giovedì 25 aprile 2013

JONI MITCHELL (60-80)


Joni Mitchell
   
Joni Mitchell, nome d'arte di Roberta Joan Anderson (Fort Macleod, 7 novembre 1943), è una cantautrice e pittrice canadese. 
Il primo album solista di Joni Mitchell, Song to a Seagull, meglio noto come Joni Mitchell del '68 e Clouds dell'anno seguente, entrambi su etichetta Reprise, sono a mio avviso il miglior ritratto della "folk-singer" sbarcata da Toronto nella mitica California. Già vi appaiono esposti tutti gli elementi caratteristici della sua poetica "di contrasti": il conflitto tra amore e libertà (l Had A King dedicata al primo marito Chuck Mitchell..., Don't Know Where I Sland..., Michael from Mountains), il rapporto di odio-amore con la città, ben chiarito dai due sottotitoli del primo album ("Arrivata in città" e "Fuori dalla città, giù al mare"), le angosce e le ambiguità che comporta la ricerca d'amore, di successo e di una fine alla solitudine (Cactus Tree..., la Both Sides Now ripresa da mille altri, da Sinatra alla Judy Collins). 
  
David Crosby, 1974
  
Ancora contenuta e accompagnata soltanto da piano e chitarra, la bella voce da soprano della Mitchell sa bene come far lievitare la carica emotiva dei testi. 
Nel 1970 già fiati e percussioni aggiungono sfumature dolcissime nel successivo Ladies 0f The Canyon (Reprise) ove spiccano il brano omonimo, autoritratto in 3D; la celebre Woodstock portata al successo da Crosby, Stills, Nash & Young all'indomani della gran festa d'Acquario; For Freeprima sbirciata ironica alla "vera" natura del successo; la delicata Willy scritta per Graham Nash; Rainy Night House; e I'ecologica Big Yellow Taxi ("Hanno asfaltato il paradiso e ne hanno fatto un parcheggio"). 

Segnando infine la conclusione d'un primo ciclo, Blue ('71, sempre Reprise) rimane uno dei gioielli più intimi e dolorosi dell'artista. 
Realizzato dopo un lungo esilio dalle scene, il disco rivela ogni nervo coraggiosamerite messo a nudo: toccanti appaiono The Last Time I Saw Richard..., All I Want..., Carey..., My Old Man..., Calilornia.., A Case 0f You..., e River.

Nel '72 For The Roses, che inaugura il contratto con I'Asylum di David Geffen, è la prima testimonianza del potenziale "musicale" della Mitchell: melodie sofisticate e voce più matura (s'ascolti la splendida Cold Blue Steel & Sweet Fire) s'avvalgono per la prima volta dell'apporto d'un grupppo vero e proprio (Tom Scott, i Manassas di Stephen Stills e alcuni dei Crusaders). Anche i testi paiono voltar pagina: meno vulnerabile che in passato (ma non per questo meno ferita), la donna ha fatto sua la "lezione di sopravvivenza" tanto sudata (Lesson ln Survival..., Blonde ln The Bleachers). 
Altri temi sono di nuovo il successo (For The Roses), la droga (Cold Blue Steel) e la solitudine dell'artista (Judgment 0f The Moon And Stars). 
Tipicamente "californiane" poi You Turn Me 0n I'm A Radio e Woman 0f Heart And Mind.

Ancor più ricco e raffinato è il seguente Court And Spark ('74, Asylum). La musica accarezza voglie di jazz, gli arrangiamenti e le armonie scorrono liberamente. Tutto, dai testi alla qualità dell'incisione, dice d'un vero capolavoro: Help Me..., Free Man ln Paris..., People's Parties..., Trouble Child..., Just Like This Train..., per non dire dei sussulti "orchestrali" di Down To You e della sbandata "jazzy" di Twisted, vecchio classico di Lambert, Hendricks & Ross.

Registrato dal vivo in California, il doppio Miles 0f Aisles ('75, 2LP Asylum) conferma l'eccellenza del nuovo corso della Mitchell, ora alla testa degli L.A. Express di Tom Scott, lanciando un definitivo addio al passato.
A pochi mesi di distanza, The Hissing 0f Summer Lawns (Asylum) annuncia già cambiamenti radicali all'orizzonte. Accuratamente costruita in studio d'incisione, la musica tenta esperimenti d'etnoelettronica (l'oscura The Jungle Line) e di jazz (Hissing 0f Summer Lawns cofirmata col "batteur" John Guerin, I'ennesima ripresa di Lambert, Hendricks & Ross con Centerpiece).
I testi si fanno laboriosi e densi di chiaroscuri (il gelido gospel di Shadows And Light), perdendo per via il tenero autobiografismo degli esordi. 
ancora nel '76 si rimescolano una volta di più le carte nel mazzo: Hejira (Asylum) vede I'artista battere nuove strade d'orecchiabilità con una strumentazione ridottissima (il basso di Jaco Pastorius, la chitarra di Larry Carlton e pochi altri) ma quanto funzionale! La musica vive sospesa a mezz'aria, impalpabile rarefatta colonna sonora di confessioni interminabili, ricche di simboli e riferimenti. Di gran gusto e sensibilità Amelia..., Song For Sharon..., Refuge 0f The Roads...., Furry Sings The Blues.
Ancor più ermetico nella forma come nei contenuti è il successivo Don Juan's Reckless Daughter ('78, Asylum), quattro facciate pervase di umori jazz e di proibitivi esperimenti orchestrali (l'imponente Paprika Plains). 
Se Cotton Avenue e Talk To Me parlano ancora la lingua di Hejira, la trance percussiva di The Tenth World/Dreamland e Don Juan's Reckless Daughter dice di un "colorismo" che allontana I'artista sempre di più dal "mainstream" rock dei dischi precedenti.
  
Charlie Mingus, 1976
  
Difatti Mingus ('79, Asylum) vede compiuta I'ennesima metamorfosi di una Mitchell che, pur senza perdere la propria identità, fa sua l'eredità della grande tradizione nera, quella amata in gioventù sui dischi di Miles Davis e di Lambert, Hendricks & Ross e ora abbracciata definitivamente nella figura di Charlie Mingus, grande "santo" della musica afroamericana. La collaborazione tra i due produce qualche perla laddove la Mitchell qui affiancata dai Weather Report meno Zawinul, è chiamata a vestir di parole le melodie composte per lei dal celebre "bassman": God Must Be A Boogie Man..., Good-bye Pork Pie Hat..., The Dry Cleaner From Des Moinesspezzoni di dialoghi improvvisati in sala di registrazione restituiscono bene I'intensità e il feeling di una "rencontre" umana ancor prima che artistica. 
Il doppio Shadows And Light ('80, Asylum), registrato anch'esso come Miles 0f Aisles dal vivo, stavolta con I'impareggiabile quintetto con Pastorius, Don Alias, Pat Metheny, Lile Mays e Michael Brecker, gira un'altra pagina del grande albo della cantante: inappuntabili le versioni "rivedute" di Woodstock..., Amelia..., Dreamland..., Goodbye Pork Pie Hat..., Shadows And Lightun'occhiata golosa agli anni '50 con Why Do Fools Fall In Love di Frankie Lymon.

Infine, dopo due anni di silenzio ed un ennesimo passaggio di etichetta discografica (dall'Asylum alla Getfen), Wild Things Run Fast segna il ritorno ad un rock "mainstream", ben filtrato attraverso l'elegante jazzismo di Mingus. 
La musica scioglie il nodo del dubbio sulla nuova svolta dell'artista, rivelando sofisticata "accessibilità" (le fanno da contorno Wayne Shorter, John Guerin, Steve Lukather dei Toto, il neornarito Larry Klein e persino il buon James Taylor), mentre i testi puntano una volta di più ai tormenti del cuore, ora placati (Be Cool..., Man To Man..., Love..., Ladies Man) e all'età che avanza (l'impeccabile Chinese Cafè). 
Stile fiammante, essenziale, perfettamente funzionale alle "investigazioni private" della Mitchell, come si conviene.



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