lunedì 30 gennaio 2012

A LU SUONO DELLA GRAN CASCIA (Canto dei sanfedisti - Testo e video)


....A LU SUONO DELLA GRAN CASCIA

A lu suono della gran cascia
viva sempre lu populo bascio,
a lu suono de li tammurielli
so risuorte li puverielle.

A lu suono de le campane
viva viva li populane,
a lu suono di li viulini
sempre morte a' giacobini.


TRADUZIONE

Al suono della gran cassa
viva sempre il popolo di ceto basso
al suono dei tamburelli
sono risorti i poverelli.

Al suono delle campane
viva viva le popolane
al suono dei violini
sempre morte ai giacobini.
   
Interessante documento che risale all'epoca della “grande marcia” del cardinal Ruffo contro la Repubblica partenopea (1799). Le due strofette, già pubblicate da Benedetto Croce a fine ottocento, ora nei Canti sociali di R. Leydi, ebbero una diffusione assai larga non solo in Campania, ma anche in altre zone del Sud (Leydi ne riporta una variante barese).
Una esecuzione non so quanto fedele è contenuta in uno dei più recenti cd della Nuova compagnia di canto popolare, sotto il titolo Canto dei sanfedisti.
   

       
VERSIONE COMPLETA

CANTO DEI SANFEDISTI

A lu suono de grancascia 
viva lu popolo bascio; 
a lu suono 'e tammurriello 
sò risurte li puverielli; 
a lu suono de campana 
viva viva li pupulane; 
a lu sono de viuline 
morte alli giacubine!

Sona sona 
Sona 'a Carmagnola,
sonan li cunsiglie:
viva 'o Rre cu la famiglia! 

Li Francise so' arrivate,
'nce hanno bbuono carusate;
"et voilà, et voilà", 
cavece 'nculo a la libertà! 
So'venute li Francise
auti tasse 'nce hanno mise. 
"Libertè, ègalitè"...
tu arruobbe a mme, io arrobbo a tte!

Sona sona... 

A Sant'Eremo tanta forte 
l'hanno fatto comm'a ricotta, 
a stu curnuto sbrevugnato 
l'hanno miso 'a mitria 'n capa. 
Maistà, chi t'ha traduto? 
Chistu stommaco chi ha avuto? 
'E signure, 'e cavaliere 
te vulevano priggiuniere! 

Sona sona...

Alli tridece de giugno,
Sant'Antonio gluriuso,
'e signure, 'sti birbante, 
'e ffacettero 'o mazzo tanto! 
Viva Tata Maccarone 
ca rispetta la Religgione. 
Giacubine jate a mare,
ca v'abbrucia lu panaro!

Sona sona...
  

TRADUZIONE

Al suono della grancassa
viva il "popolo basso";
al suono di tamburelli
son risorti i poverelli;
al suono di campana
viva viva i popolani;
al suono di violini
morte ai giacobini!

Suona, suona
Suona la Carmagnola
suonano i "consigli":
viva il re con la famiglia!

I Francesi sono arrivati,
e ci hanno completamente dissanguati;
"et voilà, et voilà",
calci in culo alla libertà!
Son venuti i Francesi
e ci hanno imposto altre tasse;
"Libertè, egalitè"...
tu rubi a me, io rubo a te! 

Suona, suona...

A Sant'Elmo, così forte,
l'anno ridotto una poltiglia,
a questo cornuto svergognato
gli hanno messo la mitria in testa.
Maestà, chi ti ha tradito?
Chi ha avuto questa volontà?
I signori e i cavalieri
ti volevano prigioniero!

Suona, suona...

Il tredici di giugno,
Sant'Antonio glorioso,
ai signori, questi birbanti,
fecero il culo grosso così!
Viva "Tata Maccarone"
che rispetta la religione.
Giacobini andate a mare,
che vi brucia il sedere!

Suona, suona...

   
DOCUMENTAZIONE

Dal I volume della Storia dell'Italia moderna di Giorgio Candeloro (Feltrinelli, Milano 1956), riporto un brano tratto dalle pp. 261-62. 

“Mancò da parte della Repubblica un'azione energica in favore delle masse contadine, che si aspettavano l'abolizione della feudalità e soprattutto miravano ad impadronirsi dei demani feudali: in vari luoghi infatti i contadini agirono spontaneamente proprio in questo senso. Particolarmente grave fu il ritardo dell'emanazione della legge eversiva della feudalità. Insomma i gruppi dirigenti della piccola e media borghesia provinciale e più ancora i dirigenti dei governo di Napoli non seppero, o non vollero, associare al movimento rivoluzionario le masse contadine, nell'unico modo con cui ciò sarebbe stato possibile: risolvendo in modo radicale il problema della terra. Al fondo di questa incapacità stava, come si è detto, il fatto che quella borghesia aveva una base essenzialmente terriera. Perciò la grande scossa che la Rivoluzione aveva portato nelle masse contadine mettendole, sia pure confusamente, in movimento, invece di andare a vantaggio della Repubblica, si risolse in un grandioso moto di reazione. A questo contribuirono pure l'atteggiamento dei francesi, che anche nella Repubblica napoletana rubavano e saccheggiavano, e la propaganda antirivoluzionaria degli agenti borbonici e di una gran parte del clero; propaganda che durava ormai da anni e che ebbe facile presa in quelle popolazioni miserabili e superstiziose. Ad un certo punto avvenne che il "giacobino" fu identificato semplicemente col borghese (ciò che in un certo senso rispondeva a verità) o addirittura con l'aristocratico, e la lotta contro di lui assunse il carattere di una cieca insurrezione di classe, abilmente sfruttata dai reazionari”.






Sta... per sempre....

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