mercoledì 7 dicembre 2011

INNO DELL'ALBERO - L'inno della Libertà (The hymn of Liberty)








INNO ALL'ALBERO

Or che innalzato è l'albero
s'abbassino i tiranni,
da suoi superbi scanni
scenda la nobiltà.

Un dolce amor di patria
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -

L'indegno aristocratico
non osi alzar la testa;
se l'alza, allor la festa
tragica si farà.

Un dolce amor di patria,
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -


Già reso uguale e libero,
ma suddito alla legge,
è il popolo che regge,
sovrano ei sol sarà.

Un dolce amor di patria,
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -


Giuri ìmplacabil odio
ai feudi, alle corone
e sempre la nazione
libera resterà.

Un dolce amor di patria,
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -


Sul torbido Danubio
penda l'austriaca spada,
nell'itala contrada
mai più lampeggerà.

Un dolce amor di patria,
s'accenda in questi lidi,
formiam comuni i gridi
- Viva la libertà -
   

  
Sconosciuto è l'autore del testo e della musica di questo che è senz'altro il più conosciuto dei canti giacobini italiani (1795-99). Certamente borghese per linguaggio e contenuti, l'inno piacque a Mazzini, che lo cantava volentieri accompagnandosi con la chitarra; la melodia, ampia e orecchiabile, è legata alla tradizione del melodramma italiano. 
L'albero era il simbolo della libertà; l'uso di piantare pali nelle piazze delle città e dei paesi liberati deriva dalla Rivoluzione francese e si protrasse a lungo; alberi della libertà apparvero ancora nel 1848-49 e, ad Alfonsine in Romagna, nel corso della “settimana rossa”. 
Una curiosità: poco dopo il 1848 fu scritta una pasquinata di ispirazione qualunquistica, pubblicata nel volume di P. Romano - “Pasquino e la satira in Roma” - Ferri, Roma 1932. 
La riporto qui di seguito: 

Repubblica, repubblica! 
andavano vociando 
nel quarantotto i popoli 
certi pali per alberi piantando. 
Io mestamente chiesi: cari amici, 
oh, che piantate, se non han radici? 

 Il testo e la musica, già pubblicati dal D'Ancona nel secolo scorso, sono riportati in R. Leydi - Canti sociali italiani. Ce n'è un'edizione discografica, nell'esecuzione di Giuliano Ferrein accompagnato da Giancarlo Chiaramello (Canti di protesta del popolo italiano).


VEDI ANCHE . . .

DALL’ETÀ NAPOLEONICA, LA RESTAURAZIONE, IL RISORGIMENTO - Canzoni di protesta






Sta.............

Nessun commento: