA FIORI DI PESCO - Lucio Battisti (1970)

IL TEMPO DI MORIRE - Lucio Battisti (1970)

EMOZIONI - Lucio Battisti (1970)

ANNA - Lucio Battisti (1970)

PENSIERI E PAROLE - Lucio Battisti (1971)

INSIEME A TE STO BENE - Lucio Battisti (1971)

DIO MIO NO - Lucio Battisti (1971)

LA CANZONE DEL SOLE - Lucio Battisti (1971)

ANCHE PER TE - Lucio Battisti (1971)

I GIARDINI DI MARZO - Lucio Battisti (1972)

COMUNQUE BELLA - Lucio Battisti (1972)

IL MIO CANTO LIBERO - Lucio Battisti (1972)

CONFUSIONE - Lucio Battisti (1972)

IO VORREI, NON VORREI, MA SE VUOI - Lucio Battisti (1972)

LA LUCE DELL'EST - Lucio Battisti (1972)

LA COLLINA DEI CILIEGI - Lucio Battisti (1973)

QUESTO INFERNO ROSA - Lucio Battisti (1973)

ANCORA TU - Lucio Battisti (1976)

DOVE ARRIVA QUEL CESPUGLIO - Lucio Battisti (1976)

AMARSI UN PO' (To feel in love) - Lucio Battisti (1977)

SÌ VIAGGIARE - Lucio Battisti (1977)

UNA DONNA PER AMICO - Lucio Battisti (1978)

PRENDILA COSÌ - Lucio Battisti (1978)

NESSUN DOLORE - Lucio Battisti (1978)


CON IL NASTRO ROSA - Lucio Battisti (1980)








Sta...................


LETTERA IN TERZINA AL FRATELLO DALLA LOMBARDIA - Canzone sarda




LETTERA IN TERZINA AL FRATELLO DALLA LOMBARDIA

Testo di Peppino Marotto, su modulo tradizionale barbaricino. 
Incisa dall'autore (accompagnato da un coro composto da Umberto Goddi, Sebastiano Piras e Pasquale Marotto)


Caru vrade, decisu a di mandare
custu iscrittu mi so', in sarda rima,
ca mi piaghe goi a cunversare;

cunfirmende s'affettu cun s'istima,
chi pro te restan vìvasa e gelòsasa
in coro meu comente a prima;

ti naro puru sas àteras còsasa
comente si presèntana pro mie
in custas terràs fèrtiles famòsasa;

sa neuledda, s'àstrau e sa nie
paren naschìdas in sa val padana
e bi dimoran su notte e su die;

su restu puru est pius tramuntana
chi non tempus amenu de beranu;
tribagliu meda ma paga mezzana,

ma non m'ispanta, pro cantu so sanu.
su tribagliu, su vrittu e carestia,
cantu m'ispanta su viver lontanu

dae sa tanta caa hidda mia,
ca I'isco turmentada e bisonzosa
de progressu, de paghe e d'armonia:

podiad abundare de ogni cosa
s'esséra piur bene coltivada,
ca er fiera, vorte e generosà;

però er de continu rastrellada
de sa gendarmeria cun fusìlese,
che selva dae belvas infestada;

e I'accumpanzan sos canes runzìlese,
zegor da su viagu de sa taglia,
chi turméntana domos e cuìlese;

si nun si pone frenu a sa canaglia,
istabilinde un ordine severu,
nos hada a divorare s'isbirraglia;

ma pro cantu b'est custu ministeru
disordinadu, ipocrita e ingiustu,
hamus a biver in su disisperu;

mamas terrorizadas de s'assustu,
cando hìdene vinas su zilleri
sae su mitra de sàmbene infustu,

e i so vizu mortu o presoneri,
disoccupadu, emigradu o bandidu,
uspione, ladrone o banduleri,

hàndana a missa cun coru affligìdu
e invece de protesrare prègana
a sos ch'han d'ogni male isrituidu;

sas preghieras cadéna non ségana,
sos prides in su dolu vaghen festa,
ca sos mòrtoso ispùlpana e inzégana;

dilaga sa perfidia vunesta
e sos corbos de s'altare cròana
a su riparu dae sa tempesta:

lassan sas iras chi sàmbene pròana
de sos disisperados in turmentu,
hastes ch'ùndasa c'le populu non mòana

pro che tazzare dae vundamentu
s'oscurantismu de sa religione
e su sistema de s'isfruttamentu.

Su guvernu centrale e sa regione
nos han custrintu che fizos bastàrdoso
a emigrare in d'ogni nazione.

Sune emigrende sos poveros sàrdoso
pro su bisonzu, e sos continentàlese,
e sos riccos emìgrana miliàrdoso.

lsciòperan privàdoso, istatàlese,
fabbricas, ferrovias, minièrasa,
offcìnasa, iscòlasa, ospidàlese;

e non servin sos modos e manèrasa
chi sune usende cun sos nenniànoso
pro virmare sas ùndasa e bufèrasa.

Vinas sos ischiàvoso africànoso
mustran sas dentes cun sa vronte buja
a sos inglesos e americànoso;

innalzende sa bandiera ruja,
ismentighende su credo de Allah,
pro su marxismu cantano s'alleluia

e su Te Deum a s'imperu 'e su "scià";
ca pro si liberare e si redìmere
invòcana a Nasser e Ben Bellà.

E sos yankees comìnzana a tìmmere
su motu de s'America Latina
chi Fidel Castro bene ischidi esprimere:

in Messico, in Brasile, in Argentina,
Venezuela, Panama e Honduras
gridan: Viva sa Russia e sa Cina!

E non si salvan prus sas dittatùrasa
de Portogallo, Grecia e d'I'spagna,
mancari chi lis féttana puntùrasa;

de liberazione sa campagna
suni vattende Glezos e Galvao,
cun Ibarruri sa prode cumpagna.

In Asia sas massimas de Mau,
cun massimo rigore leninista
adòttana Ho-ci-min e Pathet-Lau.

Su clericale e su capitalista
hana vattu de su nostru guvernu
de canes e de còrboso una Pista;

e cando prégana a su babbu eternu
no invòcana pane a sos famìdoso
ma vorza a su ministru de s'internu,

Nois sighìmusa a marciare unìdoso,
de Carlo Marx in su giustu camminu,
vinas chi sos iscoglios sun finìdoso;
semper fidele ti resta Peppinu.

Traduzione

Caro fratello, mi sono deciso a mandarti questo scritto in sarda rima perché così mi piace di parlarti, confermando I'affetto e la stima che per te restano vive e gelose nel mio cuore, come erano prima. 
Ti parlo pure delle altre cose, così come esse mi si presentano, in queste terre fertili famose: la nebbia, il gelo e la neve sembrano nati nella val padana e vi dimorano notte e giorno; e anche il resto è più tramontana che tempo ameno di primavera. 
C'è molto lavoro ma la paga è scarsa; pure, non mi spaventa - finché sto sano - il lavoro, né il freddo e la carestia, quanto mi spaventa il vivere lontano dalla tanto cara terra mia, perché la so tormentata e bisognosa di progresso, di pace e d'armonia. 
Potrebbe abbondare d'ogni cosa se fosse meglio coltivata, perché è fiera, forte e generosa; però è di frequente rastrellata dai gendarmi con i fucili, come selva di belve infestata; li accompagnano i cani rognosi, accecati dall'odore della taglia, che tormentano case e ovili. 
Se non si mette freno alla canaglia stabilendo un ordine severo, ci divorerà tutti la sbirraglia; ma fin quando c'è questo mistero disordinato, ipocrita ed ingiusto, vivremo sempre nella disperazione: madri terrorizzate dallo spavento, quando vedono persino I'osteria dal mitra di sangue bagnata; e il figlio morto o prigioniero, disoccupato, emigrato o bandito, spione, ladro o vagabondo; vanno in chiesa col cuore affranto e, invece di protestate, pregano quelli che hanno ogni male istituito. 
Le preghiere catene non spezzano: i preti nel dolore fanno festa perché i motti spolpano e accecano; dilaga la perfidia funesta e i corvi dall'altare gracchiano al riparo da ogni tempesta; ignorano le ire che sangue grondano dei disperati in tormento, purché ondate di popolo non muovano a trascinare dalle fondamenta I'oscurantismo della religione e il sistema di sfruttamento. 
Il governo centrale e la regione ci han costretti come figli bastardi a emigrare in ogni nazione.
Stanno andando all'estero i poveri sardi, per il bisogno, e pure i continentali, mentre i ricchi all'estero mandano miliardi. 
Scioperano privati e statali, fabbriche, ferrovie e miniere, officine, scuole e ospedali; e non servono i modi e le maniere che stanno usando con i nenniani per fermare le ondate e le bufere. 
Persino gli schiavi africani mostrano i denti e la fronte scura agli inglesi e agli americani; innalzando la bandiera rossa, dimenticando il credo di Allah, per il marxismo cantano I'alleluia e il Te Deum contro l'impero dello "scià", perché per liberarsi
e redimersi invocano Nasser e Ben Bellà. 
Pure gli yankee cominciano a temere il movimento dell'America Latina, che Fidel Castro bene sa esprimere; in Messico, in Brasile, in Argentina, Venezuela, Panama ed  Honduras gridano: Viva la Russia e viva la Cina! 
E non si salvano più le dittature di Portogallo, Grecia e Spagna, anche se le sostengono a punture; di liberazione la campagna stanno facendo Glezos e Galvao con Ibarruri, la prode compagna. 
In Asia le massime di Mao, con massimo rigore leninista, adottano Ho-ci-min e il Pathet Lao. 
Il clericale ed il capitalista hanno fatto del nostro governo di cani e di corvi una pista; e quando pregano il padreterno non invocano pane per gli affamati, ma forza per il ministero dell'interno. 
Noi continuiamo a marciare uniti, di Carlo Marx nel giusto cammino, fino a quando gli scogli saranno finiti. 
Sempre fedele ti resta Peppino.








GUANTANAMERA - Joan Baez (Testo , traduzione e video)



Guantanamera è la celeberrima ballata popolare contro una base americana a Cuba, portata al successo al principio degli anni '60 da Pete Seeger. 
Delle innumerevoli versioni del pezzo (alcune singolari e audaci, come quella recente di Robert Wyatt), questa può dirsi "tipica": Joan canta con forza e determinazione, senza colori di troppo, mettendo in conto che la melodia è ormai assurta al rango di un inno folk da tutti conosciuto.



GUANTANAMERA
Dai versi di José Martí [1890]
Collage di versi definitivo di Julián Orbón
Probabile stesura musicale definitiva di Héctor Ángulo [1950]
Interpretata per prima da Joseíto Fernández [1932]

Yo soy un hombre sincero 
de donde crescen las palmas,

Yo soy un hombre sincero 
de donde crescen las palmas,
y antes de morir me quiero
echar my versos de l'alma. 

Guantanamera, guajira, Guantanamera...
Guantanamera guajira, Guantanamera, 

My verso es de un verde claro 
y de un carmin encendido,
my verso es un ciervo herido 
que busqua en el monte amparo. 

Guantanamera, guajira, Guantanamera...
Guantanamera guajira, Guantanamera.

Cultivo una rosa blanca
en Julio como en Enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo
cardo ni urtiga cultivo
cultivo la rosa blanca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Yo sé de un pesar profundo
entre las penas sin nombres
la esclavidad de los hombres
es la gran pena del mundo!

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar
con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar
el arroyo de la sierra
me complace más que el mar.

Guantanamera, guajira Guantanamera

Guantanamera, guajira Guantanamera




GUANTANAMERA 
(traduzione)

Io sono un uomo sincero
di dove cresce la palma

Io sono un uomo sincero
di dove cresce la palma,
e voglio, prima di morire
dall’anima far uscire i miei versi.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Il mio verso è di un verde chiaro
ed è di un carminio acceso
il mio verso è un cervo ferito
che nel bosco cerca riparo.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Coltivo una rosa bianca
a luglio come a gennaio
per l’amico sincero
che mi dà la sua mano franca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

E per il crudele che mi strappa
il cuore con cui vivo
né cardo né ortica coltivo
coltivo la rosa bianca.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Io so di un dolore profondo
fra le pene senza nome
la schiavitù degli uomini
è la gran pena del mondo.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.

Ai poveri della terra
voglio unire il mio destino
il ruscello del monte
mi piace più del mare
il ruscello del monte
mi piace più del mare.

Guantanamera, guajira Guantanamera
Guantanamera, guajira Guantanamera.