mercoledì 28 dicembre 2011

ADDIO PADRE MADRE ADDIO

Goya - I disastri della guerra

     

ADDIO PADRE E MADRE ADDIO



Addio padre e madre addio,
che per la guerra mi tocca di partir,
ma che fu triste il mio destino,
che per l'Italia mi tocca morir.

Quando fui stato in terra austriaca
subito l'ordine a me l'arrivò,
si dà l'assalto la baionetta in canna,
addirittura un macello diventò.

E fui ferito, ma una palla al petto,
e i miei compagni li vedo a fuggir
ed io per terra rimasi costretto
mentre quel chiodo lo vedo a ventr.

" Fermati o chiodo, che sto per morire, 
pensa a una moglie che piange per me ", 
ma quell'infame col cuore crudele 
col suo pugnale morire mi fé.

Sian maledetti quei giovani studenti
che hanno studiato e la guerra voluto,
hanno gettato l'Italia nel lutto
per cento anni dolor sentirà.
  


     
Una fra le più diffuse canzoni della prima guerra mondiale, raccolta in tutto il Nord Italia. Testo e musica di una fra le varianti più belle, la stessa che qui ho riportato, sono in Roberto Leydi - I canti popolari italiani.
La versione di Cologno al Serio (Palma Facchetti) è registrata nel LP Addio padre; un'ottima esecuzione ricalcata è quella di Sandra Mantovani in Il povero soldato.
Una canzone dal titolo Finalmente la guerra è finita, con molti elementi in comune con Addio padre e madre addio è riportata in esecuzione originale (Egidio Broglio ed Ermes Rossi, osteria di Bizzolano, Canneto, Mantova) ne I giorni cantati, ricerche, riproposte, verifiche del Gruppo padano di Piadena a cura di Gianni Bosic) (Dischi del Sole).


DOCUMENTAZIONE

Riporto una scelta di sentenze di tribunali militari della I guerra mondiale (da Forcella e Manticone - Plotone di esecuzione - Laterza, Bari 1972); sono la testimonianza della reazione popolare di fronte alla “inutile strage” (750.000 fra morti e dispersi, più di un milione di invalidi permanenti, per conquistare un territorio di qualche decina di migliaia di abitanti).
Per un approfondimento critico, consiglio di consultare anche il volume di G. e E. Garrone - Lettere e diari di guerra 1914-1918, Garzanti, Milano 1974.

1. « La sera del 26 maggio ultimo scorso, reparti del 141° fanteria occupavano le posizioni di Monte Mosciagh (Altipiano di Asiago, alcuni disposti in primissima linea, altri, che avevano partecipato a violenti combattimenti nella mattinata, attendati in riposo nelle vicinanze immediate della prima linea. Fra i reparti attendati era la 4° compagnia a cui appartiene la grande maggioranza degli attuali accusati. Verso le ore 19 del giorno suddetto, si scatenò sul Mosciagh un violentissimo uragano accompagnato da furiosa grandinata, e di ciò approfittò il nemico per attaccare con irruenza. In un tratta della prima linea si determinò del panico; gruppi di soldati fuggenti si abbatterono urlando sulle linee retrostanti, mentre alcuni graduati gridavano: « Ritiratevi! scappate! se no ci fanno prigionieri! ». Dei carriaggi d'artiglieria, i cui cavalli s'erano imbizzarriti per l'uragano, piombarono con impeto travolgente tra le tende. Tutto ciò determinò lo sbandamento di qualche centinaio di soldati che si sparpagliarono per i boschi vicini. Di questi soldati molti furono subito raccolti, riuniti, ricondotti in linea, ma parecchi si dispersero e solo il mattino seguente o spontaneamente od arrestati dai RR.CC. ritornarono al reparto.
Il comando del reggimento (in conformità anche alle superiori disposizioni) per dare un esempio che servisse di ammonimento alla massa, nell'intenta salutare di impedire che simili fatti si ripetessero compromettendo la sicurezza stessa delle truppe e macchiando il buon nome del glorioso reggimento, faceva passare per le armi un sottotenente, tre sergenti ed altri otto militari di truppa, tra gli sbandati, deferendo altri settantaquattro a questo Tribunale di guerra, di cui sessantasei sono oggi portati a giudizio,- i quali tutti si trovarono nelle circostanze suesposte e allo stesso modo si comportarono...
Quanto alla pena da irrogarsi ai colpevoli (tenuta canto del concesso beneficio della semi-infermità mentale) il collegio stima congrua quella di tre anni di reclusione militare per i graduati e quella di anni due di reclusione militare per i soldati, potendosi così (in base alle provvide disposizioni emanate dal comando supremo sulla sospensione dell'esecuzione delle sentenze portanti condanne non superiori ai tre anni) rimandare al reggimento e mettere sulla via della riabilitazione dei soldati, che se pur colpevoli danno a bene sperare per il loro ottimo passato, tanto più che avranno il costante e terribile monito dell'esemplare punizione inflitta ai loro compagni, maggiormente colpevoli nel doloroso episodio che condusse all'attuale giudizio. »

2. « Il 7 luglio 1916 il soldato P. G. spediva dalla zona di guerra al proprio padre una lettera in cui si diceva fra l'altro quanto segue: "Abbiamo dovuto fermare il fuoco per forza che i cannoni per il gran caldo sono guastati nelle rigature, all'interno dell'anima, sicché adesso hanno rimasti con due cannoni soltanto. La nostra batteria ne ha toccato, così siamo rimasti con due. Altre due batterie di campagna sono rimasti senza del tutto - hanno dovuto portarli fuori di combattimento tutti. Le batterie da fortezza ne hanno guastate 10 cannoni anche loro. Abbiamo del gran danno, dei grandi guasti sulle armi. Se facciamo un altro combattimento finite a quelle restiamo senza del tutto. E quello non è niente a confronto di tanti morti, di circa 30000 - per guadagnare 4 pietre e 4 boschi... Se non finisce queste cose si diventa matti. Con i lavori che si fa a tribolate si va fuori con la testa di tutto. Mangiare poco e male... il pane duro e pieno di muffa, la carne congelata che viene dalla America che sfocessa un ghiorno - lasciare mangiare i soldati come le bestie... pane che ha tre quarti di farina e porcherie e una di frumento: mettono dentro una biada in modo che viene duro come se fosse dì cemento. Siamo sani per miracolo. Secchi, magri senza far la barba e sporchi come le bestie. Altro che  i giornali che parlano che i soldati al fronte stanno bene, mangiano e bevono. Vorrei farli provare un giorno o due ai Signori d'Italia che ridono al caffè quando leggono sul giornale Vittorie dei soldati italiani... se provassero, se vedessero un minuto sola le cose che toccano ai poveri soldati, scapperebbero sotto terra..." [Un anno di reclusione, lire 200 di multa]. »

3. « Il R. V. spediva dalla zona di guerra il 18 luglio 1916, una lettera a tale F. C. in cui, fra le altre, si leggono le frasi seguenti: "Non so se avrai ricevuto le lettere perché le censurano, e le scassano tutti gli scritti: per non far sapere i disagi e le perdite che si fanno nelle file e gli errori che commettono i nostri superiori... Nella mia compagnia eravamo 250 uomini. Dopo essere stata rinforzata 6 o 7 volte di venti, trenta, quaranta e fino cento per compagnia, il giorno 6 luglio eravamo rimasti appena ottanta persone, e dei venti partiti da Pistoia, nel mio plotone che erano tempo fa 65 soldati, oggi compresi i caporali e caporalmaggiore siamo rimasti in quattordici. Dunque immaginati che è successo in questi giorni - sono stato due giorni in aspra lotta, ove avemmo decimato il secondo battaglione del mio reggimento... Ma la guerra è ancora lunga e si deve concludere la pace sul nostro fronte e quello Russo, allora certo che la pace non verrà mai e si deve venire ancora a lungo tanto da sospirare e se non si muore oggi si muore domani, perché cara mia scamparla in questa, scamparla in questa altra e dagli un mese e dagli due, dagli cinque dagli dieci e dagli dodici e quattordici, poi un giorno bisogna cadere e non si puole sfuggire, perché la storia e troppo lunga e mi è venuta a noia, io non sento più nulla e qualche giorno vado nel carcere e finisco di tribolare e di far guerra... Non credevo mai che questa guerra volesse essere così lunga e così sanguinosa e neanche disgraziata. Così se non era questa maledetta guerra, avevo quasi terminato il mio servizio..." [Un anno e mezzo di reclusione] ».

4. « Il F. R. altra volta condannato dal Tribunale di guerra dell'VIII corpo d'armata il 15 gennaio 1917 per insubordinazione, l'11 e il 15 aprile 1917 in zona di guerra, con discorsi ed espressioni atte a persuadere tentava indurre i soldati a fare uso della forza per far cessare la guerra.
Il P. R. ha ammesso in udienza di aver profferito parole contro la guerra e che potevano anche interpretarsi come istiganti a rivolta, pur non avendo avuto per nulla tale intenzione.
I testi chiamati all'udienza hanno confermato che questo F. R. è un pessimo soggetto militate, contrario alla guerra e tale da essere molto dannoso se tenuto fra i soldati, perché, discreto parlatore, riesce coi suoi discorsi ad infiltrarsi nell'animo di elementi ignoranti.
All'udienza ha pure tenuto un contegno manifestamente antimilitarista, dichiarando con franchezza e chiarezza di essere contrario alla' guerra [22 anni di reclusione],»

5. « Nella lettera censurata, diretta dal V. D. S. al padre, egli incarica il padre di dire che "la guerra è ingiusta, perché è voluta da una minoranza di uomini i quali, profittando della ignoranza della grande massa del popolo si sono impadroniti di tutte le forze per potere soggiogare, comandare e massacrare; che chi fa la guerra è il popolo, i lavoratori, loro che hanno le mani callose e che sono questi che muoiono, sono essi i sacrificati, mentre gli altri, i ricchi, riescono a mettersi al sicuro". E più giù si contengono torbide minacce: "Potete dire che stiano attenti a non darsi l'accetta sui piedi, che non abusino troppo di questo mulo (testardo perché non capisce) che è il popolo; che se arriva a capire il nocciolo della quistione, salteranno in aria loro e tutti i loro denari..."'. Ed ancora: "ditegli che la guerra per il popolo significa aumento stragrande di miseria, significa fame, significa morte, e null'altro". »

6. « Nell'ottobre 1917 e posteriormente facendo tra i militari propaganda per la conclusione della pace, raccogliendo offerte destinate a sovvenire un giornale che notoriamente propugnava la pace a ogni costo, tentava di togliere alle truppe la necessaria forza di resistenza per agire e per difendersi contro il nemico.
G. E. è dichiarato colpevole del reato ascrittogli di tradimento a norma del capo di imputazione, con circostanze attenuanti [Ergastolo]. » 

8.« La censura sequestrò una lettera diretta dalla zona di guerra il 12 dicembre 1917 dal soldato F. P. G. al proprio zio. In essa si trovano scritti i seguenti periodi: "A proposito di quello che voi mi dite di combattere sino all'ultima stilla, questo tutto sta bene, ma capirete caro zio, che il soldato italiano ha fatto troppo fino ora, perché non c'è nazione che tratta il soldato male come l'Italia. Di più bisogna capire che questa ritirata non viene dal soldato, la causa è dei cani più grossi. Ora immaginate voi che amore può avere il soldato nel credere che non è una guerra di liberazione, tutto quello che si vede è un gran macello... Io non desidero altro che la pace, ma per questa ritirata non fa frettate la pace... che il giorno d'oggi tutti hanno capito che significa avere la forza in mano e non farne uso. Vi spiego io che cosa si vuole a termine della guerra. Ha termine della guerra vogliamo una repubblica sociale e rivoluzionaria. E si metterà a posto quei vili quei infami traditori del suo popolo" [ 1 anno di reclusione]. »

8. « In data 2 febbraio 1918, il B. D. scrisse e spedì al proprio padre residente a ***, una lettera in seguito censurata dalle competenti autorità contenente le seguenti frasi che avrebbero potuto deprimete lo spirito pubblico e diminuire la resistenza del Paese: "In Italia sono una massa di sfruttatori, ma ci renderanno conto un giorno alla fine di questa vigliacca guerra... finora vi scrissi sempre bene per darvi coraggio, ma ora sono arrivato ad un punto che devo sbottonare la camicia del collo... finora sono stato bugiardo che erano tutte bugie... ci danno un mangiare che manco le bestie lo guardano... sono stanco di questa guerra e non c'è nessun principio di pace... quando non possiamo più ci getteremo a terra... ma state pur certo che io non muoio per questa schifa d'Italia" [5 anni di reclusione, 500 lire di multa]. »

9. « Il 16 marzo 1918 in zona di questo corpo d'armata presso reparti di prima linea, il P. F., rivolse ai soldati della 1486a compagnia mitragliatrici Fiat le seguenti istruzioni: "Per andare a casa dovremo fare così: abbandonare le armi e andarcene; e agli ufficiali che ce ne chiedessero ragione rispondere che si agirebbe così per ordine di noi stessi; e se volessero fare qualche cosa, sarebbe facile metterli a posto", tentando di togliere in tal modo ad un reparto dell'esercito operante il mezzo di agire contro il nemico, e facilitando con ciò al nemico il il modo di meglio difendersi e maggiormente nuocere.
In pubblica udienza, l'accusato ha ammesso il fatto a lui addebitato [Contadino ventiduenne, incensurato. Condannato a morte]. »

10. « Il 27 giugno 1918 il sergente V. A. spediva dalla zona di guerra e all'indirizzo della signorina G. V., sarta, una lettera scritta con inchiostro simpatico ed intercettata dalla censura nella quale così si esprimeva: "Qui la guerra va molto a lungo e non si può sopportare. È un macello completo del mio plotone... sono rimasti 5 di 42... non so che santo mi ha salvato in questi giorni... Ho capito che qui si tratta di far macellare la povera gente e per questo si fa la guerra... quando è l'ultimo siamo chiamati stupidi pure che abbiamo fatto tanto, chi l'ha capito si è già dato da fare e chi ha voluto la guerra resta a casa sua, oppure imboscato, i poveri stupidi si trovano qui a combattere..." ecc.; e continua in altro punto: "A me interessa più di tutto la vita... chi è morto non risuscita più. Io appena mi capita l'occasione fo il pazzo così tento di essere riformato... la guerra è molto lunga... neanche per il 1920 finisco ed io cerco di farla finire al più presto. Qui parlano ancora oltre di quello che hanno perso, vogliono ancora Trento e Trieste..." [6 anni di reclusione, lire 2000 di multa, rimozione dal grado].


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Sta...

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