mercoledì 18 luglio 2012

LA SPOSA MORTA - Canzone popolare piemontese


OFELIA - John Everett Millais (Vedi scheda del dipinto)

    
LA SPOSA MORTA

Tra le forme di canto popolare diffuse nelle campagne dell'Italia settentrionale, la più caratteristica e la più arcaica è il tipo detto “epico-lirico”. Questo nome designa un canto di tipo narrativo, che racconta generalmente fatti tragici: tradimenti coniugali, punizioni di donne colpevoli, esecuzioni capitali, storie di sangue, vendette, partenze e ritorni dalla guerra. Molti di questi canti non sono tipici della sola Italia: esistono anche in altre zone d'Europa, e sono sovente venuti a noi dalla Francia passando attraverso il Piemonte. Di lì si sono poi diffusi nelle altre regioni, talvolta giungendo anche nel Centro-sud. La tematica e la forma, che ho definito 'arcaica', rimandano ad un mondo cavalleresco. 
La diffusione di questi canti è antica; risale probabilmente ai secoli XV-XVIII. Il popolo ha la capacità di trasmettere il suo patrimonio culturale e di farlo viaggiare: questa circolazione avviene con un movimento lento, s'intende, e si accompagna a modificazioni continue ed anonime, che aggiornano il canto, rendendolo adatto a situazioni storiche nuove ed a contesti mutati.

Voglio dare qui un saggio di una di queste modificazioni, ben visibile nelle versioni che metteremo a confronto del canto “La sposa morta”. 
La prima che leggeremo è stata raccolta da Costantino Nigra nell'Ottocento in una zona sub-montana del Piemonte (Canavese). È un canto epico-lirico completamente dialettale; ci saranno per questo, certo, molte difficoltà di lettura, ma lo sforzo sarà compensato dall'interesse del documento. Descrive i funerali di una giovane promessa sposa, Catalinotta (Caterina); il fidanzato arresta il corteo funebre e vuole parlare alla morta e baciarla. Lei gli risponde tristemente e gli chiede di riprendersi l'anello, pegno d'amore. La storia è fissata in un tempo non definibile, e vi sono incongruenze, contraddizioni (la morta, ad esempio, parla), salti logici: tutti fenomeni tipici del canto popolare dovuti a contaminazioni tra canti diversi o tra versioni diverse dello stesso canto, od a “vuoti di memoria” che si cristallizzano e diventano definitivi.
Il secondo esempio che darò è più recente. Premetto che negli anni della prima guerra mondiale una enorme quantità di soldati, che erano poi dei contadini reclutati in tutte le regioni italiane, fu ammassata nelle trincee. Lì non soltanto cominciò ad instaurarsi una comunicazione sovradialettale, resa necessaria dalla loro diversa provenienza (e questa è l'origine del così detto “italiano popolare”, ma il patrimonio culturale dei contadini-soldati attraversò enormi mutazioni. Molte canzoni si trasformarono, si adattarono alla nuova situazione, furono tradotte in italiano. Esse passarono al repertorio alpino diffuso in tutta l'Italia settentrionale, e poi al repertorio da osteria. Modificazioni notevoli subì anche il canto “La sposa morta”. Nella versione cantata dai fanti e dagli alpini c'è ancora il motivo del funerale e del bacio, ma il contesto è diverso; protagonista non è più un giovane montanaro, ma un soldato che ha ottenuto la licenza dal comandante, il quale l'ha concessa in cambio di una promessa di ritorno (c'era infatti il rischio che il soldato in licenza disertasse). 
Offro qui di seguito le due versioni, quella dialettale arcaica piemontese e quella risalente al 1915-18, affinché sia possibile confrontarle, e affinché risulti in maniera evidente la capacità di adattamento che costituisce la vitalità del repertorio popolare.
   

  
LA SPOSA MORTA

Gentil galant su l’aute montagne
L’a sentì le ciòche sunè:
"Sarato forse la mia spuseta
ch’a ì la porta sutere?"

Gentil galant l’è rivà a casa
L’ha truvà la porta sarà:
l’ha dumandà a le sue visine:
"la mia spuseta dove l’è andà?"


LA SPOSA MORTA (Versione arcaica)

Gentil galant sü l'aute muntagne
a l'à sentì le cioche sunè:
- Sarà-lo 'l segn dla Catalinota,
ch'a lé morta da maridè? 
Quand l'è stait su cule coline
a l'à vedü le torce lüzì:
- Sarà-lo furse la lüminaria
ch'a l'acumpagna a sepelì?
O portandin che porte la bela,
o ripozei-ve e pozei-la 'n po'! 
Pozei-la sì sü la violéta,
che ancur na volta la bazerò.
O parla, parla, buchëta morta,
o parla, parla, buchëta d'or!
O dì-me sul che na parolëta,
o dà-me sul che 'n bazin d'amur.
- O cume mai voli-ve che v'parla,
e che vi daga 'n bazin d'amur?
Mia buca morta l'à odur di terra,
ch'a l'era, viva, di roze e fiur.
Vostr'anelin che vui i m'éi dà-me,
guardè-lo sì ch'a l'è 'nt él me dì;
Piè-lo püra e dè-lo a ün'autra,
e tüti dui pregherei për mi.

(Traduzione)

Gentil galante sull'alte montagne 
ha sentito le campane sonare: 
-Sarà il segno (di morte) della Catalinotta, 
che è morta da maritare?
Quando è stato su quelle colline, 
ha visto le torce risplendere: 
- Sarà forse la luminaria 
che l'accompagna a seppellirla? 
O portatori che portate la bella, 
riposatevi e posatela un po'. 
Posatela qui sulla violetta, 
che ancora una volta la bacerò. 
Oh parla, parla, bocchina morta, 
oh parla, parla, bocchina d'oro! 
Oh dimmi solo una parolina, 
oh dammi solo un bacio d'amore!
- Oh come mai volete che vi parli, 
e che vi dia un bacio d'amore? 
La mia bocca morta ha odor di terra, 
che era, viva, di rose e fiori. 
Il vostro anellino che mi avete dato, 
guardatelo qui che è nel mio dito; 
pigliatelo pure e datelo a un'altra, 
e tutti due pregherete per me.

(da Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Einaudi, Torino, 1974)



VERSIONE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Pena giunto al mio reggimento
una lettera vidi arrivar.
Sarà forse la mia morosa
che si trova sul letto ammalà. 1
A rapporto, signor Capitano,
se in licenza mi vuole mandà. 2
La licenza l'hai bell'e firmata
se ritorni da bravo soldà. 3
Glielo giuro, signor Capitano,
che ritorno da bravo soldà.
Quando fui vicino al paese
le campane sentivo sonar. 4
Sarà forse la mia morosa
che ho lasciato sul letto ammalà:
Portantina che porti quel morto
per piacere fermati qua. 5
Se da viva non l'ho mai baciata
or ch'è morta la voglio baciar.
Le sue labbra sapevar di terra
ma i capelli di rose e di fior.

1 - Qui la morte della ragazza è preannunciata dalla lettera e dai timori che essa suscita.

2 - Anche in questo caso, come nel canto arcaico, la narrazione procede per quadri staccati. Il soldato si presenta davanti al capitano (rapporto è la richiesta di colloquio con un superiore, nel linguaggio militare) e gli chiede di partire.

3 -  L'insistenza sul concetto di bravo soldà (soldato leale) può far supporre che questa parte sia stata anteposta al canto tradizionale da chi aveva interesse a far leva su sentimenti di lealtà dei soldati: come dire da qualche ufficiale o da qualcuno favorevole alla guerra. Ma non si tratta che di una ipotesi.

4 -  Comincia qui la parte analoga al canto arcaico.

5 -  Espressioni simili a quelle che nel canto arcaico erano pronunciate dalla morta. Si noti che la morta in questa lezione più recente non parla più, e cade anche il riferimento all'anello.


Sta... per sempre....

1 commento:

TheSweetColours ha detto...

Interessante...