lunedì 28 gennaio 2013

OPERA COMICA ITALIANA DEL SETTECENTO (Italian comic opera of the Eighteenth century)



        
....La voce, nel melodramma italiano del '700, risente ancora degli influssi dialettali del secolo precedente. Tre, infatti, le principali scuole d'opera: veneziana, romana, napoletana. Vedremo nel '700 il graduale fondersi di queste tre linee in una sola linea nazionale; anche perchè l'opera italiana comincerà a prender piede in tutta Europa e, di conseguenza, si affaccerà alle ribalte parigine, viennesi, moscovite londinesi ecc. con l'etichetta (è logico), "Italia" anzichè con quelle "Napoli" ... "Roma" ... "Venezia".
La stessa diffusione sul territorio nazionale e gli scambi alleeranno poi l'esuberanza partenopea o palermitana con le nebbie del nord e le preziosità veneziane con la violenta sensibilità canora del sud.
Naturalmente, come avviene di solito in questi periodi che lo storico definisce "di assestamento" o "di transizione", molti principi si allenteranno, molti ideali si afflosceranno. E il vantaggio di un pubblico popolare che finalmente si sostituisce al pubblico un poco ristretto dei primi melodrammi sarà in un primo tempo annullato dal gusto troppo facile del pubblico stesso. Divismo, gigioneria, bel canto, prime donne, scene lussuose, costumi meravigliosi, l'orchestra ridotta ad accompagnamento mandolinistico, gli spettatori che fanno del teatro un club per appuntamenti e convegni più o meno puliti. 
La barbara usanza dei "sopranisti" (tenori o bassi che per meglio svettare nella zona del canto portavano sulla scena la poco virile tradizione della Cappella Sistina): ecco lo sconcertante panorama dell'opera italiana del primo Settecento.
A questo stato di cose tentano di porre rimedio, come sempre, quelle persone che non possono star zitte e che per il gusto di dir pane al pane e vino al vino rompono la cosidetta anima ai conformisti di tutti i tempi.  Benedetto Marcello, l'Algarotti, il Planelli sp€ezzano lance in favore dell'arte e contro le falsità del teatro d'opera: accompagnate da questi libelli e filippiche si fanno intanto largo nuove e più semplici idee, intuite dalla ispirazione di musicisti geniali e di librettisti altrettanto geniali. 
Nasce l'opera comica: si badi bene, "opera comica" e non "opera buffa". "Comica - sono parole di Massimo Mila - voleva dire non soltanto "da ridere" ma anche bassa, prosaica, borghese". Insomma, avviene un fenomeno che alta lontana può farci pensare a ciò che è avvenuto nel nostro cinema nel dopoguerra: via i telefoni bianchi, via le false miliardarie capricciose e al loro posto un realismo semplice e spontaneo. Così Livietta e Tracollo, Nina, Cecchina ecc. sopraffanno le ormai stinte mitologie e contraffazioni storiche che tanto piacevano, immagino, a "Via Veneto" e al "Monte Napoleone" di allora.
Porpora, Leo, Vinci, Pergolesi, Traetta, Jommelli, Sacchini, Salieri: non tutti, fra questi autori citati, avranno il coraggio di gettare alle ortiche e Didone e Sofonisba e Attilio Regolo e Ifigenia e Demofoonte. Non tutti: ma il più che prematuramente morto Pergolesi (1710-36), sì, e con grande successo. La serva padrona...,  Lo frate'nnammurato: una vena affettuosa, ispirata, aperta alla schiettezza musicale del popolo, e personaggi anticonvenzionali, liberi da elmi, cimieri ed armature e pennacchi, ma carichi di umanità.
Sulla scia di Pergolesi troviamo Piccinni e Galuppi: alla base di questi due nomi il gloriosissimo nome di Carlo Goldoni. Mentre gli operisti della "decadenza" si appoggiavano a Metastasio e ai suoi libretti teatralmente snelli ma troppo pieni di "mestiere", Piccinni. Galuppi e tanti altri hanno la fortuna di appoggiarsi alla esperienza umana di un Goldoni, uomo di teatro impareggiabile e riformatore intelligente. 
La vita arriva sempre sul palcoscenico: si ride, ma si ride con maggior inteliigenza e meno buffoneria. Il Filosofo di campagna di Galuppi, Cecchina o la buona figliola di Piccinni: già, nei titoli a caratterizzazione del personaggio. La voce cantante si muove sotto la spinta dei sentimenti e non più pressata dal desiderio dei sopracuti e delle volatine di bravura. Volatine e sopracuti rimangono, ma ridotti alla funzione di ornamento, di simpatico abbellimento e ricamo.
Intanto l'opera italiana, convogliati i filoni regionali nella italianissima comicità, procede con leggerezza verso una fine secolo che già annunzia rivoluzioni non soltanto musicali.
Paisiello e Cimarosa, con Nina pazza per amore e Matrintonio segreto portano in ogni parte d'Europa, Russia compresa (e vicino ai loro si potrebbero citare decine di altri nomi), quel senso d'arte "vera" che fra lotte e discussioni Pergolesi e Piccinni avevano sensazionalmente introdotto a Parigi.


Sta.........
   

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