domenica 28 aprile 2013

BLUES E BLUESMAN





 
Premesso che il blues, componente primaria del corpo della musica folklorica nordamericana, è all'origine di vari generi musicali contemporanei (jazz, rhythm & blues, rock'n'roll, country, pop/ rock, disco ecc.), debbo rilevare che nell'ambito del rock la sua influenza è risultata più nettamente definita (soprattutto in Gran Bretagna), in quanto numerosi musicisti, per curiosità filologica o sincera devozione, si sono rivolti direttamente alle fonti originali, attraverso i dischi e le pubblicazioni specializzale o Iaddove possibile - tramite la conoscenza personale o addirittura la collaborazione artistica.
Oltre alla grande quantità di spunti musicali, all'attrattiva dell'espressività vocale e de! virtuosismo strumentale, all'inventiva dei testi, i! blues presenta, nel corso della sua lunga storia, un'appassionante sfilata di singolari personalità i cui romanzeschi connotati biografici sono intimamente fusi con l'espressione artistica. 
Musica popolare sviluppatasi nel secolo della registrazione sonora, il blues è documentato con buona precisione, nella sua evoluzione, dal disco: inevitabilmente, è forte I'emozione di poter ascoltare, a decenni di distanza, il prodotto della creatività di personaggi consegnati alla leggenda. Non stupisce che in tanti musicisti rock si sia creato addirittura un processo d'identificazione nei confronti di geniali artisti da loro tanto lontani secondo coordinate spazio-temporali, ma assai vicini quanto a sensibilità e capacità comunicativa.
    
Blind Lemon Jefferson
  
Considerato, insieme a Blind Blake, Charlie Patton e Lonnie Johnson, uno dei padri de! blues, Blind Lemon Jefferson, pseudonimo di Lemon Henry Jefferson, (Coutchman, 24 settembre 1893 – Chicago, dicembre 1929), fu tra gli inventori del "finger-pic-king": già solo per questo, meriterebbe riconoscenza e rispetto da migliaia di chitarristi in tutto il mondo. Creatore dello stile texano, cieco di nascita, Jefferson contribui alla fissazione e codificazione del blues come genere musicale quando, dopo anni di peregrinazioni quale cantore di strada, venne invitato dalla Paramount a Chicago per effettuare le sue prime registrazioni (1926). Conseguita vasta popolarità, grazie alla ricchezza d'immagini espressa dai testi (Jack Of Diamonds..., Matchbox Blues..., That Growling Baby Blues ecc.), al canto acuto e sofferto, all'originale tecnica chitarristica, Blind Lemon registrò più di 80 pezzi fino al '29: ma nell'inverno di quell'anno, in una notte nevosa, si perde per le vie di Chicago e resta ucciso dal freddo, poco più che 30enne.
Il suo See That My Grave ls Kept Clean è diventato uno dei brani più frequentati del folk americano (fino a Bob Dylan), e in omaggio a lui i Jefferson Airplane assunsero tale denominazione.
  
Robert Leroy Johnson
  
Veramente leggendario, non fosse per le registrazioni rimaste (1936-37), Robert Leroy Johnson (Hazlehurst, 8 maggio 1911 – Greenwood, 16 agosto 1938) fu un geniale innovatore del blues rurale: la sua eredità è stata raccolta da altri "bluesmen" insigni e poi tramandata ai musicisti rock (Eric Clapton lo ebbe a lungo tra le sue principali fonti d'ispirazione). Poco si sa sulla sua vita itinerante: di certo era un uomo tormentato e instabile, gran conquistatore di donne. Nel Texas registrò una trentina di titoli per Ia ARC: il produttore John Hammond nel '38 I'andò a cercare per presentarlo nel suo spettacolo "From Spirituals To Swing", ma apprese che era stato assassinato da un marito geloso (un'altra versione parla di un avvelenamento da parte di un'amante tradita). 
La sua musica è d'elevato valore artistico e di sbalorditiva attualità, per Ia brillante tecnica chitarristica, per I'invenzione melodica e per i testi eccezionali: bastino titoli come Dust'My Broom..., Sweet Home Chicago..., Ramblin' On My Mind..., Crossroads Blues..., Hellhound On My Trail..., From Four Till Late..., Love In Vain..., ripresi, tra gli altri, da Cream, Rolling Stones e Blues Brothers.
  
John Lee Hooker
   
Anch'egli proveniente dal cuore del Mississippi, di pochi anni più giovane di Robert Johnson, John Lee Hooker  (Clarksdale, 22 agosto 1917 – Los Altos, 21 giugno 2001) avrebbe conosciuto ben altra carriera. Trasferitosi a Detroit, già maestro della chitarra elettrica, nei boogie indiavolati o nei blues lenti e suggestivi, comincia a imporre il suo stile personalissimo a partire dal 1948, diventando poi un protagonista della scena blues di Chicago. Negli anni '60 si piega alle regole mistificanti della voga del "folk revival", imbracciando la chitarra acustica: ma questo gli arreca vasta popolarità, tanto che suoi 45 giri (Boom Boom..., Dimples..., Shake It Baby) riscuotono notevole successo di vendita in Europa. 
Uno dei principali punti di riferimento per gruppi come Animals, Yardbirds, Spencer Davis Group e Ground-hogs, ha anche registrato con questi ultimi e più tardi con i Canned Heat.
  
 McKinley Morganfield (Muddy Waters)
  
Ancora dal Mississippi giunge a Chicago, negli anni '40, McKinley Morganfield (Rolling Fork, 4 aprile 1915 – Westmont, 30 aprile 1983), pressoché coetaneo di Hooker e Johnson, ma più vicino al tradizionale stile chitarristico "bottleneck". Nella grande città Io aiutano musicisti esperti come Big Bilt Broonzy e John Lee "Sonny Boy" Williamson: il canto potente ed emotivo e la trasposizione sulla chitarra elettrica delle sue esecuzioni " rurali" lo fanno emergere prepotentemente; nasce il mito di Muddy Waters.
Assistito dai migliori strumentisti locali, infila una serie di successi (Rolling Stone..., Baby Please Don't Go..., l'm Ready), limitati all'udienza nero-americana, fino agli anni '60, quando l'ascesa dei Rolling Stones (che hanno preso il nome dal suo pezzo) e di altri gruppi inglesi che ripropongono il suo repertorio Io introduce al pubblico bianco.
Sebbene abbia fatto a questo molte concessioni (suonando con musicisti rock su disco e dal vivo, assoggettandosi alle sonorità in voga), la sua statura artistica resta elevatissima: Muddy Waters è l'ultimo grande protagonista della scuola blues di Chicago. Tanto più, dopo la scomparsa dei suoi più eminenti colleghi: Howlin' Wolf, Sonny Boy Williamson e Elmore James.
  
Chester Arthur Burnett  - Howlin' Wolf 
  
Chester Arthur Burnett (White Station, 10 giugno 1910 – Hines, 10 gennaio 1976), del Mississippi, appresa I'arte del blues da Charlie Patton e Tommy Johnson, acquista il soprannome di Howlin' Wolf per la potenza vocale e per i caratteristici "ululati": soprattutto cantante, si fa conoscere a Memphis, dove lavora come disc-jockey radiofonico, alla guida di un gruppo (comprendente lke Turner) che offre un blues elettrico rude e primitivo (Smokestack Lightning..., I Asked For Water).
Negli anni '50, a Chicago, rinnova stili e repertorio per realizzare una serie di capolavori: Spoonful..., The Red Rooster..., Goin' Down Slow; prima della morte (1976) ha collaborato
con famosi musicisti rock.
   
 Aleck "Rice" Miller - Sonny Boy Williamson II
   
Il vero nome di quest'ultimo, nato nel 1901, era Aleck "Rice" Miller (Glendora, 5 dicembre 1908 – Helena, 25 maggio 1965): armonicista tra i più brillanti della storia del blues, aveva suonato negli anni '30 e '40 con Robert Johnson, Howlin' Wolf (suo fratellastro), Robert Nighthawk, diventando nel dopoguerra disc-jockey nell'Arkansas, conduttore del celeberrimo programma radiofonico "King Biscuit Time" . 
Virtuoso del suo strumento, cantante sarcastico, autore dotato, s'impone a Chicago negli anni '50, ormai conosciuto con il soprannome di Sonny Boy Williamson II, rubato ad altro eccezionale armonicista (John Lee Williamson, scomparso nel '48): Don't Start Me To Talking..., Nine Below Zero..., Help Me..., sono tra i suoi "classici"; nel '63 soggiorna in Europa, registrando tra gli altri con Yardbirds e Animals. Muore nel '65.
    
Elmore James
  
Tanto per cambiare, del Mississippi era anche Elmore James (Richland, 27 gennaio 1918 – Chicago, 24 maggio 1963), uno dei più imitati chitarristi blues, che si fece le ossa suonando con Sonny Boy Williamson (Rice Miller) e Robert Jr. Lockwood, dal quale apprese la tecnica di Robert Johnson, che poi trasferì sulla chitarra elettrica creando uno stile "bottleneck" furioso e scattante (in contrasto con quello dolce di Muddy Waters e Robert Nighthawk). 
Per il suo repertorio, pure attinse a Johnson (Dust My Broom..., Ramblin' On My Mind..., Crossroads) e a composizioni altrui (lt Hurts Me Too..., Everyday I Have The Blues), aggiungendovene peraltro di sue molto riuscite.
Molto noto negli anni '50, viene stroncato da un attacco cardiaco nel '63, quando il suo nome comincia a diffondersi negli ambienti rock, soprattutto in Inghilterra dove influenza un'intera generazione di chitarristi.
  
 Riley B. King - B.B. King 


   
Negli anni Ottanta il più popolare "bluesman" presso il pubblico nero-americano è B.B. King, nome d'arte di Riley B. King (Itta Bena, 16 settembre 1925), il quale, per mantenere tale posizione, ha dovuto inserirsi nelle aree più seguite e più redditizie del "soul" e del "funk". Anch'egli nato nel Mississippi, cugino di Bukka White, diventa un fenomeno locale a Memphis, Tennessee, nel dopoguerra: affermato presentatore radiofonico "Blues Boy" (da qui le iniziali B.B.) s'impone anche come interprete, cantante compassato e soprattutto chitarrista elettrico nella corrente raffinata, impostata su un fluido solismo, di Lonnie Johnson e T-Bone Walker. 
A partire dal '49, quando inizia a pubblicare dischi, s'impone a livello divistico attraverso gli USA; negli anni '60 conosce un periodo di declino allorché il pubblico nero-americano si rivolge al "soul" mentre Ie schiere crescenti di appassionati bianchi gli preferiscono gli esponenti degli stili tradizionali del Delta o della scuola di Chicago: reagisce (1969) con la micidiale blues-ballad The Thrill ls Gone, un grande successo internazionale. 
Negli ultimi anni, la sua produzione ha troppo accentuato gli ammiccamenti al consumismo, ma la sua notorietà rimane intatta.
  

  
I_"bluesmen" di cui ho parlato sono probabilmente quelli che hanno ottenuto maggior seguito presso i musicisti rock, condizionandone i gusti e le tendenze. Ma vanno considerati soltanto la punta emergente d'una straordinaria corrente musicale che il successo del rock, suo discendente, ha portato all'attenzione d'un numero sempre più vasto d'appassionati: vi sono decine e decine d'altri chitarristi, pianisti, armonicisti, cantanti ed autori le cui registrazioni vengono costantemente ristampate da etichette specializzale sparse per il mondo. 
Oltre che su disco, il blues continua a vivere attraverso l'attività "live" di tanti suoi non dimenticati protagonisti che trasmettono a nuovi cultori il suo fascino.
  


    

venerdì 26 aprile 2013

LA BELLA ADDORMENTATA (The Sleeping Beauty) - Op.66 - Valzer - Tchaikovsky

Tchaikovsky - Una foto-ritratto del musicista, autunno del 1870, Mosca
  
La bella addormentata - Op.66 - Valzer

Il brano è una parte del balletto che debuttò nel 1890 e che fu immediatamente un grande successo.

In questo valzer spensierato, danzato  alla festa di compleanno della  principessa Aurora, nulla fa presagire il dramma che la vedrà protagonista.

La maestosa introduzione lascia il passo a una fluente melodia di archi, arricchita dagli echi robusti dei fiati e delle percussioni che accompagnano i festeggiamenti di cortigiani e popolani.



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giovedì 25 aprile 2013

THOÄ NAVAVANY MÚMÚKO - Canto indiano d'America (Indian singing of America)


    

THOÄ NAVAVANY MÚMÚKO 
Canto indiano d'America
  



 
__Una montagna bianca lontano ad occidente si erge magnifica...
ha bianchi brillanti archi di luce  che giù si piegano verso la terra.


  

LADIES OF THE CANYON - Joni Mitchell

      
LADIES OF THE CANYON 
Joni Mitchell 

Trina wears her wampum beads
She fills her drawing book with line
Sewing lace on widows? weeds
And filigree on leaf and vine
Vine and leaf are filigree
And her coat?s a secondhand one
Trimmed with antique luxury
She is a lady of the canyon

Annie sits you down to eat
She always makes you welcome in
Cats and babies ?round her feet
And all are fat and none are thin
None are thin and all are fat
She may bake some brownies today
Saying, you are welcome back
She is another canyon lady

Estrella circus girl
Comes wrapped in songs and gypsy shawls
Songs like tiny hammers hurled
At beveled mirrors in empty halls
Empty halls and beveled mirrors
Sailing seas and climbing banyans
Come out for a visit here
To be a lady of the canyon

Trina takes her paints and her threads
And she weaves a pattern all her own
Annie bakes her cakes and her breads
And she gathers flowers for her home
For her home she gathers flowers
And Estrella, dear companion
Colors up the sunshine hours
Pouring music down the canyon

Coloring the sunshine hours
They are the ladies of the canyon...

  

    
Nel febbraio 1970 Joni Mitchell compone il suo terzo album Ladies Of The Canyon
La musica s'increspa con l'aggiunta di fiati e percussioni, del pianoforte, di un cello e dei cori "clandestini" di Crosby, Stills, Nash & Young. Ai garbugli del cuore si sovrappone un tema che ricorrerà più volte in futuro: quello del successo, appunto, visto come "dorata prigionia" ("Ho dormito stanotte in un ottimo hotel, poi ho fatto compere acquistando gioielli. Io suono per denaro o se sei un mio amico, ma quel 'one man band', vicino al baracchino del 'pranzo rapido', suonavo davvero bene e gratis"). 
Altrove la Mitchell svela inganni e piccoli sobbalzi del cuore con uno sorta di cosmica rassegnazione, tutt'altro che passiva però. Nasce così il ritratto tridimensionale di Ladies Of The Canyon, dove la donna individua nelle tre protagoniste Trina, Annie ed Estrella - altrettante sfaccettature contrastanti ma complementari della sua stessa personalità: femmina passiva e sottomessa, amante libera / liberata ed artista creativa.
  
   

JONI MITCHELL (60-80)


Joni Mitchell
   
Joni Mitchell, nome d'arte di Roberta Joan Anderson (Fort Macleod, 7 novembre 1943), è una cantautrice e pittrice canadese. 
Il primo album solista di Joni Mitchell, Song to a Seagull, meglio noto come Joni Mitchell del '68 e Clouds dell'anno seguente, entrambi su etichetta Reprise, sono a mio avviso il miglior ritratto della "folk-singer" sbarcata da Toronto nella mitica California. Già vi appaiono esposti tutti gli elementi caratteristici della sua poetica "di contrasti": il conflitto tra amore e libertà (l Had A King dedicata al primo marito Chuck Mitchell..., Don't Know Where I Sland..., Michael from Mountains), il rapporto di odio-amore con la città, ben chiarito dai due sottotitoli del primo album ("Arrivata in città" e "Fuori dalla città, giù al mare"), le angosce e le ambiguità che comporta la ricerca d'amore, di successo e di una fine alla solitudine (Cactus Tree..., la Both Sides Now ripresa da mille altri, da Sinatra alla Judy Collins). 
  
David Crosby, 1974
  
Ancora contenuta e accompagnata soltanto da piano e chitarra, la bella voce da soprano della Mitchell sa bene come far lievitare la carica emotiva dei testi. 
Nel 1970 già fiati e percussioni aggiungono sfumature dolcissime nel successivo Ladies 0f The Canyon (Reprise) ove spiccano il brano omonimo, autoritratto in 3D; la celebre Woodstock portata al successo da Crosby, Stills, Nash & Young all'indomani della gran festa d'Acquario; For Freeprima sbirciata ironica alla "vera" natura del successo; la delicata Willy scritta per Graham Nash; Rainy Night House; e I'ecologica Big Yellow Taxi ("Hanno asfaltato il paradiso e ne hanno fatto un parcheggio"). 

Segnando infine la conclusione d'un primo ciclo, Blue ('71, sempre Reprise) rimane uno dei gioielli più intimi e dolorosi dell'artista. 
Realizzato dopo un lungo esilio dalle scene, il disco rivela ogni nervo coraggiosamerite messo a nudo: toccanti appaiono The Last Time I Saw Richard..., All I Want..., Carey..., My Old Man..., Calilornia.., A Case 0f You..., e River.

Nel '72 For The Roses, che inaugura il contratto con I'Asylum di David Geffen, è la prima testimonianza del potenziale "musicale" della Mitchell: melodie sofisticate e voce più matura (s'ascolti la splendida Cold Blue Steel & Sweet Fire) s'avvalgono per la prima volta dell'apporto d'un grupppo vero e proprio (Tom Scott, i Manassas di Stephen Stills e alcuni dei Crusaders). Anche i testi paiono voltar pagina: meno vulnerabile che in passato (ma non per questo meno ferita), la donna ha fatto sua la "lezione di sopravvivenza" tanto sudata (Lesson ln Survival..., Blonde ln The Bleachers). 
Altri temi sono di nuovo il successo (For The Roses), la droga (Cold Blue Steel) e la solitudine dell'artista (Judgment 0f The Moon And Stars). 
Tipicamente "californiane" poi You Turn Me 0n I'm A Radio e Woman 0f Heart And Mind.

Ancor più ricco e raffinato è il seguente Court And Spark ('74, Asylum). La musica accarezza voglie di jazz, gli arrangiamenti e le armonie scorrono liberamente. Tutto, dai testi alla qualità dell'incisione, dice d'un vero capolavoro: Help Me..., Free Man ln Paris..., People's Parties..., Trouble Child..., Just Like This Train..., per non dire dei sussulti "orchestrali" di Down To You e della sbandata "jazzy" di Twisted, vecchio classico di Lambert, Hendricks & Ross.

Registrato dal vivo in California, il doppio Miles 0f Aisles ('75, 2LP Asylum) conferma l'eccellenza del nuovo corso della Mitchell, ora alla testa degli L.A. Express di Tom Scott, lanciando un definitivo addio al passato.
A pochi mesi di distanza, The Hissing 0f Summer Lawns (Asylum) annuncia già cambiamenti radicali all'orizzonte. Accuratamente costruita in studio d'incisione, la musica tenta esperimenti d'etnoelettronica (l'oscura The Jungle Line) e di jazz (Hissing 0f Summer Lawns cofirmata col "batteur" John Guerin, I'ennesima ripresa di Lambert, Hendricks & Ross con Centerpiece).
I testi si fanno laboriosi e densi di chiaroscuri (il gelido gospel di Shadows And Light), perdendo per via il tenero autobiografismo degli esordi. 
ancora nel '76 si rimescolano una volta di più le carte nel mazzo: Hejira (Asylum) vede I'artista battere nuove strade d'orecchiabilità con una strumentazione ridottissima (il basso di Jaco Pastorius, la chitarra di Larry Carlton e pochi altri) ma quanto funzionale! La musica vive sospesa a mezz'aria, impalpabile rarefatta colonna sonora di confessioni interminabili, ricche di simboli e riferimenti. Di gran gusto e sensibilità Amelia..., Song For Sharon..., Refuge 0f The Roads...., Furry Sings The Blues.
Ancor più ermetico nella forma come nei contenuti è il successivo Don Juan's Reckless Daughter ('78, Asylum), quattro facciate pervase di umori jazz e di proibitivi esperimenti orchestrali (l'imponente Paprika Plains). 
Se Cotton Avenue e Talk To Me parlano ancora la lingua di Hejira, la trance percussiva di The Tenth World/Dreamland e Don Juan's Reckless Daughter dice di un "colorismo" che allontana I'artista sempre di più dal "mainstream" rock dei dischi precedenti.
  
Charlie Mingus, 1976
  
Difatti Mingus ('79, Asylum) vede compiuta I'ennesima metamorfosi di una Mitchell che, pur senza perdere la propria identità, fa sua l'eredità della grande tradizione nera, quella amata in gioventù sui dischi di Miles Davis e di Lambert, Hendricks & Ross e ora abbracciata definitivamente nella figura di Charlie Mingus, grande "santo" della musica afroamericana. La collaborazione tra i due produce qualche perla laddove la Mitchell qui affiancata dai Weather Report meno Zawinul, è chiamata a vestir di parole le melodie composte per lei dal celebre "bassman": God Must Be A Boogie Man..., Good-bye Pork Pie Hat..., The Dry Cleaner From Des Moinesspezzoni di dialoghi improvvisati in sala di registrazione restituiscono bene I'intensità e il feeling di una "rencontre" umana ancor prima che artistica. 
Il doppio Shadows And Light ('80, Asylum), registrato anch'esso come Miles 0f Aisles dal vivo, stavolta con I'impareggiabile quintetto con Pastorius, Don Alias, Pat Metheny, Lile Mays e Michael Brecker, gira un'altra pagina del grande albo della cantante: inappuntabili le versioni "rivedute" di Woodstock..., Amelia..., Dreamland..., Goodbye Pork Pie Hat..., Shadows And Lightun'occhiata golosa agli anni '50 con Why Do Fools Fall In Love di Frankie Lymon.

Infine, dopo due anni di silenzio ed un ennesimo passaggio di etichetta discografica (dall'Asylum alla Getfen), Wild Things Run Fast segna il ritorno ad un rock "mainstream", ben filtrato attraverso l'elegante jazzismo di Mingus. 
La musica scioglie il nodo del dubbio sulla nuova svolta dell'artista, rivelando sofisticata "accessibilità" (le fanno da contorno Wayne Shorter, John Guerin, Steve Lukather dei Toto, il neornarito Larry Klein e persino il buon James Taylor), mentre i testi puntano una volta di più ai tormenti del cuore, ora placati (Be Cool..., Man To Man..., Love..., Ladies Man) e all'età che avanza (l'impeccabile Chinese Cafè). 
Stile fiammante, essenziale, perfettamente funzionale alle "investigazioni private" della Mitchell, come si conviene.



martedì 23 aprile 2013

CANTATA N° 147 (Jesu, Joy of Man's Desiring - Jesus bleibet meine Freude) - Johann Sebastian Bach





 

Questa è forse una delle cantate più profonde di Bach: una meditazione sulla venuta di Cristo nei nostri cuori.

Il corale, da noi conosciuto come 'Jesu, Joy of Man's Desiring', compare due volte nella cantate (qui in un arrangiamento per organo). 

La linea barocca dell'accompagnamento contrasta con la serenità del tema principale, come se i nostri cuori distratti da infiniti pensieri s'acquietassero di colpo per una presenza divina.
  



Cantata n. 147
BWV 147 - Jesu, Joy of Man's Desiring


La cantata Jesu, Joy of Man's Desiring BWV 147 è stata composta da Johann Sebastian Bach nel 1716 e 1723. Questa corale di strepitosa dolcezza è stata scritta durante il suo primo anno di Lipsia, in Germania, questo movimento corale è una delle opere più durature di Bach.