domenica 29 settembre 2013

LA CREAZIONE DEL MONDO (The creation of the world - La création du monde) - Darius Milhaud





Darius Milhaud (Aix-en-Provence, 1892 - Ginevra, 1974). Completati gli studi musicali a Parigi, Milhaud inizia un'instancabile attività di compositore, direttore d'orchestra e pianista in tutto il mondo. 

La sua musica, che utilizza ritmi sempre molto complessi e combinazioni politonali, è caratterizzata da un'ironia che si esprime attraverso melodie fantasiose e libere da schemi formali. 

All'interno della sua vastissima produzione ricordo i balletti Le boeuf sur le toit e La création du monde, le dodici Sinfonie e la musica da camera.





LA CRÉATION DU MONDE
Darius Milhaud
Tipo di composizione  - Balletto
Numero d'opera - Op.81a
Epoca di composizione - 1923
Prima esecuzione - Theatre des Champs-Elysees, Parigi, 25 ottobre 1923
Dedica - Paul Collaer e Roger Désormière
Durata media  - 18 minuti circa


Organico
1 saxofono contralto, 2 flauti, oboe, 2 clarinetti, fagotto, corno, 2 trombe, trombone, pianoforte, batteria, 2 violini, violoncello e contrabbasso (soli)


Movimenti 

Il balletto si compone di 6 movimenti senza soluzione di continuità, 
per una durata approssimativa di 18 minuti. 
I movimenti sono:
Ouverture
Il Caos prima della Creazione
Il dissolvimento dell'oscurità e la creazione di piante e animali
La creazione di uomo e donna
La passione fra l'uomo e la donna
Coda con il bacio e la nascita della primavera

L'argomento di questo balletto dal titolo La création du monde (La creazione del mondo), composto nel 1923, è appunto la creazione del mondo come viene raccontata dalla mitologia africana. La composizione è influenzata dalle sonorità e dai ritmi del jazz.

Il brano inizia in modo pacato e misterioso per descrivere il caos primordiale: una lenta e ampia melodia, eseguita dal sassofono, e accompagnata da un'altra melodia formata da note più veloci e ripetute dagli archi e, talvolta, da un breve motivo suonato dalle trombe. 
L'entrata del trombone caratterizza un momento  più movimentato e politonale.


sabato 28 settembre 2013

LA MIA PATRIA (Má vlast - My Country) - Bedřich Smetana



Il_linguaggio musicale ceco dell'Ottocento deve molto a  Bedřich Smetana, che attraverso le sue opere riuscì a creare una musica nazionale in una popolazione culturalmente e politicamente subordinata agli Asburgo.

Sebbene Praga fosse da tempo uno dei centri della musica europea, nelle grandi capitali culturali come Vienna e Salisburgo la musica ceca era poco conosciuta.
Fu proprio Smetana che portò sulla scena internazionale i suoni della Boemia.
Attingendo a melodie ispirate alla tradizione popolare e inserendole in brani destinati alle sale da concerto, contribuì a fare emergere gli aspetti più significativi del contesto musicale, trasformandolo in un valido strumento di espressione artistica. 
È difficile crederlo, ma La mia patria fu composta tra tI 1874 e il 1879, quando il compositore era già afflitto da sordità.
  
  

Viaggio sinfonico

La mia patria è una delle opere più nazionaliste di Smetana. Si narra di sei poemi sinfonici che ritraggono la vita lungo il fiume Moldava (Vltava in ceco) nel suo fluire attraverso la campagna, la città di Praga fino alla confluenza con l'Elba prima di lasciarsi alle spalle il paesaggio ceco.


In questo video....

Bedřich Smetana (1824-1884)

Má Vlast - La mia Patria

0:50 Vyšehrad
18:23 Vltava (La Moldava - The Moldau)
33:54 Šárka
45:28 Dai prati e dai boschi di Boemia (From Bohemia's woods and fields)
59:43 Tábor
73:48 Blaník

Nikolaus Harnoncourt
Royal Concertgebouw Orchestra

Concertgebouw, Amsterdam, 18 4/2010



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giovedì 26 settembre 2013

STRUMENTI MUSICALI ELETTRONICI (Electronic musical instruments)





Gli_strumenti di questo tipo utilizzano I'elettronica per creare, amplificare o alterare i suoni.
L'ampliamento delle potenzialità di questi strumenti, dal piano all'organo fino ai sistemi musicali computerizzati, è cresciuto insieme allo sviluppo dell'ingegneria elettronica.
   










 

I_grandi esecutori sono spesso anche compositori, come i pionieri Edgar Varèse, Karlheinz Stockhausen, John Cage e Pierre Boulez, tra i fondatori di una scuola creata nel 1976 per esplorare e applicare le nuove tecnologie computerizzate. 
  
Edgar Varèse
  
Karlheinz Stockhausen

John Cage
  
Pierre Boulez
        
Il primo strumento elettronico, il theremin, fu inventato intorno al 1919 dallo scienziato russo Termen. Esso era costituito da un altoparlante in grado di emettere segnali a frequenza radio con intonazione variabile in funzione della distanza delle mani dell'esecutore da un'antenna. Il suo suono fu molto popolare nei primi film di fantascienza e venne utilizzato, tra gli altri, da Varèse. Il compositore John Cage è stato uno dei primi a utilizzare amplificatori, oscillatori e segnali radio nelle esecuzioni dal vivo negli anni '40.
  
Il theremin


                         
In_seguito anche Stockhausen incise su nastro alcune musiche sintetizzate. Varèse è stato forse il primo ad associare la musica elettronica su nastro all'orchestra, mentre Terry Riley è ricorso alle tecniche di registrazione per ripetere e sovrapporre i suoni e nei concerti utilizza più registratori con diverse riproduzioni creando sovrapposizioni musicali.
  
LA TECNICA

Il sintetizzatore produce un'ampia varietà di suoni. La maggior parte dei sintetizzatori ha una tastieracollegata ad un amplificatore e a dei diffusori.
  




La_musica elettronica può essere composta su un computer grazie a mouse e tastiera (sotto). La musica può essere modificata, riprodotta e perfino cambiata in alcuni punti della partitura.
  









ESTENSIONI MUSICALI

Elettronicamente è possibile generare qualsiasi suono; le le note più alte e più basse di uno strumento  elettronico si estendono oltre quelle percepibili dall'orecchio umano.
   
POSIZIONE NELL'ORCHESTRA

Gli strumenti elettronici non fanno parte dell'orchestra sinfonica e la loro posizione è meno importante rispetto a quella degli strumenti acustici. ll loro volume infatti è regolabile e il suono da essi prodotto è determinato dal posizionamento degli altoparlanti e non dagli strumenti stessi.
   
LA FAMIGLIA DEGLI STRUMENTI ELETTRONICI

Gli strumenti elettronici comprendono l'organo e il piano elettronici, i sintetizzatori, i campionatori e  i computer, oltre a strumenti per effetti speciali come i generatori di eco.




VEDI ANCHE GLOSSARIO MUSICALE

A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P Q R - S - T - U - V - X - Z


mercoledì 25 settembre 2013

ŠÁRKA - Bedřich Smetana

Bedřich Smetana
   
Bedřich Smetana (Litomyšl, 2 marzo 1824 – Praga, 12 maggio 1884) è stato un compositore ceco. È conosciuto in particolare per il suo poema sinfonico Vltava (La moldava in italiano), il secondo in un ciclo di sei che egli intitolò Má vlast ("La mia patria") (1874-1879), e per la sua opera La sposa venduta (1866), particolarmente ricca di motivi cechi.
Qui presento Sarka.

Nonostante il suono pastorale, Sarka descrive la leggenda popolare di una donna che, abbandonata dall'uomo che ama, giura di vendicarsi su tutti gli uomini. Con l'inganno attira a sé un gruppo di soldati e, dopo bevute e balli, quando tutti dormono, li uccide ad uno ad uno. 

Le parti di cui si compone il brano ritraggono il solenne giuramento di vendetta, l'arrivo dei soldati, la baldoria notturna e la sua violenta conclusione.
  
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BEDŘICH SMETANA - Vita e opere

LA MIA PATRIA - Bedrich Smetana




mercoledì 18 settembre 2013

LA MOLDAVA (The Moldau) - Bedřich Smetana

Bedřich Smetana
     
La Moldava inizia con un placido rivolo di suoni che evoca il ruscelletto d'acqua da cui nasce il grande fiume. Alle note zampillanti dei flauti si uniscono quelle degli archi mentre le acque lentamente si ingrossano, fino all'espansione della melodia che annuncia la nascita di un fiume possente, tra accenni musicali alla vita che si svolge lungo le sue rive. 
Dalle rapide impetuose alle placide secche, la musica descrive il movimento dell'acqua nel suo eterno fluire.
  

           
Bedřich Smetana  (Litomyšl, 2 marzo 1824 – Praga, 12 maggio 1884) è stato un compositore ceco,  il primo slavo a dare una proiezione musicale alla cultura boema.
        

venerdì 6 settembre 2013

MIROIRS - ALBORADA DEL GRACIOSO - Maurice Ravel (Testo, commento e video)

Maurice Ravel


MIROIRS - ALBORADA DEL GRACIOSO 
Maurice Ravel 

Quando nel 1905 compose Miroirs, Ravel era già un apprezzato compositore.

Gli 'Specchi' a cui si riferisce il titolo, sono cinque brani per pianoforte. Questi pezzi coprono una stupefacente quantità di immagini impressioniste, da Noctuelles che evoca lo sfarfallio delle falene notturne, a Une barque sur l'océanil ritratto di una nave sull'oceano. 

L'Alborada del gracioso, il cui titolo richiama la canzone mattutina del buffone di corte, è il quarto pezzo della serie: una composizione brillante in cui il musicista rievoca il suo grande amore per la Spagna. 
La versione originale fu rielaborata nel 1918 da Ravel per un'esecuzione orchestrale, dove vengono esaltate alcune colorazioni sonore come dimostrano le nacchere e il tamburello 

Il pezzo si apre con alcuni accenni ad una melodia spagnoleggiante su un sottofondo che richiama il suono delle chitarre, prima dell'ingresso dell'orchestra.
Nella parte centrale si inserisce la canzone del buffone, densa di richiami al flamenco, sulle note del fagotto che annuncia lo spuntar dell'alba in uno scenario arido e caldo.

Il ritorno del tema principale prelude infine ad una conclusione dal tono esuberante.
   
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Alborada del gracioso (Alba del buffone)

Dedicato allo scrittore e critico musicale Michel-Dimitri Calvocoressi, il brano, la cui la sezione di note ripetute è nota come uno dei passaggi più difficili in tutta la musica per pianoforte, incorpora temi musicali spagnoli. Alba come genere poetico medievale, in riferimento alla canzone mattutina di un Buffone che non cede a sentimentalismi romantici, anzi è vivacizzata da ritmi ironici, da vivaci armonie, arpeggi e pizzicati che richiamano la timbrica delle chitarre spagnole. Forti contrasti dinamici, stupefacenti melodie e notevoli virtuosismi caratterizzano tutto il brano; la triste melodia della sezione centrale ci riporta alle dolenti note del canto flamenco.



lunedì 2 settembre 2013

ROCK MADE IN ITALY - ANNI 70 (Premiata Forneria Marconi - Banco del Mutuo Soccorso)

PFM 1977

Se il 1970 può essere considerato l'anno dei preparativi preliminari, il '71 è quello del decollo ufficiale del rock italiano. Vi hanno luogo infatti i debutti su dìsco dei nomi "storici" del genere (anche se una nuova ondata di esordienti di rilievo si verificherà nel '73), e lo si può prendere come punto di partenza anche per alcuni gruppi prima attivi in settori collaterali. 
Ma il '71 è anche l'anno in cui le tournées di artisti stranieri richiamano masse di pubblico consistenti ed entusiastiche, con l'esplodere di episodi di violenza che, destinati ad estendersi negli anni successivi, porteranno il rock agli "onori" della cronaca sancendone, sebbene con connotati negativi, l'affermazione a livello nazionale.

Il gruppo rock italiano più celebre degli anni '70 è senza dubbio la Premiata Forneria Marconi. La formazione nasce nel '70 dalle ceneri dei Quellicomplesso pop di taglia leggera poi avvicinatosi al "progressive" di Vanilla Fudge e Led Zeppelin, allora sulla cresta dell'onda tra i fans italiani.
Qualche mese di prove tra le nebbie della Lombardia, per rendere omogeneo il discorso musicale (nel gruppo c'è il debuttante Mauro Pagani, multistrumentista e latore di spunti alternativi), mentre rientra dal servizio militare il chitarrista Franco Mussida (era stato temporaneamente sostituito da Alberto Radius), e si arriva ai primi concerti nel dicembre del '70.
Intento dichiarato della formazione è inserire sul tessuto del rock anglo-americano spunti "mediterranei", ovvero ispirati alla tradizione musicale italiana, folk e classico: l'impegnativa premessa sarà rispettata solo in minima parte, a causa del riferimento costante che il gruppo fa alle correnti del "progressive" d'oltre Manica, ma le esibizioni dal vivo rappresentano una piacevolissima sorpresa per il pubblico di casa nostra.

Le tournées di gruppi come Yes, Procol Harum e Deep Purple offrono alla Premiata (Pogoni, Mussido, Premoli, Piazza e Di Cioccio) le occasioni per crearsi un seguito, fino alla trionfale apparizione al 1° Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. 

Negli anni 1971-72 escono i primi due albums, Storia di un minuto e Per un amico, che confermano l'eccellenza delle prestazioni del complesso nell'ambito del rock italiano. Il prepotente successo commerciale di questi dischi e le relazioni intrecciate a livello internazionale proiettano nel '73 la PFM verso l'Inghilterra: l'etichetta discografica di Emerson Lake & Palmer, la Monticore, li include nel cast pubblicando Photos Of Ghosts, versione inglese di Per un amico, con testi di Pete Sinfield, già collaboratore dei King Crimson.
Viene così fornito alla formazione italiana (nel frattempo vi è entrato il bassista Djivas, proveniente dagli Area, in sostituzione di Piazzal'occasione di farsi un nome in Europa: una nutrita serie di concerti in Gran Bretagna e sul continente - inclusi gli interventi ai prestigiosi Festivals di Reading (lnghilterra) e Montreux (Svizzero) - la innalza a vette di popolarità impensabili per un gruppo di casa nostra. Le esibizioni "live" hanno in effetti raggiunto una considerevole capacità di coinvolgimento; ma anche un LP maturo e sostanzioso come L'isola di niente (versione inglese: The World Became The World) tradisce frammentarietà e inciampa nella superficialità.

Mentre in Italia si scatenano polemiche tra chi considera la Premiata la punta di diamante d'un possibile riconoscimento internazionale del pop italiano e chi la vede come esempio di asservimento ai meccanismi del "business" multinazionale, il complesso, che già s'era fatto notare per una coraggiosa tournée nel meridione italiano, con prezzi dei biglietti contenuti, chiarisce la sua disponibilità nei confronti del pubblico impegnandosi attivamente in iniziative dei movimenti di sinistra e partecipando al Festival del Parco Lambro a Milano (1974). 
Ed affronta anche lo prova del fuoco: gli USA. Tra il '74 e il '75 vi si reca per tre tounées - a fianco di nomi prestigiosi quali Santana, Beach Boys, Peter Frampton, Frank Zappa, Allman Brothers, Eagles, Emerson Lake & Palmer - riscuotendo favorevoli consensi. 
Intanto la formazione, che non ha trascurato il suo seguito italiano e la sua presenza nelle manifestazioni alternative, si amplia con l'annessione di Bernardo Lanzetti (ex-Acqua Fragile) come voce solista: l'album Chocolate Kings (1975), parzialmente ispirato al sound dei Genesislo vede in buona luce. 
Nel '76 Pagani abbandona il gruppo alla vigilia delle registrazioni di Jet Lag (1977), disco di taglia jazz-rock in cui viene sostituito dall'americano Gregory Bloch, violinista che ha alle spalle esperienze con Mark-Almond e It's A Beautiful Day
Nel 1977 ha praticamente termine l'attività internazionale della PFM, più che altro per stanchezza: i vari componenti sentono Ia necessità di crearsi basi stabili in Italia (professionalmente e personalmente). 
Passpartù (1978) riporta il complesso a confronto diretto con i fans italiani; un reinserimento nella realtà locale che conduce alla cooperazione, su disco e dal vivo, con alcuni cantautori (tra i primi, Alberto Fortis e Fabrizio De André). 
Mentre Lanzetti sceglie di intraprendere una carriera solistica, Di Cioccio - forse stimolato dall'esempio di Phil Collins - si trasforma da batterista in cantante, con risultati positivi; intanto la PFM s'indirizza, con due LP pubblicati tra l'80 e l'82, verso un canzonettismo elegante ma dotato.

Interessante è la carriera di Mauro Pagani, musicista intelligente ed eclettico: dopo aver pubblicato nel '78 un album intitolato al suo nome, collocabile tra i migliori prodotti italiani degli anni '70 (purtroppo il riscontro commerciale è scarso), con la partecipazione di Teresa De SioDemetrio Stratos e di strumentisti degli Area, dei Carnascialia e della stessa PFM, diventa un richiesto sessionman. La sua presenza su vinile è scarso: si rimedia nell'81 con Sogno di una notte d'estate, azzeccalo LP che riporta le musiche composte da Pagani per lo spettacolo shakespeariano allestito dal Teatro dell'Elfo.
  
Banco Del Mutuo Soccorso 1973



Al_confronto di quello della PFM, la storia del Banco, altro gruppo di punta degli anni '70, risulta lineare e nettamente più provinciale. 
Nato ad opera dei fratelli Vittorio e Gianni Nocenzi nel 1969, come Banco Del Mutuo Soccorso, il gruppo acquista una fisionomia pressoché definitiva nel '71 con l'ingresso del cantante Francesco Di Giacomo e del batterista Pierluigi Calderoni (l'unico cambiamento di formazione avviene nel'74 con l'inserimento del multistrumentista Rodolfo Maltese in sostituzione del chitarrista Marcello Todaro). I lavori migliori su disco sono quelli d'esordio (Banco Del Mutuo Soccorso, 1972..., e Darwin, 1973): nonostante i riferimenti al "progressive" magniloquente di Emerson Lake & Palmer, gli albums rivelano originalità ed incisività; nei successivi si scivola nel manierismo.
Nel '78 il complesso produce a sorpresa un LP orchestrale, eccessivamente ambizioso ma realizzato con grande competenza (Di terra); nell'80, ritrovato un pubblico entusiasta - comprendente giovanissimi fans - nelle sue tournées, il Banco propone un'impostazione jazz-rock nell'album dal vivo Capolinea
Ma gli LP usciti negli anni 1981-82 (Urgentissimo e Buone notizie) segnano una svolta poco stimolante verso una concezione cantautorale che, se dà soddisfazione sul piano delle vendite, limita gravemente il non trascurabile potenziale strumentale del gruppo. Del quale va ricordato l'impegno verso il completamento visivoteatrale dello spettacolo musicale, con l'utilizzo - in varie tournées - di troupes di danzatori e di mimi-attori. 
Nel 1978-79, per presentare il repertorio di Di terra, il Banco girò l'ltalia con un'orchestra sinfonica, iniziativa più unica che rara.