martedì 13 dicembre 2011

LA BALLATA DEL PINELLI (Testo, video e documenti)

Tomba di Pinelli a Carrara
   
LA BALLATA DEL PINELLI
    
Quella sera a Milano era caldo,
Calabresi nervoso gridava:
"Tu Lograno apri un po' la finestra";
ad un tratto Pinelli cascò.

"Sor questore io ce l'ho già detto,
le ripeto che sono innocente;
Anarchia non vuol dire bombe
Ma giustizia nella libertà".

"Poche storie confessa Pinelli,
c'è Valpreda che ha già parlato,
lui è l'autore di questo attentato
ed il complice è certo sei tu".

"Impossibile!" - grida Pinelli -
un compagno non può averlo fatto
chi è l'autore di questo delitto
tra i padroni bisogna cercar".

"Stai attento indiziato Pinelli,
questa stanza è già piena di fumo,
se tu insisti apriam la finestra:
quattro piani son duri da far".

Quella sera a Milano era caldo;
ma che caldo che caldo faceva!
è bastato aprir la finestra,
una spinta e Pinelli cascò.


L'hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
"Era anarchico e questo ci basta"
disse Guida il fascista questor.

C'è un bara e tremila compagni,
stringevamo le nostre bandiere
noi quel giorno l'abbiamo giurato:
non finisce di certo così.

Calabresi e tu Guida, assassini,
se un compagno ci avete ammazzato
questa lotta non avete fermato:
la vendetta più dura sarà.

Quella sera a Milano era caldo;
ma che caldo che caldo faceva!
è bastato aprir la finestra,
una spinta e Pinelli cascò.
   

Sono state composte diverse canzoni su Pinelli, come La ballata del Pinelli[14], scritta da G. Barozzi, F. Lazzarini, U. Zavanella (giovani anarchici mantovani) la sera stessa dei funerali e successivamente rielaborata, ampliata e musicata da Joe Fallisi nel 1969[15]. La canzone viene tutt'oggi abitualmente portata sul palco, in una versione molto simile all'originale, da Claudio Lolli uno dei più politicizzati cantautori italiani.


     
Giuseppe Pinelli (Milano, 21 ottobre 1928 – Milano, 15 dicembre 1969) è stato un anarchico e ferroviere italiano. “Fermato” illegalmente dalla pulizia nel corso delle prime indagini sulla strage del 12 dicembre, Giuseppe Pinelli doveva forse essere un altro dei “mostri” prefabbricati; ma aveva un alibi di ferro; per di più durante l'interrogatorio aveva probabilmente capito qualche cosa che non si poteva permettere fosse riferita al magistrato (è solo un'ipotesi, d'accordo; ma a quando la verità vera?). Così volò dalla finestra del quarto piano della questura, ufficio del commissario Luigi Calabresi. Le contraddizioni in cui cadde la polizia son saltate fuori, specie in occasione del processo Calabresi-Lotta continua; infine Licia Pinelli, moglie dell'anarchico, riuscì a far aprire un procedimento contro Calabresi e altri poliziotti per omicidio volontario. L'assassinio del commissario (per il quale è, ancora una volta, confermata una pista nera) giunse provvidenziale a bloccare l'iniziativa. Ma non è detto che tutto finisca così. Improvvisate sulla musica de “Il feroce monarchico Bava”, ma cantate anche su un modulo tipico da cantastorie toscano, queste strofette hanno dato voce alla convinzione profonda che la verità sulla morte di Pinelli era ben diversa da quella ufficiale.
Pubblicata (testo e musica) nel volumetto Canzoniere della protesta, la canzone ha avuto diverse incisioni discografiche, fra cui cito: il Canzoniere del Proletariato nel 45 giri di Lotta continua..., Pino Masi nel LP 12 dicembre..., coro anarchico nel 45 giri dei Dischi del Sole..., anonimo, anarchico (l'autore) in un 45 giri del Circolo G. Pinelií di Milano..., il Canzoniere Internazionale dell'antologia Gli anarchici..., e nel LP “Il bastone e la carota”.


DOCUMENTAZIONE

Sulle deposizioni dell'agente Panessa, testimone della morte di Pinelli, subito dopo il “suicidio” e, quasi un anno dopo, al processo Calabresi-Lotta continua, riporto un brano tratto dal volume di Pio Baldelli:

* Il 16 dicembre, morto da poco Pinelli, l'agente Panessa deponeva che l'anarchico "Ha solo avuto uno scatto verbale quando ha appreso dal dottor Calabresi che il Valpreda aveva parlato. Egli ha infatti esclamato: 'È la fine dell'anarchismo!'. Era circa mezzanotte, quando allontanatosi il fine dell'anarchismo!'. Era circa mezzanotte, quando allontanatosi il Calabresi, all'improvviso il Pinelli...".
Ma a distanza di poche ore, sempre il giorno 16, si corregge: "Prendo atto che risulta dalle dichiarazioni del brigadiere Caracuta che la circostanza sull'affermazione del dottor Calabresi fatta al Pinelli che Valpreda aveva parlato si è svolta non nell'ufficio del dottor Calabresi e molto prima del mio intervento. Preciso che, PUR CONFERMANDO LE PRECEDENTI DICHIARAZIONI fatte alla S.V., CHE NON SONO 1N GRADO DI ESCLUDERE, ho riferito tali circostanze nell'immediatezza in ufficio".
Quindi, ancora poco dopo, ma sempre il giorno 16: "Ho assistito all'interrogatorio del Pinelli Giuseppe la sera del 15 scorso nell'ufficio del dottor Calabresi, che ha detta al Pinelli, per vedere quali reazioni aveva, che il Valpreda aveva parlato. Ciò penso sia avvenuto dopo circa mezz'ora o un'ora che io ero intervenuto. Ero presente altresì quando il dottor Allegra, circa mezz'ora prima della caduta del Pinelli, chiestogli chi fosse il ferroviere anarchico, e saputo che era lui, gli contestò... Il Pinelli respinse l'accusa senza scomporsi..".
In aula il 27 ottobre 1970: "Ora nell'interrogatorio che ha fatto il dottor Caizzi, a cui sono stato sottoposto, devo aver detto di aver sentito, prima o dopo o durante, la famosa frase 'Valpreda ha parlato', o qualcosa del genere. Poi, A RICHIESTA DEL DOTTOR CAIZZI, pur prendendo notizia che quella frase era stata detta all'inizio, così COME MI AFFERMAVA IL DOTTOR CAIZZI, non potetti escludere che quella frase io avessi invece potuto sentirla nell'immediatezza di qualche dichiarazione resa dal Pinelli, o appena sono entrato nella stanza a dopo; ed in particolare su questo io non fui preciso, non sono preciso; forse non sarei nemmeno preciso se... ho tentato di raccogliere...! ma certe cose sfuggono, anche perché, come ho detto poco fa, io ero sì interessato ad aggiungere alle notizie che già avevo qualche altra notizia che potesse venir fuori; ma non ero interessato come verbalizzante, in quanto l'interrogatorio veniva condotto da tempo, non so se da un'ora prima o da due, non lo so, perché sono entrato quando era in corso l'interrogatorio". Anche Biotti appare sconvolto, e dopo un poco torna sull'argomento: "Il giorno 16 lei fu sentito dal dottor Caizzi?"

PANESSA: Sissignore; siamo stati invitati per la mattina, ma io credo di essere stato sentito la sera, il pomeriggio. Sono rimasto... Non ricordo...

PANESSA: Ma io credo di non essere in grado; è questo che volevo dire; non sono in grado di rettificare, di precisare esattamente se io l'ho sentita perché mi è stata riferita, perché è stata ripetuta, quella frase. SICCOME IO CREDO DI AVER DETTO DI AVERLA SENTITA, perché è stata ripetuta, quella frase. Siccome io credo di aver detto di averla sentita, DI AVERLA RECEPITA DIRETTAMENTE; poi, raccogliendo un pochino, NON CREDO DI AVERLA SENTITA. Però non sono in grado di escludere che mi sia stata riferita durante...

GIUDICE: Quindi, poiché sappiamo che questa frase fu detta subito dal dottor Calabresì, appena iniziato l'interrogatorio, lei non era presente?

PANESSA: Non ero presente all'inizio; dopo, DOPO QUALCHE GIORNO SI È DISCUSSO SU QUESTO PARTICOLARE, e poi vengono fuori esattamente delle imprecisioni. Imprecisioni dovute a perfetta buona fede, tenuto conto anche del fatto che io ho partecipato come... in quanto ero presente, ma posso averla sentita nel corso dell'interrogatorio, perché è probabile che sia stata riferita dal dottor Calabresi ancora una volta, ancora due. DEVO AVERLA FATTA PROPRIA: quindi mi sarà rimasta quella parte... Dopo tre o quattro giorni è stato possibile stabilire quando è stata detta in effetti; È STATO STABILITO, POI, NEL TEMPO, CHE QUELLA FRASE È STATA DETTA ALL'INIZIO. Nel tempo; perché per un certo periodo di tempo non se n'è parlato più fra di noi, perché ognuno ha badato... non le so dire se dopo dieci giorni o quindici, o dopo un mese o dopo un giorno. Nel tempo!

GUIDETTI-SERRA: Vorremmo che il teste dicesse qualcosa di più perché lui dice: "nel tempo". Il giorno 16 dicembre, in modo preciso invece ha detto: io ho udito la frase. Allora ci dica quando l'ha sentita, direttamente o indirettamente.

GENTILI: La risposta di Pinelli l'ha sentita o non l'ha sentita?
GIUDICE: Sente queste contestazioni? (legge il verbale). E allora oggi, sotto il vincolo del giuramento, cosa dice?

PANESSA: Credo che in quell'occasione io ebbi notizia dei momento in cui questa frase è stata detta; non ricordavo, e quindi nel prendere notizia dissi va bé... In un primo interrogatorio dissi al dottor Caizzi di aver sentito quella frase. Poi, PRESI NOTIZIA, QUALCHE TEMPO DOPO, DAL DOTTOR CAIZZI, che questa frase era stata detta dal Calabresi all'inizio dell'interrogatorio; io non ero presente all'inizio, sono arrivato quando era in corso. Allora risposi che potetti averla sentita e accettata come se l'avessi sentita io, tenuto conto anche del trauma psichico...

GIUDICE: Lei non è stato presente né alla frase né alla risposta del Pinelli?

PANESSA: DOPO SI È STABILITO Che non ero presente.

GIUDICE: Però non esclude...

PANESSA: Che possa essere stata ripetuta.

GIUDICE: Sia la domanda che la risposta!

PANESSA: Non escludo che mi sia stata riferita e QUINDI DEVO AVERLA RECEPITA COME SE L'AVESSI SENTITA IO.

GUIDETTI-SERRA: Chiedo al teste se non sia vero che il 16 gennaio lui ha ribadito la stessa circostanza come appresa direttamente.

PANESSA: Ho detto che non sono in grado di fare delle precisazioni; però, grosso modo, si tenga presente CHE NON È CHE C'È STATA UNA VERSIONE CONCORDATA e quindi c'è stata una verifica di quello... Ognuno di noi è andato dal signor giudice Caizzi e ha dato quella versione che...

GIUDICE: Signor Panessa, lei parla troppo! Dica se questa frase l'ha appresa direttamente o se l'ha saputa dopo.

PANESSA: Non sono in grado di precisarlo; non ricordo. Non fui in grado allora; perché dovrei essere in grado oggi di precisare?

GIUDICE: Cos'è questa storia della versione concordata?

PANESSA: Non è che c'è stato uno scambio di idee fra noi che eravamo presentì: ognuno il giorno successivo è venuto dal giudice ed ha raccontato quello che ricordava. *


Sta...

1 commento:

Marianna S. ha detto...

Lorissssssssssss......