sabato 31 marzo 2012

ENZO AVITABILE - Sassofonista e cantante




__Enzo Avitabile è un sassofonista e cantante, nato a Napoli nel 1955.
Si è avvicinato alla musica da autodidatta, iniziando a suonare il sassofono all'età di dieci anni. Successivamente Avitabile perfeziona i suoi studi musicali, diplomandosi al conservatorio di Napoli in flauto e al tempo stesso inizia una ricca attività di session man nei locali notturni napoletani, entrando a far parte degli Showmen di James Senese. 
Come turnista comincia a farsi apprezzare in tutta Italia e collabora quindi con Peppino di Capri, Gianni Morandi, Pino Daniele ed Edoardo Bennato, mentre con i suoi fratelli conduce una band rigorosamente orientata verso la musica nera, il soul e il funk. 
Nel 1982 esce il suo album d'esordio, “Avitabile”, una piacevole miscela di musica nera e cultura partenopea, al quale nel 1983 fa seguito il disco del suo primo successo a livello nazionale, “Meglio soul”, dove con ironia e molto ritmo mette meglio a fuoco il suo stile. Con questo disco che vede la partecipazione, in un brano, di Richie Havens vince anche la Vela D'Oro. 
Durante l'estate del 1984 Avitabile prosegue la sua attività concertistica e durante alcuni concerti in Italia incontra James Brown, con il quale improvvisa alcune jam session. Dopo questa esperienza Avitabile realizza il suo nuovo album, “Correre in fretta”, ancora un disco di soul italiano, con testi ridotti all'essenziale e grande spazio per la musica, per il funk, il jazz, la melodia. 
Nel 1986 esce “Sos brothers”, nuovo capitolo di un'avventura che vede accanto a Enzo il fratello Rino al basso, il sassofonista Roberto Fix e gli altri musicisti della scena napoletana che da sempre gli sono al fianco. L'album, che ha una bella copertina disegnata da Andrea Pazienza, mostra un Avitabile aperto verso l'influenza della musica africana, oltre che dell'abituale funk, tendenza questa che viene confermata anche da “Alta tensione”, album inciso nel 1988, che vede la collaborazione del percussionista africano Xavier Jouvelet. 
La grande attenzione di Avitabile per tutte le forme della musica nera viene confermata nel 1989 da un singolo nel quale il musicista napoletano collabora con Afrika Baambataa, uno dei 're' del rap afroamericano. 
Il 1990 si apre con un nuovo lavoro discografico e con una svolta nella sua produzione musicale: il nuovo album, “Stella dissidente”, è preceduto da un singolo d'impostazione decisamente più melodica anche se il disco non rinnega nulla del funk e del soul della produzione precedente. 
Come “soul brother” nazionale Enzo Avitabile non ha davvero rivali. Predicatore del funk e del soul in maniera addirittura maniacale, ha saputo costruirsi pian piano uno stile, partendo dall'emulazione dei modelli stranieri, arricchendo il tutto con le emozioni della sua natura partenopea, e allargando man mano il campo dei suoi interessi all'Africa, al jazz, al rap e alla melodia. Dotato di una buona inventiva, sassofonista grintoso e mediocre cantante, è arrivato forse tardi alla maturità, ma con un'energia e una passione davvero ammirevoli.

Avitabile (Pdu, 1982)
Meglio soul (Emi, 1983)
Correre in fretta (Emi, 1984)
Sos brothers (Costa Est Emi, 1986)
Alta tensione (Costa Est Emi, 1988)
Stella dissidente (Costa Est Emi, 1990).


Sta...per sempre....

venerdì 30 marzo 2012

* Ludwig van Beethoven - Vita e opere (Nona Sinfonia Op. 125 in Re minore, "la Corale" - Riccardo Muti)

Beethoven al pianoforte in uno schizzo di W Thöny






* * * * *



NINA ARTUFFO - Cantante e attrice di rivista


Nina Artuffo è stata una celebre cantante e una brava attrice di rivista (Asti, 22 ottobre 1907 – Torino, 6 gennaio 1956). 
Debuttò a sedici anni nella compagnia di rivista che il padre aveva formato con Mario Casaleggio. Divenuta insostituibile ai microfoni radiofonici, ricoprendo il ruolo non facilmente assegnabile di caratterista d'operetta in coppia con Riccardo Massucci, ottenne un vantaggioso contratto dall'Eiar nel 1926. 
Con il tempo il suo spazio alla radio divenne sempre più ampio. Oltre che cantare, recitava, presentava e inventava irresistibili gag. 
Incise molti dischi di operette con l'orchestra di Cesare Gallino e numerose canzoni.
Costretta a una perfetta dizione, dato che all'epoca non erano ammesse inflessioni dialettali, si prese la sua rivincita dopo la guerra, creando il personaggio di Madama Gerbin ai microfoni di Radio Torino. 
Brava, intelligente e spiritosa, fu popolarissima.
     

In questo video la celebre cantante Nina Artuffo si esibisce insieme a Nunzio Filogamo nell'interpretazione del brano "Insomma lei chi è".
    
Sta...per sempre...

martedì 27 marzo 2012

SANTE CASERIO - Sandra Mantovani in Canti anarchici (Testo, commento e video)

Sante Caserio


SANTE CASERIO
Testo di Pietro Gori
Canta Sandra Mantovani

Lavoratori, a voi diretto è il canto
di questa mia canzon che sa di pianto
e che ricorda un baldo giovin forte
che per amor di voi sfidò la morte.

A te, Caserio ardea nella pupilla
de le vendette umane la scintilla;
ed alla plebe che lavora e geme
donasti ogni tuo affetto e ogni tua speme.

Eri nello splendore della vita
e non vedesti che notte infinita,
la notte dei dolori e della fame
che incombe sull’immenso uman carname.

E ti levasti in atto di dolore,
di ignoti strazi altiero vendicatore;
e t’avventasti tu sì buono e mite,
a scuoter l’alme schiave ed avvilite.

Tremarono i potenti all’atto fiero
e nuove insidie tesero al pensiero,
ma il popolo a cui l’anima donasti
non ti comprese eppur tu non piegasti

e i tuoi vent’anni una feral mattina
donasti al mondo da la ghigliottina,
al mondo vil la tua grand’alma pia,
alto gridando: Viva l’Anarchia.

Ma il dì s’appressa, o bel ghigliottinato,
che il nome tuo verrà purificato,
quando sacre saran le vite umane
e diritto d’ognun la scienza e il pane.

Dormi, Caserio entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra,
la gran battaglia contro gli oppressori,
la pugna tra sfruttati e sfruttatori.

Voi che la vita e l’avvenir fatale
offriste su l’altar dell’ideale,
o falangi di morti sul lavoro
vittime dell’altrui ozio e dell’oro,

martiri ignoti o schiera benedetta,
già spunta il giorno della gran vendetta,
de la giustizia già si leva il sole:
il popolo tiranni più non vuole.



    
Il testo è di Pietro Gori, la musica (forse) di A. Capponi (secondo l'indicazione di un foglio volante con testo e musica, senza data, raccolto da Roberto Leydi). È stato scritto forse nel 1894, in occasione della morte di Sante Caserio (nato a Motta Visconti nel 1873), ghigliottinata a Lione per aver pugnalato Sadi Carnot, presidente della repubblica francese. Il gesto, la giovane età del protagonista, il suo atteggiamento fermo e coraggioso nel corso del processo, contribuirono a far entrare stabilmente Sante Caserio nel mondo del canto popolare. 
Il testo è pubblicato, con il titolo Caseria, nel n. 3 della rivista Il nuovo canzoniere italiana, a cura di R. Leydi in collaborazione con F. Amadei e M.L. Straniero (ed. Avanti!, Milano I963), con una lunga ed esauriente presentazione, cui si rinvia chiunque intenda approfondire l'argomento.

Esecuzioni: Sandra Mantovani in Canti anarchici (dei Dischi del Sole)..., idem in Addio Lugano bella..., Dody Moscati in Con i pugni alzati camminiamo (Folk)..., il Canzoniere Internazionale in Gli anarchici..., Il Coro A. Toscanini di Torino in Quattro canti anarchici (CEDI).



lunedì 26 marzo 2012

LA BATTAGLIA DI SAN LORENZO - La resistenza antifascista romana


Monumento ai Caduti per la Libertà
      
LA BATTAGLIA DI SAN LORENZO


Il padre di famiglia se ne stava al suo lavoro
per guadambiare il pane ai figli loro.
O quanta gente ho visto alla stazione, e furon visti:
eran quella canaglia dei fascisti.
Il treno ferma e non andò più avanti,
erano armati peggio dei briganti;
s'udiva solo un colpo di moschetto
e stramazzava al suolo il poveretto.
Disse la mamma allora aI figlio suo:
È stato ucciso proprio a papà tuo.

Sparsa la voce per la capitale,
"Combatti" proclamò: sciopero generale!
Sti quattro delinquentì co' le facce come er sego
portavano la morte e il "me ne frego";
anche noi ce ne saressimo fregati
se il governo come a lor ci avesse armati.
Ma Roma e stata sempre bolscevica,
trionfa sempre, si, falce martello e spiga.



Composta a Roma nel novembre del 1921, a ricordare un episodio della resistenza antifascista nella capitale. L'occasione fu fornita dalle smargiassate consuete di una squadraccia, giunta per partecipare ad un Congresso di 35.000 uomini armati. 
Dopo aver provocalo un gruppo di ferrovieri e aver subito la loro reazione, i delinquenti riuscirono a spuntarla con l'aiuto della Guardia Regia, e fu a quel punto che un anonimo colpo di pistola assassinò, a freddo, l'operaio Guglielmo Farsetti. 
Fu proclamato uno sciopero generale, trasformato in resistenza attiva e armata dall'intervento degli Arditi dei popolo: dopo qualche giorno di lotta sanguinosa, i fascisti furono stanati e cacciati dalla città.
Il testo, ricostruito in base a registrazioni effettuate a Zagarolo (Roma) e a Castel di Lago (Terni), si canta sull'aria della nota canzone patriottica La leggenda del Piave.
Gli informatori, troppo giovani per averlo appreso prima dei fascismo, lo sentirono dunque cantare durante la dittatura. È un elemento interessante, questo, soprattutto pensando all'area piuttosto ampia di diffusione.
Il testo, le note illustrative, gli accordi per chitarra sono pubblicati in un opuscolo stampato in proprio a cura del Canzoniere del Lazio: Canzoni popolari, operaie e contadine di Roma e del Lazio. Le registrazioni sono il frutto dell'attività di ricerca di Sandro Portelli e, in qualche caso, degli altri membri del gruppo.
La battaglia di San Lorenzo non mi risulta che sia stata incisa su disco.


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* STORIA DEL JAZZ - History of Jazz




domenica 25 marzo 2012

CANTO DEI MIETITORI - Canzone popolare siciliana

Renato Guttuso, Occupazione delle terre incolte in Sicilia, olio su tela, 1949/50

CANTO DEI MIETITORI
Testo di Mario Rapisardi 

La falange noi siam dei mietitori
e falciam le messi a lor signori.
Ben venga il Sol cocente, il Sol di giugno
che ci arde il sangue e ci annerisce il grugno
e ci arroventa la falce nel pugno,
quando falciam le messi a lor signori.

Noi siam venuti di molto lontano,
scalzi, cenciosi, con la canna in mano,
ammalati dall'aria del pantano,
per falciare le messi a lor signori.

I nostri figlioletti non han pane
e, chi sa?, forse moriran domane,
invidiando il pranzo al vostro cane...
E noi falciam le messi a lor signori.

Ebbro di Sole, ognun di noi barcolla;
acqua ed aceto, un tozzo e una cipolla
ci disseta, ci allena, ci satolla.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Il sole cuoce, il sudore ci bagna,
suona la cornamusa e ci accompagna,
finché cadiamo all'aperta campagna.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Allegri o mietitori, o mietitrici:
noi siamo, è vero, laceri e mendici,
ma quei signori sono tanto felici!
Falciam, falciam le messi a lor signori.

Che volete? Noi siam povera plebe,
noi siamo nati a viver come zebe
ed a morir per ingrassar la glebe.
Falciam, falciam le messi a lor signori.

O benigni signori, o pingui eroi,
vengano un po' dove falciamo noi:
balleremo il trescon la ridda e poi...
poi falcerem le teste a lor signori.
    


Chitarra: Pasquale Ambrosino, Luigi Consolo, Roberto Ruberti, Ruggero Ruggeri 
Pisa, 29/10/1993 - musica di Joe Fallisi
         
Il testo è di Mario Rapisardi e si riferisce alla rivolta dei Fasci siciliani. Non si conosce la musica e probabilmente non fu mai cantato (ultimamente sono uscite delle versioni sempre con questo testo). È una tipica espressione della corrente più radicale della sinistra borghese, ottima per documentare la mentalità populistica di tanti rivoluzionari di allora e di oggi. Ho ripreso il testo dal volume di Mercuri e Tuzzi Canti politici italiani (Editori Riuniti, Roma 19732 ), dove se ne parla come del “tipico inno di protesta spontanea del popolo che esprime, con decisa amarezza, la sua insofferenza per la condizione in cui è costretto a vivere”. Bah!

Documentazione

Nel volume di A.A. Mola 1882-1912: Fare gli Italiani (SEI, Torino 1973) è riportato un brano dell'Inchiesta in Sicilia di Adolfo Rossi (1894). Lo ritrascrivo qui parzialmente (pp. 75-76). 

“I carusi, com'è noto, sono generalmente ragazzi dagli otto ai quindici o diciotto anni che trasportano a spalla il minerale dello zolfo dalle profonde gallerie alla superficie, arrampicandosi su per gli strettissimi pozzi. I picconieri, cioè gli uomini che coi picconi staccano il minerale nelle gallerie, si procurano uno o più carusi mediante un'anticipazione ai genitori dei ragazzi di una somma che varia dalle 100 alle 150 lire in farina o frumento. Preso così come una bestia da soma, il caruso appartiene al picconiere come un vero schiavo: non può essere libero finché non ha restituito la somma predetta e siccome non guadagna che pochi centesimi al giorno, la sua schiavitù dura per molti anni. Egli è maltrattato dal padre che non può liberarlo e dal picconiere che ha interesse di sfruttarlo il più lungamente possibile....
In una depressione del terreno trovammo da un lato alcuni foriii dove si purifica il minerale, circondati da cataste del minerale stesso. Qua e là si vedevano delle specie di nicchie in muratura: le aperture dei pozzi. Davanti ad esse stavano dei ragazzi dai nove ai quattordici anni completamente nudi e dei picconieri con una sola pezzuola sostenuta da uno spago, sulle patti genitali. Quei gruppi di ragazzi e di adulti dalla pelle bruna, che spiccavano sul terreno riarso e brullo - solo su qualche pendice si vedevano dei cactus e dei fichi d'India - non parevano di italiani, ma di africani o di indù.
Ma se lo spettacolo impressiona da lontano per la sua novità, da vicino stringe il cuore. I carusi portano impresse in tutta la persona le stigmate delle sofferenze a cui vengono sottoposti. Presi a lavorare a otto o nove anni, essi hanno generalmente le spalle curve per l'eccessiva fatica, le gambe storte, le occhiaie incavate per l'insufficiente nutrimento, la fronte solcata da rughe precoci.
La legge che dovrebbe proteggere il lavoro dei fanciulli e secondo la quale nessun ragazzo potrebbe fare il caruso se non ha compiuto i dodici anni, non viene fatta osservare. Tutti i carusi che ho interrogato hanno cominciato a lavorare a otto o nove anni. La maggior parte mi dissero che non guadagnavano cinquanta centesimi al giorno e che questa mercede non veniva loro pagata in denaro, ma in pessima farina a un prezzo superiore a quello che corre nei vicini paesi.
"E quando facciamo gli storti - aggiunse uno - (cioè quando non camminiamo svelti col nostro peso su per le scale) sono bastonate". "E quante ore lavorate?" domandai.
"Generalmente dodici ore di séguito, dalle quattro alle quattro, per sei giorni consecutivi durante i quali dormiamo qui: al settimo giorno andiamo a riposarci in paese".
"E qui dove dormite?".
"Per terra, in quelle grotte...".
Provammo a scendere in un pozzo della miniera...
Eravamo calati di pochi metri, quando vedemmo alcune deboli luci in fondo. Erano le lucernine di alcuni carusi che salivano curvi sotto il loro carico di minerale. Poi udimmo dei lamenti angosciosi. Erano i gemiti di quegli infelicissimi che si sentivano più distintamente man mano che si avvicinavano a noi: gemiti e lamenti cadenzati di tènere creature ansanti e oppresse, che non potrebbero più salire e tirare innanzi ma che devono procedere a ogni costo per paura che capiti il picconiere a incitarli col bastone o scottando i loro garretti con una lucerna.”


sabato 24 marzo 2012

HEY JOE - Jimi Hendrix


    

HEY JOE 
Jimi Hendrix

Hey Joe, where you goin' with that gun of your hand
Hey Joe, I said where you goin' with that gun in your hand, oh
I'm goin' down to shoot my old lady
You know I caught her messin' 'round with another man
Yeah, I'm goin' down to shoot my old lady
You know I caught her messin' 'round with another man
Huh! and that ain't cool
Huh hey hoe, I heard you shot your mamma down
You shot her down now
Hey Joe, I heard you shot your lady down
You shot her down in the ground yeah!
Yeah!
Yes, I did, I shot her
You know I caught her messin' round messin' round town
Huh, yes I did I shot her
You know I caught my old lady messin' 'round town
And I gave her the gun
And I shot her 
Alright
Shoot her one more time again baby!
Yeah!
Oh dig it
Oh alright 
Hey Joe, 
Where you gonna run to now where you gonna go 
Hey Joe, I said
Where you gonna run to now where you gonna go 
I'm goin' way down south
Way down to mexico way
Alright
I'm goin' way down South
Way down where I can be free
Ain't no one gonna find me
Ain't no hang-man gonna
He ain't gonna put a rope around me
You better believe it right now
I gotta go now
Hey, Joe
You better run on down
Goodbye everybody
Hey, hey Joe, uhh...


HEY JOE


Hey Joe, dove stai andando con quella pistola in mano
Hey Joe, ho detto dove stai andando con quella pistola in mano

Sto andando a uccidere la mia vecchia signora
Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio
Sto andando a uccidere la mia vecchia signora
Sai, l'ho trovata in giro con un altro tizio
e questo non va bene

Hey Joe, ho sentito che hai sparato alla tua vecchia signora,
le hai sparato, adesso
ho detto, ho sentito che hai sparato alla tua vecchia signora,
le hai sparato, l'hai stesa

sì è vero, le ho sparato
sai, l'ho trovata in giro, in giro per la città
sì è vero, le ho sparato
sai, ho trovato la mia signora che faceva casino in giro per la città
e l'ho ripagata con la pistola
LE HO SPARATO!

Hey Joe, va bene
sparale ancora, baby

Hey Joe, ho detto
e adesso dove te ne andrai?
adesso dove te ne andrai?
Hey Joe, ho detto adesso dove te ne andrai?
Dove, dove andrai?
Be', scava

Andrò a sud,
verso il Messico
va bene!
Andrò a sud,
a sud dove posso essere libero
nessuno mi troverà

Non ci sarà nessun boia,
non mi metterà una corda intorno al collo
farai meglio a crederci
adesso devo andare
Hey Joe, è meglio che ti muova
arrivederci a tutti
Hey, hey Joe, uhh...




 

James Marshall "Jimi" Hendrix (Seattle, 27 novembre 1942 – Londra, 18 settembre 1970) è stato un chitarrista, cantautore e compositore statunitense. 
Grande chitarrista, caratterizzò la propria musica assimilando i ritmi del jazz a originali amplificazioni elettriche. 
Nel 1967 fondò a Londra, insieme a Noel Redding e Mitchel Miller, la JK Experience, producendo una musica basata sulla fusione di rhythm and blues e pop neo-rock. 
Nel 1969, abbandonati i compagni precedenti, fondò il gruppo The band of Gypsies.


Sta...per sempre....

OH, LADY BE GOOD - Ella Fitzgerald (Note, testo, traduzione e video)





OH, LADY BE GOOD
Testo di George e Ira Gershwin 
Canta Ella Fitzgerald


Listen to my tale of woe,
It's terribly sad, but true.
All dressed up, no place to go,
Each ev'ning I'm awfully blue

I know I'm a winsome miss 
I must win some handsome guy
Can't go on like this,
I could blossom out I know,
With somebody just like you. So...

Chorus :

Oh, sweet and lovely lady, be good
Oh, lady, be good to me
I am so awf'ly misunderstood
So lady, be good to me

Oh, please have some pity
I'm all alone in this big city

I tell you I'm just a lonesome babe in the wood,
So lady be good to me.
(bis)

Oh lady be good to me. 

o o o 


Ascolta la mia storia di dolore,
è terribilmente triste, ma vera.
Tutti vestiti, nessun posto dove andare,
Ogni sera sono terribilmente blu

So di essere un attraente perdente
Devo vincere qualche bel ragazzo
Non può andare avanti così,
Ho potuto fiorire lo so,
Con qualcuno come te. Quindi ...

Coro:

Oh signora, dolce e bella, sìì buona
Oh, signora, sii buona con me
Sono così terribilmente incompreso 
Quindi, signora, sìì buona con me

Oh, ti prego di avere un po' di pietà
Sono tutto solo in questa grande città

Ti dico io sono solo un solitario bambino nel bosco,
Quindi, signora, sìì buona con me.
(bis)

Oh, signora, sìì buona con me.



"Oh, Lady Be Good!" è stato scritto nel 1924 da George e Ira Gershwin 
   
Ella Fitzgerald (Newport News, Virginia 1918 - Beverly Hills, California 1996) era una cantante jazz statunitense. 
Iniziata la sua attività di cantante nel 1934, nell'orchestra del batterista e direttore Chick Webb, raggiunse la popolarità con l'interpretazione del brano A Tisket, a Tasket (1938). 
Il successo come solista, con le formazioni dei Delta Rhythm Boys (1942) e degli Ink Spots (1943), la spinse, nel dopoguerra, a compiere numerose tournée all'estero con il gruppo Jazz at the Philarmonic di Norman Granz. 
Dotata di una grande estensione vocale e di eccezionali capacità improwisative, la Fitzgerald sviluppò, nel corso della sua carriera, uno stile personalissimo. Traendo ispirazione dai canoni del be-bop l'artista elaborò lo scat, una tecnica vocale consistente nell'imitazione di uno strumento, pronunciando sillabe e suoni asemantici.
Nel corso della sua carriera la Fitzgerald si esibì, in molte occasioni, a fianco di Louis Armstrong, o con le orchestre di Duke Ellington e Count Basie.


Sta...per sempre...

venerdì 23 marzo 2012

FESTA D'APRILE (Testo e video)

Colomba della Pace - Picasso

   

FESTA D'APRILE
Giovanna Daffini 

E' già  da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere poco e sempre più tristi,
hanno capito forse, se non son proprio tonti,
che sta arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Nera camicia nera, che noi abbiam lavata,
non sei di marca buona, ti sei ritirata;
si sa, la moda cambia quasi ogni mese,
ora per il fascista s'addice il borghese.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Quando un repubblichino omaggia un germano
alza il braccio destro al saluto romano.
ma se per caso incontra partigiani
per salutare alza entrambe le mani.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.
     
In queste settimane, miei cari tedeschi,
maturano le nespole persino sui peschi;
l'amato Duce e il Fuhrer ci davano per morti
ma noi partigiani siam sempre risorti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.

Ma è già da qualche tempo che i nostri fascisti
si fan vedere spesso, e non certo tristi;
forse non han capito, e sono proprio tonti,
che sta per arrivare la resa dei conti.

Forza che è giunta l'ora, infuria la battaglia
per conquistare la pace, per liberare l'Italia;
scendiamo giù dai monti a colpi di fucile;
evviva i partigiani! è festa d'Aprile.
   

     
Testo di Franco Antonicelli, musica di Sergio Liberovici.
Incisa da Giovanna Daffini in un 45 giri della Linea Rossa (Dischi del Sole).
Molte delle strofette sono la rielaborazione di alcuni stornelli di "Radio Libertà".

martedì 20 marzo 2012

ARTI E MESTIERI



Questo gruppo si forma nel 1974 quando Furio Chirico, batterista appena fuoriuscito dai Trip, raduna attorno a sé alcuni dei più promettenti musicisti della scena torinese. 
Nel corso dello stesso anno Arti e Mestieri si esibisce al Parco Lambro di Milano nell'ambito del Festival del proletariato giovanile (14-16 giugno) e, successivamente, segue in tournée la PFM e gli Area. 
Sempre nel 19741a formazione pubblica Tilt (immagini per un orecchio), album di grande levatura prodotto dal chitarrista del gruppo Luigi Venegoni e da Paolo Tofani degli Area. 
Intanto l'attività concertistica prosegue con un tour italiano al seguito dei Gentle Giant. 
Nel 1975 l'organico del gruppo si amplia con l'arrivo del cantante Gianfranco Gaza, già con i Procession, che consente a Giovanni Vigliar di dedicarsi esclusivamente al violino e di evitare le parti cantate, che non sempre affronta con disinvoltura. Con questa formazione Arti e Mestieri realizza Giro di valzer per domani, un album maturo e omogeneo, sicuramente il migliore della sua produzione. 
Al long playing, accolto con favore dalla critica, seguono quattro anni di silenzio discografico. 
Il gruppo torna alla ribalta nel 1979 con Quinto stato, album che affronta in maniera più decisa rispetto al passato i problemi sociali e i temi dell'insoddisfazione giovanile.
Per “quinto stato” si intende, infatti, emarginazione e impossibilità di inserirsi in una società che non ha più valori né regole, se non quelle della prevaricazione e della sopraffazione a ogni livello. Musica e testi molto duri contraddistinguono quest'opera che, seppur non all'altezza delle precedenti, risulta comunque convincente. Nell'incisione è da segnalare la presenza alle tastiere di Marco Cimino, già membro degli Zauber e degli Errata Corrige e quella di Flavio Boltro alla tromba. 
Venegoni, che nell'album compare solo in un brano, abbandona il gruppo per dedicarsi esclusivamente a Venegoni & Co. formazione con cui incide due ottimi album. 
Dopo altri quattro anni di silenzio Arti e Mestieri riappare nel 1983, completamente rivoluzionato nell'organico, con un album intitolato Acquario. 
Insieme a Chirico sono presenti Antonino Salerno (tastiere), Umberto Mari (basso), Luigi Tessarollo (chitarra), Guido Scategni (fiati) e Sirio Merlo (sax). 
Il jazz-rock proposto è sempre al passo con i tempi, interamente strumentale e con frequenti interplay puramente jazzistici. 
A due anni di distanza segue Children's Blues, anch'esso strumentale e con soluzioni ancora più vicine al jazz. La formazione è nuovamente cambiata: con Chirico, Salerno e Mari stavolta ci sono Mario Petracca, Claudio Bonadè, Gigi Mucciolo e Johnny Capriuolo. 
Devo segnalare, ancora, la pubblicazione nei primi mesi del 1990 del CD Live, con brani tratti da Tilt eseguiti in concerto nel maggio del 1974 a Torino e contenente, inoltre, l'inedito Comin Here To Get You, brano firmato da Vigliar. 
Arti e Mestieri è stato uno dei più importanti gruppi italiani di jazz-rock capace di proporre un sound inconfondibile, originale e delicato, in cui jazz, rock progressive, sonorità mediterranee si fondono dando vita a un linguaggio di grande comunicativa. 

Luigi Venegoni (chitarra, sintetizzatore)..., Beppe Crovella (piano, organo, mellotron, sintetizzatore)..., Marco Gallesi (basso)..., Giovanni Vigliar (violino, voce)..., Arturo Vitale (sassofono soprano e baritono, clarinetto, vibrafono)..., Gianfranco Gaza (voce).

Tilt (immagini per un orecchio) (Cramps, 1974)
Giro di valzer per domani (Cramps, 1975)
Valzer per domani/Saper sentire (Cramps, 1975)
Quinto stato (Cramps, 1979)
Acquario (Studio Records, 1983)
Children's Blues (Edizioni Augusta, 1985)
Live (Vinyl Magie, 1990)



Membri nel 1974

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Giovanni Vigliar... violino
Arturo Vitale... fiati
Gianfranco Gaza... voce


Membri nel 1975

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Giovanni Vigliar... violino
Arturo Vitale... fiati
Gianfranco Gaza... voce


Membri nel 1979

Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Claudio Montafia... chitarra
Marco Cimino... tastiere
Flavio Boltro... tromba
Arturo Vitale... fiati, pianoforte, cori
Rudi Passuello... voce


Membri nel 1983

Willy Fugazza...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Guido Scategni...sax
Siro Merlo...sax


Membri nel 1984

Luigi Tessarollo...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Siro Merlo ...sax tenore
Guido Scategni ...sax contralto


Membri nel 1985

Mario Petracca...chitarra
Antonino Salerno...tastiere
Umberto Mari...basso
Furio Chirico...batteria
Claudio Bonade ...sax alto
Gigi Mucciolo ...tromba, flicorno
Johnny Capriuolo ...trombone


Membri nel 2001

Gigi Venegoni... chitarra
Beppe Crovella... tastiere
Marco Gallesi... basso
Furio Chirico... batteria
Marco Cimino... fiati
Corrado Trabuio... violino


Membri nel 2003

Beppe Crovella - tastiere
Furio Chirico - batteria
Corrado Trabuio - violino
Slep - chitarra
Roberto Cassetta - basso


Membri nel 2005

Beppe Crovella - tastiere
Furio Chirico - batteria
Lautaro Acosta - violino
Marco Roagna - chitarra
Roberto Cassetta - basso
Alfredo Ponissi - sax
Iano Nicolo - voce


Sta...per sempre....

* MUSICA RIBELLE - Eugenio Finardi (Note, testo e video)


    





* * * * *



DURAN DURAN - Wild Boys (Note, testo, traduzione e video)



Duran_Duran..., un gruppo musicale pop inglese.
La formazione ufficiale, composta da Simon Le Bon (voce), Nick Rhodes (tastiere), John Taylor (basso), Andy Taylor (chitarra) e Roger Taylor (batteria), esplose agli inizi degli anni Ottanta, ottenendo in breve tempo ampi consensi di pubblico a livello internazionale. 
I Duran Duran si imposero sulla scena musicale con brani caratterizzati da una sapiente fusione di pop elettronico e atmosfere romantiche. 
Per un breve periodo il gruppo si sciolse dando vita a due diverse formazioni: i Power Station (Andy e John Taylor e Robert Palmer) e gli Arcadia (Simon Le Bon, Roger Taylor e Nick Rhodes). 
Nel 1985 i Duran Duran si riunirono avvalendosi della collaborazione del chitarrista Warren Cuccurullo.
    
WILD BOYS 
Duran Duran


The wild boys are calling 
On their way back from the fire 
In august moon's surrender to 
A dust cloud on the rise 
Wild boys fallen far from glory 
Reckless and so hungered 
On the razors edge you trail 
Because there's murder by the roadside 
In a sore afraid new world 

They tried to break us, 
Looks like they'll try again 

Wild boys never lose it 
Wild boys never chose this way 
Wild boys never close your eyes 
Wild boys always shine 

You got sirens for a welcome 
There's bloodstain for your pain 
And your telephone been ringing while 
You're dancing in the rain 
Wild boys wonder where is glory 
Where is all you angels 
Now the figureheads have fell 
And lovers war with arrows over 
Secrets they could tell 

They tried to tame you 
Looks like they'll try again 

Wild boys never lose it 
Wild boys never chose this way 
Wild boys never close your eyes 
Wild boys always shine.
  

Wild Boys (Ragazzi Selvaggi)
Duran Duran

I ragazzi selvaggi stanno chiamando 
Mentre si allontanano dal fuoco 
In agosto la luna si arrende 
All’arrivo di una nuvola di polvere 
I ragazzi selvaggi sono caduti lontano dalla gloria 
Incauti e così arrabbiati 
Vi trascinate sulla punta del rasoio 
Perché c’è stato un omicidio sul bordo della strada 
In un nuovo mondo doloroso e pauroso 


Hanno provato a spezzarci, 
Sembra che ci proveranno ancora 


I ragazzi selvaggi non hanno mai perso 
I ragazzi selvaggi non hanno mai scelto questo/ di 
agire così 
I ragazzi selvaggi non chiudete mai gli occhi 
I ragazzi selvaggi sono sempre eccellenti 


Avete sentito le sirene di benvenuto 
Sanguinate per il vostro dolore 
E il vostro telefono suona mentre 
State ballando sotto la pioggia 
I ragazzi selvaggi si chiedono dove sia la gloria, 
Dove siate tutti voi, angeli 
Ora le facce sono cadute 
E gli amanti si combattono con le frecce 
Possono svelare segreti 


Hanno provato ad ammansirvi 
Sembra che ci proveranno ancora 


I ragazzi selvaggi non hanno mai perso 
I ragazzi selvaggi non hanno mai scelto questo...di agire così 
I ragazzi selvaggi non chiudete mai gli occhi 
I ragazzi selvaggi sono sempre eccellenti. 
  
 
  
Principali successi che ricordo:

Girls on Film (1981)
Planet Hearth (1981)
Hungry Like the Wolf (1982)
Save a Prayer (1982)
Union of the Snake (1983)
Reflex (1983)
Wild Boys (1984)
A Yiew to a Kill (1985)
Electric Barbarella (1997).

Tra gli album che hanno riscosso maggiore popolarità segnalo:

Duran Duran (1981)
Rio (1982)
Seven and the Ragged Tiger (1983)
Notorius (1986)
Big Thing (1988)
WeddingAlbum (1993)
Medazzaland (1997).


Sta...per sempre....

venerdì 16 marzo 2012

FRANZ JOSEPH HAYDN - La Creazione - Die Schoepfung (Note e video)


   
Nacque il 31 marzo del 1732 a Rohrau, in Austria, dove iniziò precocemente lo studio della musica. A otto anni si trasferì a Vienna come ragazzo cantore della cappella di S. Stefano e qui proseguì gli studi di canto, violino, clavicembalo e composizione. 
Dopo alcuni anni di ristrettezze economiche, cui fece fronte con le attività più disparate (dava lezioni, suonava in orchestra, accompagnava cantanti, ecc.) entrò nel 1759 al servizio della famiglia Esterhàzy, alla quale restò legato per quasi tutta la vita. 
Nella splendida residenza del principe Nicola, Haydn compose musiche per le più svariate occasioni; sinfonie e divertimenti, sonate e quartetti, serenate e musica sacra.
Attraverso la diffusione a stampa delle sue opere, favorita a sua insaputa dallo stesso principe Nicola, divenne celebre in tutta Europa. 
Nel 1781 a Vienna ebbe come allievo Mozart, con cui si dilettava a suonare i suoi famosi quartetti, insieme a G. Sarti (Faenza 1729 - Berlino 1802) e G. Paisiello (Taranto 1740 - Napoli 1816).
  
    
Morto il principe Nicola, nel 1791 fu invitato a Londra per dirigere personalmente 6 sinfonie composte per l'occasione. L'accoglienza trionfale indusse Haydn a ritornarvi negli anni 1794-95. 
Rientrato a Vienna, scrisse gli oratori La Creazione e Le Stagioni e fu per qualche tempo maestro di Beethoven. 
Mori a Vienna il 31 maggio 1809, circondato dall'affetto e dall'ammirazione di tutti i viennesi.

Dal carattere amabile, sereno e appagato della propria condizione di musicista di corte, Haydn fu attento a soddisfare le esigenze del suo nobile committente, quanto quelle della sua musica. Attraverso una vastissima produzione (108 sinfonie, 52 sonate, 83 quartetti, ecc.) egli perfezionò il linguaggio e le forme della musica strumentale del Settecento a tal punto, che si parla di lui come del padre della sinfonia, della sonata e del quartetto.


VEDI ANCHE . . .

HAYDN A ESTERHÁZA

FRANZ JOSEPH HAYDN - Le stagioni (Die Jahreszeiten - The seasons)

FRANZ JOSEPH HAYDN - La Creazione - Die Schoepfung

SINFONIE DI HAYDN (Haydn Symphony)

LA PENDOLA (L'orologio) - Sinfonia n. 101 in re maggiore - Franz Joseph Hayd

QUARTETTI RUSSI OP. 33 n° 2 LO SCHERZO (The Joke) - Franz Joseph Haydn


CANZONI POPOLARI LAZIALI - So' stato a lavorà (Testo, commento e video)



STORNELLI VITERBESI  (So' stato a lavorà)

Autore: Sconosciuto -  Anno  1946

1) So' stato a lavorà pe' coprì er fosso;
un giorno o l'altro lo farò un fracasso:
pe' sei e cinquanta lavorà nun posso,
me torna mejo conto de stà a spasso.
Ma chi magna la carne e chi l'osso:
è l'ora adesso de cambiallo er passo.
Nun è più tempo de vecchi fascisti,
in Italia semo tutti comunisti.

2) Ci alziamo la mattina e guardiamo intorno
perché noi non sappiamo dove andiamo
in cerca di lavoro è proibbito
che nun se trova manco a batte un chiodo
E mi moje che me sgrida
dice: Oddio che brutta vita!
Vita da cani
perché noi siamo tutti disoccupati.

3) Cinque guerre ci ha dato re Vittorio
più vent'anni de fascio obbligatorio
non contento di tutto l'animale
cercava ancora un posto ar Quirinale.
Nel diciannove dopo il conflitto immane
il popolo chiede al re lavoro e pane
ai reduci del Carso sul mantello
je rispose con ojo e manganello.

4) Prima che se cantava Bandiera rossa
tutti se guadagnava quarche cosa;
adesso che se canta Giovinezza
ce fanno morì a tutti de debolezza.
Finche gira questa rota
la saccoccia è sempre vota:
co 'sto bell'uso
ce fanno sdiggiunà er pezzo der muso.

5) Cent'anni fa, mannaggia la paletta,
li muratori annaveno in carrozza;
se lavorava come 'na saetta,
tutti se guadagnaveno la stozza.
Ma adesso, poveracci,
nun se ponno fà du' stracci.
Co' questa vita
sarebbe ora da falla fenita.
      
È stato riunito sotto questo titolo un'ottava raccolta a Canepina e due stornelli raccolti a Ronciglíone da Sandro Portelli e Maurizio Gnerre. Sono stati trascritti dall'opuscolo Canzoni popolari, operaie e contadine di Roma e del Lazio, dove sono pubblicati, insieme ad altri documenti di Rocca di Papa e di Roma, sotto il titolo Ottave e stornelli.


Sta...per sempre....

giovedì 15 marzo 2012

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL - Vita e opere (Life and works)


    
Nato a Halle, in Germania, nel 1685, Georg Friedrich Händel dimostrò fin da giovanissimo un notevole talento musicale: infatti componeva già all'età di dieci anni. 
Nel 1702 divenne organista del duomo della sua città: un incarico prestigioso che assolse brillantemente. 
I suoi profondi interessi musicali lo spinsero però l'anno seguente a lasciare Halle per Amburgo, in quell'epoca vero centro della vita musicale tedesca, dove fin dal 1678 funzionava l'unico teatro pubblico della Germania e dove si tentava di dar vita all'opera nazionale tedesca. Pur di poter vivere in questa città e conoscere da vicino l'ingranaggio operistico, il diciottenne Händel si accontentò di un modesto posto di violino di ripieno nell'orchestra. 
Ad Amburgo, nel 1705 rappresentò il suo primo melodramma: Almira. 
L'anno seguente giunse in Italia dove rimase per tre anni, approfondendo la sua conoscenza dell'opera italiana. 
Trasferitosi nel 1712 a Londra, dove passò il resto dei suoi giorni sempre al centro della vita musicale inglese, divenne direttore della Reale Accademia di Musica. 
Morì a Londra nel 1759.

Händel compose quaranta opere, tra le quali Il Pastor Fido e Serse, e ventidue oratori, tra cui il Messia, rappresentato trionfalmente per la prima volta a Dublino nel 1742. 
Compose concerti grossi e solisti per vari strumenti. Due signifivativi esempi di musica d'occasione sono le suites Musica sull'acqua per orchesta, utilizzate per allietare le gite in barca sul Tamigi di Giorgio I, e Musica per i fuochi d'artificio per banda di fiati e timpani, destinata ad accompagnare uno spettacolo di fuochi artificiali. 
La fortuna di Haendel fu grandissima sia in vita sia nei secoli successivi. Come Bach e Scarlatti godette fama di esecutore impareggiabile all'organo e al clavicembalo. La sua musica influenzò i compositori delle epoche successive tanto che Haydn lo proclamò “maestro di tutti noi” e Beethoven non esitò a definirlo “il più grande compositore che sia mai vissuto”. 
Certo è che, come Bach, anche Händel  seppe compiere una sintesi di tutti gli stili della propria epoca elaborandoli in un grandioso e omogeneo organismo aderente allo spirito barocco.


VEDI ANCHE . . .

GEORG FRIEDRICH HÄNDEL - Vita e opere

HESTER - Georg Friedrich Händel