mercoledì 30 aprile 2014

HASTA SIEMPRE, COMANDANTE! - Nomadi (Testo, video e commento su CHE GUEVARA)


     
Hasta siempre (conosciuta anche come Hasta siempre, Comandante) è il titolo di una canzone composta e cantata dal cubano Carlos Puebla nel 1965.
La canzone nacque come una risposta alla lettera di addio a Cuba scritta da Che Guevara nel 1965. Il 3 ottobre di quello stesso anno, Fidel Castro rese pubblica una lettera priva di data scrittagli da Guevara diversi mesi prima, in cui questi riaffermava la sua solidarietà con Cuba, ma dichiarava anche la sua intenzione di abbandonare l'isola e di andare a combattere altrove per la Rivoluzione.
Carlos Puebla ha composto il testo della canzone come una risposta alla lettera (la quale è conosciuta come la Carta de despedida del Che). Quasi come un menestrello, Puebla ha citato nel testo tutti i momenti fondamentali della vita del Che: l'invasione della Sierra Maestra, la Battaglia di Santa Clara, e poi ancora l'amore del Che per la Rivoluzione e il sentimento di dispiacere dei cubani per la sua partenza.

La struggente musica si basa sulle note del tradizionale son cubano ed è composta da una serie di redondilla, strofe di quattro versi ottonari, di cui alcune con rima assonante e la maggior parte con rima consonante.


HASTA SIEMPRE, COMANDANTE! 

Aprendimos a quererte
Desde la històrica
Donde el sol de tu bravura
Le puso cerco a la muerte.

Aquì se queda la clara
La entrañable transparencia
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
Sobre la historia dispara
Cuando todo Santa Clara
Se despierta para verte.

Aquì se queda la clara
La entrañable transparencia 
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
Con soles de primavera
Para plantar la bandera
Con la luz de tu sonrisa.

Aquì se queda la clara
La entrañable transparencia
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
Te conduce a nueva empresa
Donde esperan la firmeza
De tu brazo libertario.

Aquì se queda la clara
La entrañable transparencia
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
Como junto a ti seguimos
Y con Fidel te decimos
Hasta siempre, Comandante!

Aquì se queda la clara
La entrañable transparencia
De tu querida presencia
Comandante Che Guevara.



    
HASTA SIEMPRE, COMANDANTE! 

Abbiamo imparato ad amarti
Dalla storia
Dove il sole del tuo coraggio
Pose l'assedio alla morte.

Qui rimanga la chiara
La trasparenza cara
Della tua presenza
Comandante Che Guevara.

La tua mano gloriosa e forte
Sulla storia innesca
Quando tutti a Santa Clara
Si svegliano per vederti.

Qui rimanga la chiara
La trasparenza cara
Della tua presenza
Comandante Che Guevara.

Vieni bruciando la brezza
Con il sole di primavera
Per piantare la bandiera
Con la luce del tuo sorriso.

Qui rimanga la chiara
La trasparenza cara
Della tua presenza 
Comandante Che Guevara.

Il tuo amore rivoluzionario
Conduce alla nuova impresa
Dove la speranza fermezza
Dal tuo braccio liberatore.

Qui rimanga la chiara
La trasparenza cara
Della tua presenza
Comandante Che Guevara.

continueremo
Proseguendo
E con Fidel diciamo
Addio, Comandante!

Qui rimanga la chiara
La trasparenza cara
Della tua presenza
Comandante Che Guevara.





Un volto diverso

Perché la figura del Che ebbe quel fascino speciale!
Il poster che tutti ricordiamo e tutti, moderati compresi, ebbero nello studio, non si spiega soltanto con quel volto assai bello, sognanti occhi, d'un rivoluzionario. Era un volto "diverso" dallo ieratismo di Ho Chi Minh o di Mao: Ernesto Guevara de la Serna era un uomo come quelli che si potevano incontrare nelle vie di Roma negli anni ruggenti della sinistra. 
Un intellettuale, un medico col mal di rivoluzione.
É quel suo comunismo senza partito, quella sua soggettività marcata - solitudine, libertà dal nazionalismo, combattente per la "sua" bandiera - affascinava come qualcosa di più vicino a un movimento che in Europa e negli States si presentava già come insofferente di partiti, discipline, teorie troppo secche, e invece gene€roso, gestuale, per il "tutto e subito". 
Furono guevariani in Italia tutti e nessuno: ricordo un'assemblea dove venivo bombardato all'ammonimento di Guevara (uno dei più bizzarri, insostenibile se non nel contesto e nell'ironia dell'uomo): Accion antes, consiencia despuès
Il  soggettivismo parlava al soggettivismo, toccando un punto reale, nuovo, della formazione politica.

Ma questo soggettivismo era anche quello del "terzo polo", la vittoria del Vietnam, Davide contro il Golia Usa, e il fascino della teoria del foco.
Che era teoria politica assai più che militare: impiantare in un paese di alta disuguaglianza sociale e di forte spirito di opposizione, ma senza mezzi, data la natura ormai intercontinentale assunta dagli eserciti, una zona dalla quale  "infettare" il popolo, una macchia crescente di libertà in armi, capace di far perdere tempo, uomini e senno agli eserciti, imprendibile com'era stato Castro nella Sierra, riferimento, speranza, poi luogo di aggregazione del popolo e di conseguenza dissidio e disgregazione nella classe dirigente.
E a questo punto l'assalto e la vittoria. 
Era uno schema diverso dalla presa del palazzo d'inverno, un processo armato ma non giacobino di formazione allargata, un'affermazione del primato della soggettività rivoluzionaria come innesco di processi sociali decisivi.
E chi non riconosce in questo un tessuto di idee che furono del'68 e degli anni successivi, un emergere di protagonismi meno in quadrati, più moderni?

Tanto che, quando il Che cadde, il '68 iniziava. Se qualche mano raccolse la sua bandiera, fu quella degli studenti italiani e parigini e poi degli altri paesi che forse non lo sapevano, forse non erano informati affatto dei foco, forse erano anarchici - ma avevano in comune con gli uomini della guerriglia questo lineamento, questo, oggi si direbbe, movimentismo estremo e tuttavia ricco, affascinante. 
Una prospettiva e non soltanto un'inventiva. I tempi della storia non sono lineari e neanche paralleli: il volto del Che avrebbe accompagnato il movimento in Europa per tutti gli anni '70, in senso inverso al suo sanguinoso spegnersi nel continente latinoamericano.

HASTA SIEMPRE, COMANDANTE! 

Sta......................

martedì 22 aprile 2014

PER AVERTI - Adriano Celentano (Testo, video e note musicali)

  
Per averti è un brano musicale di Adriano Celentano, frutto della collaborazione con Mogol e Gianni Bella, che ne sono gli autori. Il pezzo è stato il singolo di lancio dell'album Esco di rado e parlo ancora meno uscito il 10 novembre 2000 ed è stato un grande successo radiofonico (probabilmente il più grande di Celentano nel nuovo secolo) trascinando le vendite dell'album (1.800.000 copie). Stranamente però non appare in nessuna raccolta successiva a differenza di altri brani di questo album quali Tir, Apri il cuore, Io sono un uomo libero e Le stesse cose

PER AVERTI
Adriano Celentano


Girasoli a testa in giù 
avviliti come me 
come posso immaginare 
tutta la vita senza te 
per averti 
farei di tutto 
tranne perdere la stima di me stesso 
e se è questo 
che tu mi chiedi 
io ti perdo ma stavolta resto in piedi 
anche se qui dentro me qualcosa muore 

si per averti - per averti 
farei di tutto 
ma rinuncio con dolore 
si per averti - farei di tutto 
ma non ti voglio, non ti voglio 
senza amore. 

Tu due cuori non li hai 
e a me non basta la metà 
se tu scegliere non sai 
scelgo io che male fa... 

Ma senza voglia 
e senza futuro 
vado incontro tutto solo a un cielo nero. 

Io non mi vendo 
ma sto morendo 
morsicato da un serpente e senza siero 
disperato ma però un uomo vero. 

Si per averti farei di tutto 
ma non voglio avere un animo più brutto 
si per averti farei di tutto 
tranne perdere la stima di me stesso 

per averti 
farei di tutto 
tranne perdere la stima di me stesso 
e se è questo 
che tu mi chiedi 
io ti perdo ma stavolta resto in piedi 
anche se qui dentro me qualcosa muore 

si per averti - per averti 
farei di tutto 
ma rinuncio con dolore 
si per averti - farei di tutto 
ma non ti voglio, non ti voglio 
senza amore. 

coro: 
si per averti farei di tutto 


 
   
NOTE MUSICALI di PER AVERTI







VEDI ANCHE . . .

 AZZURRO - Adriano Celentano


 Sta....   (“Io non mi vendo, ma sto morendo“)

giovedì 17 aprile 2014

BÉATRICE ET BÉNÉDICT - Hector Berlioz



   
BÉATRICE ET BÉNÉDICT
Opéra-comique in due atti
Musica: Hector Berlioz (1803-1869)
Libretto: Hector Berlioz da Molto rumore per nulla di William Shakespeare
Prima rappresentazione: Baden-Baden, Hoftheater, 9 Agosto 1862


Personaggi

Béatrice, nipote del governatore di Messina Léonato (mezzosoprano)
Bénédict, ufficiale siciliano (tenore)
Héro, figlia di Léonato (soprano)
Ursule, confidente di Héro (mezzosoprano)
Claudio, aiutante del generale (baritono)
Somarone, maestro di musica (basso)
Don Pedro, generale dell’armata siciliana (basso)
Léonato, governatore di Messina (recitante)
musicisti, popolo siciliano, corte del governatore
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 2 Cornette, 3 tromboni, timpani, tamburino, grancassa, piatti chitarra, 2 arpe, archi

Luogo dell'azione: Messina davanti al palazzo del Governatore nel XVI° secolo
  
  
 Se Amleto era stato l'inizio dell'interesse per Shakespeare, Molto rumore per nulla fu la commedia che ispirò l'opera comica, Béatrice et Bénédìct, ultimo lavoro di Hector Berlioz destinato al teatro. 
La brillante commedia di Shakespeare è un sottile gioco di scaramucce fra due amanti apparentemente restii a concedersi l'uno all'altro e questo 'gioco' prende meravigliosamente corpo nell'ouverture, soprattutto nelle battute iniziali. 
Segue un'atmosfera soffusa espressa dagli sfumati degli archi che costituisce una brevissima pausa prima che nuovamente si instauri il clima giocoso e brillante, una cornice nella quale sono inserite le schermaglie e le peripezie di una storia d'amore.


Atto 1
   
Don Pedro, principe di Aragona, è in visita a Messina dopo una vittoria militare contro i Mori, che viene celebrata da tutta la Sicilia. Egli è affiancato da due amici e comilitoni, Claudio e Benedetto. Essi sono accolti da Leonato, governatore di Messina, insieme alla figlia, Héro, e alla nipote, Béatrice.
Héro attende il ritorno del suo fidanzato, Claudio, ferito e premiato per il suo valore. Béatrice disprezza Bénédict. Essi si scambiano insulti, come in precedenti incontri, e si prendono in giro l'un l'altro. Bénédict giura ai suoi amici che lui non potrà mai sposarsi. Più tardi, Claudio manipola Pedro per indurre Bénédict a sposare Béatrice. Sapendo che sta ascoltando, Leonato assicura Pedro che Béatrice ama Bénédict. Sentendo questo, Bénédict decide che l'amore di Béatrice non deve andare disperso, e così decide di perseguire la sua linea di condotta. Nel frattempo, altrove, eroe e il suo assistente, Ursule, riescono a giocare un trucco simile a Béatrice che ora crede che Bénédict è segretamente innamorato di lei.


Atto 2 
  
Per celebrare il matrimonio in attesa di Claudio e Héro, Leonato ospita una festa in maschera. Un insegnante di musica locale, Somarone, guida il gruppo di canto e tutti godono tranne Béatrice che si rende conto che è innamorata di Bénédict. Héro e Ursule cantano la felicità di sposarsi, e spingono Bénédict perchè si sposi con Béatrice senza che nasconda il suo amore. Un notaio solennizza il matrimonio di Claudio e Héro, e, come disposto da Leonato, produce un secondo contratto, chiedendo all'altra coppia  farsi avanti. Bénédic trova il coraggio di dichiarare il suo amore a Béatrice; i due firmano il contratto di matrimonio, e l'opera si conclude con le parole "oggi la tregua è firmata, saremo nemici di nuovo domani".





sabato 5 aprile 2014

RHAPSODY IN BLUE - George Gershwin





George Gershwin (Brooklyn, 26 settembre 1898 – Hollywood, 11 luglio 1937) è stato un compositore, pianista e direttore d'orchestra statunitense.
La sua opera spazia dalla musica colta al jazz. È considerato l'iniziatore del musical americano.




Gershwin fu il primo ad introdurre il jazz nelle sale da concerti e Rhapsody in blue è il pezzo che meglio rappresenta questa tendenza. La composizione fu scritta nel1924 e la strumentazione, prima per sola "jazz band" e poi per orchestra, fu affidata a Ferde Gofré, un componente del gruppo di P.  Whiteman. 

Se Rhapsody richiama nel titolo la forma essenzialmente libera e non strutturata del pezzo, blue ne denota invece la forte componente jazzistica..
 Il suono del clarinetto che introduce il primo tema è uno dei suoni più elettrizzanti dell'intera storia della musica; segue il pianoforte, che domina incontrastato la scena. 
La parte centrale è costituita da una melodia struggente, affidata alle note degli archi. 
Sul finire, la cadenza accelera e vengono ripresi accordi e fraseggi precedenti per concludere il brano in una sarabanda di suoni.


VEDI ANCHE . . .

RHAPSODY IN BLUE - George Gershwin

UN AMERICANO A PARIGI - George Gershwin

CUBAN OVERTURE - George Gershwin



martedì 1 aprile 2014

LE SCUOLE NAZIONALI DI MUSICA CLASSICA (National schools of classical music)

Nei paesi europei, nella seconda metà dell'Ottocento, si verificò (sull'onda della riscoperta e della rivalutazione del patrimonio popolare nazionale da parte del movimento romantico e dei nascenti movimenti di indipendenza) una rinascita musicale che trasse dalle tradizioni e dal folclore nuovi elementi che si inserirono nelle forme tradizionali dando vita a creazioni estremamente originali.


Mikhail Ivanovič Glinka

La scena musicale russa era dominata dalla cultura musicale italiana, francese e tedesca, quando nel 1836 Mikhail Ivanovič Glinka  (Novospasskoe, 1 giugno 1804 – Berlino, 15 febbraio 1857) rappresentò l'opera lirica a soggetto patriottico Ivan Susanin (in seguito ribattezzata, in onore dello zar Nicola I Una vita per lo zar) in cui aveva attinto alle musiche del patrimonio contadino. È, questa, la prima opera "nazionale" russa che apre un nuovo corso nella vita musicale della nazione. 


Aleksander Sergeevič Dargomyžskij 
   
Milij Balakirev
    
Continuatori dell'opera di Glinka furono Aleksander Sergeevič Dargomyžskij (Tula, 14 febbraio 1813 – San Pietroburgo, 17 gennaio 1869) e Milij Alekseevič Balakirev  (Nižnij Novgorod, 2 gennaio 1837 – San Pietroburgo, 29 maggio 1910). Quest'ultimo fondò, con Cuij, Musorgskij, Rimskij-Korsakov e Borodin, il Gruppo dei Cinque che aveva come scopo la creazione di una musica nazionale che attingesse come fonte di ispirazione dal folclore russo, liberandosi da ogni influenza occidentale.


Nikolaj Andreevič Rimsky-Korsakov 





                               
Aleksandr Porfir'evič Borodin

Modest Petrovič Musorgskij 

Mentre le composizioni di Nikolay Andreevič Rimsky-Korsakov (Tichvin, 18 marzo 1844 – Ljubensk, 21 giugno 1908) e di Aleksandr Porfir'evič Borodin (San Pietroburgo, 12 novembre 1833 – San Pietroburgo, 27 febbraio 1887) realizzano un felice equilibrio fra i ritmi e le melodie della tradizione popolare russa e le forme e le strutture della tradizione colta occidentale, Modest Petrovič Musorgskij (Karevo, 21 marzo 1839 – San Pietroburgo, 28 marzo 1881) cerca di liberarsi dalle convenzioni e dagli schemi della musica occidentale. Nelle sue composizioni strumentali (Una notte sul Monte Calvo,1867; Quadri di un'esposizione, 1874) realizzò un linguaggio musicale ed uno stile autenticamente russi, che conservano il vigore dei canti popolari.


Arthur Rubinstein 


 
Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij 

Contemporaneamente alle ricerche del Gruppo dei Cinque, altri musicisti russi continuarono a comporre secondo la tradizione e accolsero la lezione dei romantici tedeschi.
Esponenti di questa scuola "tradizionalista" furono Arthur Rubinstein (nato Artur Rubinstein; Łódź, 28 gennaio 1887 – Ginevra, 20 dicembre 1982), Pyotr Ilyich Tchaikovsky o Ciajkovskij (Kamsko-Votkinsk, 7 maggio 1840 – San Pietroburgo, 6 novembre 1893) e Aleksandr Nikolaevič Skrjabin (meglio noto in occidente come Alexander Scriabin, e traslitterato anche come Scriabin, Skriabin, Skryabin o Scriabine (Mosca, 6 gennaio 1872 – Mosca, 27 aprile 1915).


Aleksandr Nikolaevič Skrjabin

Il più conosciuto dei tre è sicuramente Tchaikovsky, che accolse nella sua produzione elementi del canto popolare, stemperandoli e adattandoli alle forme tipiche del Romanticismo musicale occidentale: la sinfonia, il concerto, l'opera, la musica per balletto (Il lago dei cigni, Lo Schiaccianoci).


Stanisław Moniuszko

Karol Maciej Szymanowski 

Il movimento musicale "nazionalista" si diffuse anche negli altri paesi slavi, in quelli scandinavi, in Gran Bretagna ed in Spagna.
In Polonia, dopo I'esempio chopiniano, i principali esponenti della musica nazionale furono Stanisław Moniuszko (Ubiel, 5 maggio 1819 – Varsavia, 4 giugno 1872), che con I'opera Halka (1848) fondò il teatro musicale polacco, e Karol Maciej Szymanowski (Tymoszówka, 6 ottobre 1882 – Losanna, 29 marzo 1937).


Bedřich Smetana (Vedi biografia) 


 Leóš Janáček 
   
In Cecoslovacchia la ricerca dell'identità musicale nazionale fu condotta da Bedřich Smetana (Litomyšl, 2 marzo 1824 – Praga, 12 maggio 1884), Antonín Leopold Dvořák (Nelahozeves, 8 settembre 1841 – Praga, 1º maggio 1904) e Leóš Janáček (Hukvaldy, 3 luglio 1854 – Ostrava, 12 agosto 1928). 
Nel ciclo di poemi sinfonici dal titolo La mia patria, (dei quali il più conosciuto è La Moldava Bedřich Smetana si servì del linguaggio musicale per narrare leggende e vicende storiche della propria terra e per descriverne i paesaggi, riuscendo ad esprimersi in un linguaggio lontano dall'imitazione del canto popolare e dalla tradizione classica. 
Quest'ultima fu invece importante per Dvorak che ricondusse le forme musicali popolari al genere colto della forma-sonata. Janáček fu invece un attento studioso del linguaggio popolare di cui colse nuovi aspetti ritmici e melodici.



Edvard Hagerup Grieg
   
Johan Christian Julius Sibelius

    
I più importanti musicisti scandinavi di questo periodo sono il norvegese Edvard Hagerup Grieg (Bergen, 15 giugno 1843 – Bergen, 4 settembre 1907) , che per le sue composizioni utilizzò anche gli strumenti popolari e i ritmi delle danze della sua terra (Danze sinfoniche, 1898), e il finlandese Johan Christian Julius Sibelius, conosciuto come Jean Sibelius (Hämeenlinna, 8 dicembre 1865 – Järvenpää, 20 settembre 1957), autore di sinfonie e poemi sinfonici ispirati alla mitologia finnica.


Charles Hubert Hastings Parry 
 
Charles Villiers Stanford 

      
Ralph Vaughan Williams

    
Fra i musicisti britannici che nella seconda metà dell'Ottocento contribuirono a diffondere una coscienza musicale nazionale, ispirandosi sia alla tradizione colta europea che a quella popolare, vanno ricordati Sir Charles Hubert Hastings Parry (Bournemouth, 27 febbraio 1848 – Rustington, 7 ottobre 1918), Sir Charles Villiers Stanford (Dublino, 30 settembre 1852 – Londra, 29 marzo 1924) e Ralph Vaughan Williams (Down Ampney, 12 ottobre 1872 – Londra, 26 agosto 1958).



Felipe Pedrell Sabaté 
  
In Spagna il "nazionalismo" musicale fu inteso non solo come recupero delle radici popolari, ma anche come riscoperta della tradizione culturale spagnola. Iniziatore di questo movimento fu Felipe Pedrell Sabaté (Tortosa, 19 febbraio 1841 - Barcelona, 19 agosto 1922) che riformò l'opera spagnola e promosse lo studio della polifonia spagnola del XV e del XVI secolo. 



Isaac Manuel Francisco Albéniz 
                     
Enrique Costanzo Granados 
    
Manuel de Falla

     
Fra gli allievi di Felipe Pedrell Sabaté vi furono tre grandi musicisti: Isaac Manuel Francisco Albéniz (Camprodon, 29 maggio 1860 – Cambo-les-Bains, 18 maggio 1909),  Enrique Costanzo Granados y Campiña (Lleida, 27 luglio 1867 – La Manica, 24 marzo 1916) e Manuel de Falla y Matheu (Cadice, 23 novembre 1876 – Alta Gracia - Argentina, 14 novembre 1946). 
Quest'ultimo è sicuramente uno dei principali compositori spagnoli per l'originalità e la profondità con cui interpreta il folclore nazionale.