mercoledì 14 marzo 2012

MUSICA RINASCIMENTALE E BAROCCA (Renaissance and Baroque Music)





IL_RINASCIMENTO

Il pensiero umanista del Quattrocento, attraverso l'incontro con l'antichità classica, riscopre i valori della vita terrena e suscita una fiducia ottimistica nelle possibilità dell'uomo, che appare capace di modellare su se stesso un ideale di armonia e di equilibrio. Questa nuova immagine dell'uomo conduce anche a una diversa considerazione dell'artista e della sua creatività, mentre l'arte conquista una sua autonomia e viene ritenuta valida per i suoi propri valori formali.


LA MUSICA VOCALE

Nella musica il Quattrocento è il secolo della polifonia fiamminga. Anche in Italia presso le maggiori corti e presso la cappella papale si fa molta musica, e la musica 'ufficiale', la grande musica delle cerimonie civili e religiose esige il fasto del contrappunto fiammingo. Ma accanto ad essa la vita di corte, con le sue molteplici occasioni di incontro e di divertimento, favorisce la fioritura di musiche profane e popolari, come la frottola e lo strambotto, che per la loro brevità e immediatezza espressiva appaiono ai compositori più adatte a esprimere sentimenti umani e ad allietare l'intensa vita sociale del secolo.
Nella Firenze di Lorenzo il Magnifico, durante le feste di Carnevale e le mascherate, si eseguono i canti carnascialeschi, di alcuni dei quali è autore lo stesso Principe. Non va poi dimenticato che nella corte non potevano certo mancare i balli, accompagnati dal suono di liuti, arpe, trombe. Tuttavia la musica strumentale non si esaurisce solo nelle danze: sempre più frequente è infatti la pratica di trascrivere per uno o più strumenti le composizioni vocali polifoniche alla moda, anche per permetterne l'esecuzione ai musicisti dilettanti. 
Ma è nel Cinquecento che il Rinascimento si realizza completamente, caratterizzandosi come fenomeno italiano, che dall'Italia si irradia in tutta Europa. Accanto alle due grandi scuole polifoniche di Roma e di Venezia si assiste alla fioritura madrigalistica. 


IL MADRIGALE

La musica profana, che finora aveva avuto caratteri popolareschi, diviene aristocratica e aulica, espressione tipica delle corti italiane, delle quali esalta in modo raffinato i sentimenti, la mentalità e il gusto. In forma libera, non strofica, per permettere una maggiore aderenza della musica al significato del testo, il madrigale associa alla preziosità dei versi una sempre più sottile ricerca di artifici sonori: cromatismi ritmici, melodici e armonici e madrigalismi (sorta di trasposizione in musica del significato delle parole). Fra i maggiori autori di madrigali ricordiamo LUCA MARENZIO (Brescia 1553-Roma 1599) e GESUALDO PRINCIPE DI VENOSA (Napoli 1560-1613). 
MONTEVERDI infine chiude il ciclo del madrigale passando, nelle sue ultime composizioni, dalla polifonia alla monodia accompagnata, dove la voce superiore raccoglie tutta l'espressività e le altre si mantengono in secondo piano con funzione di sostegno armonico.


LA MUSICA STRUMENTALE E IL BAROCCO

La musica strumentale è dominata dal liuto e dal clavicembalo. Per questi strumenti vengono composti: ricercari, toccate, suites.
Il Seicento è l'epoca dell'affermazione dell'assolutismo monarchico che si esprime nell'ostentazione della propria grandezza. Sontuose architetture, esuberanti decorazioni costituiscono un complesso apparato che deve suscitare rispetto e ammirazione. Anche la musica rientra in questo clima trionfalistico e magniloquente: si aprono i saloni delle regge, dei palazzi, delle accademie; musiche vocali e strumentali accompagnano e rendono più solenne ogni riunione; nelle chiese risuonano gli imponenti Te Deum; si costruiscono teatri per ospitare il nuovo spettacolo alla moda: l'opera in unica musica. Tutto ciò costituisce il nuovo status symbol della dignità regale.
Questo periodo è caratterizzato dal consolidarsi della monodia accompagnata e del basso continuo, e dalla definitiva acquisizione del senso tonale e dell'armonia. La musica vocale, adeguandosi al nascente stile monodico, elabora nuove forme musicali. 


L'ORATORIO E LA CANTATA

Innanzitutto l'opera. Poi l'oratorio, una sorta di opera musicale di carattere sacro eseguita senza scene e costumi. Infine la cantata, che è un brano da eseguire a una voce con accompagnamento di uno strumento, solitamente il clavicembalo: era definita “da chiesa” se il testo era di argomento sacro; “da camera” se di argomento profano. Sebbene la musica strumentale cominci la sua fortuna già nella seconda metà del Cinquecento, è solo in epoca barocca che trova la sua progressiva autonomia dalla musica vocale elaborando un proprio linguaggio. 


LA SUITE

Decisiva importanza hanno le musiche per danza che, persa ormai la loro funzione di musiche per il ballo, vengono ora eseguite secondo una particolare successione dando origine alla 'suite': solitamente allemanda, corrente, sarabanda e giga.


NUOVI STRUMENTI

Un ruolo determinante nello sviluppo delle forme strumentali è svolto dal nuovo gusto per la melodia e per il virtuosismo, e dal fatto che i compositori possono ora avvalersi di strumenti tecnologicamente più avanzati, capaci di maggiore agilità ed espressività. Tra questi il flauto traverso e l'oboe, ma soprattutto il violino, nato e sviluppatosi per opera dei liutai italiani Gasparo da Salò, gli Amati, i Guarneri, e naturalmente Antonio Stradivari. Proprio in funzione della tecnica esecutiva violinistica si affermano le forme più tipiche del barocco musicale: la sonata, il concerto grosso e il concerto solista. 


LA SONATA

La sonata poteva essere da camera e allora, come la suite da cui derivava, era costituita da una serie di danze; oppure da chiesa, di carattere più serio. 


IL CONCERTO GROSSO E IL CONCERTO SOLISTA

Il concerto grosso era basato sulla contrapposizione fra l'orchestra e un gruppo ridotto di strumenti (il concertino) con continua alternanza fra le due sezioni e frequente uso di effetti d'eco. Maestro nella composizione e nell'esecuzione di sonate e concerti grossi fu ARCANGELO CORELLI (Ravenna 1653-Roma 1713), autore fra l'altro della sonata da camera La follia e del concerto grosso Per la notte di Natale.
Verso la fine del Seicento GIUSEPPE TORELLI (Verona 1658-Bologna 1709), anch'egli violinista, componeva i primi concerti solisti, nei quali un solo strumento, generalmente il violino, era contrapposto all'intera orchestra. Famosi i concerti per violino di ANTONIO VIVALDI.


IL CLAVICEMBALO E L'ORGANO

Altri importantissimi strumenti che toccano proprio in quest'epoca il loro massimo splendore sono il clavicembalo e l'organo. 
Il primo, utilizzato sia come strumento solista, sia come strumento di sostegno (realizza il basso continuo), sviluppa un suo proprio stile caratterizzato da grande agilità e dalla presenza di trilli, arpeggi e altri abbellimenti che rendono brillanti e vivaci sonate, capricci, suites, preludi, tutte composizioni scritte in grande numero per questo strumento. Naturalmente più austera è la produzione organistica, che acquista nelle chiese un'importanza pari a quella del coro: importanza notevole nei paesi cattolici, ma ancora maggiore in quelli protestanti. In Germania, per esempio, si forma una scuola organistica di grande prestigio che sviluppa, soprattutto attraverso l'opera di J. S. BACH, forme che elaborano il corale luterano in preludi, toccate, passacaglie e fughe, dallo stile severo, ma di autentica spiritualità.


Sta...per sempre...

1 commento:

TheSweetColours ha detto...

grazie per farmi conoscere tutte queste cose nuove...