sabato 31 agosto 2013

DON'T LET ME BE MISUNDERSTOOD - Joe Cocher (Testo, traduzioe e video)

Joe Cocker al Festival di Woodstock (1969)






DON'T LET ME BE MISUNDERSTOOD 
Joe Cocher

Baby, do you understand me now, 
Sometimes I feel a little mad. 
But, don't you know that no one alive can always be an angel. 
When things go wrong I feel real bad. 

I'm just a soul whose intentions are good, 
Oh Lord, please don't let me be misunderstood. 

Baby, sometimes I'm so carefree, 
With a joy that's hard to hide. 
And sometimes it seems that, all I have to do is worry 
And then you're bound to see my other side. 

I'm just a soul whose intentions are good, 
Oh Lord, please don't let me be misunderstood. 

If I seem edgy, 
I want you to know, 
That I never mean to take it out on you. 

Life has its problems, 
And I get my share, 
And that's one thing I never mean to do, 

'Cause I love you, 
Oh, 

Oh, oh, oh, baby - don't you know I'm human. 
I have thoughts like any other one. 
Sometimes I find myself, Lord, regretting, 
Some foolish thing - some little simple thing I've done. 

I'm just a soul whose intentions are good, 
Oh Lord, please don't let me be misunderstood. 
Oh Lord, please don't let me be misunderstood. 
Oh Lord, please ndon't let me be misunderstood. 
   

   
Baby mi capisci adesso 
a volte mi sento un po' matto 
Ma, non lo sai che nessuno in vita può essere sempre un angelo.
Quando le cose non bene mi sento veramente male.

Oh, ma io sono solo un'anima le cui intenzioni sono buone,
Oh signore, per favore non vorrei essere frainteso.

Sai, a volte sono così spensierato 
con una gioia che è difficile da nascondere 
poi a volte sembra che tutto quello che devo fare è preoccuparsi
E poi sei destinato a vedere l'altro lato.

Oh, ma io sono solo un'anima che le intenzioni sono buone 
Oh signore, per favore non vorrei essere frainteso.

Se sembro nervoso voglio che tu sappia 
Non ho intenzione di prendermela con te
la vita ha i suoi problemi e io ho la mia parte 
ma questa è una cosa che non ho nessuna intenzione di fare 
perché ti amo 

Adesso sai che sono umano 
ma ho i miei difetti come tutti gli altri 
ma a volte mi ritrovo 
tutto solo a pensare 
tutte le sciocchezze che ho fatto. 

Oh, ma io sono solo un'anima che le intenzioni sono buone 
Oh signore, per favore non vorrei essere frainteso.


 Joe Cocher , all'anagrafe John Robert Cocker
(Sheffield, 20 maggio 1944), è un cantante britannico
  
Tratta  dal primo album del '68, Don't Let Me Be Misunderstood è un classico ciclicamente riproposto da molti artisti (Don't Let Me Be Misunderstood è un brano musicale scritto da Bennie Benjamin, Gloria Caldwell e Sol Marcus per la cantante e pianista Nina Simone, che la registrò per la prima volta nel 1964. In seguito Don't Let Me Be Misunderstood è stata registrata o eseguita da numerosi artisti nel corso degli anni, ma è conosciuta principalmente per la registrazione del 1965 in chiave blues-rock dei The Animals, e nella sua reinterpretazione disco del 1977 dei Santa Esmeralda.). 

Qui Cocker è accompagnato dalla prima formazione della Grease Band comprendente Kenny Slade alla batteria, Chris Stainton al basso, Tommy Eyre (importante il suo fraseggio a metà brano) all'organo e Henry Mc Cullough alla chitarra. 

Don't Let Me Be Misunderstood è una canzone legata indissolubilmente alla voce magnetica di Cocker.

giovedì 29 agosto 2013

TOCCATA - Composizioni musicali (Musical compositions)

Girolamo Frescobaldi
     
Con il termine toccata si intende una breve composizione strumentale nata nel Cinquecento e destinata al liuto, all'organo, al clavicembalo e più tardi al pianoforte. 

Questa forma musicale, simile al preludiodivenne con Girolamo Frescobaldi (Ferrara, 13 settembre 1583 – Roma, 1° marzo 1643) una composizione virtuosistica volta ad esaltare le abilità dell'esecutore. 

Nel Seicento si avvicinò anche ai modelli della suite e della sonata, fino a giungere a J. S. Bach, che assimilò tutte queste tendenze creando una forma definita nelle celebri Toccate e fughe per organo e per clavicembalo.

Dal secolo XVIII perse importanza, fino a scomparire in epoca romantica.
Nel Novecento alcuni musicisti neoclassici riscoprirono la toccata pianistica nella sua accezione primitiva: come preludio (Casella e Petrassi), come movimento della suite (Ravel) e orchestrale (Stravinskij).
  
Danae -  Adolf Ulrik Wertmüller, 1780-1790



   

TOCCATE FAMOSE

1536 - Toccata
F. Canova da Milano

1543 - Toccata per tastiera
M. Antonio Cavazzoni

1615 - Dodici toccate
G. Frescobaldi

c.1708 - Toccata e fuga in Re minore per 0rgano
J. S. Bach

1784 - Toccata per pianoforte
M. Clementi

1832 - Toccata in Do maggiore, 0p.7.
B. Schumann

1901 - Toccata per pianoforte
C. Debussy

1912 - Toccata op.11
S. Prokofiev

1917 - Toccata da Le tombeau de Couperin 
M. Ravel

1921 - Toccata
F. Busoni

domenica 18 agosto 2013

UNA GIORNATA DI BEETHOVEN (A day of Beethoven)


    
Pochi incontrandolo per strada avrebbero riconosciuto nell'uomo semplice e dimesso, spesso assorto e distratto, il maggior sinfonista tedesco di tutti tempi, Ludwig van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827) , il dominatore dei suoni, il compositore le cui creazioni scatenano le orchestre a tuonare battaglie e tempeste, a cantare l'idillica pace dei campi, a ritrovare nella III sinfonia i cupi suoni della marcia funebre scritta - pare - per la morte di Napoleone. Ma quest'uomo singolare, pura espressione del genio, per le sventure familiari e per la crudele malattia che gli tolse l'udito non fu mai felice; e divenne scontroso e irascibile, insofferente di tutto e di tutti, e fece assottigliare il numero degli amici fedeli, rimanendo sempre nell'intimo suo buono, delicato, sensibile, trepido ammiratore della natura. 
Lasciò lavori immortali, le nove Sinfonie - tra cui  la III è detta l'Eroica e la VI la Pastorale - Quartetti per archi..., Suonate per pianoforte e orchestra, violino e orchestra...., e l'opera teatrale Fidelio o dell'amor coniugale.


UNA GIORNATA DI BEETHOVEN

In qualsiasi stagione Beethoven si levava prestissimo, all'alba, e subito si metteva al tavolino o per annotare le idee musicali sortegli durante la notte o per ritoccare qualche lavoro in corso.
Poi veniva il momento del bagno. Lavarsi era per lui una delle prime necessità della vita. Andava al lavamano mezzo vestito e si rovesciava brocche d'acqua sulle braccia e sulla testa, urlando come un forsennato per il piacere.
Riprendeva il lavoro e dopo un poco ripeteva l'operazione del lavacro, allagando letteralmente la stanza e attirando le proteste dell'inquilino del piano di sotto per l'acqua che filtrava attraverso l'impiantito. Ci fu chi ritenne che queste abluzioni troppo frequenti, fatte senza precauzioni, siano state la causa fortuita della sua malattia d'orecchi (della sua malattia d'orecchi; il Maestro divenne completamente sordo a soli trentadue anni d'età. Malgrado ciò compose armonie e melodie sublimi).
Beethoven si faceva quindi il caffè, nella sua macchinetta di vetro, dopo aver contato i chicchi, che dovevano essere sessanta.
Ad un certo momento, quando il lavoro si aggrovigliava, indossava deciso la sua redingote turchina, tutta gonfia di dietro per la roba riposta nelle tasche delle falde, si annodava attorno al collo la lunga cravatta bianca, calzava le scarpe, non sempre ricordandosi di allacciarle, si calcava in testa la sua tuba bassa, e usciva all'aria aperta per schiarirsi le idee.
Per la strada camminava con passi corti e leggeri. Ogni tanto si fermava sopra pensiero, poi si rimetteva in.cammino ad andatura accelerata, parlottando tra sè e sè o cantando ad'alta voce.
Qualche volta entrava in una chiesa, avendo ereditato dalla madre lo spirito religioso, pur rifiutandosi sempre di discutere con chicchessia di religione e di dogmi. 
Spesso si fermava a contemplare le vetrine, specialmente quelle dei rigattieri, che lo affascinavano. Osservava attentamente ogni oggetto attraverso l'occhialino, ed essendoci quasi sempre qualcosa che lo interessava, non poteva astenersi dal comperarlo.

Tutta la sua casa era stata arredata con mobilia e oggetti acquistati dai rigattieri, cose quasi tutte di scarso valore, alcune buone, altre di pessimo gusto. Per esempio, i campanelli per chiamare la servitù in alcune stanze erano attaccati a meravigliosi cordoni di seta, in altre a volgarissime funi spelacchiate. Ognuno di questi campanelli aveva poi una dimensione e un suono caratteristici, dal tinnulo squillo argentino al timbro chioccio dei campani alpestri.
Beethoven aveva inoltre la mania dei ninnoli e dei candelieri. Su un tavolo adibito a centro di raccolta conservava un miscuglio di oggetti di vario genere e gusto: vicino a pregiati candelabri d'ottone, i soldatini di bronzo (usseri e cosacchi) fungenti da fermafogli; vicino a importanti stampe d'autore uno spregevole busto di Bruto, l'eroe che Beethoven esaltava sopra ogni altro.

II suo guardaroba invece era accurato ed aggiornato. Redingote alla moda (panno blu e bottoni metallici); marsina color verde cupo; giubba marrone, di finissima stoffa inglese) con grossi bottoni di madreperla; "completo estivo" : calzoni e panciotto bianchi, scarpe bianche, calze, sottoveste e cravatta bianche, che furono sempre, salvo in certi periodi di vita trasandata, di una pulizia impeccabile.

Terminata la passeggiata mattutina, Beethoven tornava al lavoro.
Si sprofondava nella composizione e allora più nulla esisteva attorno a lui. Non si accorgeva della domestica che metteva un po' d'ordine in quel caos di fogli, lettere sparse, bottiglie, bottigliette, rimasugli della merenda del giorno prima. Non sentiva arrivare gli amici che venivano a chiedere alla domestica sue notizie. Non si accorse neppure della venuta del principe Lichnowsky, suo ammiratore, che un giorno entrò nella stanza, si fermò e se ne andò senza che il Maestro avesse avvertito la sua augusta presenza.
Egli scriveva ad una velocità sbalorditiva, con una calligrafia minuta e indecifrabile, mugolando cupamente ciò che sentiva nascere dentro di sè.

Non esisteva un'ora per il primo pasto. Talvolta, tutto preso dagli ardori creativi, se ne dimenticava addirittura.
A.tavola però si rallegrava e ci stava volentieri. Abitudinariamente mangiava a casa, per poter poi subito riprendere il lavoro interrotto.
Ma si recava con gli amici in trattoria, quando voleva concedersi una pausa distensiva.
Uno dei suoi piatti prediletti erano i maccheroni col cacio parmigiano. Tra le minestre amava più di tutte la zuppa, nella quale voleva non meno di dodici uova. Preferiva alla carne il pesce, in particolare il nasello con patate. Beveva acqua di pozzo in eccessiva quantità, specie d'estate, e tra i vini prediligeva il "vin di costa" di Budapest e i vini d'Austria leggeri.
Dopo mangiato, si poneva al pianoforte con lena raddoppiata. Produceva molto ma si sfibrava fortemente. Tanto che verso le diciassette era costretto spesso a "prender aria" una seconda volta, e si recava allora fuori città, a sdraiarsi in mezzo al verde, anche sotto la pioggia, con gli occhi fissi al cielo.
Quando tornava a casa, al calar della sera, amava improvvisare con folle trasporto o sul pianoforte o sul violino o sulla viola.
Non cenava quasi mai: la sera prendeva di solito un piatto di minestra o quello che era avanzato del desinare.
Poi, dopo gli ultimi ritocchi a ciò che aveva composto nella giornata, si recava al caffè vicino per bere un bicchiere di birra, fumando la pipa e leggendo i giornali. Entrava dalla porticina di dietro, per non farsi notare e prendeva posto in uno stanzino appartato. Rare volte intavolava discorso con persone estranee. Letti i giornali, abbandonava in fretta il locale.

Comperava l'Augsburger Allgemeine Zeitung (giornale di Augsburg), per leggerselo a casa, soltanto nel periodo delle discussioni al Parlamento inglese, che lo interessavano moltissimo.
Tornato nella sua abitazione, riprendeva il lavoro in casi eccezionali. Di solito alla sera non componeva, ma si abbandonava alla lettura dei suoi autori prediletti: Goethe, Schiller, Ossian ed Omero *.
Alle dieci, al più tardi, si coricava. Il suo tragico volto improvvisamente si distendeva, la fronte si spianava, Beethoven dormiva.


* Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832) il più grande poeta e scrittore della Germania..., Friedrich Schiller (1759-1805), altro famoso poeta Tedesco...., James MacPherson (1736-1796) scrisse i Poemi di Ossian..., Omero è il sommo poeta greco autore dell'Iliade e dell'Odissea.




giovedì 1 agosto 2013

ROCK AROUND THE CLOCK - Bill Haley (Testo, commento e video)

Bill Haley
   
Il termine rock and roll (rock'n'roll) significa "dondolare e rotola" e rappresenta la prima forma di rock. Nasce intorno alla metà degli anni Cinquanta in America per reazione alla dolciastra canzone melodica ed è portata al successo da cantanti come Bill Haley e Elvis Presley.
E' proprio Bill Haley che nel  1954 incide il brano Rock around the clock, vera pietra miliare di questo genere musicale. Il successo arriva quando il brano viene inserito nella colonna sonora del film Blackboard Jungle che tratta problemi di delinquenza e miseria dei giovani del Bronx (una zona povera e malfamata di New York.
  

  
Rock Around the Clock è una canzone scritta nel 1952 da Max C. Freedman e James E. Myers e incisa nell'aprile 1954 da Bill Haley & His Comets. Ha la struttura di un blues in 12 misure ed è considerato uno dei brani più rappresentativi del Rock 'n' roll.
Inizialmente pubblicato come lato B di "Thirteen Women (and Only One Man in Town)", raggiunse il grande successo quando, l'anno successivo, fu inserito nella colonna sonora del film Il seme della violenza (in inglese Blackboard Jungle), arrivando al primo posto delle classifiche statunitensi - dove rimase per otto settimane - e nel novembre 1955 di quelle inglesi.

L'introduzione del brano è molto ritmata e ha una particolarità: tutti gli strumenti suonano fin dall'inizio, però eseguono un suono solo ogni due battute, mentre la melodia è eseguita dal sax.
La chitarra esegue accordi di durata molto breve per sostenere il ritmo.
dei battiti di batteria spiccano il colpo di cassa e subito dopo il colpo di rullante
    
ROCK AROUND THE CLOCK
Bill Haley

One, Two, Three O'clock, Four O'clock rock, 
Five, Six, Seven O'clock, Eight O'clock rock. 
Nine, Ten, Eleven O'clock, Twelve O'clock rock, 
We're gonna rock around the clock tonight. 

Put your glad rags on and join me hon', 
We'll have some fun when the clock strikes one. 
We're gonna rock around the clock tonight, 
We're gonna rock, rock, rock, 'till broad daylight, 
We're gonna rock, gonna rock around the clock tonight. 

When the clock strikes two, three and four, 
If the band slows down we'll yell for more. 
We're gonna rock around the clock tonight, 
We're gonna rock, rock, rock, 'till broad daylight, 
We're gonna rock, gonna rock around the clock tonight. 

When the chimes ring five, six, and seven, 
We'll be right in seventh heaven. 
We're gonna rock around the clock tonight, 
We're gonna rock, rock, rock, 'till broad daylight, 
We're gonna rock, gonna rock around the clock tonight. 

When it's eight, nine, ten, eleven too, 
I'll be goin' strong and so will you. 
We're gonna rock around the clock tonight, 
We're gonna rock, rock, rock, 'till broad daylight, 
We're gonna rock, gonna rock around the clock tonight. 

When the clock strikes twelve we'll cool off then, 
Start rockin' 'round the clock again. 
We're gonna rock around the clock tonight, 
We're gonna rock, rock, rock, 'till broad daylight, 
We're gonna rock, gonna rock around the clock tonight.


Uno, due, tre, le quattro in punto rock,
Cinque, sei, sette, otto in punto rock.
Nove, dieci, undici, dodici in punto rock,
Faremo Rock Around the Clock stasera.

Le vostre abitudini e unisciti a me, amore.
Avremo un po' di divertimento, quando l'orologio batte l'una.
Faremo Rock Around the Clock stasera,
Faremo rock, rock, rock, fino alla luce del giorno,
Faremo rock, solo  rockeggiare stasera.

Quando l'orologio segna le due, tre e quattro,
Se la band rallenta urleremo di più.
Andremo a rockeggiare stasera,
Faremo rock, rock, rock, fino alla luce del giorno,
Faremo rock, andremo a rockeggiare stasera.

Quando i rintocchi batteranno le cinque, sei e sette,
Arriviamo subito al settimo cielo.
Faremo Rock Around the Clock stasera,
Faremo rock, rock, rock, fino alla luce del giorno,
Faremo rock, andremo a rockeggiare stasera.

Quando saranno anche le otto, nove, dieci, undici,
Andremo forte e così sarà.
andremo a rockeggiare stasera,
Faremo rock, rock, rock, fino alla luce del giorno,
Faremo rock, andremo a rockeggiare stasera.

Quando l'orologio batte le dodici ci rinfrescheremo poi,
Inizieremo nuovamente il giro di rock.
Andremo a rockeggiare stasera,
Faremo rock, rock, rock, fino alla luce del giorno,
Faremo rock, andremo a rockeggiare stasera.
   
   


STUDI DA PAGANINI - LA CAMPANELLA (“Grandes études de Paganini”) - Franz Liszt

Franz Liszt
     
Nel 1832 Franz Liszt assistette ad un concerto di Paganini, che aveva debuttato l'anno prima a Parigi ottenendo uno strepitoso successo. Fino ad allora nessun grande virtuoso del violino aveva saputo entusiasmare il pubblico come il musicista italiano.
L'allora ventenne Liszt si mise immediatamente al lavoro, nel frenetico tentativo di diventare "il Paganini della tastiera".
Da queste premesse nacque il primo dei sei Studi da Paganini (pubblicati nel 1838).
La composizione rielabora il materiale del Concerto per violino in Si minore di Paganini e prende il nome dalla campanella che il violinista introduce nella sua partitura e che Liszt così abilmente seppe evocare al pianoforte.
Autentica gioia per le mie orecchie, questo è uno dei pezzi pianistici più difficili da eseguire.
   

   
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MUSICA ROMANTICA - Il concerto e la musica per pianoforte

NOTTURNO N° 3- Sogno d'amore - Franz Liszt

LA CAMPANELLA - Studi da Paganini - Franz Liszt

POEMA SINFONICO - I PRELUDI - Franz Liszt

RAPSODIA UNGHERESE N° 2 - Franz Liszt

LIEBESTRAÜM N° 3 (Sogni d'amore) Franz Liszt

MEPHISTO VALZER N° 1 - Franz Liszt





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