sabato 12 novembre 2011

VIVA VOLTAIRE E MONTESQUIEU! - Giovanna Marini (Testo e video)

Giovanna Marini
    
VIVA VOLTAIRE E MONTESQUIEU!
Giovanna Marini

Evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.

Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Ha bestemmiato!

Questo grido l'aspettavo: è un puro che ha parlato.

Lo conosco - il puro - mi è entrato
dentro da anni, mi ha
violentato,
si è confuso con me
a un punto tale che
non so se non son io che ho gridato.

Riveste ogni mia intenzione
di polvere sottile ed antica,
così che tutto ciò
che al di fuori di me
di purezza e di virtù è ammantato

richiama dal mio interiore
la polvere sottile,
la scuote e
malgrado me
scruto attentamente e sto a sentire.

È sempre nascosto nella folla
in ogni angolo oscuro;
guardatevi dal buio,
dal gruppo chiuso e austero,
guardatevi - che non nasconda il puro.

Annidato come pipistrello nero,
ascolta con le orecchie e senza cuore,
privo di cervello e di piacere, ma ha
le regole imparate dal manuale.

Ha bestemmiato.
Ha tradito e s'è sporcato.
È un profanatore.
Allontanatelo.
È il pungolo della morte.
È un'ammonizione per i nostri ottimisti.
È uno scandalo infamante.
Lo coviamo ingenuamente.

ha bestemmiato,
ha tradito e s'è sporcato,
è un profanatore,
allontanatelo,
è il pungolo della morte,
è un'ammonizione
per i nostri ottimisti,
è uno scandalo
infamante
e lo coviamo
ingenuamente!


odio la purezza,
odio l'onestà,
odio il rigore,
troppo facile!
mascherati di virtù,
a giustificazione
che mancate di invenzione!
vi aggrappate
a verità prefabbricate,
pur sapendo
che ora tutto è cambiato.

Gridano i puri,
tirano fuori dei valori
sacri, intoccabili a priori
e non importa se siamo molto
ignari del significato di questi tesori.

Servono solo a linciare
il profanatore, sorreggono il potere
e sono utili per chi non ha il coraggio
di scegliere
e vivrebbe nel terrore.

Il puro per difetto:
ecco il primo assassino.

Ha sempre il sospetto che chi gli sta vicino
nasconda un valore che lui non ha,
perché è puro per difetto
di passione - o meglio affetto
da una passione difettosa.

È l'amante della regola:
eccola lì, grassa, prosperosa,
portata a spalla dai morti che
si mescolano ai vivi,
loro bianchi e consunti,
lei ridente e volitiva li schiaccia col suo peso
in uno stato continuo di morte protettiva.

Trema il puro per difetto
che venga a mancare
chi la regola la sa inventare:
lo protegge, lo difende,
se lo ingrazia nel terrore
se c'è chi osa sregolare.

Ascoltatela la sua fine tragica:

trascinato dal profanatore,
che è la sua sorgente di vita e il suo tormento
- lui lo sa e lo insegue non lo lascia un momento -
si ritrova all'aperto in uno spazio sconfinato,
si perde si sente morire.

Per salvarsi cerca, rabbioso, l'errore.
A volte succede che muore da eroe,
aggrappato alla sua regola stretto stretto,
che non vuole mollare.

Ma evviva Voltaíre e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nume di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Ha bestemmiato!
grida il puro immacolato,
quello per eccesso.

Con questo è impossibile parlare:

Chi sei? dimmi il tuo nome,
quello in cui credi;
e sei anche tu
alla ricerca dell'errore? Quale?

« Intellettuale io non sono,
non ho professione, né nome, né posto,
fuori dall'istituzione per evitare la contaminazione.

Certo mi vuoi limitare, con quelle tue definizioni,
vuoi ridurmi a uno sporco mercante di idee comuni;
e tu così mi combatti, lo so,
ma io ti sfuggo,
non ho identità,
non ho volto, non ho sostanza:
sono la verità.
Una sola idea ho e non importa se non ha
niente a che vedere col mondo,
certo un giorno l'avrà.

Nascosto fra voi con la mia idea,
aspetto e non mi sporco:
basta che vostra mai non sia,
che non arrivi in porto »

Così parla il puro per eccesso,
lontano da ogni compromesso,
ma accade a volte, per una svista,
che non è altro che un puro teppista.
Sa tutto senza dubbio né timore,
sfruttando gli altri in nome del rigore
e forse - ma tardi - anche lui saprà
che è cullato proprio dalla società.
Si crede per nascita un eletto,
infatti è come un figlio di papà,
non gli serve imparare e capire
e non sa
che è assai lontano dalla libertà.

Rimani nel tuo limbo
vuoto di paragoni,
che nessuno ti avvicini,
beato ed immacolato,
estraniato e fallito
per non essere consumato;
estraniato e fallito
per non essere consumato.

L'idea è nobile e pura
e noi poveri sporchi
lottiamo spalla a spalla
col corrotto ed il compromesso,
intralciati dal puro per difetto
e linciati dal puro per eccesso,
e restiamo offerti ed indifesi
a una sula tua bella parola,
stupenda per armonia
tra fervore e teoria,
stupenda per armonia
tra fervore e teoria.

Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione! .
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

Verrà il giorno, se vogliamo,
di tagliar la testa al sovrano
e di mandare a morte la corte;
ci saremo assicurati lunghi anni di vita,
giustamente nutriti dalla morte.

Distruggiamo, divoriamo
ogni corte
ch'è sempre bieca e forte
ed ogni mito
che nasce già esaurito;

e lui dirà:

« A me, che vi ho nutrito, vestito, creato? »,
e noi:

« Sì a te, nostro re »;
e lui:

« Senza di me dove finirà la nazione? ».

« La tua testa è la soluzione,
non preoccuparti più per noi ».

« Chi vi guiderà, chi vi sceglierà la sorte?

« La strada è nostra, l'entrata è la tua morte ».

« Ingrati, ve ne pentirete presto, quando guerra e fame... ».

« D'ora in poi scegliamo noi ».

E così,
mio grande sovrano,
anche per te arrivò la fine,

ma non opporti a ciò che accade per preparazione;
basta adattarsi a essere strumenti
di un grande disegno di evoluzione
fatto di vita, morte, pace e distruzione.

Ma evviva Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione!
hanno minato un regime
mangiandone ogni briciola buona.
Perché e in nome di che
non dovremmo divorare ciò che nutre,
anche in una istituzione
che prepariamo alla distruzione?

« Liberaci dal male »,
gridiamo all'intellettuale:
« tutti a scandalizzarsi
e nessuno a scandalizzare ».

Dove vai, intellettuale?
Eri nato per portare
una sana rovina, e ti sei
ridotto a prefetto di disciplina;
dove vai? dove vai? dove vai?
Hai gli occhi, ma li chiudi
e ti lasci portare
fuori dal mondo, e poi
parli senza far male a nessuno
e il tuo dolore lo soffriamo noi.

I puri ti han tagliato la testa,
le mani, le gambe ed il potere,
ma eri tu che lo dovevi fare,
intellettuale.

Ma io ci penso
e poi mi dico quale
è quello che ci libera dal male.

Tutti legati in un modo tale che
non si potranno mai più liberare.

Per primo c'è quello che ha fiutato
nella vita di essere un fallito
e, ritirato tra i puri per difetto,
non violenta più il suo intelletto.

E quello puro per eccesso,
che rifiuta ma divora lo stesso,
perché non può non divorare:
ma farlo senza ammetterlo
è tra tutti i sistemi di gran lunga il peggiore.
Succede che, invece di minare,
finisce lui stesso ad ingrassare
il regime e adesso non è più
solo puro per eccesso,
ma è anche puro fesso
e irrimediabilmente integrato.

C'è poi quello che ha minato e divorato,
ma poi il morto se lo è ritrovato
dentro, e lo vive dandogli il suo nome,
è resuscitato nella sua persona.

I puri t'han tagliato la testa,
le mani, le gambe ed il potere,
ma eri tu che lo dovevi fare,
intellettuale.

O beati manichei!

Per la vostra purezza pagano gli altri,
non pagate voi.

O beati manichei!

Ma evviva, evviva il compromesso
riconosciuto come tale,
usato come arma insidiosa,
a un taglio solo ma mortale;
e non quello che chiamate con i vostri
risonanti e stupendi sostantivi,
solamente per salvare il rigore
di voialtri, sofferti e falsi puri!

O beati manichei!

Ma evviva quello che ogni giorno
sceglie e sa
quel genere di guerra
che gli va
e ha il coraggio di dichiararsi dentro
la società,
impegnato ogni giorno a creare
la preziosa ostilità!

O beati manichei!

Ma guardiamoci intorno e vediamo
l'uomo puro, ma puro davvero,
circondato da un lato dai bianchi
manichei onnipresenti
e dall'altro, con mille seduzioni,
lusingato e soffocato dal potere;
e tutti insieme gli tagliano la testa,
le mani, le gambe ed il volere.

O beati manichei!

E più noi ci tuffiamo nel fango,
più la strada nascerà sotto di noi,
invece di andare sotto ai piedi
di quegli altri del governo; e poi
come può un piatto di bilancia
essere abbassato, se noi al solito,
per paura di un piatto non pulito,
restiamo appesi in aria come spiriti?

O beati manichei!

E intanto trionfano i governi,
i re, i regimi ed il potere
e a noi ci dà baldanza di sapere
che siamo sempre la minoranza.

Com'è bello stare in pochi ma eletti,
o che sollievo le mani pulite,
le manterremo fino alla morte;
ma come ci servono le mani sporche!

La mia lettera sta per finire,
vi saluto con molto affetto;
non ho deciso di morire,
ma una volta per tutte di troncare
con la purezza, l'onestà e il rigore
e affrettarmi invece a pensare
e parlare per tagliare la testa,
le mani e le gambe al potere;
perché i fatti
me li han fatti venire
in mente e da tempo
ricordare,
con la loro importante lezione,
Voltaire e Montesquieu,
potenti per molta ragione.
  
  
COMMENTO

Una lunga « cantata» di Giovanna Marini, dedicata - dice ella stessa - con un sentimento di odio-amore a Ivan Della Mea, che attraversava un periodo di settarismo militante; ma dedicata anche a tutti i « puri, per difetto o per eccesso », di cui era pieno nel 1968 il Movimento studentesco.
« Una sera », raccontava Giovanna durante un recital del '69, « andai a cantare in una sezione del PSI della Toscana e notai sul fondo della sala un gruppetto silenzioso che, alla fine, mi si accostò e mi tirò da parte.
"Tu sei complice degli imperialisti americani", mi disse uno di loro, "perché venendo a cantare qui hai fornito una copertura a sinistra al PSI, che è al governo; e siccome Moro, che è capo del governo, ha dichiarato comprensione agli Americani in Vietnam, allora anche tu...".
Ci riflettei sopra, una volta tornata a casa, e mi venne di pensare a Voltaire, a Diderot, a Montesquieu; ve l'immaginate se si fossero rifiutati di stampare i loro libri, per non sporcarsi le mani a, trattare con i funzionari della monarchia assoluta? ».
La sera stessa, dopo che la Marini ebbe cantato questa ed altre ballate, mentre si discuteva del grado di comprensibilità di composizioni così 'difficili' e un po' 'intellettuali', ci fu una levata di scudi e un bailamme incredibile. Un giovincello dal volto emaciato gridava:
« Questa è masturbazione intellettuale, perdio! Mentre noi siamo qui a chiacchierare, a Battipaglia si muore, perdio, si muore! ».
La versione che qui ho tracciato è ricavata da una registrazione del novembre 1969 e presenta qualche variante rispetto a quella pubblicata su disco (Viva Voltaire e Montesquieu, LP Dischi del Sole, DS 170/72).
Canzone scritta dal “Canzoniere pisano”; ricavata da un'incisione di Leoncarlo Settimelli (LP “Ogni sera in piazza”).

1 commento:

Anonimo ha detto...

non conoscevo questa artista...
imparo sempre con te
Sonia