venerdì 8 febbraio 2013

CONCERTO IN SI BEMOLLE MAGGIORE - Luigi Boccherini (Commento e video con Mstislav Rostropovich)

      
"Se Dio volesse parlare agli uomini" osava poi dire Cartier "si servirebbe di Haydn, ma se volesse ascoltare della buona musica preferirebbe Boccherini". 
Sia la parola dall'alto dei cieli, sia gli eventuali ascolti divini io li trovo riuniti in ambedue questi musicisti. Dopo aver ascoltato e recensito La pendola di Franz Joseph Haydn (Rohrau, 1732-Vienna, 1809), adesso mi accingo parlare dello splendido Concerto in si bemolle maggiore per violoncello e orchestra di Luigi Boccherini (Lucca, 1743-Madrid, 1805), punto di riferimento e meta di ogni violoncellista che si rispetti: dal defunto Casals al grande "attuale" Mstislav Rostropovich, da André Navaira, a Fournier. La forma della composizione tra le più ovvie e classiche, lungo i tre movimenti Allegro moderato, Adagio non troppo e Rondò (Allegro). C'è innanzi tutto un fondamentale dualismo dato dal solista e dall'orchestra, che non si sovrappongono in tormentate combinazioni, ma che semplicemente si alternano cedendosi elegantemente il passo. Ed è anche logico che sia l'orchestra a dare l'attacco tematico del primo tempo, seguita dal violoncello che s'incammina in una fiorita elaborazione dello stesso motivo sfociante poco dopo nel secondo tema. Il gioco tra le parti s'infittisce sino alla cadenza, in cui il violoncellista ha modo di porre in evidenza ogni grado delle sue doti virtuosistiche. Il concertista è veramente libero di dare sfogo qui al proprio estro e ad una tecnica squisitamente trascendentale,
La sezione dell'Adagio in sole trentasette battute è quanto di meglio ci abbia lasciato il maestro di Lucca: attimi di estasi dell'intera letteratura violoncellistica. Avverto qui una profondità di lirismi che non hanno nulla da invidiare al linguaggio di Haydn (al quale spesso e volentieri Luigi Boccherini s'accostava, al punto che i pettegoli lo soprannominarono "signora Haydn"). L'effetto del canto del solista andrebbe ben oltre le poche battute in cui esso si racchiude. 
Il finale è costituito da un vivace Rondò che ha per tema una variante dello stesso motivo fondamentale del primo movimento. La forma del Rondò fa sì che questo tema sia in continuazione ripreso a mo' di festoso girotondo: una considerevole somma di acrobazie strumentali con una grinta decisamente moderna. Da tali parabole si capisce come la voce di questo nobile arco si sia potuta proiettare sino a noi coinvolgendoci nei suoi più schietti sentimenti.
  

  

Sta.............
  

1 commento:

sergio celle ha detto...

...grazie Loris per il momento musicale. Ottima la scelta video: Rostropovich è il più grande...ciao...alla prox