martedì 22 gennaio 2013

LE NOZZE DI FIGARO - Wolfgang Amadeus Mozart (Testo, commento e video 1° Atto)




   
Le nozze di Figaro, ossia la folle giornata
Lingua originale Italiano
Genere - Dramma giocoso
Musica - Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto - Lorenzo Da Ponte (libretto online)
Fonti letterarie - Le mariage de Figaro di Beaumarchais 1778
Quattro Atti
Epoca di composizione - Ottobre 1785 - 29 aprile 1786
Prima rappresentazione - 1 maggio 1786
Teatro - Burgtheater di Vienna
Prima rappresentazione italiana - 27 marzo 1815
Teatro - Milano, Teatro alla Scala

Versioni successive

29 agosto 1789, Hofoper di Vienna

Personaggi

Il Conte di Almaviva (baritono)
La Contessa di Almaviva (soprano)
Susanna (soprano), promessa sposa di
Figaro (basso-baritono)
Cherubino, paggio del Conte (mezzosoprano)
Marcellina (mezzosoprano)
Bartolo, medico di Siviglia (basso)
Basilio, maestro di musica (tenore)
Don Curzio, giudice (tenore)
Barbarina (soprano), figlia di
Antonio, giardiniere del Conte e zio di Susanna (basso)
Coro di paesani, di villanelle e di vari ordini di persone

Autografo I e II atto: Berlino, Staatsbibliothek.
III e IV atto e le parti dei fiati e dei timpani del Finale II:
Cracovia, Biblioteca Jagiellońska


Il melodramma Le nozze di Figaro viene composto da Mozart nel 1785 e l'anno successivo è rappresentato per la prima volta a Vienna, dove ha un grande successo. Il libretto dell'opera è scritto da Lorenzo Da Ponte, che rielabora una commedia, in gran voga a quel tempo, del drammaturgo francese Beaumarchais. La commedia è famosa per il suo carattere irriverente e non è affatto gradita all'aristocrazia: i protagonisti sono due servitori che reclamano i loro diritti.

La vicenda è ambientata a Siviglia, in Spagna, intorno al 1750. Figaro e Susanna, servitori presso la corte del conte di Almaviva, sono prossimi alle nozze. Il conte, segretamente innamorato di Susanna, cerca di ostacolare il matrimonio con mille intrighi. Alla fine, dopo molte peripezie e colpi di scena, i due giovani riusciranno a coronare il loro sogno d'amore.

Il brano che presento è il duetto iniziale dell'opera: Figaro e Susanna sono nella camera a loro destinata dal conte; Figaro sta misurando il pavimento per posizionare i mobili, mentre Susanna, davanti allo specchio, si sta provando il cappellino che indosserà il giorno delle nozze.
  

LE NOZZE DI FIGARO 
Wolfgang Amadeus Mozart

Atto Primo
Duetto “Cinque... dieci...venti…trenta”



      
LE NOZZE DI FIGARO 
Libretto di Lorenzo Da Ponte
   
ATTO PRIMO

Camera non affatto ammobiliata, una sedia d’appoggio in mezzo.

Scena prima

Figaro con una misura in mano e Susanna allo specchio che si sta mettendo un cappelli no ornato di fiori.

Figaro (misurando) 
Cinque... dieci... venti... trenta... 
trentasei... quarantatré...

Susanna (specchiandosi) 
Ora sì ch’io son contenta; 
sembra fatto inver per me.
Guarda un po’, mio caro Figaro, 
guarda adesso il mio cappello.
(seguitando a guardarsi)

Figaro
Sì, mio core, or è più bello,
sembra fatto inver per te.

Susanna e Figaro

Ah il mattino alle nozze vicino
quanto è dolce al mio/tuo tenero sposo
questo bel cappellino vezzoso
che Susanna ella stessa si fe’.

Susanna
Cosa stai misurando,
caro il mio Figaretto? 

Figaro
Io guardo se quel letto
che ci destina il Conte
farà buona figura in questo loco.

Susanna
E in questa stanza?...

Figaro
Certo: a noi la cede
generoso il padrone.

Susanna
Io per me te la dono.

Figaro
E la ragione? 

Susanna (toccandosi la fronte)
La ragione l’ho qui.

Figaro (facendo lo stesso)
Perché non puoi
far che passi un po’ qui?

Susanna
Perché non voglio.
Sei tu mio servo o no?

Figaro
Ma non capisco
perché tanto ti spiace
la più comoda stanza del palazzo.

Susanna
Perch’io son la Susanna, e tu sei pazzo.

Figaro
Grazie; non tanti elogi! guarda un poco
se potrìasi star meglio in altro loco.

(Duetto)
Se a caso madama
la notte ti chiama,
din din, in due passi
da quella puoi gir.
Vien poi l’occasione
che vuolmi il padrone,
don don, in tre salti
lo vado a servir.

Susanna
Così se il mattino
il caro Contino,
din din, e ti manda
tre miglia lontan,
din din, e a mia porta
il diavol lo porta,
ed ecco in tre salti...

Figaro
Susanna, pian pian!

Susanna
Ascolta...

Figaro
Fa’ presto...

Susanna
Se udir brami il resto,
discaccia i sospetti
che torto mi fan.

Figaro
Udir bramo il resto,
i dubbi, i sospetti
gelare mi fan.

Susanna
Or bene; ascolta, e taci!


Figaro (inquieto)
Parla; che c’è di nuovo?

Susanna
Il signor Conte,
stanco di andar cacciando le straniere
bellezze forestiere,
vuole ancor nel castello
ritentar la sua sorte,
né già di sua consorte, bada bene,
appetito gli viene...

Figaro
E di chi dunque?

Susanna
Della tua Susannetta.

Figaro (con sorpresa)
Di te?

Susanna
Di me medesma; ed ha speranza
che al nobil suo progetto
utilissima sia tal vicinanza.

Figaro
Bravo! tiriamo avanti.

Susanna
Queste le grazie son, questa la cura
ch’egli prende di te, della tua sposa.

Figaro
Oh guarda un po’ che carità pelosa!

Susanna
Chètati: or viene il meglio. Don Basilio,
mio maestro di canto, e suo mezzano,
nel darmi la lezione
mi ripete ogni dì questa canzone.

Figaro
Chi? Basilio? oh birbante!

Susanna
E tu credevi
che fosse la mia dote
merto del tuo bel muso!

Figaro
Me n’era lusingato.

Susanna
Ei la destina
per ottener da me certe mezz’ore...
che il diritto feudale...

Figaro
Come? ne’ feudi suoi
non l’ha il Conte abolito?

Susanna
Ebben; ora è pentito, e par che voglia
riscattarlo da me.

Figaro
Bravo! mi piace:
che caro signor Conte!
Ci vogliam divertir: trovato avete...
(si sente suonare un campanello)
Chi suona? la Contessa.


Susanna 
Addio, addio, Fi... Fi... Figaro bello...

Figaro
Coraggio, mio tesoro.

Susanna
E tu, cervello. (parte)


Scena seconda

Figaro solo, passeggiando con foco per la camera e fregandosi le mani.

Figaro
Bravo, signor padrone!... ora incomincio
a capir il mistero... e a veder schietto
tutto il vostro progetto: a Londra, è vero?...
voi ministro, io corriero, e la Susanna...
secreta ambasciatrice...
Non sarà, non sarà, Figaro il dice.


Se vuol ballare,
signor contino,
il chitarrino
le suonerò.
Se vuol venire
nella mia scuola,
la capriola
le insegnerò.
Saprò... ma piano...
meglio ogni arcano
dissimulando
scoprir potrò!
L’arte schermendo,
l’arte adoprando,
di qua pungendo,
di là scherzando,
tutte le macchine
rovescierò. (parte)


Scena terza

Bartolo e Marcellina con un contratto in mano.


Bartolo
Ed aspettaste il giorno
fissato alle sue nozze
per parlarmi di questo?

Marcellina
Io non mi perdo,
dottor mio, di coraggio:
per romper de’ sponsali
più avanzati di questo
bastò più spesso un pretesto; ed egli ha meco,
oltre questo contratto, certi impegni...
so io... basta... or conviene
la Susanna atterrir. Convien con arte
impuntigliarla a rifiutare il Conte.
Egli per vendicarsi
prenderà il mio partito,
e Figaro così fia mio marito.

Bartolo (prende il contratto dalle mani di Marcellina)
Bene, io tutto farò: senza riserve
tutto a me palesate. (Avrei pur gusto
di dar per moglie la mia serva antica
a chi mi fece un dì rapir l’amica.)

La vendetta, oh la vendetta
è un piacer serbato ai saggi:
obliar l’onte, gli oltraggi
è bassezza, è ognor viltà.
Coll’astuzia... coll’arguzia...
col giudizio... col criterio...
si potrebbe.... il fatto è serio...
ma, credete, si farà.
Se tutto il codice dovessi volgere,
se tutto l’indice dovessi leggere,
con un equivoco, con un sinonimo
qualche garbuglio si troverà.
Tutta Siviglia conosce Bartolo:
il birbo Figaro vinto sarà. (parte)


Scena quarta

M a r c e l l i n a , poi Susanna con cuffia da donna, un nastro e un abito da donna.

Marcellina
Tutto ancor non ho perso:
mi resta la speranza:
ma Susanna si avanza: io vo’ provarmi...
fingiam di non vederla.
E quella buona perla
la vorrebbe sposar!

Susanna (resta indietro)
(Di me favella.)

Marcellina
Ma da Figaro alfine
non può meglio sperarsi: argent fait tout.

Susanna
(Che lingua! manco male
ch’ognun sa quanto vale.)

Marcellina
Brava! questo è giudizio!
Con quegli occhi modesti,
con quell’aria pietosa,
e poi...

Susanna
(Meglio è partir.)

Marcellina
(Che cara sposa!)
(vanno tutte due per partire e s’incontrano alla porta)


(Marcellina fa una riverenza)
Via, resti servita,
madama brillante.

Susanna (fa una riverenza)
Non sono sì ardita,
madama piccante.

Marcellina (riverenza)
No, prima a lei tocca.

Susanna (riverenza)
No, no, tocca a lei.

Marcellina e Susanna (riverenza)
Io so i doveri miei,
non fo inciviltà.

Marcellina (riverenza)
La sposa novella!

Susanna (riverenza)
La dama d’onore!

Marcellina (riverenza)
Del Conte la bella!

Susanna (riverenza)
Di Spagna l’amore!


Marcellina
I meriti!

Susanna
L’abito!

Marcellina
Il posto!

Susanna
L’età!

Marcellina (infuriata)
Per Bacco, precipito,
se ancor resto qua.

Susanna (minchionandola)
Sibilla decrepita,
da rider mi fa.

(Marcellina parte infuriata)


Scena quinta

Susanna e poi Cherubino.

Susanna
Va’ là, vecchia pedante,
dottoressa arrogante,
perché hai letto due libri
e seccata madama in gioventù...

Cherubino
(esce in fretta)
Susannetta, sei tu?

Susanna
Son io, cosa volete?

Cherubino
Ah cor mio, che accidente!

Susanna
Cor vostro! Cosa avvenne?

Cherubino
Il Conte ieri
perché trovommi sol con Barbarina,
il congedo mi diede;
e se la Contessina,
la mia bella comare,
grazia non m’intercede, io vado via,
(con ansietà)
io non ti vedo più, Susanna mia!

Susanna
Non vedete più me! Bravo! Ma dunque
non più per la Contessa
secretamente il vostro cor sospira?

Cherubino
Ah che troppo rispetto ella m’ispira!
Felice te, che puoi
vederla quando vuoi,
che la vesti il mattino,
che la sera la spogli,
che le metti gli spilloni,
i merletti...
(con un sospiro)
ah se in tuo loco...
Cos’hai lì? – Dimmi un poco...

Susanna (imitandolo)
Ah il vago nastro, e la notturna cuffia
di comare sì bella.

Cherubino (toglie il nastro di mano a Susanna)
Deh dammelo, sorella,
dammelo, per pietà!

Susanna (vuol riprenderglielo)
Presto quel nastro!

Cherubino (si mette a girare intorno la sedia)
Oh caro, oh bello, oh fortunato nastro!
(bacia e ribacia il nastro)
Io non te ’l renderò che con la vita!

Susanna (sèguita a corrergli dietro, ma poi si arresta
come fosse stanca)
Cos’è quest’insolenza?

Cherubino
Eh via, sta’ cheta!
In ricompensa poi
questa mia canzonetta io ti vo’ dare.

Susanna
E che ne debbo fare?

Cherubino
Leggila alla padrona;
leggila tu medesma;
leggila a Barbarina, a Marcellina;
(con trasporti di gioia)
leggila ad ogni donna del palazzo!

Susanna
Povero Cherubin, siete voi pazzo! –

Cherubino
Non so più cosa son, cosa faccio,
or di foco, ora sono di ghiaccio,
ogni donna cangiar di colore,
ogni donna mi fa palpitar.
Solo ai nomi d’amor, di diletto,

mi si turba, mi s’àltera il petto
e a parlare mi sforza d’amore
un desio ch’io non posso spiegar.
Parlo d’amor vegliando,
parlo d’amor sognando,
all’acque, all’ombra, ai monti,
ai fiori, all’erbe, ai fonti,
all’eco, all’aria, ai venti,
che il suon de’ vani accenti
portano via con sé.
E se non ho chi m’oda,
parlo d’amor con me.


Scena sesta

Cherubino, Susanna e poi il Conte.
(Cherubino va per partire, e vedendo il Con te da lontano, torna indietro impaurito e si nasconde dietro la sedia)

Cherubino
Ah son perduto!

Susanna
Che timor! – il Conte! –
(cerca di mascherar Cherubino)
Misera me!

Conte
Susanna, tu mi sembri
agitata e confusa.

Susanna
Signor... io chiedo scusa...
ma... se mai... qui sorpresa...
per carità! partite.

Conte
Un momento, e ti lascio; odi.
(si mette a sedere sulla sedia, prende Susanna per la mano)

Susanna (si distacca con forza)
Non odo nulla.

Conte
Due parole. Tu sai
che ambasciatore a Londra
il re mi dichiarò; di condur meco
Figaro destinai.

Susanna (timida)
Signor, se osassi...

Conte (sorge)
Parla, parla, mia cara, e con quel dritto
(con tenerezza, e tentando di riprenderle la mano)
ch’oggi prendi su me finché tu vivi
chiedi, imponi, prescrivi.

Susanna
Lasciatemi, signor; dritto non prendo,
(con smania)
non ne vo’, non ne intendo... oh me infelice!

Conte
Ah no, Susanna, io ti vo’ far felice!
(come sopra)
Tu ben sai quanto io t’amo: a te Basilio
tutto già disse: or senti,
se per pochi momenti
meco in giardin sull’imbrunir del giorno...
ah per questo favore io pagherei...

Basilio (dentro la scena)
È uscito poco fa.

Conte
Chi parla?

Susanna
Oh Dei!

Conte
Esci, e alcun non entri.

Susanna (inquietissima)
Ch’io vi lasci qui solo?

Basilio (dentro)
Da madama ei sarà, vado a cercarlo.

Conte (addita la sedia)
Qui dietro mi porrò.

Susanna
Non vi celate.

Conte
Taci, e cerca ch’ei parta.
(il Conte vuol nascondersi dietro il sedile; Susanna si frappone tra il paggio e lui; il Conte la spinge dolcemente. Ella rincula, in tanto il paggio passa al davanti del sedile, si mette dentro in piedi, Susanna lo ricopre colla vestaglia)

Susanna
Ohimè! che fate?


Scena settima

Detti e Basilio.

Basilio
Susanna, il ciel vi salvi: avreste a caso
veduto il Conte?

Susanna
E cosa
deve far meco il Conte? Animo, uscite.

Basilio
Aspettate, sentite.
Figaro di lui cerca.

Susanna
(Oh cieli!) Ei cerca
chi dopo voi più l’odia.

Conte
(Veggiam come mi serve.)

Basilio
Io non ho mai nella moral sentito
ch’uno ch’ama la moglie odî il marito.
Per dir che il Conte v’ama...

Susanna
Sortite, vil ministro
(con risentimento)
dell’altrui sfrenatezza: io non ho d’uopo
della vostra morale,
del Conte, del suo amor...

Basilio
Non c’è alcun male.
Ha ciascun i suoi gusti: io mi credea
che preferir doveste per amante,
come fan tutte quante,
un signor liberal, prudente, e saggio,
a un giovinastro, a un paggio...

Susanna (con ansietà)
A Cherubino!

Basilio
A Cherubino! a Cherubin d’amore
ch’oggi sul far del giorno
passeggiava qui d’intorno,
per entrar...

Susanna (con forza)
Uom maligno,
un’impostura è questa.

Basilio
È un maligno con voi chi ha gli occhi in testa.
E quella canzonetta?
ditemi in confidenza; io sono amico,
ed altrui nulla dico;
è per voi, per madama...

Susanna (mostra dello smarrimento)
(Chi diavol gliel’ha detto?)

Basilio
A proposito, figlia,
instruitelo meglio;
egli la guarda a tavola sì spesso,
e con tale immodestia,
che se il Conte s’accorge... che su tal punto,
sapete, egli è una bestia.

Susanna
Scellerato!
e perché andate voi
tai menzogne spargendo?

Basilio
Io! che ingiustizia! quel che compro io vendo.
A quel che tutti dicono
io non ci aggiungo un pelo.

Conte (sortendo)
Come, che dicon tutti!

Basilio
Oh bella!

Susanna
Oh cielo!

Conte (a Basilio)
Cosa sento! tosto andate,
e scacciate il seduttor.

Basilio
In mal punto son qui giunto,
perdonate, oh mio signor.

Susanna
Che ruina, me meschina,
(quasi svenuta)
son oppressa dal dolor.

Basilio e Conte (sostenendola)
Ah già svien la poverina!
come, oh Dio! le batte il cor!

Basilio
(approssimandosi al sedile in atto farla sedere)
Pian pianin su questo seggio.

Susanna (rinviene)
Dove sono! cosa veggio!
(staccandosi da tutti due)
Che insolenza, andate fuor.

Basilio
(con malignità)
Siamo qui per aiutarvi,
è sicuro il vostro onor.

Conte
Siamo qui per aiutarti,
non turbarti, oh mio tesor.

Basilio (al Conte)
Ah del paggio quel ch’ho detto
era solo un mio sospetto.

Susanna
È un’insidia, una perfidia,
non credete all’impostor.

Conte
Parta, parta il damerino!

Susanna e Basilio
Poverino!

Conte (ironicamente)
Poverino!
ma da me sorpreso ancor.

Susanna
Come!

Basilio
Che!

Conte
Da tua cugina
l’uscio ier trovai rinchiuso;
picchio, m’apre Barbarina
paurosa fuor dell’uso.
Io dal muso insospettito,
guardo, cerco in ogni sito,
ed alzando pian pianino
il tappeto al tavolino
vedo il paggio...
(imita il gesto colla vestaglia e scopre il paggio; con sorpresa)
ah! cosa veggio!

Susanna (con timore)
Ah! crude stelle!

Basilio (con riso)
Ah! meglio ancora!

Conte
Onestissima signora!
or capisco come va.

Susanna
Accader non può di peggio,
giusti Dei! che mai sarà!


Basilio
Così fan tutte le belle:
non c’è alcuna novità.

Conte
Basilio, in traccia tosto
di Figaro volate:
(addita Cherubino che non si muove di loco)
io vo’ ch’ei veda...

Susanna (con vivezza)
Ed io che senta: andate.

Conte
Restate: che baldanza! e quale scusa
se la colpa è evidente?

Susanna
Non ha d’uopo di scusa un’innocente.

Conte

Ma costui quando venne?
Susanna
Egli era meco
quando voi qui giungeste, e mi chiedea
d’impegnar la padrona
a intercedergli grazia: il vostro arrivo
in scompiglio lo pose,
ed allor in quel loco si nascose.

Conte
Ma s’io stesso m’assisi
quando in camera entrai!

Cherubino (timidamente)
Ed allora di dietro io mi celai.

Conte
E quando io là mi posi?

Cherubino
Allor io pian mi volsi, e qui m’ascosi.

Conte (a Susanna)
Oh cielo! dunque ha sentito
quello ch’io ti dicea!

Cherubino
Feci per non sentir quanto potea.

Conte
Oh perfidia!

Basilio
Frenatevi: vien gente.

Conte
(lo tira giù dal sedile)
E voi restate qui, piccol serpente!



Scena ottava

I suddetti. Figaro con bianca veste in mano; Coro di contadine e di contadini vestiti di bianco che spargono fiori, raccolti in piccioli pani e r i ,davanti al Conte e cantano il seguente

Coro
Giovani liete,
fiori spargete
davanti il nobile
nostro signor.
Il suo gran core
vi serba intatto
d’un più bel fiore
l’almo candor.

Conte (a Figaro, con sorpresa)
Cos’è questa commedia?

Figaro (piano a Susanna)
(Eccoci in danza:
secondami, cor mio.)

Susanna
(Non ci ho speranza.)

Figaro
Signor, non isdegnate
questo del nostro affetto
meritato tributo: or che aboliste
un diritto sì ingrato a chi ben ama...

Conte
Quel dritto or non v’è più; cosa si brama?

Figaro
Della vostra saggezza il primo frutto
oggi noi coglierem: le nostre nozze
si son già stabilite: or a voi tocca
costei che un vostro dono
illibata serbò, coprir di questa,
simbolo d’onestà, candida vesta.

Conte
(Diabolica astuzia!
ma fingere convien.) Son grato, amici,
ad un senso sì onesto!
ma non merto per questo
né tributi, né lodi; e un dritto ingiusto
ne’ miei feudi abolendo,
a natura, al dover lor dritti io rendo.

Tutti
Evviva, evviva, evviva!

Susanna (malignamente)
Che virtù!

Figaro
Che giustizia!

Conte (a Figaro e Susanna)
A voi prometto
compier la cerimonia:
chiedo sol breve indugio; io voglio in faccia
de’ miei più fidi, e con più ricca pompa
rendervi appien felici.
(Marcellina si trovi.) Andate, amici.

Coro (spargendo il resto dei fiori)
Giovani liete,
fiori spargete
davanti il nobile
nostro signor.
Il suo gran core
vi serba intatto
d’un più bel fiore
l’almo candor.
(partono)

Figaro
Evviva!

Susanna
Evviva!

Basilio
Evviva!

Figaro (a Cherubino)
E voi non applaudite?

Susanna
È afflitto, poveretto!
perché il padron lo scaccia dal castello!

Figaro
Ah in un giorno sì bello!

Susanna
In un giorno di nozze!

Figaro
Quando ognuno v’ammira!

Cherubino (s’inginocchia)
Perdono, mio signor...

Conte
Nol meritate.

Susanna
Egli è ancora fanciullo!


Conte
Men di quel che tu credi.

Cherubino
È ver, mancai; ma dal mio labbro alfine...

Conte (lo alza)
Ben ben; io vi perdono.
Anzi farò di più; vacante è un posto
d’uffizial nel reggimento mio;
io scelgo voi: partite tosto: addio.
(il Conte vuol partire, Susanna e Cherubino l’arrestano)

Susanna e Figaro
Ah fin domani sol...

Conte
No, parta tosto.

Cherubino
(con passione e sospirando)
A ubbidirvi, signor, son già disposto.

Conte
Via, per l’ultima volta
la Susanna abbracciate.

(Cherubino abbraccia la Susanna che rima ne confusa)
(Inaspettato è il colpo.)

Figaro
Ehi, capitano,
a me pure la mano;
(piano a Cherubino)
(io vo’ parlarti
pria che tu parta).
(con finta gioia)
Addio,
picciolo Cherubino;
come cangia in un punto il tuo destino.
(a Cherubino)
Non più andrai farfallone amoroso
notte e giorno d’intorno girando,
delle belle turbando il riposo,
Narcisetto, Adoncino d’amor.
Non più avrai questi bei pennacchini,
quel cappello leggero e galante,
quella chioma, quell’aria brillante,
quel vermiglio donnesco color.
Tra guerrieri, poffar Bacco!
gran mustacchi, stretto sacco,
schioppo in spalla, sciabla al fianco,
collo dritto, muso franco,
un gran casco, o un gran turbante,
molto onor, poco contante!
Ed invece del fandango
una marcia per il fango,
per montagne, per valloni,
con le nevi e i sollioni
al concerto di tromboni,
di bombarde, di cannoni
che le palle in tutti i tuoni
all’orecchio fan fischiar.
Cherubino alla vittoria,
alla gloria militar.
(partono tutti alla militare)


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