lunedì 9 gennaio 2012

RIGOLETTO - Libretto musicato da Giuseppe Verdi


Giuseppe Verdi

   
RIGOLETTO
Musica di Giuseppe Verdi (1813-1901)
libretto di Francesco Maria Piave, da "Le roi s’amuse" di Victor Hugo
Melodramma in tre atti
Prima esecuzione: Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851 



Presento qui un tipo di testo teatrale destinato ad un uso particolarissimo: si tratta del libretto per opera lirica. Il melodramma o opera lirica è una forma di rappresentazione scenica cantata e accompagnata da musica. Ebbe il suo periodo di massima diffusione e popolarità nell'Ottocento, quando nei grandi teatri italiani si assiepava un pubblico appassionato e fedelissimo, non soltanto i signori dei palchi e delle poltrone, ma anche il popolo dei loggioni. 
Non è qui il luogo per tracciare la storia dell'opera: basti ricordare i nomi di musicisti come Bellini, Rossini, Donizetti e Verdi, che le diedero nel nostro paese una risonanza particolare. Il melodramma divenne il vero teatro drammatico del popolo, ed in opere di successo si identificarono valori e ideali nazionali. Ciò vale in particolare per le opere musicate da Verdi, che appassionarono il pubblico negli anni del Risorgimento e dopo la formazione dello Stato unitario. 
L'opera lirica è costituita, come ho già  detto, da musica e da canto: abbisogna quindi di un libretto, cioè di un testo in cui la vicenda sia svolta in forma di dialogo tra i personaggi. La trama veniva spesso fornita dalla riduzione di opere letterarie già famose, ed il librettista, assai di rado dotato di grandi qualità artistiche, si limitava ad adattare la materia ed a metterla in versi. Il libretto d'opera è quindi esempio di una letteratura minore e di consumo, utilizzata in maniera strumentale dal musicista: qualche cosa di paragonabile, in certa misura, alle utilizzazioni televisive dei grandi romanzi. In questo senso in quanto letteratura di massa, il libretto del melodramma, ha per noi grande interesse.  
È evidente che il significato vero dell'opera si coglie soltanto nel suo allestimento scenico, in teatro, con l'esecuzione orchestrale ed il canto. Limitarci, come sono costretto a fare io, al libretto, implica una visione particolare del fenomeno, in chiave più decisamente 'letteraria'.

Il testo fu musicato da Verdi e rappresentato per la prima volta nel 1851. Francesco Maria Piave (librettista che fornì tra l'altro a Verdi i testi di altre opere celebri, quali l'Ernani, la Traviata, la Forza del destino) trasse la storia da un dramma storico di un grande scrittore francese dell'Ottocento, Victor Hugo. Come ho già accennato, il libretto non mira ad essere originale nella trama, anzi spesso adatta argomenti già esistenti, canovacci il cui risultato è scontato in partenza..., l'opera dell'autore consiste piuttosto nel dare il giusto 'taglio' alle scene: un melodramma vuole infatti un testo non troppo lungo (il canto fa durare le parole sulla scena molto di più che la normale recitazione), con le parti distribuite in maniera equilibrata, con un numero limitato di ambienti da ricostruire, onde non dover cambiare continuamente il fondale e gli arredi.

La storia di Rigoletto è ambientata a Mantova nel XVI secolo. Rigoletto è il buffone di corte del Duca di Mantova..., gobbo e deforme, ha una figlia bellissima, Gilda, che tiene nascosta in un palazzo, guardata da una domestica. A insaputa del padre, Gilda si è innamorata di un giovane studente che è riuscito ad avvicinarla nonostante la custodia a cui è sottoposta: ma il giovane studente non è altri che il Duca in persona, che così si traveste per meglio portare a termine le sue imprese amorose. I cortigiani del Duca, che odiano Rigoletto perché si prende gioco di loro, avendo scoperto che tiene nascosta una fanciulla e credendo questa fanciulla una sua amante segreta (senza sospettare, quindi, che si tratti di sua figlia), la rapiscono e la portano a corte, dove viene sedotta dal Duca. Gilda, disonorata, si dispera..., Rigoletto, davanti al dolore della figlia, si ripropone la vendetta. Assoldato un sicario, di nome Sparafucile, gli commissiona l'uccisione del Duca.
  

    
Il III Atto dell'opera è quello in cui appunto si svolge il tentativo di vendetta di Rigoletto: il Duca è attirato con un inganno nella casa del sicario, con la promessa di un incontro amoroso con Maddalena, sorella di Sparafucile. Senza timori, travestito da ufficiale, il Duca si incontra con la donna. Più tardi, nella notte, l'assassino dovrà colpirlo. Rigoletto pregusta il sapore della vendetta, ma le cose non vanno secondo le previsioni, Infatti Maddalena ha pietà del Duca, e prega il fratello di non ucciderlo. Sparafucile è incerto: alla fine decidono di salvare il giovane, ma di uccidere il primo che busserà alla loro porta, onde avere un cadavere da consegnare a Rigoletto, e poter così incassare il denaro pattuito per l'omicidio. Gilda, da una fessura del muro, ha sentito la conversazione tra Maddalena e Sparafucile e (ancora follemente innamorata del Duca che pure l'ha abbandonata e tradita) entra nella casa per essere uccisa al suo posto. Rigoletto non si è accorto di nulla. Sparafucile gli consegna il sacco con il corpo da gettare nel fiume, ma con orrore il povero padre vi scopre non il Duca, ma la figlia. La vendetta si è trasformata in beffa tragica. Sulla disperazione di Rigoletto cala definitivamente il sipario.

La tragedia è una storia banale, con un intreccio grossolano, complicazioni assurde, effetti di romanzo popolare, una drammaticità grottesca, un facile sentimentalismo. Eppure proprio questi caratteri, uniti al contenuto morale didatticamente chiaro ed elementare (nel caso del Rigoletto la lezione è: la vendetta non paga mai..., l'odio non dà mai buoni frutti..., le colpe ricadono anche sugli innocenti ecc.), resero famose queste storie, e care ad una gran quantità di appassionati. Quanto al linguaggio, esso è dotato di una carica iperletteraria che ha per noi moderni sapore decisamente comico. Intendo dire che è un linguaggio caratterizzato da vocaboli sempre 'nobili': si dirà dunque rammento anziché ricordo, secura per sicura, saprollo anziché lo saprò, non cale per non importa, anco anziché anche, duolo invece di dolore, aita per aiuto. L'elenco potrebbe continuare all'infinito. L'effetto letterario, visibile nel lessico, è accentuato dalla sintassi (verbi in fondo alla frase, costrutti complicati) e dal verso (in genere endecasillabi e settenari, ma talvolta ottonari), che spesso risulta spezzato nelle battute di più personaggi, come nelle le frasi di Gilda e Rigoletto con cui si apre il III Atto. C'è anche abbondanza di esclamazioni (Ah!..., Dio!, Non più...!, ecc.): altro strumento con cui si cerca di premere al massimo sul tasto della facile emozionalità. La semplice lettura darà quindi forse un'impressione più comica che tragica. Ma si tratta di un giudizio tanto legittimo quanto antistorico, che non tiene conto degli effetti con cui veniva portata sulla scena un'opera: si pensi che con questo umile testo la gente si commuoveva, identificandosi nelle vicende narrate.
  
Francesco Maria Piave

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Sta... per sempre....


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