domenica 5 maggio 2013

ANNI 60 - THE ROKES (E' LA PIOGGIA CHE VA - Testo e video)





 
........."Il 12 maggio'1963, alle 12 in punto, l'Orient Express entrò sferragliando alla stazione di Milano. Da una carrozza di 2a classe scesero uno dopo l'altro quattro ragazzi, quattro giovani inglesi con i capelli lunghi, i calzoni a tubo di stufa, gli stivaletti con il mezzo tacco. Quattro eccentrici sconosciuti che la gente si fermò a guardare con la bocca aperta, come se si trattasse di marziani ".
Così, con tono ammirato già ai confini della leggenda, un servizio speciale di "Giovani" raccontava, nell'estate del 1967, l'inizio della "vera storia dei Rokes". 
A quel tempo Johnny Charlton, Shel Shapiro, Bobby PosnerMike Shepstone si chiamavano Cabin Boys e, non ancora ventenni, erano ben lontani da una qualsiasi forma di popolarità. 
Si erano conosciuti a Londra, dove erano nati con il nome di Shel Carsol Combo avevano navigato per i locali di musica giovane dei primi anni '60 e, come i Beatles, avevano raccolto i primi frutti commerciali in Germania. In Italia giunsero al seguito di un cantante di piccola fama, Colin Hicks, che abbandonarono al termine della tournée per tentare la fortuna come "attrazione principale". 
Li notò Teddy Reno, che dopo aver portato ai fasti massimi Rita Pavone e passava per un "talent scout" infallibile, fu lui a organizzare i primi contatti discografici e a ingaggiare il complesso come gruppo di spalla di "Pel di Carota". 
Per motivi di gelosia professionale, comunque, o forse perché inesperto di cose beat, il Teddy abbandonò presto il complesso al suo destino, che a un certo punto parve gramo veramente.

Come in una bella fiaba, però, le difficoltà d'incanto si appianarono e i quattro, ribattezzati Rokescominciarono a cogliere i primi frutti del loro lavoro; un celebre carosello televisivo ("Posso dirti una parola? C'è un Algida loggiù che mi fa gola" ), un contratto con la ARC, etichetta giovane del gruppo RCA, e alcune fortunate esibizioni romane imposero il nome del
gruppo alla pubblica attenzione beat.
Il primo successo fu una versione "moderna" di Un'anima pura, un pezzo di Celli e Guarnieri scritto alcuni anni prima per Marino Barreto Jr; con quello i Rokes si presentarono alla ribalta del Teatro Sistina, febbraio 1965, in una notte di "tutte stelle", e ottennero favoloso consenso. 
Grazie a quelle serate,  i quattro si liberarono di certi pesanti condizionamenti che fino ad allora avevano subito e poterono esprimersi liberamente; giacche strette, stivaletti lustri, capelli lunghi ma bene acconciati, diedero di sé una immagine assolutamente "in", rifacendosi a certo beat non particolarmente creativo ma nemmeno dozzinale, moderno, con solleticante gioco di chitarre .

Tra il 1965 e il 1966 piovono i primi "hits": Grazie a te (I'm Alive degli Hollies), C'è una strana espressione nei tuoi occhi (un brano di Jackie De Shannon e dei Searchers, poi ripreso da Steve Forbert), Piangi con me..., Ma che colpa abbiamo noi (Cheryl's Goin' Home di Bob Lind).

Piangi con me, una facciata B scritta dagli stessi Rokes  (famoso per i molti "sha la Ia"), viene ripresa dai Grassroots che la portano al successo negli Stati Uniti; è un segno della maggior caratura internazionale del gruppo rispetto ai rivali dell'Equipe 84, che nello stesso periodo cercano senza fortuna uno sbocco sul mercato anglosassone (loro cavallo di Troia è Un giorno tu mi cercherai, ribattezzata Wanna Pray).

Protagonisti del Cantagiro 1966, dove perdono di misuro dall'Equipe 84, poi acclamatissimi in varie tournées con base Roma, i Rokes si portano bene anche con il seguito di Che colpa abbiamo noi, un inno di speranza pacifista che s'intitola È la pioggia che va
   


     
E' LA PIOGGIA CHE VA

Sotto una montagna di paure e di ambizioni
c'è nascosto qualche cosa che non muore
Se cercate in ogni sguardo, dietro un muro di cartone
troverete tanta luce e tanto amore

Il mondo ormai sta cambiando
e cambierà di più
Ma non vedete nel cielo
quelle macchie di azzurro e di blu
È la pioggia che va, e ritorna il sereno
È la pioggia che va, e ritorna il sereno

Quante volte ci hanno detto sorridendo tristemente
le speranze dei ragazzi sono fumo
Sono stanchi di lottare e non credono più a niente
proprio adesso che la meta è qui vicina

Ma noi che stiamo correndo
avanzeremo di più
Ma non vedete che il cielo
ogni giorno diventa più blu
È la pioggia che va, e ritorna il sereno
È la pioggia che va, e ritorna il sereno

Non importa se qualcuno sul cammino della vita
sarà preda dei fantasmi del passato
Il denaro ed il potere sono trappole mortali
che per tanto e tanto tempo han funzionato

Noi non vogliamo cadere
non possiamo cadere più giù
Ma non vedete nel cielo
quelle macchie di azzurro e di blu
È la pioggia che va, e ritorna il sereno
È la pioggia che va, e ritorna il sereno....
  
E' il trionfo delle chitarre temperate e della buffa voce di Shel, che disinvoltamente morsica accenti e parole inventando una schiumosa, personalissima lingua beat.

Le cose cominciano a guastarsi con l'estate del 1967 (Ricordo quando ero bambino / Eccola di nuovo) e più avanti ancora, con la parodia floreale di Cercate di abbracciare tutto il mondo come noi; il "feeling" beat è sbiadito e nonostante certe trovate commerciali (la copertina del 45 giri è profumata) il pubblico trova sgradevoli certe scivolate d'immagine del complesso.

Alla ribalta di un infelice Festival di San Remo, nel 1968, i Rokes confermano il loro declino con Le opere di Bartolomeo, sciagurata canzone con pretese naif che ormai del beat non ha neanche il ricordo. 
Qualche mese prima hanno inciso un ellepì, il loro terzo (Che mondo strano), chiudendo con quello la fase della piccola ricerca personale e del divertimento; tra una versione di Ride On e una di lt's AII Over Now, Baby Blue si chiude un'epoca, anche se l'addio ufficiale arriveròà solo più tardi, nell'estate del 1970, dopo un finale di partita in cui i quattro tireranno in ballo improbabilmente Mogol e Battisti (Io vivrò) e i Drifters (Save The Last Dance For Me).


Formazione

Norman David Shapiro detto "Shel": voce solista, chitarre, basso
Robert Posner detto "Bobby": basso
Johnny Charlton: chitarra solista
Mike Shepstone: batteria.


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