domenica 20 novembre 2011

ANTONIN LEOPOLD DVOŘÀK

    
 UN'EPOCA DELLA STORIA BOEMA NELLA MUSICA NAZIONALE DI DVOŘÀK

Antonín Leopold Dvořák, il più forte compositore ceko dell'Ottocento.
In Italia, Dvořák è conosciuto soprattutto per la “V Sinfonia”, detta “Del nuovo mondo” per essere stata scritta in America e su temi popolari americani. Se non che sarebbe un errore, anche se tanto diffuso nella nostra cultura musicale di medio livello, giudicare Dvořák sulla sola base di questo lavoro: il musicista boemo occupa un pasto rilevante nella storia della cultura e dell'arte del suo popolo, soprattutto per avere maturato le sue energie creative al contatto con la materia musicale popolare della sua gente.
Gli interessi che egli potè avere per altre fonti di ispirazione, o addirittura la forte influenza della musica tedesca che subì, vanno quindi spiegati nelle condizioni e situazioni in cui si trovò a operare e che certamente agirono su di lui; ma comunque vanno sempre visti e risolti in quella che fu la peculiare nota della personalità di Dvořák: vale a dire la preoccupazione di dare, come in effetti ha dato, una musica «nazionale» che si imponesse sul piano della cultura e dell'arte europea di fine '800.

Dvořák nacque a Kralup, un paesino a pochi chilometri da Praga (Nelahozeves, 8 settembre 1841 – Praga, 1º maggio 1904). Figlio di un macellaio, venne in un primo momento destinato al mestiere paterno: ma ben presto il talento musicale di cui Antonin (così fu chiamato per tutta la vita), dava mostra, convinsero i genitori a inviarlo nel 1857 alla scuola d'organo della capitale. Volevano farne, almeno, un buon suonatore per le funzioni religiose nella chiesetta del villaggio.
Ma Dvořák aveva altre aspirazioni, e per sottrarsi al destino musicale piuttosto modesto che gli si voleva riservare, studiò il violino ed entrò in una orchestra di second'ordine: il che però significava per lui l'agognata indipendenza economica.
Nel 1862 venne chiamato come violinista ai Teatro Nazionale, e finalmente nel 1873 si fece notare con un Inno u coro misto e orchestra, composizione di sicuri meriti, cui seguirà dopo breve tempo il bellissimo “Stabat Mater”.
  
   
La strada di Dvořák è da questo momento aperta: Brahms e Bülow si interessano a lui e specialmente il primo lo influenza notevolmente.
La sua musica si afferma rapidamente, e per gli elementi nazionali, di cui fin dalle prime opere ricca, attira ovunque interesse.
Le Università di Praga, di Vienna e di Cambridge lo nominano dottore honoris causa, e nel 1892 il Conservatorio di New York lo chiama alla direzione.
Tornato in patria tre anni dopo, guida il Conservatorio di Praga fino alla morte (1904).

Gli anni in cui Dvořák operò erano gli anni in cui l'intransigenza patriottica del '48 aveva dovuto piegarsi alla realtà di un Impero asburgico ancora sufficientemente forte da impedir il sogno indipendentista dei boemi.
Le date del 1873 e del 1879, che segnano il ritorno di moravi e boemi al parlamento dì Vienna, segnano altresì l'inizio di un periodo di transizione in cui la meta non era più quella dell'indipendenza totale, ma solo quella di ottenere il riconoscimento di una maturità economica, sociale, culturale, in una parola nazionale nel seno dell'Impero.

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