giovedì 2 febbraio 2012

IL CRAK DELLE BANCHE - Ulisse Barbieri (Testo, commento e video)


     
IL CRAK DELLE BANCHE

Autore: Ulisse Barbieri - Anno  1896

S'affondano le mani nelle casse - crak!
si trovano sacchetti pieni d'oro - crak!
e per governare, come fare?
Rubar, rubar, rubar, sempre rubare!

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre celebri ladron
che per aver rubato ci han fatto senator.

Mazzini, Garibaldi e Masanìelbo - crak!
erano tutti quanti malfattori; - crak!
gli onesti sono loro: i Cuciniello,
Pelboux, Giolitti, Crispi e Lazzaroni.

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre, ladri tutti e tre,
che per aver rubato ci han fatto cugini del re.

Se rubi una pagnotta a un cascherino - crak!
te ne vai dritto in cella senza onore; - crak!
se rubi invece qualche milioncino
ti senti nominar comnìendatore.

I nostri governator
son tutti malfattor,
ci rubano tutto quanto
per farci da tutor.

Noi siam tre celebri ladron
che per aver rubato ci han fatto senator.
Crak!
  
   
 IL CRAK DELLE BANCHE

Il testo riportato è ricavato dalla registrazione originale di Emilio Jona e Sergio Liberovici  e costituisce la riduzione popolare (molto fedele, del resto) dì un canto nato nel periodo immediatamente successivo allo scandalo della Banca romana (1892-1893). Fu pubblicato per la prima volta su L'asino nel 1896, come opera di Ulisse Barbieri e poi più volte riedito, in versioni assai vicine a quella del Sacchetti, in diversi canzonieri socialisti; di utile consultazione, per le note come sempre ampie e rigorose, l'opuscolo Il basco degli alberi.

Esecuzioni: F. Aldini, M.L. Straniero e F. Arnodei in Canti di protesta del popolo italiana(Italia canta..., poi in CEDI..., ora in Cantacronache..., Vedette, Albatros); il Nuovo Canzoniere Milanese in Il bosco degli alberi; Maria Monti in Le canzoni del Diavolo; i Cantastorie di S. Spadaccino in I canti politici.
Qualche osservazione: Vincenzo Cuciniello, direttore della sede romana del Banco di Napoli; fuggì lasciando un notevole ammanco di cassa. Pelloux, Girolamo, allora ministro della guerra, coinvolto nello scandalo; sarà protagonista, a fine secolo, di un tentativo di stretta autoritaria antidemocratica, fallito anche per merito dell'ostruzionismo delle sinistre parlamentari. Lazzaroni, Cesare, cassiere e amministratore della Banca romana: uno tra i maggiori protagonisti dello scandalo, responsabile di irregolarità, di peculato e falso in atti pubblici, Cascheerino: garzone di fornaio che porta il pane a domicilio (in gergo romanesco)


DOCUMENTAZIONE

Due brani tratti dalle pagine del volume di Denis Mack Smith.

“Fu in particolare agli scandali bancari del 1889-93 che venne data una pubblicità morbosa, ma l'Italia in sostanza se ne avvantaggiò, per quanto penosa potesse essere a quel tempo l'intera faccenda. La causa immediata del tracollo finanziario del 1889 fu un'eccessiva espansione dell'industria edilizia alla quale le banche avevano concesso crediti esagerati. Questa follia edilizia era cominciata con la costruzione dei nuovi uffici governativi a Roma ed era continuata in seguito con la ricostruzione dei vecchi quartieri infetti di Napoli. Roma, che nel 1870 contava una popolazione di 220.000 abitanti, quasi la raddoppiò nei venti anni successivi, diventando la mecca di ogni specie di avventurieri. Quando i primi fallimenti bancari del 1889 fecero si che cominciasse a trapelare qualcosa di queste irregolarità, si seppe pure che urta buona parte della circolazione eccedente era stata destinata a "prestiti" senza interesse concessi a deputati e ministri. Le banche di emissione tuttavia esercitavano ormai una grande influenza politica, e i deputati erano quanto mai restii ad appoggiare qualsiasi proposta mirante a sottoporle ad un più rigoroso controllo, dato che ciò avrebbe potuto portare alla luce l'esistenza di tali "prestiti". Venne pure fuori che il Banco di Napoli, mentre era più o meno in regola per quel che riguardava la circolazione, aveva contratto debiti per circa venti milioni, molti dei quali erano serviti a quest'opera segreta di corruzione politica. Il suo direttore, una volta accusato di peculato, chiamò in causa lo stesso Crispi, e venne così appurato che questi si era quanto meno reso colpevole d'aver fermato un'inchiesta, che avrebbe dovuto essere condotta sulla situazione della banca in questione. Anche se non aveva tratto profitto personalmente da queste pratiche irregolari, Crispi non era tanto ingenuo da non sapere quello che si celava dietro di esse. I suoi molti nemici collegarono tutto ciò con il fatto ch'egli nominò all'improvviso ottantaquattro nuovi senatori, tra cui molti appartenenti alla nobiltà e i capitani d'industria Breda, Bastagi e Orlando... Le voci di continue malversazioni non erano certo state messe a tacere dalla dichiarazione ufficiale, emessa nel giugno 1891, che l'interesse nazionale si opponeva alla pubblicazione della relazione Alvisi. Poi, nel novembre 1892, venne la nomina a senatore di Tanlongo a compenso dei suoi servigi, nomina che venne pubblicata - cosa questa abbastanza significativa - proprio alla vigilia del primo esperimento giolittiano di elezioni addomesticate. Non molti mesi dopo la sua nomina, Tanlongo era in prigione. Nel dicembre 1892, infatti, il deputato Colajanni aveva, del tutto inaspettatamente, rimesso l'intera questione sul tappeto grazie alla scoperta e alla pubblicazione da lui curata delle conclusioni della relazione Alvisi. I fedeli deputati decisero obbedientemente, con 316 voti contro 27, di seppellire di nuovo tutto quanto, ma i giornali si gettarono a fondo sullo scandalo che non poté più essere tenuto nascosto. Dietro Colajanni c'era evidentemente una manovra politica ben concertata, e il diario di Farini indica fra gli altri responsabili di questa anche di Rudinì, Pareto e Pantaleoni, Giolitti si mise ancor più dalla parte del torto respingendo la proposta di un'approfondita inchiesta parlamentare sulle banche. È interessante notare che Crispi parlò dai banchi dell'opposizione in sostegno di Giolittí, affermando che una inchiesta parlamentare sarebbe stata antipatriottica e avrebbe danneggiato il buon nome dell'Italia all'estero; ma più tardi risultò che Crispi stava ancora contraendo prestiti con le banche in misura largamente eccedente la sua solvibilità. Invece di promuovere un'inchiesta parlamentare, si nominò una commissione governativa presieduta da Finali e la camera approvò con voto quasi unanime questa nomina. La Banca Romana dedicò alcuni giorni a falsificare in tutta fretta i suoi libri contabili, ma anche così la relazione Finali poté affermare che il volume della sua circolazione era due volte superiore a quello consentito dalla legge, e che circa cinquanta milioni erano stati perduti in speculazioni sbagliare, malversazioni e corruzioni”.




Sta....per sempre....

Nessun commento: