martedì 4 giugno 2013

DIRE STRAITS 70-80 (Video Live at Wembley Arena)




 Il_vento della nuova Restaurazione non soffiò soltanto sulle cittadelle del New Jersey, Asbury Park inclusa, ma spazza anche le strade della vecchia Albione. In pieno tormento new wave, i Dire Straits hanno avuto partita vinta in poche mani, senza alcun "sistema" particolare, senza garanzie di "immagine" o di "potenziale commerciale" da parte di scaltri manager diplomatisi all'accademia di Epstein & McLaren. Mentre, come canta la loro mente Mark Knopfler in In The Gallery, il gruppo lasciava che fossero "i venditori a riunirsi per decidere a chi offrire una possibilità d'affermarsi finendo nella mostra", i quattro mettevano in atto la rivincita di un rock scarno ed essenziale, privo di estetismi premeditati e ricco di urgenza istintiva, di feeling: una musica colta eppure mai intellettuale, piuttosto raffinata e seducente, "rassicurante" e soprattutto "a misura d'uomo", nella miglior tradizione di Lennon, Dylan, Marley e Springsteen. 
Accostati a più riprese ai grandi campioni dello musica laidback, del rock "rilassato" (dal Clapton "soleggiato" di 461 Ocean Blvd al "sudista" J.J. Cale di Cocaine), i Dire Straits hanno potuto aspirare a maggiori fortune e a un'ascesa indisturbata grazie a un'assoluta indipendenza dall'attualità musicale.
Quando metton su bottega nell'estate 1977, il quartetto è già un singolare anacronismo. Mentre fuori impazza la "grande truffa rock & roll" dei Sex Pistols e i Clash inneggiano alla "rivolta bianca", Mark Knopfler e iI fratello David si ritrovano la sera a strimpellare assieme all'amico John Illsley canzoni di Chuck Berry, J.J. Cale, Ry Cooder, qualche riff di Clapton. 
Sono antidoti alla mediocrità dei tempi nuovi: il professionismo è ancora di là da venire e il distacco dai fermenti della nouvelle vogue è totale. 
Illsley lavora in un negozio di dischi, David è assistente sociale e Mark, insegna letteratura inglese al Loughton Tech, "battendo" invece di sera tutto il circuito dei pubs con un complessino di rockabilly, i Cafè Racers.
  
Mark Knopfler
   
Le serote "swinganti" in casa Knopfler accendono in breve miraggi di big times. 
Alla batteria viene reclutato un "professionista", l'amico Pick Withers e il destino pare segnato quando i quattro (Mark alla chitarrra solista e canto, Dave alla ritmica, Illsley al basso e Withers ai tamburi) registrano un nastro con cinque canzoni per la modica cifra di 160 sterline. 
Senza troppo convinzione il provino viene recapitato al DJ di Radio London, il prode Charlie Gillet, che lo manda in onda nell'ambito di un'emissione country & blues. 
Il tam-tam dei discografici non tarda a farsi sentire e a spuntarla sugli altri è la PolyGram.

Nel febbraio '78, di ritorno da una tournée come supporto dei Tolking Heads, iI gruppo incide in tutto economia l'album di esordio, Dire Straits, con la regia di Muff Winwood, fratello del più celebre Steve. Il disco esce alla spicciolato cogliendo tutti di sorpresa: che futuro può sperare un chitarrista trentenne, per di più stempiato e con una faccia "facciosa" à la Schultz? 
Il pubblico non se ne cura, anzi prende a cuore questo gruppo che suona esclusivamente per il proprio piacere, senza divismi né finte ideologie e il cui simbolo diventa la chitarra, fluida e concisa, di Knopfler.
  
 
    
Nell'estate '79 appare un nuovo disco, Communiquè, ulteriore celebrazione del mito dell'eroe fuorilegge, del loner solitario in lotta contro una società in cui è sempre più difficile distinguere tra bene e male e dove I'uomo deve agire in accordo con le sue convinzioni interiori. 
II successo è garantito (Once Upon A Time In The West..., News..., Single-Handed Sailor), ma Communiquè ricalca troppo esplicitamente il lavoro precedente.
Bisognerà attendere il fortunatissimo Making Movies nell'80, realizzato a New York dopo la defezione di David e con I'apporto di Roy Bittan, pianista di Springsteen. 
E' consacrazione definitiva del Knopfler romanticus: al solito tutte sue le canzoni, sua I'immagine con cui il gruppo viene identificato dal pubblico: anti-star per eccellenza, schivo e introverso, Mark rifiuta la maschera di "personaggio", preferendo raccontar di speranze, di poesia, di una vita "in positivo". 
Così Tunnel Of Love..., Romeo & Juliet... e Skateaway diventano colonna sonora del trionfale tour dell'81, preludio a oltre un anno e mezzo di "ritiro".
Knopfler parte armi e bagagli per New York, risucchiato dall'atmosfera elettrica della Grande Mela: bazzica bettole jazz, presta il suo solismo scintillante a Van Morrison, agli Steely Dan e alle sorelle McGarrigle, meditando infine un cambiamento di registro. 
Arriva così quest'anno Love Over Gold, realizzato con organico ampliato (Hal Lindes alla seconda chitarra e I'eccellente Alan Clark alle tastiere). 
Telegraph Road, epicum di oltre 14 minuti, e Industrial Disease puntano il dito sulla piaga della decadenza economica e morale in cui si dibatte la civiltà tecnologica. 

"Val di più I'amore dell'oro e la mente della materia, per riuscire a fare ciò che devi fare, quando quel che tieni stretto può crollare e restar distrutto o scivolare via come polvere tra le dita"...., canta l'uomo nel brano che dà titolo all'album, sposando vile retorica e cruda verità, al solito due passi oltre il turbinare delle mode e il valzer del mercantilismo discografico.
  


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