mercoledì 1 febbraio 2012

MILES DAVIS e JOHN MCLAUGHLIN



...Tony Williams in quelle settimane si apprestava a lasciare Miles Davis e a fondare un proprio gruppo, Lifetime. Williams aveva ascoltato un nastro di un chitarrista britannico, John McLaughlin, e ne era rimasto così impressionato da chiedergli di raggiungerlo negli Stati Uniti per entrare nel complesso. Il chitarrista arrivò a New York al principio del febbraio 1969 e, dopo alcune prove con Williams, i Lifetime ebbero un'audizione alla Columbia Records: audizione che, ironia della sorte, non ebbe successo. Il giorno seguente, Tony Williams portò McLaughlin a casa Davis; e Miles, benché non lo avesse mai ascoltato, gli disse: “Domani andiamo in studio. Porta la tua chitarra".
Così Ian Carr, nella sua fondamentale biografia critica di Miles Davis, racconta del primo approccio di McLaughlin con il grande trombettista jazz. È un incontro casuale, come tanti che hanno caratterizzato la vicenda davisiana. Prima di quel giovane inglese dai modi timidi ("Quando entrai in studio tremavo", dirà anni più tardi McLaughlin. "Avevo davanti a me colui che per anni era stato il mio idolo, e dovevo suonare con lui!"), Miles aveva provato vari chitarristi, e non del tutto convincenti, da George Benson a Joe Beck; in seguito avrebbe legato a sé Sonny Sharrock, Pete Cosey, Reggie Lucas e altri, fino all'aggregazione di Mike Sterri dell'ultima tournée europea, con risultati contrastanti.
    




McLaughlin è il chitarrista ideale; buon conoscitore della tradizione nera e del jazz, oltre che del mondo rock, insofferente alla routine strumentale e interessato a scavare fino ai più segreti recessi del suono chitarristico, Miles lo impiega per la prima volta nella seduta del 18 febbraio 1969, a registrare In a Silent Way. Allo sconcertato chitarrista, Davis consiglia di suonare con estrema naturalezza, addirittura "immaginando di non conoscere lo strumento"; quel che ne viene è uno dei più memorabili brani dell'epoca, un liquido affresco che sarà negli anni successivi pietra d'angolo del nuovo, elettrico sound davisiano.
Con Miles, McLaughlin rimarrà nel periodo a cavallo tra gli anni '60 e '70, non senza polemiche. Gli estremisti della "black music" accuseranno Davis di "tradimento", per essere ricorso a un bianco, e per di più non americano. Miles non batte ciglio: "Mi portino un chitarrista nero che sa suonare come lui e li impiegherò entrambi, quello e McLaughlin". 
All'interno stesso del gruppo ci sono delle perplessità e delle resistenze. A proposito di Live-Evil, disco dal vivo del 1970, Keith Jarrett ha avuto modo di dire:
"Purtroppo, sfortunatamente per noi, in quelle date suonavamo con John McLaughlin. Non era fisso nel gruppo e la sua presenza finì con il condizionarci. Era una voce diversa...".
Proprio quella "diversità", il magico personalissimo modo di correre sulla tastiera, fino ad avere le vertigini, la capacità dì intendere la chitarra elettrica come strumento affatto diverso dal classico arnese acustico, affascinò Davis fin dal primo incontro e lo convinse ad avere sempre la massima stima e fiducia nell'artista. Arrivò persino, Miles, così avaro di elogi nei confronti dei propri musicisti, a intitolare due brani in suo onore: John McLaughlin, su Bitches Brew ("Fu la sorpresa più grande che mi potesse capitare. Quando vidi il mio nome sul disco rimasi letteralmente choccato"), e Go Ahead John su Big Fun
McLaughlin avrebbe ricambiato anni più tardi, con il commosso Miles Davis, tra le righe di Electric Dreams.
  
   Fedele collaboratore in studio, nel periodo fra il 1969 e il 1972, dal vivo McLaughlin si esibì raramente con il gruppo di Davis, badando piuttosto alla parallela vicenda dei Lifetime. Invano Miles insisté per averlo regolarmente in concerto; tutto quello che ottenne fu qualche "partecipazione straordinaria", come quella già ricordata al Cellar Door di Washington, da cui sortì il disco di Live-Evil. Nessuna traccia di McLaughlin, invece, in altre celebri performances di Miles e dei suoi intorno al 1970; quelle al Fillmore East di aprile (Black Beauty) e di giugno (Live At Fillmore East), e quella storica, ancora inedita su long-playing, davanti al popolo rock dell'isola di Wight.
L'ultimo McLaughlin con Davis è quello di On The Corner, lo giugno 1972, seduta d'inizio di una controversa stagione davisiana. McLaughlin si trova al fianco di Michael Henderson, di Badai Roy, di M'Tume e Don Alias, musicisti scelti da Miles per dare alla musica l'impronta "funky" desiderata. La sua chitarra non stona ma dà l'impressione di muoversi per un'altra pista; è l'evoluzione del discorso di Bitches Brew, di quello "astrattismo jazz elettrico", se il nome "jazz rock" pare fastidioso e abusato, che la Mahavishnu Orchestra svilupperà ulteriormente nei diversi anni della sua esistenza e nelle sue varie edizioni.
  





VEDI_ANCHE .........  Canzoni di Mahavishnu John McLaughlin

  
Sta...forever....

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