venerdì 30 marzo 2012

Ludwig van Beethoven - Vita e opere (Nona Sinfonia Op. 125 in Re minore, "la Corale" - Riccardo Muti)

Beethoven al pianoforte in uno schizzo di W Thöny

Ludwig Van Beethoven nacque nel 1770 a Bonn da una famiglia di umili origini.
Il nonno e il padre erano stati cantori di corte e da loro ricevette una precoce istruzione musicale. 
Nel 1784 fu nominato organista della cappella dell'Arcivescovo Maximillian Fritz e violinista nell'orchestra di corte. Le idee illuminate di questo principe avevano trasformato il clima un po' stagnante della cittadina tedesca e Beethoven cominciò a frequentare ambienti stimolanti, in cui soddisfare la sua sete di cultura. 
Nel 1792 ottenne il permesso di recarsi a Vienna per perfezionare i suoi studi con Haydn e Salieri; in questa città restò per tutta la vita.

La sua straordinaria abilità di pianista e di improvvisatore gli spalancò le porte dei più importanti salotti viennesi: lezioni, concerti, composizioni date alle stampe gli consentirono di vivere liberamente e agiatamente. La condizione di musicista di corte è definitivamente superata. Nonostante tale autonomia, nella carriera di Beethoven un ruolo di primo piano fu comunque svolto dal mecenatismo intelligente di alcune potenti famiglie dell'aristocrazia viennese: l'ammirazione e la protezione offertagli, senza alcuna richiesta in cambio, gli consentirono infatti di lavorare serenamente, senza preoccupazione alcuna, e di manifestare tutta l'originalità del suo pensiero.
  
Ritratto di Beethoven (Joseph Mahler)
   
Dal 1775 al 1815 Beethoven conobbe un periodo di grande celebrità e scrisse le sue opere più importanti, tra cui le Sonate per pianoforte, i Concerti n° 3 e 4 per pianoforte e orchestra, alcune delle nove Sinfonie, la Messa in Do Maggio, musiche di scena e il Fidelio, l'unica opera teatrale della sua ricca produzione. 
Ma proprio nel 1795 avevano iniziato a manifestarsi i primi sintomi della sordità e gradualmente il musicista fu costretto ad abbandonare la carriera concertistica.
Al 1802 risale il famoso “testamento di Heiligenstadt”, in cui accetta l'infermità come definitiva e in cui afferma che solo la consapevolezza di ciò che avrebbe potuto ancora offrire con la sua musica lo distoglie dall'idea del suicidio. 
Da questo momento Beethoven comunicò solo attraversò i “quaderni di conversazione”. E proprio alla sordità si collega lo stato di profonda solitudine, ai limiti dell'isolamento, in cui egli visse gli ultimi vent'anni della sua vita, segnati dal fallimento di diversi progetti matrimoniali, da malattie e avversità familiari.   
  

     
....Ciò nonostante, proprio in questi anni nascono i capolavori della maturità, sono le ultime Sonate per pianoforte, gli ultimi Quartetti, e la Nona sinfonia. Opere caratterizzate da una drammaticità sempre più intensa - probabile eco del travaglio della sua vita -, da una libertà formale assoluta e da una ricerca sonora ardita, addirittura sconcertante. Tutti tratti che rappresentano il definitivo superamento da parte di Beethoven della tradizione settecentesca e che rivelano un nuovo modo di concepire la musica.


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Sta..........................

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