venerdì 28 giugno 2013

MOZART E LE NOZZE Dl FIGARO (Mozart and The Marriage of Figaro)

Wolfgang Amadeus Mozart (ritratto postumo di Barbara Kraft, 1819)

Wolfgang Amadeus Mozart, nome di battesimo Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre1791), è stato un compositore, pianista, organista e violinista austriaco, (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791), è stato un compositore, pianista, organista e violinista austriaco, a cui è universalmente riconosciuta la creazione di opere musicali di straordinario valore artistico. 
Precocissimo genio di compositore, fece una fugace apparizione sulla terra e con ritmo febbrile ed incalzante, quasi presago dell'immatura morte che l'attendeva, si dedicò ad un lavoro stremante ed eccitante insieme. A cinque anni compose il primo minuetto, pochi giorni prima di morire finì la Messa da requiem: queste due composizioni segnano l'inizio e la fine di una serie di più di seicento composizioni che comprendono sinfonie, musiche da camera, opere teatrali, Le tozze di Figaro...., Don Giovanni..., II flauto magico..., Idomeneo..., La clemenza di Tito..., per molte delle quali si servì del libretto scritto da un italiano, l'abate Da Ponte, in italiano.

L'idea di cavare un'opera dalla commedia del Beaumarchais il Matrimonio di Figaro  diventò la sua ossessione. Ma non ne parlò con nessuno, sia per il timore che gli rubassero il progetto, sia perchè al momento non c'era nemmeno da pensarci: Giuseppe II del Sacro Romano Impero aveva vietato la rappresentazione della commedia.
Eppure... Un giorno venne a trovarlo Lorenzo Da Ponte. Wolfgang Amadeus Mozart attizzò il fuoco, fece sedere l'amico davanti al camino e mandò la donna di servizio a comprare una bottiglietta di ponce, la sua bevanda preferita. Lorenzo, che pareva di pessimo umore, si mise a parlare degli ultimi intrighi di Salieri e di Rosenberg, il ciambellano di Corte che presiedeva alle rappresentazioni teatrali. I due furfanti avevano ordito una cabala diabolica per tentar di rovinarlo; ma avevano a che fare con un individuo che, pur detestando i raggiri e le perfidie, sapeva energicamente difendersi... Il colpo infertogli aveva semplicemente servito a renderlo più forte. Ora si sentiva così sicuro del favore dell'Imperatore, da poter tentare con probabilità di successo qualsiasi gesto.
Mentre Lorenzo parlava, Mozart s'agitava come chi è combattuto dal desiderio irresistibile di dir qualcosa che gli sta immensamente a cuore, ed esita tuttavia. Quando poi l'Italiano gli lanciò a bruciapelo la proposta di scrivere insieme un'opera, il sangue gli montò alla testa con una zaffata violenta. Ma si morse le labbra ed osservò con tristezza:

- Temo di non ottener l'ordinazione dall'Imperatore.
- A questo penso io! - esclamò Da Ponte.
- Siete certo del suo consenso?
- Certo no. Ma scriveremo dapprima I'opera, poi cercheremo di farla accettare.

Volfango chinò la testa, torcendosi le mani. Il rischio era troppo grave. E se, dopo aver speso tanto tempo e tanta fatica in un'impresa di così lungo respiro, I'opera dovesse restargli nel cassetto ? La sua condizione familiare non era così florida da permettergli il lusso d'un tentativo fallito.
Rialzò il capo e con tono deciso dichiarò all'amico:

- D'accordo. Avete qualche idea per il libretto?
- Sinora no. Ma la troverò.
- Non occorre.

Corse a prendere il testo della commedia del Beaumarchias e, agitandolo con entusiasmo:

- Ecco il soggetto! Vi sentite di ricavarne un libretto d'opera?

Seguì una breve discussione. Lorenzo tentennava per il fatto del divieto di rappresentazione che gravava sull'opera. Wolfgang gli fece notare che qualche variante saggia avrebbe messo le cose a posto: in modo da non dare ombra. Da Ponte si lasciò facilmente convincere.

- E allora, quando ci mettiamo all'opera?
- Subito! - gridò Wolfgang. .

Lorenzo e Wolfgang affrontarono allora il cimento con foga eroica.
A misura che Lorenzo Da Ponte scriveva i versi, Mozart li metteva in musica. Non mai collaborazione di poeta e di compositore fu più intima, più continua. Si vedevano quasi ogni giorno e la creazione procedeva in un'atmosfera di allegria e di fervore a tutta prova.
In capo a sei settimane, Le nozze di Figaro, questo capolavoro unico in tutti i paesi e in tutti i tempi, erano terminate.
L'opera testimoniava, nella sua superba tessitura, il progredire di Wolfgang verso una sempre più alta virtù di stile. Ogni idea era espressa nella forma più perfetta, ogni pezzo costituiva un capolavoro a sè, ciascuna parte si dimostrava insostituibile nell'equilibrio del lavoro.
Ora che l'opera era pronta, si trattava di lanciarla. Già un gruppo di musicisti si era unito per impedirne la rappresentazione. La battaglia si preannunciava dura... Agitatissimo, Mozart andava dicendo che se Le nozze di Figaro non ottenevano la precedenza, nel cartellone  della stagione d'Opera, su ogni altro lavoro, buttava lo spartito sul fuoco.
Lorenzo ebbe il suo da fare per calmarlo. Intanto agiva alla chetichella, ma, com'era sua abitudine, per vie dirette e con molta audacia.
Un bel giorno si presentò al cospetto dell'Imperatore, deciso ad ottenere ad ogni costo il consenso per la rappresentazione. Giuseppe II, già prevenuto, gli mosse alcune obiezioni; anzitutto, Mozart non aveva assolutamente la tempra d'un compositore d'opere; in secondo luogo, l'argomento della commedia del Beaumarchais non gli andava a genio. Almeno avessero scelto un altro soggetto! Ma ad ogni osservazione di Sua Maestà, Lorenzo seppe trovare una risposta ferma e convincente. L'lmperatore finì per arrendersi e concluse: 

- Quand'è così, mi fido del vostro gusto e della vostra prudenza. Fate dar lo spartito al copista.

Come se gli fossero spuntate le ali ai piedi, Lorenzo si precipitò fuori del palazzo imperiale, divorò la strada, salì a quattro a quattro i gradini delle scale di Wolfgang e irruppe nello studio con urla di giubilo. Mozart alzò la testa€ lo guardò sorpreso. Era impazzito?
Ma Da Ponte lo pigliò per le spalle, lo alzò di peso, e col fiato mozzo dalla corsa gli riferì il colloquio avuto con l'Imperatore. In quel punto si sentì picchiare alla porta. Un paggio di Giuseppe II con un plico sigillato. Con dita tremanti per l'emozione, Wolfgang spezzò il sigillo, lesse, s'illuminò tutto.

- Riferite a Sua Maestà che vengo immediatamente.

Uscito il valletto, i due amici si guardarono un istante negli occhi, poi si precipitarono l'uno nelle braccia dell'altro e si misero a ballare per la stanza come due bambini, cantando a squarciagola un'aria delle Nozze di Figaro. Finalmente Wolfgang smise di piroettare, indossò I'abito da cerimonia e pigliato lo spartito sotto il braccio, andò a presentarlo all'Imperatore. Giuseppe II non vide mai ai suoi giorni un uomo più felice.
Alla prova generale dell'opera, Wolfgang era sul palcoscenico, di dove sorvegliava ad un tempo cantanti ed orchestra... Alla fine del "Non più andrai" successe un fatto inaudito: i suonatori elettrizzati dalla bellezza della musica scattarono in piedi come un uomo solo, acclamando il compositore e battendo sui leggii con gli strumenti.
Pareva che la manifestazione non dovesse finire più... Ci volle parecchio tempo prima che il delirio si arrestasse e la prova potesse continuare.
Il 1° maggio 1786 ebbe luogo la prima rappresentazione.

- Dopo la caduta del sipario, - scrive un testimonio, amico di Mozart e famoso tenore, - credetti che il pubblico non avrebbe più smesso di applaudire e di chiamare Mozart. Quasi tutti i pezzi erano stati ripetuti... Nessun trionfo ha mai superato quello di Mozart nelle Nozze di Figaro, come dimostrò ogni sera la ressa del pubblico nel teatro. Non dimenticherò mai il viso del piccolo Mozart irradiato dai fulgori del genio. Impossibile descriverlo, com'è impossibile dipingere un raggio di sole.
  

 
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