sabato 31 marzo 2012

ENZO AVITABILE - Sassofonista e cantante




__Enzo Avitabile è un sassofonista e cantante, nato a Napoli nel 1955.
Si è avvicinato alla musica da autodidatta, iniziando a suonare il sassofono all'età di dieci anni. Successivamente Avitabile perfeziona i suoi studi musicali, diplomandosi al conservatorio di Napoli in flauto e al tempo stesso inizia una ricca attività di session man nei locali notturni napoletani, entrando a far parte degli Showmen di James Senese. 
Come turnista comincia a farsi apprezzare in tutta Italia e collabora quindi con Peppino di Capri, Gianni Morandi, Pino Daniele ed Edoardo Bennato, mentre con i suoi fratelli conduce una band rigorosamente orientata verso la musica nera, il soul e il funk. 
Nel 1982 esce il suo album d'esordio, “Avitabile”, una piacevole miscela di musica nera e cultura partenopea, al quale nel 1983 fa seguito il disco del suo primo successo a livello nazionale, “Meglio soul”, dove con ironia e molto ritmo mette meglio a fuoco il suo stile. Con questo disco che vede la partecipazione, in un brano, di Richie Havens vince anche la Vela D'Oro. 
Durante l'estate del 1984 Avitabile prosegue la sua attività concertistica e durante alcuni concerti in Italia incontra James Brown, con il quale improvvisa alcune jam session. Dopo questa esperienza Avitabile realizza il suo nuovo album, “Correre in fretta”, ancora un disco di soul italiano, con testi ridotti all'essenziale e grande spazio per la musica, per il funk, il jazz, la melodia. 
Nel 1986 esce “Sos brothers”, nuovo capitolo di un'avventura che vede accanto a Enzo il fratello Rino al basso, il sassofonista Roberto Fix e gli altri musicisti della scena napoletana che da sempre gli sono al fianco. L'album, che ha una bella copertina disegnata da Andrea Pazienza, mostra un Avitabile aperto verso l'influenza della musica africana, oltre che dell'abituale funk, tendenza questa che viene confermata anche da “Alta tensione”, album inciso nel 1988, che vede la collaborazione del percussionista africano Xavier Jouvelet. 
La grande attenzione di Avitabile per tutte le forme della musica nera viene confermata nel 1989 da un singolo nel quale il musicista napoletano collabora con Afrika Baambataa, uno dei 're' del rap afroamericano. 
Il 1990 si apre con un nuovo lavoro discografico e con una svolta nella sua produzione musicale: il nuovo album, “Stella dissidente”, è preceduto da un singolo d'impostazione decisamente più melodica anche se il disco non rinnega nulla del funk e del soul della produzione precedente. 
Come “soul brother” nazionale Enzo Avitabile non ha davvero rivali. Predicatore del funk e del soul in maniera addirittura maniacale, ha saputo costruirsi pian piano uno stile, partendo dall'emulazione dei modelli stranieri, arricchendo il tutto con le emozioni della sua natura partenopea, e allargando man mano il campo dei suoi interessi all'Africa, al jazz, al rap e alla melodia. Dotato di una buona inventiva, sassofonista grintoso e mediocre cantante, è arrivato forse tardi alla maturità, ma con un'energia e una passione davvero ammirevoli.

Avitabile (Pdu, 1982)
Meglio soul (Emi, 1983)
Correre in fretta (Emi, 1984)
Sos brothers (Costa Est Emi, 1986)
Alta tensione (Costa Est Emi, 1988)
Stella dissidente (Costa Est Emi, 1990).


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venerdì 30 marzo 2012

Ludwig van Beethoven - Vita e opere (Nona Sinfonia Op. 125 in Re minore, "la Corale" - Riccardo Muti)

Beethoven al pianoforte in uno schizzo di W Thöny

Ludwig Van Beethoven nacque nel 1770 a Bonn da una famiglia di umili origini.
Il nonno e il padre erano stati cantori di corte e da loro ricevette una precoce istruzione musicale. 
Nel 1784 fu nominato organista della cappella dell'Arcivescovo Maximillian Fritz e violinista nell'orchestra di corte. Le idee illuminate di questo principe avevano trasformato il clima un po' stagnante della cittadina tedesca e Beethoven cominciò a frequentare ambienti stimolanti, in cui soddisfare la sua sete di cultura. 
Nel 1792 ottenne il permesso di recarsi a Vienna per perfezionare i suoi studi con Haydn e Salieri; in questa città restò per tutta la vita.

La sua straordinaria abilità di pianista e di improvvisatore gli spalancò le porte dei più importanti salotti viennesi: lezioni, concerti, composizioni date alle stampe gli consentirono di vivere liberamente e agiatamente. La condizione di musicista di corte è definitivamente superata. Nonostante tale autonomia, nella carriera di Beethoven un ruolo di primo piano fu comunque svolto dal mecenatismo intelligente di alcune potenti famiglie dell'aristocrazia viennese: l'ammirazione e la protezione offertagli, senza alcuna richiesta in cambio, gli consentirono infatti di lavorare serenamente, senza preoccupazione alcuna, e di manifestare tutta l'originalità del suo pensiero.
  
Ritratto di Beethoven (Joseph Mahler)
   
Dal 1775 al 1815 Beethoven conobbe un periodo di grande celebrità e scrisse le sue opere più importanti, tra cui le Sonate per pianoforte, i Concerti n° 3 e 4 per pianoforte e orchestra, alcune delle nove Sinfonie, la Messa in Do Maggio, musiche di scena e il Fidelio, l'unica opera teatrale della sua ricca produzione. 
Ma proprio nel 1795 avevano iniziato a manifestarsi i primi sintomi della sordità e gradualmente il musicista fu costretto ad abbandonare la carriera concertistica.
Al 1802 risale il famoso “testamento di Heiligenstadt”, in cui accetta l'infermità come definitiva e in cui afferma che solo la consapevolezza di ciò che avrebbe potuto ancora offrire con la sua musica lo distoglie dall'idea del suicidio. 
Da questo momento Beethoven comunicò solo attraversò i “quaderni di conversazione”. E proprio alla sordità si collega lo stato di profonda solitudine, ai limiti dell'isolamento, in cui egli visse gli ultimi vent'anni della sua vita, segnati dal fallimento di diversi progetti matrimoniali, da malattie e avversità familiari.   
  

     
....Ciò nonostante, proprio in questi anni nascono i capolavori della maturità, sono le ultime Sonate per pianoforte, gli ultimi Quartetti, e la Nona sinfonia. Opere caratterizzate da una drammaticità sempre più intensa - probabile eco del travaglio della sua vita -, da una libertà formale assoluta e da una ricerca sonora ardita, addirittura sconcertante. Tutti tratti che rappresentano il definitivo superamento da parte di Beethoven della tradizione settecentesca e che rivelano un nuovo modo di concepire la musica.


VEDI ANCHE . . .

LUDWIG VAN BEETHOVEN - Vita e opere

BEETHOVEN - L'uomo nuovo

LUDWIG VAN BEETHOVEN - Sinfonia di vita

BEETHOVEN, solo con la sua musica
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NINA ARTUFFO - Cantante e attrice di rivista


Nina Artuffo è stata una celebre cantante e una brava attrice di rivista (Asti, 22 ottobre 1907 – Torino, 6 gennaio 1956). 
Debuttò a sedici anni nella compagnia di rivista che il padre aveva formato con Mario Casaleggio. Divenuta insostituibile ai microfoni radiofonici, ricoprendo il ruolo non facilmente assegnabile di caratterista d'operetta in coppia con Riccardo Massucci, ottenne un vantaggioso contratto dall'Eiar nel 1926. 
Con il tempo il suo spazio alla radio divenne sempre più ampio. Oltre che cantare, recitava, presentava e inventava irresistibili gag. 
Incise molti dischi di operette con l'orchestra di Cesare Gallino e numerose canzoni.
Costretta a una perfetta dizione, dato che all'epoca non erano ammesse inflessioni dialettali, si prese la sua rivincita dopo la guerra, creando il personaggio di Madama Gerbin ai microfoni di Radio Torino. 
Brava, intelligente e spiritosa, fu popolarissima.
     

In questo video la celebre cantante Nina Artuffo si esibisce insieme a Nunzio Filogamo nell'interpretazione del brano "Insomma lei chi è".
    
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mercoledì 28 marzo 2012

VLADIMIR HOROWITZ - Pianista statunitense


   
Vladimir Samojlovič Horovic o Horowitz (Kiev, 1º ottobre 1903 – New York, 5 novembre 1989) è stato un pianista e compositore russo di origine ucraina, poi naturalizzato statunitense. 
Ha perpetuato in pieno XX secolo l'immagine del pianista virtuoso, eclettico, attento a sondare tutte le possibilità espressive offerte dalla tastiera, libero nell'esecuzione, ma senza cercare forzatamente un'originalità d'interpretazione che non nascesse sempre dall'intima comprensione dell'evento musicale. Piaceva ad Horowitz anche ostentare atteggiamenti anticonformistici, in linea con una certa idea di eccezionalità dell'artista, in cui genio e sregolatezza si fondono in una personalità al di fuori della norma e all'insegna della diversità. 
Nato in un'agiata famiglia dell'alta borghesia ebraica, Horowitz, avviato allo studio del pianoforte, si diplomò giovanissimo al Conservatorio di Kiev e, non ancora ventenne, aveva già intrapreso una lusinghiera carriera nella Russia rivoluzionaria. 
Nel 1925 espatriò, con l'incoraggiamento dello stesso Trotzky, e si stabilì a Parigi, dove pose la sua residenza fino agli anni Quaranta. 
Poi si trasferì negli Stati Uniti, dove aveva debuttato nel 1928, acquisendone più tardi la cittadinanza. 
Ottenuta la fama internazionale, la sua carriera fu un susseguirsi di risultati eccezionali. 
Una tappa fondamentale della sua vita fu l'incontro con Arturo Toscanini, di cui, nel 1933, sposò la figlia Wanda, che gli restò accanto per tutta la vita. 
Preda di un'insostenibile fobia del pubblico, nel corso della sua lunga attività si ritirò alcune volte dalle scene, rientrandovi però sempre clamorosamente, sempre accolto dall'ammirazione e dall'affetto dei suoi numerosi sostenitori. Rimangono inimitabili le sue strabilianti esecuzioni, quasi sempre in veste di solista, che fornivano instancabilmente nuove chiavi di lettura del brano musicale. Le sue interpretazioni venivano man mano rinnovando un repertorio conosciuto, ma non scontato. Horowitz, infatti, prediligeva gli autori classici e romantici; accanto a Mozart, Chopin, Schumann e Lizst, proponeva spesso anche composizioni più desuete di Clementi o di Scarlatti e allargava il repertorio pianistico con vibranti esecuzioni di Rachmaninov, di Scriabin, di Prokofiev. 
La vecchiaia aveva forse esaltato certi aspetti manieristici della sua formidabile tecnica pianistica, e gli ultimi concerti e le ultime incisioni rivelano alcuni vezzi che venivano coprendo un'agilità e uno smalto divenuti un po' opachi. Ma, senz'altro, il messaggio più grande che Horowitz ha lasciato è la capacità di far cantare il pianoforte con una voce del tutto nuova, sostenendola con un'enorme capacità di approfondimento musicale.


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martedì 27 marzo 2012

SANTE CASERIO - Sandra Mantovani in Canti anarchici (Testo, commento e video)

Sante Caserio


SANTE CASERIO
Testo di Pietro Gori
Canta Sandra Mantovani

Lavoratori, a voi diretto è il canto
di questa mia canzon che sa di pianto
e che ricorda un baldo giovin forte
che per amor di voi sfidò la morte.

A te, Caserio ardea nella pupilla
de le vendette umane la scintilla;
ed alla plebe che lavora e geme
donasti ogni tuo affetto e ogni tua speme.

Eri nello splendore della vita
e non vedesti che notte infinita,
la notte dei dolori e della fame
che incombe sull’immenso uman carname.

E ti levasti in atto di dolore,
di ignoti strazi altiero vendicatore;
e t’avventasti tu sì buono e mite,
a scuoter l’alme schiave ed avvilite.

Tremarono i potenti all’atto fiero
e nuove insidie tesero al pensiero,
ma il popolo a cui l’anima donasti
non ti comprese eppur tu non piegasti

e i tuoi vent’anni una feral mattina
donasti al mondo da la ghigliottina,
al mondo vil la tua grand’alma pia,
alto gridando: Viva l’Anarchia.

Ma il dì s’appressa, o bel ghigliottinato,
che il nome tuo verrà purificato,
quando sacre saran le vite umane
e diritto d’ognun la scienza e il pane.

Dormi, Caserio entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra,
la gran battaglia contro gli oppressori,
la pugna tra sfruttati e sfruttatori.

Voi che la vita e l’avvenir fatale
offriste su l’altar dell’ideale,
o falangi di morti sul lavoro
vittime dell’altrui ozio e dell’oro,

martiri ignoti o schiera benedetta,
già spunta il giorno della gran vendetta,
de la giustizia già si leva il sole:
il popolo tiranni più non vuole.


    
Il testo è di Pietro Gori, la musica (forse) di A. Capponi (secondo l'indicazione di un foglio volante con testo e musica, senza data, raccolto da Roberto Leydi). È stato scritto forse nel 1894, in occasione della morte di Sante Caserio (nato a Motta Visconti nel 1873), ghigliottinata a Lione per aver pugnalato Sadi Carnot, presidente della repubblica francese. Il gesto, la giovane età del protagonista, il suo atteggiamento fermo e coraggioso nel corso del processo, contribuirono a far entrare stabilmente Sante Caserio nel mondo del canto popolare. 
Il testo è pubblicato, con il titolo Caseria, nel n. 3 della rivista Il nuovo canzoniere italiana, a cura di R. Leydi in collaborazione con F. Amadei e M.L. Straniero (ed. Avanti!, Milano I963), con una lunga ed esauriente presentazione, cui si rinvia chiunque intenda approfondire l'argomento.

Esecuzioni: Sandra Mantovani in Canti anarchici (dei Dischi del Sole)..., idem in Addio Lugano bella..., Dody Moscati in Con i pugni alzati camminiamo (Folk)..., il Canzoniere Internazionale in Gli anarchici..., Il Coro A. Toscanini di Torino in Quattro canti anarchici (CEDI).




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lunedì 26 marzo 2012

LA BATTAGLIA DI SAN LORENZO - La resistenza antifascista romana


Monumento ai Caduti per la Libertà
      
LA BATTAGLIA DI SAN LORENZO


Il padre di famiglia se ne stava al suo lavoro
per guadambiare il pane ai figli loro.
O quanta gente ho visto alla stazione, e furon visti:
eran quella canaglia dei fascisti.
Il treno ferma e non andò più avanti,
erano armati peggio dei briganti;
s'udiva solo un colpo di moschetto
e stramazzava al suolo il poveretto.
Disse la mamma allora aI figlio suo:
È stato ucciso proprio a papà tuo.

Sparsa la voce per la capitale,
"Combatti" proclamò: sciopero generale!
Sti quattro delinquentì co' le facce come er sego
portavano la morte e il "me ne frego";
anche noi ce ne saressimo fregati
se il governo come a lor ci avesse armati.
Ma Roma e stata sempre bolscevica,
trionfa sempre, si, falce martello e spiga.



Composta a Roma nel novembre del 1921, a ricordare un episodio della resistenza antifascista nella capitale. L'occasione fu fornita dalle smargiassate consuete di una squadraccia, giunta per partecipare ad un Congresso di 35.000 uomini armati. 
Dopo aver provocalo un gruppo di ferrovieri e aver subito la loro reazione, i delinquenti riuscirono a spuntarla con l'aiuto della Guardia Regia, e fu a quel punto che un anonimo colpo di pistola assassinò, a freddo, l'operaio Guglielmo Farsetti. 
Fu proclamato uno sciopero generale, trasformato in resistenza attiva e armata dall'intervento degli Arditi dei popolo: dopo qualche giorno di lotta sanguinosa, i fascisti furono stanati e cacciati dalla città.
Il testo, ricostruito in base a registrazioni effettuate a Zagarolo (Roma) e a Castel di Lago (Terni), si canta sull'aria della nota canzone patriottica La leggenda del Piave.
Gli informatori, troppo giovani per averlo appreso prima dei fascismo, lo sentirono dunque cantare durante la dittatura. È un elemento interessante, questo, soprattutto pensando all'area piuttosto ampia di diffusione.
Il testo, le note illustrative, gli accordi per chitarra sono pubblicati in un opuscolo stampato in proprio a cura del Canzoniere del Lazio: Canzoni popolari, operaie e contadine di Roma e del Lazio. Le registrazioni sono il frutto dell'attività di ricerca di Sandro Portelli e, in qualche caso, degli altri membri del gruppo.
La battaglia di San Lorenzo non mi risulta che sia stata incisa su disco.


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STORIA DEL JAZZ - History of Jazz




    

Musica strumentale afroamericana derivata dalle tradizioni musicali e dalla cultura dei neri deportati negli Stati Uniti dalle regioni africane. 
Il suo sviluppo iniziò nella città di New Orleans al principio del XX secolo. 
Le prime espressioni strumentali di questa musica furono dovute alle numerose orchestre che solevano accompagnare i funerali o suonare nel corso di feste popolari. Tali orchestre erano composte da ance, ottoni e strumenti a percussione ed erano formate da musicisti che, nella maggior parte dei casi, erano autodidatti. La più famosa di queste orchestre fu la Tuxedo Brass Band guidata dal clarinettista John Casimir e nella quale suonarono molti musicisti che ebbero poi un ruolo considerevole nella storia del jazz. In seguito si vennero formando numerosi complessi esclusivamente neri che suonavano nei locali pubblici di Storyville (il quartiere delle prostitute di New Orleans). L'organico di tali complessi comprendeva solitamente una tromba, un trombone, un clarino, talora un violino, e una sezione ritmica nella quale trovavano posto un contrabbasso, un banjo, un pianoforte e una batteria, strumento nel quale erano riuniti tutti gli elementi della percussione, che, nelle orchestre precedenti, erano suonati da due o più musicisti. La musica suonata da queste orchestre era basata su una serie di brani derivati dal blues o dal ragtime che venivano eseguiti secondo uno schema che prevedeva l'alternarsi di parti improvvisate a parti collettive. 
I più famosi musicisti di questo primo periodo della storia del jazz furono il trombettista Buddy Bolden, il pianista Ferdinand “Jelly Roll”, Morton e il batterista Zutty Singleton. 

Dopo la chiusura, ordinata dal Governo, del quartiere di Storyville, molti musicisti emigrarono al Nord per cercare lavoro, stabilendosi a Chicago e a New York. 
Nel 1920 il trombettista nero Joe “King” Oliver fondò a Chicago l'Original Creole Jazz Band nella quale suonavano il clarinettista Johnny Dodds, il trombonista Kid Ory, la pianista Lilian Hardin, il banjoista Johnny Saint-Cyr e il batterista Warren “Baby” Dodds. La musica di questo complesso si elevò sensibilmente, per vigore e originalità, su quella delle orchestre precedenti.

Louis Armstrong 
  
Louis Armstrong, dopo aver fatto parte della Band di Oliver, fondò poi un proprio complesso, gli Hot Five (poi Hot Seven), nel quale suonarono musicisti come il pianista Earl Hines, Johnny Dodds, il clarinettista Barney Bigard e il trombonista Jim Robinson. 
Nel 1927 questo gruppo incise una serie di dischi che operavano un deciso rinnovamento della musica di New Orleans e che aprivano, grazie alla genialità inventiva di Armstrong, nuove possibilità espressive al jazz. Tra i brani più famosi incisi dagli Hot Five ricordo il celeberrimo West End Blues, Saint James Infirmary, You, Rascal You, Potato Head Blues.
     
Dominic Nick La Rocca (1889-1961)
    
Contemporaneamente ad Armstrong cominciarono a imporsi le prime orchestre bianche che ebbero il loro antesignano nel trombettista di Chicago Nick La Rocca. Influenzato dallo stile di La Rocca, ma a questi ben superiore per originalità espressiva e potenza di suono, fu il cornettista di origine tedesca Bix Beiderbecke che suonò dapprima con il complesso dei Wolwerines per passare poi ad altre orchestre tra le quali quella di Paul Whiteman. La sua prematura scomparsa gli impedì di portare avanti i suoi esperimenti di fusione della musica europea con le concezioni proprie del jazz. 
Tra le sue incisioni più importanti ricordo: Sorry, I'm comin' Virginia, e inoltre quattro incisioni per piano di estremo interesse e più volte eseguite da altri pianisti.
  
George Gershwin 
  
Le esigenze del mercato discografico portarono a una progressiva trasformazione del linguaggio del jazz ed alla nascita di grandi orchestre che potessero soddisfare il gusto dei bianchi non abituati alla musica suonata dai piccoli complessi di New Orleans. Tra queste orchestre primeggiò, negli anni attorno al 1925, quella formata dal pianista e arrangiatore nero Fletcher Henderson e nella quale suonarono musicisti del valore del tenorsassofonista Coleman Hawkins e di Louis Armstrong. 
Tra le orchestre bianche che in questo periodo si guadagnarono una grande popolarità ricordiamo quella di Paul Whiteman, che eseguì in prima assoluta la Rapsodia in blu di George Gershwin, primo tentativo organico di fusione fra jazz e musica colta europea.
  
Duke Ellington 


    

Tuttavia la più importante orchestra di questo periodo fu quella del pianista nero Duke Ellington che raccolse attorno a sé musicisti come i trombettisti Rex Stewart e Cootie Williams, i trombonisti Sam Nanton e Juan Tizol, i sassofonisti Johnny Hodges, Barney Bigard e il batterista Sonny Greer. 
In questo primo periodo l'orchestra di Duke Ellington divenne famosa per alcuni brani esotici eseguiti al Cotton Club di Harlem. Fu appunto questa orchestra che, in una tournée del 1930 fece per la prima volta conoscere la musica jazz in Europa.
  
Benny Goodman 
    
I mutamenti intervenuti nella società americana in conseguenza della crisi del 1929, spinsero i manager dell'industria discografica a imporre al pubblico americano una serie di orchestre che suonavano una musica sostanzialmente commerciale e che potesse venire incontro alla sensibilità musicale di una massa di consumatori che non erano in grado di apprezzare lo stile aspro ed essenziale delle prime orchestre di New Orleans. 
Ebbe inizio allora il periodo dello swing, che ebbe i suoi principali esponenti in direttori d'orchestra come Fletcher Henderson, Count Basie, Tommy Dorsey, Artie Shaw e Benny Goodman. 
Fu principalmente quest'ultimo a incontrare il favore del pubblico con le sue levigate esecuzioni per orchestra e con i suoi piccoli complessi nei quali, per la prima volta, si esibivano assieme musicisti bianchi e neri. Tra i musicisti più significativi di questo periodo della storia del jazz ricordo inoltre il pianista Art Tatum, i sassofonisti Coleman I Lawkins, Benny Carter e Lester Young, i batteristi Buddy Rich e Chick Webb, i trombettisti Roy Eldridge e Harry Edison. 
Durante tutta l'era swing l'orchestra di Duke Ellington mantenne le proprie esecuzioni a un alto livello qualitativo lasciando, tra le sue cose migliori, pezzi come Solitude, Sophisticated Lady e Take the A train.
   
Glenn Miller 
   
Verso la prima metà degli anni Quaranta la voga delle grandi orchestre cominciò a decadere, anche per la crisi economica che rendeva proibitivo per molti impresari l'ingaggio di complessi comprendenti molti musicisti. Rimasero sulla breccia solamente i complessi più famosi come quello di Benny Goodman e Duke Ellington, mentre altri dovettero sciogliersi o rassegnarsi a presentarsi con formazioni ridotte. 
L'ultima delle grandi orchestre bianche di questo periodo fu quella di Glenn Miller, i cui successi divennero estremamente popolari anche in Europa dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale. 

Nel nostro continente il jazz era stato conosciuto principalmente attraverso alcune tournée di Ellington e Armstrong, ma era stato apprezzato più da musicisti e da intellettuali che dal grosso pubblico. L'unico musicista di valore espresso dall'Europa prima della guerra mondiale fu il chitarrista gitano Django Reinhardt che suonava in uno stile in cui si combinavano le influenze nere con quelle della musica gitana.
  
Stefano (Stéphane) Grappelli (Parigi, 26 gennaio 1908 – Parigi, 1º dicembre 1997) 


   
Accanto a lui si affermò un violinista di notevole talento, Stephane Grappelli. Assieme i due formarono un complesso, Hot Club de France, che incise numerosi dischi di ottimo livello e con il quale suonarono anche musicisti americani di passaggio in Europa. 
Negli Stati Uniti con il progressivo decadere della formula dello swing, una serie di musicisti si sfor zarono di dare vita a uno stile nuovo che, per rigore stilistico, rifiuto della commercialità e richiamo alle tradizioni della migliore musica nera, era esattamente l'antitesi degli stilemi che avevano guidato la precedente epoca jazzistica. 

I più noti fra questi musicisti, che si radunavano per i loro esperimenti musicali in un locale di New York, furono il sassofonista Charlie Parker detto “Bird”, il trombettista Dizzy Gillespie, il pianista Thelonious Monk, il bassista Tommy Potter, i batteristi Kenny Clarke e Max Roach. 
Lo stile da essi definito, che dopo una lunga serie di sperimentazioni venne chiamato bop, era costituito da un nuovo modo di fraseggiare degli strumenti melodici e da una maniera altrettanto innovatrice di concepire il tradizionale accompagnamento in 4/4 proprio della musica jazz. Lo stile bop rispondeva all'esigenza particolarmente sentita da parte dei musicisti neri, di non servire più da “macchine per produrre swing” per il pubblico bianco, ma di affermare la propria autonomia di artisti e di musicisti riportando il jazz alle sue origini non direttamente commerciali e di consumo. 

Dopo un periodo di voga durato sino al 1948, il bop perse in parte il favore del pubblico e dei discografici e il gruppo di musicisti che gli aveva dato vita si sciolse. Gillespie formò una grande orchestra lanciando la voga del jazz afrocubano, mentre Parker rimase sostanzialmente fedele al suo vecchio stile fino al momento della sua morte avvenuta nel 1965. Tuttavia il rinnovamento operato dai musicisti bop spinse anche altri a riportare il jazz verso formule espressive che non fossero direttamente legate agli interessi del mercato discografico. 

Si venne formando sulla costa californiana un gruppo di musicisti bianchi che, guidati dal pianista Lennie Tristano, elaborarono uno stile nuovo detto cool
jazz, nel quale si stemperavano alcune asprezze del bop e venivano accolte alcune delle più recenti innovazioni della musica colta europea. 
I più significativi tra gli esponenti del cool furono i sassofonisti Stan Getz, Lee Koonitz, Gerry Mulligan, il trombettista nero Miles Davis, Shorty Rogers e Jimmy Giuffé. 

All'inizio degli anni Cinquanta si ebbe inoltre un periodo di rinnovato interesse per la musica di New Orleans, del quale profittarono vecchi musicisti come Bunk Johnson e Freddie Keepard. 
Tuttavia le tendenze verso il progresso ebbero il sopravvento e videro come protagonisti musicisti quali John Lewis, Chico Hamilton e Miles Davis, che incise una serie d'interessantissimi brani nel 1958 con un quartetto comprendente, tra gli altri, anche il tenorsassofonista John Coltrane. Fu quest'ultimo, verso la metà degli anni Sessanta, a apportare un rigoroso mutamento nel linguaggio del jazz contemporaneo liberandolo dalle ultime influenze del tardo bop e portandolo verso stilemi più rigorosi e maggiormente aperti verso gli influssi della musica africana. 
Sotto la sua influenza si venne formando un'intera generazione di musicisti, fra cui ricordo McCoy Tyner, Elvin Jones, Ornette Coleman. 

Per quanto riguarda il jazz italiano, dopo un lungo periodo d'impossibilità espressiva dovuto alla censura fascista, si è dimostrato nel dopoguerra come uno dei più validi in Europa con musicisti del valore di Gianni Basso, Oscar Valdambrini e, più recentemente, Enrico Rava e Giorgio Gaslini.
  






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domenica 25 marzo 2012

CANTO DEI MIETITORI - Canzone popolare siciliana

Renato Guttuso, Occupazione delle terre incolte in Sicilia, olio su tela, 1949/50

   


CANTO DEI MIETITORI
Testo di Mario Rapisardi 

La falange noi siam dei mietitori
e falciam le messi a lor signori.
Ben venga il Sol cocente, il Sol di giugno
che ci arde il sangue e ci annerisce il grugno
e ci arroventa la falce nel pugno,
quando falciam le messi a lor signori.

Noi siam venuti di molto lontano,
scalzi, cenciosi, con la canna in mano,
ammalati dall'aria del pantano,
per falciare le messi a lor signori.

I nostri figlioletti non han pane
e, chi sa?, forse moriran domane,
invidiando il pranzo al vostro cane...
E noi falciam le messi a lor signori.

Ebbro di Sole, ognun di noi barcolla;
acqua ed aceto, un tozzo e una cipolla
ci disseta, ci allena, ci satolla.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Il sole cuoce, il sudore ci bagna,
suona la cornamusa e ci accompagna,
finché cadiamo all'aperta campagna.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Allegri o mietitori, o mietitrici:
noi siamo, è vero, laceri e mendici,
ma quei signori sono tanto felici!
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Che volete? Noi siam povera plebe,
noi siamo nati a viver come zebe
ed a morir per ingrassar la glebe.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

O benigni signori, o pingui eroi,
vengano un po' dove falciamo noi:
balleremo il trescon la ridda e poi...
poi falcerem le teste a lor signori.
    

Chitarra: Pasquale Ambrosino, Luigi Consolo, Roberto Ruberti, Ruggero Ruggeri 
Pisa, 29/10/1993 - musica di Joe Fallisi
         
Il testo è di Mario Rapisardi e si riferisce alla rivolta dei Fasci siciliani. Non si conosce la musica e probabilmente non fu mai cantato (ultimamente sono uscite delle versioni sempre con questo testo). È una tipica espressione della corrente più radicale della sinistra borghese, ottima per documentare la mentalità populistica di tanti rivoluzionari di allora e di oggi. Ho ripreso il testo dal volume di Mercuri e Tuzzi Canti politici italiani (Editori Riuniti, Roma 19732 ), dove se ne parla come del “tipico inno di protesta spontanea del popolo che esprime, con decisa amarezza, la sua insofferenza per la condizione in cui è costretto a vivere”. Bah!

Documentazione

Nel volume di A.A. Mola 1882-1912: Fare gli Italiani (SEI, Torino 1973) è riportato un brano dell'Inchiesta in Sicilia di Adolfo Rossi (1894). Lo ritrascrivo qui parzialmente (pp. 75-76). 

“I carusi, com'è noto, sono generalmente ragazzi dagli otto ai quindici o diciotto anni che trasportano a spalla il minerale dello zolfo dalle profonde gallerie alla superficie, arrampicandosi su per gli strettissimi pozzi. I picconieri, cioè gli uomini che coi picconi staccano il minerale nelle gallerie, si procurano uno o più carusi mediante un'anticipazione ai genitori dei ragazzi di una somma che varia dalle 100 alle 150 lire in farina o frumento. Preso così come una bestia da soma, il caruso appartiene al picconiere come un vero schiavo: non può essere libero finché non ha restituito la somma predetta e siccome non guadagna che pochi centesimi al giorno, la sua schiavitù dura per molti anni. Egli è maltrattato dal padre che non può liberarlo e dal picconiere che ha interesse di sfruttarlo il più lungamente possibile....
In una depressione del terreno trovammo da un lato alcuni foriii dove si purifica il minerale, circondati da cataste del minerale stesso. Qua e là si vedevano delle specie di nicchie in muratura: le aperture dei pozzi. Davanti ad esse stavano dei ragazzi dai nove ai quattordici anni completamente nudi e dei picconieri con una sola pezzuola sostenuta da uno spago, sulle patti genitali. Quei gruppi di ragazzi e di adulti dalla pelle bruna, che spiccavano sul terreno riarso e brullo - solo su qualche pendice si vedevano dei cactus e dei fichi d'India - non parevano di italiani, ma di africani o di indù.
Ma se lo spettacolo impressiona da lontano per la sua novità, da vicino stringe il cuore. I carusi portano impresse in tutta la persona le stigmate delle sofferenze a cui vengono sottoposti. Presi a lavorare a otto o nove anni, essi hanno generalmente le spalle curve per l'eccessiva fatica, le gambe storte, le occhiaie incavate per l'insufficiente nutrimento, la fronte solcata da rughe precoci.
La legge che dovrebbe proteggere il lavoro dei fanciulli e secondo la quale nessun ragazzo potrebbe fare il caruso se non ha compiuto i dodici anni, non viene fatta osservare. Tutti i carusi che ho interrogato hanno cominciato a lavorare a otto o nove anni. La maggior parte mi dissero che non guadagnavano cinquanta centesimi al giorno e che questa mercede non veniva loro pagata in denaro, ma in pessima farina a un prezzo superiore a quello che corre nei vicini paesi.
"E quando facciamo gli storti - aggiunse uno - (cioè quando non camminiamo svelti col nostro peso su per le scale) sono bastonate". "E quante ore lavorate?" domandai.
"Generalmente dodici ore di séguito, dalle quattro alle quattro, per sei giorni consecutivi durante i quali dormiamo qui: al settimo giorno andiamo a riposarci in paese".
"E qui dove dormite?".
"Per terra, in quelle grotte...".
Provammo a scendere in un pozzo della miniera...
Eravamo calati di pochi metri, quando vedemmo alcune deboli luci in fondo. Erano le lucernine di alcuni carusi che salivano curvi sotto il loro carico di minerale. Poi udimmo dei lamenti angosciosi. Erano i gemiti di quegli infelicissimi che si sentivano più distintamente man mano che si avvicinavano a noi: gemiti e lamenti cadenzati di tènere creature ansanti e oppresse, che non potrebbero più salire e tirare innanzi ma che devono procedere a ogni costo per paura che capiti il picconiere a incitarli col bastone o scottando i loro garretti con una lucerna.”






Sta....per sempre....

sabato 24 marzo 2012

HEY JOE - Jimi Hendrix


    

HEY JOE 
Jimi Hendrix

Hey Joe, where you goin' with that gun of your hand
Hey Joe, I said where you goin' with that gun in your hand, oh
I'm goin' down to shoot my old lady
You know I caught her messin' 'round with another man
Yeah, I'm goin' down to shoot my old lady
You know I caught her messin' 'round with another man
Huh! and that ain't cool
Huh hey hoe, I heard you shot your mamma down
You shot her down now
Hey Joe, I heard you shot your lady down
You shot her down in the ground yeah!
Yeah!
Yes, I did, I shot her
You know I caught her messin' round messin' round town
Huh, yes I did I shot her
You know I caught my old lady messin' 'round town
And I gave her the gun
And I shot her 
Alright
Shoot her one more time again baby!
Yeah!
Oh dig it
Oh alright 
Hey Joe, 
Where you gonna run to now where you gonna go 
Hey Joe, I said
Where you gonna run to now where you gonna go 
I'm goin' way down south
Way down to mexico way
Alright
I'm goin' way down South
Way down where I can be free
Ain't no one gonna find me
Ain't no hang-man gonna
He ain't gonna put a rope around me
You better believe it right now
I gotta go now
Hey, Joe
You better run on down
Goodbye everybody
Hey, hey Joe, uhh...


HEY JOE


Hey Joe, dove stai andando con quella pistola in mano
Hey Joe, ho detto dove stai andando con quella pistola in mano

Sto andando a uccidere la mia vecchia signora
Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio
Sto andando a uccidere la mia vecchia signora
Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio
e questo non va bene

Hey Joe, ho sentito che hai sparato alla tua vecchia signora,
le hai sparato, adesso
ho detto, ho sentito che hai sparato alla tua vecchia signora,
le hai sparato, l'hai stesa

sì è vero, le ho sparato
sai, l'ho trovata in giro, in giro per la città
sì è vero, le ho sparato
sai, ho trovato la mia signora che faceva casino in giro per la città
e l'ho ripagata con la pistola
LE HO SPARATO!

Hey Joe, va bene
sparale ancora, baby

Hey Joe, ho detto
e adesso dove te ne andrai?
adesso dove te ne andrai?
Hey Joe, ho detto adesso dove te ne andrai?
Dove, dove andrai?
Be', scava

Andrò a sud,
verso il Messico
va bene!
Andrò a sud,
a sud dove posso essere libero
nessuno mi troverà

Non ci sarà nessun boia,
non mi metterà una corda intorno al collo
farai meglio a crederci
adesso devo andare
Hey Joe, è meglio che ti muova
arrivederci a tutti
Hey, hey Joe, uhh...




 

James Marshall "Jimi" Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970) è stato un chitarrista, cantautore e compositore statunitense. 
Grande chitarrista, caratterizzò la propria musica assimilando i ritmi del jazz a originali amplificazioni elettriche. 
Nel 1967 fondò a Londra, insieme a Noel Redding e Mitchel Miller, la JK Experience, producendo una musica basata sulla fusione di rhythm and blues e pop neo-rock. 
Nel 1969, abbandonati i compagni precedenti, fondò il gruppo The band of Gypsies.


Sta...per sempre....

OH, LADY BE GOOD - Ella Fitzgerald (Note, testo, traduzione e video)





OH, LADY BE GOOD
Testo di George e Ira Gershwin 
Canta Ella Fitzgerald


Listen to my tale of woe,
It's terribly sad, but true.
All dressed up, no place to go,
Each ev'ning I'm awfully blue

I know I'm a winsome miss 
I must win some handsome guy
Can't go on like this,
I could blossom out I know,
With somebody just like you. So...

Chorus :

Oh, sweet and lovely lady, be good
Oh, lady, be good to me
I am so awf'ly misunderstood
So lady, be good to me

Oh, please have some pity
I'm all alone in this big city

I tell you I'm just a lonesome babe in the wood,
So lady be good to me.
(bis)

Oh lady be good to me. 

o o o 


Ascolta la mia storia di dolore,
è terribilmente triste, ma vera.
Tutti vestiti, nessun posto dove andare,
Ogni sera sono terribilmente blu

So di essere un attraente perdente
Devo vincere qualche bel ragazzo
Non può andare avanti così,
Ho potuto fiorire lo so,
Con qualcuno come te. Quindi ...

Coro:

Oh signora, dolce e bella, sìì buona
Oh, signora, sii buona con me
Sono così terribilmente incompreso 
Quindi, signora, sìì buona con me

Oh, ti prego di avere un po' di pietà
Sono tutto solo in questa grande città

Ti dico io sono solo un solitario bambino nel bosco,
Quindi, signora, sìì buona con me.
(bis)

Oh, signora, sìì buona con me.



"Oh, Lady Be Good!" è stato scritto nel 1924 da George e Ira Gershwin 
   
Ella Fitzgerald (Newport News, Virginia 1918 - Beverly Hills, California 1996) era una cantante jazz statunitense. 
Iniziata la sua attività di cantante nel 1934, nell'orchestra del batterista e direttore Chick Webb, raggiunse la popolarità con l'interpretazione del brano A Tisket, a Tasket (1938). 
Il successo come solista, con le formazioni dei Delta Rhythm Boys (1942) e degli Ink Spots (1943), la spinse, nel dopoguerra, a compiere numerose tournée all'estero con il gruppo Jazz at the Philarmonic di Norman Granz. 
Dotata di una grande estensione vocale e di eccezionali capacità improwisative, la Fitzgerald sviluppò, nel corso della sua carriera, uno stile personalissimo. Traendo ispirazione dai canoni del be-bop l'artista elaborò lo scat, una tecnica vocale consistente nell'imitazione di uno strumento, pronunciando sillabe e suoni asemantici.
Nel corso della sua carriera la Fitzgerald si esibì, in molte occasioni, a fianco di Louis Armstrong, o con le orchestre di Duke Ellington e Count Basie.


Sta...per sempre...

venerdì 23 marzo 2012

FESTA D'APRILE (Testo e video)

Colomba della Pace - Picasso

   

FESTA D'APRILE
Giovanna Daffini 

E' già  da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere poco e sempre più tristi,
hanno capito forse, se non son proprio tonti,
che sta arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Nera camicia nera, che noi abbiam lavata,
non sei di marca buona, ti sei ritirata;
si sa, la moda cambia quasi ogni mese,
ora per il fascista s'addice il borghese.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Quando un repubblichino omaggia un germano
alza il braccio destro al saluto romano.
ma se per caso incontra partigiani
per salutare alza entrambe le mani.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.
     
In queste settimane, miei cari tedeschi,
maturano le nespole persino sui peschi;
l'amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti
ma noi partigiani siam sempre risorti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere spesso, e non certo tristi;
forse non han capito, e sono proprio tonti,
che sta per arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.
   

     
Testo di Franco Antonicelli, musica di Sergio Liberovici.
Incisa da Giovanna Daffini in un 45 giri della Linea Rossa (Dischi del Sole).
Molte delle strofette sono la rielaborazione di alcuni stornelli di "Radio Libertà".

martedì 20 marzo 2012

ARTI E MESTIERI



Questo gruppo si forma nel 1974 quando Furio Chirico, batterista appena fuoriuscito dai Trip, raduna attorno a sé alcuni dei più promettenti musicisti della scena torinese. 
Nel corso dello stesso anno Arti e Mestieri si esibisce al Parco Lambro di Milano nell'ambito del Festival del proletariato giovanile (14-16 giugno) e, successivamente, segue in tournée la PFM e gli Area. 
Sempre nel 19741a formazione pubblica Tilt (immagini per un orecchio), album di grande levatura prodotto dal chitarrista del gruppo Luigi Venegoni e da Paolo Tofani degli Area. 
Intanto l'attività concertistica prosegue con un tour italiano al seguito dei Gentle Giant. 
Nel 1975 l'organico del gruppo si amplia con l'arrivo del cantante Gianfranco Gaza, già con i Procession, che consente a Giovanni Vigliar di dedicarsi esclusivamente al violino e di evitare le parti cantate, che non sempre affronta con disinvoltura. Con questa formazione Arti e Mestieri realizza Giro di valzer per domani, un album maturo e omogeneo, sicuramente il migliore della sua produzione. 
Al long playing, accolto con favore dalla critica, seguono quattro anni di silenzio discografico. 
Il gruppo torna alla ribalta nel 1979 con Quinto stato, album che affronta in maniera più decisa rispetto al passato i problemi sociali e i temi dell'insoddisfazione giovanile.
Per “quinto stato” si intende, infatti, emarginazione e impossibilità di inserirsi in una società che non ha più valori né regole, se non quelle della prevaricazione e della sopraffazione a ogni livello. Musica e testi molto duri contraddistinguono quest'opera che, seppur non all'altezza delle precedenti, risulta comunque convincente. Nell'incisione è da segnalare la presenza alle tastiere di Marco Cimino, già membro degli Zauber e degli Errata Corrige e quella di Flavio Boltro alla tromba. 
Venegoni, che nell'album compare solo in un brano, abbandona il gruppo per dedicarsi esclusivamente a Venegoni & Co. formazione con cui incide due ottimi album. 
Dopo altri quattro anni di silenzio Arti e Mestieri riappare nel 1983, completamente rivoluzionato nell'organico, con un album intitolato Acquario. 
Insieme a Chirico sono presenti Antonino Salerno (tastiere), Umberto Mari (basso), Luigi Tessarollo (chitarra), Guido Scategni (fiati) e Sirio Merlo (sax). 
Il jazz-rock proposto è sempre al passo con i tempi, interamente strumentale e con frequenti interplay puramente jazzistici. 
A due anni di distanza segue Children's Blues, anch'esso strumentale e con soluzioni ancora più vicine al jazz. La formazione è nuovamente cambiata: con Chirico, Salerno e Mari stavolta ci sono Mario Petracca, Claudio Bonadè, Gigi Mucciolo e Johnny Capriuolo. 
Devo segnalare, ancora, la pubblicazione nei primi mesi del 1990 del CD Live, con brani tratti da Tilt eseguiti in concerto nel maggio del 1974 a Torino e contenente, inoltre, l'inedito Comin Here To Get You, brano firmato da Vigliar. 
Arti e Mestieri è stato uno dei più importanti gruppi italiani di jazz-rock capace di proporre un sound inconfondibile, originale e delicato, in cui jazz, rock progressive, sonorità mediterranee si fondono dando vita a un linguaggio di grande comunicativa. 

Luigi Venegoni (chitarra, sintetizzatore)..., Beppe Crovella (piano, organo, mellotron, sintetizzatore)..., Marco Gallesi (basso)..., Giovanni Vigliar (violino, voce)..., Arturo Vitale (sassofono soprano e baritono, clarinetto, vibrafono)..., Gianfranco Gaza (voce).

Tilt (immagini per un orecchio) (Cramps, 1974)
Giro di valzer per domani (Cramps, 1975)
Valzer per domani/Saper sentire (Cramps, 1975)
Quinto stato (Cramps, 1979)
Acquario (Studio Records, 1983)
Children's Blues (Edizioni Augusta, 1985)
Live (Vinyl Magie, 1990)



Membri nel 1974

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Giovanni Vigliar... violino
Arturo Vitale... fiati
Gianfranco Gaza... voce


Membri nel 1975

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Giovanni Vigliar... violino
Arturo Vitale... fiati
Gianfranco Gaza... voce


Membri nel 1979

Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Claudio Montafia... chitarra
Marco Cimino... tastiere
Flavio Boltro... tromba
Arturo Vitale... fiati, pianoforte, cori
Rudi Passuello... voce


Membri nel 1983

Willy Fugazza...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Guido Scategni...sax
Siro Merlo...sax


Membri nel 1984

Luigi Tessarollo...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Siro Merlo ...sax tenore
Guido Scategni ...sax contralto


Membri nel 1985

Mario Petracca...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Claudio Bonade ...sax alto
Gigi Mucciolo ...tromba, flicorno
Johnny Capriuolo ...trombone


Membri nel 2001

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Marco Cimino... fiati
Corrado Trabuio... violino


Membri nel 2003

Beppe Crovella - tastiere
Furio Chirico - batteria
Corrado Trabuio - violino
Slep - chitarra
Roberto Cassetta - basso


Membri nel 2005

Beppe Crovella - tastiere
Furio Chirico - batteria
Lautaro Acosta - violino
Marco Roagna - chitarra
Roberto Cassetta - basso
Alfredo Ponissi - sax
Iano Nicolo - voce


Sta...per sempre....