domenica 29 luglio 2012

FRATELLI D'ITALIA - Inno di Mameli - GOFFREDO MAMELI - La vita (Testo e video)


Goffredo Mameli
    
“Era verso sera di quel giorno fatale, quando Mameli, che io avevo trattenuto al mio fianco la maggior parte di quel giorno, siccome aiutante mio, mi chiese supplichevole di lasciarlo procedere avanti ove più ferveva la pugna, sembrandogli ingloriosa la sua posizione presso di me. Dopo pochi minuti, mi ripassava accanto, trasportato gravemente ferito, ma radioso, brillante nel volto, d'aver potuto spargere il sangue pel suo paese. Non ricambiammo una parola. Ma gli occhi nostri si intesero nell'affetto che ci legava da tanto tempo. Io rimasi dimesso. Egli proseguiva come in trionfo”.

Sono parole di Garibaldi alla madre del poeta. La perdita che più colpisce nell'elenco sanguinoso di quel tre giugno romano è forse questa: gli altri sono uomini di guerra, per la maggior parte veterani che, anche se di giovane età, hanno bruciato gli anni al fuoco dei bivacchi e delle battaglie; ma Goffredo Mameli significa qualcosa di più:

“Per me, per noi profughi da vent'anni e invecchiati nelle delusioni, egli era come una melodia della giovinezza, come un presentimento di tempi che noi non vedremo, nei quali l'istinto del bene e del sacrificio vivranno inconsci nell'anima umana e non saranno, come la nostra virtù, frutta di lunghe battaglie durate. La sua aveva tutta l'ingenua bellezza dell'innocenza”: così Mazzini.

L'ombra di Mazzini si protende sulla breve vita del poeta. Ventidue anni appena. 
Goffredo Mameli è nato a Genova il 15 settembre 1827. Ha studiato filosofia e legge, ma forse più ancora si è distinto per la sua condotta irrequieta e ribelle, nell'ambiente studentesco. Dove partecipa dapprima ad una società segreta, che ha per programma riuscite manifestazioni in favore di Pio IX e degli esuli romani amnistiati che tornano in patria. Mameli è già convinta repubblicano, in quello scorcio del 1846-47, legato a Mazzini (che conoscerà soltanto a Milano l'anno dopo) “per lettere e unità di lavoro”: nei suoi versi riesce a trasfondere come nessun altro lo spirito religioso dell'ideale mazziniano.
Un giorno un amico comune cerca Michele Novaro, musicista genovese allora a Torino, e consegnandogli un foglio, gli dice: 
“To', te lo manda Goffredo”. 
L'altro legge, poi ai presenti incuriositi: “Una cosa stupenda” e ad alta voce scandisce i versi di Fratelli d'Italia, tra lo entusiasmo di quanti ascoltano.
“Io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario” ricordò poi il musicista “sa che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo...”. Corse a casa, si mise al pianoforte, col foglio di Mameli davanti. Nasceva così l'inno che la rinata Repubblica avrebbe fatto proprio.
  
Consegna dei brevetto di capitano a Goffredo Mameli morente.


Rivoluzione, guerra. Mameli forma una compagnia di 300 volontari genovesi che chiama “Giuseppe Mazzini”. Il 24 marzo è a Milano, accolta trionfalmente. Nella metropoli lombarda assiste all'ingresso delle truppe piemontesi: “Ieri entrò tra gli applausi l'armata nostra”, scrive ad un amico “fra gli immensi evviva non vi fu neanche un viva Carlo Alberto”. Alla campagna del '48 partecipa prima con la Legione Tarres, poi con quella dei bersaglieri Mantovani. 
“Dio protegga l'Italia dalla stoltezza (e peggio) di chi dirige la casa”...scrive alla madre dopo Custoza “noi non abbiamo saputo la ritirata dei piemontesi che tardissimo, sicchè rischiammo essere tagliati fuori”.
Gli entusiasmi si riaccendono a Roma, ove accorre nel dicembre 1848. Sul “Pensiero italiano” verga il famoso articolo, che è come un inno di guerra: 
“Finalmente siamo alla vigilia del tremendo conflitto dei due principii, indipendenza e schiavitù, assolutismo e libertà”. 
Si distingue nella campagna contro i borbonici, ma alla madre si limita a dire:  “passiamo sul fianco dell'armata napoletana, facciamo 29 miglia in una notte, ed eccoci a Roma di guardia a Porta S. Pancrazio: questo si chiama far la guerra senza dormire”.
Il 3 giugno è febbricitante. Bixio lo supplica di riguardarsi. Ma il poeta: “Mi parli sempre di me, quando assassinano il nostro paese non abbiamo altro letto che, quello della morte, ma prima bisogna battersi, battersi, battersi, battersi”. 
La palla che lo colpisce al ginocchio, gli provoca la frattura della gamba sinistra. Viene curato in modo sbagliato. La ferita si aggrava, si manifesta la cancrena. Mameli scrive, ancora alla madre: “Sono in perfetta convalescenza, comincio a mangiare e il medico mi ha detto che fra tre settimane sarò guarito”. 
Invece l'indomani subisce l'amputazione della gamba. Il Triumvirato lo ha proposto altre volte per la promozione a capitana di Stato Maggiore, ma per modestia egli ha rifiutato; la nuova proposta gli viene portata in ospedale e questa volta il poeta accetta. I suoi giorni sono contati. Si spegne con la Repubblica, come Petöfi. 
La notizia che i francesi sono entrati in Roma gli viene tenuta nascosta. Tre giorni dopo, il 6 luglio 1849, il poeta muore.
  

   
FRATELLI D'ITALIA
(Goffredo Mameli - musica di Michele Novaro)

Fratelli d'Italia; 
l'Italia s'è desta; 
dell'elmo di Scipio 
s'è cinta la testa. 
Dov'è la vittoria? 
Le porga la chioma; 
chè schiava di Rema 
Iddio la creò! 
Stringiamoci a coorte! 
Siam pronti alla morte; 
Italia chiamò.
Noi siamo da secoli 
calpesti, derisi,
perchè non siam popolo, 
perchè siam divisi. 
Raccolgaci un'unica 
bandiera, una speme; 
di fonderci insieme 
già l'ora suonò. 
Stringiamoci a coorte! 
Siam pronti alla morte; 
Italia chiamò.
    
Busto di Goffredo Mameli al Gianicolo
      
Sta... per sempre...

venerdì 27 luglio 2012

QUARANTA GHEI D'INVERNO - Canzone popolare della Lombardia




  

Canzone diffusa nell'Alto Milanese, soprattutto nelle filande in sciopero, durante i moti de "La boje".
I moti de “La boje” si estesero abbastanza rapidamente dal Mantovano al Cremonese e al Codognese; nel 1885 anche l'Alto Milanese fu interessato alla rivolta, sempre a causa della crisi cerealicola, ma anche per la crisi della coltivazione dei bachi da seta.
“Quaranta ghei d'inverno” fu cantata in occasione di questi moti dell'Alto Milanese, soprattutto dalle fìlandine in sciopero. Il testo è pubblicato in Canzoniere del lavoro, supplemento al settimanale Vie nuove, a cura del Nuovo Canzoniere Italiano.



QUARANTA GHEI D'INVERNO

Quaranta ghei d'inverno, cinquanta d'està;
se ghe ie dassen, sti pover paisan,
nanca farìen una pell de pan.
O donn, o donn, andémm, andémm,
andémm in piazza a fà burdell!
An piantà in pé sta rivulüsiun
tütt in grasia di nòster padrun.
La rivulüsiun l'àn piantà
per fà calà i fitt de cà
e pu pendissi de pagà.
Ma el padrun el diz inscì,
che i paisan i-a de fà murì;
l'a de fà murì, l'a de fà crepà
ma la rivulüsiun la se dev fà:
tuta la mubilia che gh'è in Milan
l'è tüta roba di pòer paisan;
i pòer paisan intanta in là a spettà
la letera dell'America che la dev rivà.



QUARANTA CENTESIMI D'INVERNO

Quaranta centesimi d'inverno, cinquanta d'estate; 
se anche glieli dessero, questi poveri contadini 
non riuscirebbero a mangiare neanche pane a sazietà. 
O donne, o donne, andiamo, andiamo, 
andiamo in piazza a far casino. 
Hanno messo in piedi questa rivoluzione 
tutto in grazia del nostro padrone. 
La rivoluzione l'hanno messa su 
per far diminuire gli affitti delle case 
e basta debiti da pagare. 
Ma il padrone dice così, 
che i contadini deve farli morire, 
deve farli morire, farli crepare; 
ma la rivoluzione noi dobbiamo fare:
 tutte le ricchezze che ci sono a Milano 
è tutta roba dei poveri contadini; 
gli stessi poveri contadini che son là ad aspettare 
la lettera dall'America che deve arrivare. 






Sta....per sempre....

lunedì 23 luglio 2012

QUANDO FINISCE UN AMORE - Riccardo Cocciante (Testo e video)


  



QUANDO FINISCE UN AMORE 
Riccardo Cocciante

Quando finisce un amore così com'è finito il mio
senza una ragione ne' un motivo, senza niente
ti senti un nodo nella gola,
ti senti un buco nello stomaco
ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente
e non ti basta più un amico e non ti basta più distrarti
e non ti basta bere da ubriacarti
e non ti basta ormai più niente
e in fondo pensi, ci sarà un motivo
e cerchi a tutti i costi una ragione
eppure non c'è mai una ragione
perché un amore debba finire
e vorresti cambiare faccia, e vorresti cambiare nome
e vorresti cambiare aria, e vorresti cambiare vita
e vorresti cambiare il mondo
ma sai perfettamente
che non ti servirebbe a niente
perché c'è lei, perché c'è lei
perché c'è lei, perché c'è lei
perché c'è lei nelle tue ossa
perché c'è lei nella tua mente
perché c'è lei nella tua vita
e non potresti più mandarla via,
nemmeno se cambiassi faccia
nemmeno se cambiassi nome
nemmeno se cambiassi aria
nemmeno se cambiassi vita
nemmeno se cambiasse il mondo
però, se potessi ragionarci sopra
saprei perfettamente che domani sarà diverso
lei non sarà più lei
io non sarò lo stesso uomo
magari l'avrò già dimenticata
magari se potessi ragionarci sopra
e se potessi ragionarci sopra
ma non posso, perché ...
quando finisce un amore ......


(A.Cassella - M.Luberti - R. Cocciante)
   


Sta...per sempre....

mercoledì 18 luglio 2012

LA SPOSA MORTA - Canzone popolare piemontese


OFELIA - John Everett Millais (Vedi scheda del dipinto)

    
LA SPOSA MORTA

Tra le forme di canto popolare diffuse nelle campagne dell'Italia settentrionale, la più caratteristica e la più arcaica è il tipo detto “epico-lirico”. Questo nome designa un canto di tipo narrativo, che racconta generalmente fatti tragici: tradimenti coniugali, punizioni di donne colpevoli, esecuzioni capitali, storie di sangue, vendette, partenze e ritorni dalla guerra. Molti di questi canti non sono tipici della sola Italia: esistono anche in altre zone d'Europa, e sono sovente venuti a noi dalla Francia passando attraverso il Piemonte. Di lì si sono poi diffusi nelle altre regioni, talvolta giungendo anche nel Centro-sud. La tematica e la forma, che ho definito 'arcaica', rimandano ad un mondo cavalleresco. 
La diffusione di questi canti è antica; risale probabilmente ai secoli XV-XVIII. Il popolo ha la capacità di trasmettere il suo patrimonio culturale e di farlo viaggiare: questa circolazione avviene con un movimento lento, s'intende, e si accompagna a modificazioni continue ed anonime, che aggiornano il canto, rendendolo adatto a situazioni storiche nuove ed a contesti mutati.

Voglio dare qui un saggio di una di queste modificazioni, ben visibile nelle versioni che metteremo a confronto del canto “La sposa morta”. 
La prima che leggeremo è stata raccolta da Costantino Nigra nell'Ottocento in una zona sub-montana del Piemonte (Canavese). È un canto epico-lirico completamente dialettale; ci saranno per questo, certo, molte difficoltà di lettura, ma lo sforzo sarà compensato dall'interesse del documento. Descrive i funerali di una giovane promessa sposa, Catalinotta (Caterina); il fidanzato arresta il corteo funebre e vuole parlare alla morta e baciarla. Lei gli risponde tristemente e gli chiede di riprendersi l'anello, pegno d'amore. La storia è fissata in un tempo non definibile, e vi sono incongruenze, contraddizioni (la morta, ad esempio, parla), salti logici: tutti fenomeni tipici del canto popolare dovuti a contaminazioni tra canti diversi o tra versioni diverse dello stesso canto, od a “vuoti di memoria” che si cristallizzano e diventano definitivi.
Il secondo esempio che darò è più recente. Premetto che negli anni della prima guerra mondiale una enorme quantità di soldati, che erano poi dei contadini reclutati in tutte le regioni italiane, fu ammassata nelle trincee. Lì non soltanto cominciò ad instaurarsi una comunicazione sovradialettale, resa necessaria dalla loro diversa provenienza (e questa è l'origine del così detto “italiano popolare”, ma il patrimonio culturale dei contadini-soldati attraversò enormi mutazioni. Molte canzoni si trasformarono, si adattarono alla nuova situazione, furono tradotte in italiano. Esse passarono al repertorio alpino diffuso in tutta l'Italia settentrionale, e poi al repertorio da osteria. Modificazioni notevoli subì anche il canto “La sposa morta”. Nella versione cantata dai fanti e dagli alpini c'è ancora il motivo del funerale e del bacio, ma il contesto è diverso; protagonista non è più un giovane montanaro, ma un soldato che ha ottenuto la licenza dal comandante, il quale l'ha concessa in cambio di una promessa di ritorno (c'era infatti il rischio che il soldato in licenza disertasse). 
Offro qui di seguito le due versioni, quella dialettale arcaica piemontese e quella risalente al 1915-18, affinché sia possibile confrontarle, e affinché risulti in maniera evidente la capacità di adattamento che costituisce la vitalità del repertorio popolare.
   

  
LA SPOSA MORTA

Gentil galant su l’aute montagne
L’a sentì le ciòche sunè:
"Sarato forse la mia spuseta
ch’a ì la porta sutere?"

Gentil galant l’è rivà a casa
L’ha truvà la porta sarà:
l’ha dumandà a le sue visine:
"la mia spuseta dove l’è andà?"


LA SPOSA MORTA (Versione arcaica)

Gentil galant sü l'aute muntagne
a l'à sentì le cioche sunè:
- Sarà-lo 'l segn dla Catalinota,
ch'a lé morta da maridè? 
Quand l'è stait su cule coline
a l'à vedü le torce lüzì:
- Sarà-lo furse la lüminaria
ch'a l'acumpagna a sepelì?
O portandin che porte la bela,
o ripozei-ve e pozei-la 'n po'! 
Pozei-la sì sü la violéta,
che ancur na volta la bazerò.
O parla, parla, buchëta morta,
o parla, parla, buchëta d'or!
O dì-me sul che na parolëta,
o dà-me sul che 'n bazin d'amur.
- O cume mai voli-ve che v'parla,
e che vi daga 'n bazin d'amur?
Mia buca morta l'à odur di terra,
ch'a l'era, viva, di roze e fiur.
Vostr'anelin che vui i m'éi dà-me,
guardè-lo sì ch'a l'è 'nt él me dì;
Piè-lo püra e dè-lo a ün'autra,
e tüti dui pregherei për mi.

(Traduzione)

Gentil galante sull'alte montagne 
ha sentito le campane sonare: 
-Sarà il segno (di morte) della Catalinotta, 
che è morta da maritare?
Quando è stato su quelle colline, 
ha visto le torce risplendere: 
- Sarà forse la luminaria 
che l'accompagna a seppellirla? 
O portatori che portate la bella, 
riposatevi e posatela un po'. 
Posatela qui sulla violetta, 
che ancora una volta la bacerò. 
Oh parla, parla, bocchina morta, 
oh parla, parla, bocchina d'oro! 
Oh dimmi solo una parolina, 
oh dammi solo un bacio d'amore!
- Oh come mai volete che vi parli, 
e che vi dia un bacio d'amore? 
La mia bocca morta ha odor di terra, 
che era, viva, di rose e fiori. 
Il vostro anellino che mi avete dato, 
guardatelo qui che è nel mio dito; 
pigliatelo pure e datelo a un'altra, 
e tutti due pregherete per me.

(da Costantino Nigra, Canti popolari del Piemonte, Einaudi, Torino, 1974)



VERSIONE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Pena giunto al mio reggimento
una lettera vidi arrivar.
Sarà forse la mia morosa
che si trova sul letto ammalà. 1
A rapporto, signor Capitano,
se in licenza mi vuole mandà. 2
La licenza l'hai bell'e firmata
se ritorni da bravo soldà. 3
Glielo giuro, signor Capitano,
che ritorno da bravo soldà.
Quando fui vicino al paese
le campane sentivo sonar. 4
Sarà forse la mia morosa
che ho lasciato sul letto ammalà:
Portantina che porti quel morto
per piacere fermati qua. 5
Se da viva non l'ho mai baciata
or ch'è morta la voglio baciar.
Le sue labbra sapevar di terra
ma i capelli di rose e di fior.

1 - Qui la morte della ragazza è preannunciata dalla lettera e dai timori che essa suscita.

2 - Anche in questo caso, come nel canto arcaico, la narrazione procede per quadri staccati. Il soldato si presenta davanti al capitano (rapporto è la richiesta di colloquio con un superiore, nel linguaggio militare) e gli chiede di partire.

3 -  L'insistenza sul concetto di bravo soldà (soldato leale) può far supporre che questa parte sia stata anteposta al canto tradizionale da chi aveva interesse a far leva su sentimenti di lealtà dei soldati: come dire da qualche ufficiale o da qualcuno favorevole alla guerra. Ma non si tratta che di una ipotesi.

4 -  Comincia qui la parte analoga al canto arcaico.

5 -  Espressioni simili a quelle che nel canto arcaico erano pronunciate dalla morta. Si noti che la morta in questa lezione più recente non parla più, e cade anche il riferimento all'anello.


Sta... per sempre....

mercoledì 11 luglio 2012

STORNELLI D'ESILIO (Testo e video di Caterina Bueno)

 Claude Monet - Impressione: il levar del sole

    

 STORNELLI D'ESILIO

O profughi d'Italia a la ventura
si va senza rimpianti nè paura.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Dei miseri le turbe sollevando
fummo d'ogni nazione messi al bando.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Dovunque uno sfruttato si ribelli
noi troveremo schiere di fratelli.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Raminghi per le terre e per i mari
per un'Idea lasciamo i nostri cari.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Passiam di plebi varie tra i dolori
de la nazione umana precursori.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.

Ma torneranno Italia i tuoi proscritti
ad agitar la face dei diritti.

Nostra patria è il mondo intero
nostra legge è la libertà
ed un pensiero
ribelle in cor ci sta.
  
    
Testo di Pietro Gori, musica di anonimo; ignoto l'anno di composizione, ma la prima pubblicazione risale al 1904; la canzone è entrata in seguito in quasi tutti i canzonieri anarchici; recentemente è stata ripubblicata in quello di Settimelli e Falavolti,
Edizioni discografiche: Coro A. Toscanini di Torino in Quattro canti anarchici..., Margot in Canti di protesta del popolo italiano (ora anche in Cantacronache); Foresto Ciuti (registrazione originale Pisa 1962) in Canti anarchici..., un gruppo di anarchici di Ancona (registrazione originale Franco Coggiola, Ancona 1968) in Addio Lugano bella..., il Nuovo Canzoniere Italiano in Ci ragiono e canta..., il Canzoniere Internazionale in Gli anarchici.




Sta....per sempre....



PAUL Mc CARTNEY - Ebony and Ivory (Testo, traduzione e video con Stevie Wonder)


   
EBONY AND IVORY 


Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
We all know that people are the same
where ever we go
There is good and bad in ev'ry one
We learn to live, we learn to give each other
what we need to survive together alive
Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory, ooh
We all know that people are the same
where ever we go
There is good and bad in ev'ry one
We learn to live, we learn to give each other
what we need to survive together alive
Ebony and Ivory live together in perfect harmony
side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Side by side on my piano keyboard,
oh Lord, why don't we?
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
Ebony, Ivory living in perfect harmony
  
EBANO E AVORIO

Ebano e avorio 
convivono in perfetta armonia 
fianco a fianco sulla tastiera del mio pianoforte 
Oh Signore, perché non è vero?


Sappiamo tutti 
che le persone sono le stesse ovunque si vada 
c'è il bene e il male in ognuno di noi 
quando impariamo a vivere, impariamo a dare ad ogni altra 
cosa abbiamo bisogno per sopravvivere 
insieme vivo


Ebano e avorio 
convivono in perfetta armonia 
fianco a fianco sulla tastiera del mio pianoforte 
Oh Signore, perché non è vero?


[Ebano, avorio] 
[vivere in perfetta armonia] 
[ebano, avorio, ooh]


Sappiamo tutti 
che le persone sono le stesse ovunque si vada 
c'è del buono e cattivo, mmm, in ognuno di noi 
impariamo a vivere quando impariamo a dare ad ogni altra 
cosa abbiamo bisogno per sopravvivere 
insieme vivo


Ebano e avorio 
convivono in perfetta armonia 
fianco a fianco sulla tastiera del mio pianoforte 
Oh Signore, perché non è vero?


Fianco a fianco sulla tastiera del mio pianoforte 
Oh Signore, perché non è vero?


[Ebano, avorio] 
[ vivere  in perfetta armonia] 
[ebano, avorio] 
[ vivere  in perfetta armonia] 
[ebano, avorio] 
[ vivere  in perfetta armonia] 
[ebano, avorio] 
[ vivere   in perfetta armonia] 
[ebano, avorio] 
[ Vivere in armonia perfetta] 
[ebano, avorio] 
[ vivere   in perfetta armonia]

   
    
Paul Mc Cartney - Sir James Paul McCartney (Liverpool, 18 giugno 1942) è un cantante, compositore, musicista, polistrumentista, produttore discografico e cinematografico, sceneggiatore britannico.
Membro dei Beatles negli anni Sessanta, ha contribuito all'affermazione del gruppo firmando, insieme a John Lennon, canzoni come Michelle, Yesterday, Lét it be, ecc. 
Dopo lo scioglimento del complesso, ha costituito insieme alla moglie Linda Wings, riscuotendo un discreto consenso di pubblico. 
Nel corso della sua carriera artistica ha collaborato con numerosi musicisti e cantanti, tra cui Stevie Wonder, con il quale ha realizzato nel 1983 Ebony and Ivory, e Michael Jackson, con cui ha composto e interpretato i brani The girl is mine e Say say say
Tra le sue incisioni ricordo gli album Off the Ground (1993), che propone sonorità e temi tipici della produzione del cantante, e Anthology one (1995), realizzato da McCartney in collaborazione con George Harrison e Ringo Starr, contenente vecchie registrazioni di brani dei Beatles e la canzone inedita di  John   Lennon Free as a bird.











Sta.. forever...

lunedì 9 luglio 2012

AJX DISCO (Rodolfo Banchelli, Sara Bisiccia e Gloria Nuti)




......Ayx era un gruppo di cantanti ballerini costituitosi in occasione del Festival di Sanremo del 1967 per presentare il brano Ayx disco. La vera identità dei membri della formazione rimane un piccolo mistero. 
Sul palcoscenico del Festival si presentarono mascherati e nessuno riuscì a vederli in volto. Sembra comunque accertato che il gruppo appartenesse alla Federazione Ballerini Moderni di Moreno Polidori e che ne facessero parte, tra gli altri, Rodolfo Banchelli, Sara Bisiccia e Gloria Nuti.
     

     
In verità questo disco è il secondo singolo per il gruppo Ayx. Partecipano con questo brano al Festival di Sanremo nel 1979, ma non accedono alla finale. Si presentano tutti in calzamaglia nera dalla testa ai piedi. Anche questo singolo viene inciso rispettando il precedente "Ayx Teca": sonorità del Fantasy Rock (o rock acrobatico), inventato proprio da loro che venne lanciato in Toscana ed ebbe successo per qualche anno.
Di lì a poco il progetto AYX si scioglie. La cantante del gruppo, Gloria Nuti, entrerà subito dopo nel gruppo EXTRA. Nel 1985 partecipa solo come GLORIA alla manifestazione canora "Saint Vincent Estate 85" col brano "Le Donne Italiane" e nel 1989 gareggia nelle nuove proposte al Festival di Sanremo 1989 col pezzo "Bastardo" a cui segue l'album "GLORIA".
L'artista ha scritto il capolavoro "Il Mare Calmo Della Sera" per Andrea Bocelli, continua a cantare e da diversi anni si è trasferita a Londra.


Sta.... per sempre....