martedì 29 novembre 2011

1 - LA MUSICA NELLA SECONDA METÀ DELL'OTTOCENTO - Giuseppe Verdi (The music in the second half of the Nineteenth)



PREMESSA

Anche nel campo della musica si ebbero sensibili ripercussioni delle vicende che avevano scosso l'Europa ne gli anni centrali del XIX secolo. Riflessi che contribuirono a far avanzare la ricerca, soprattutto nell'opera, pure se, in generale, l'Ottocento resta dominato dalla gigantesca figura di Ludwig Van Beethoven.

Mantenendo il nostro iniziale criterio di esposizione, seguiremo gli sviluppi dell'arte delle note esaminando separatamente le tre fondamentali forme dell'opera, della sinfonia e del concerto, cui aggiungeremo un accenno a un tipo di rappresentazione che negli ultimi anni del secolo e nei primi del Novecento ebbe larghissima fortuna: l'operetta.


I NUOVI TRAGUARDI DELL'OPERA - VERDI

L'opera ebbe nella seconda metà dell'Ottocento due figure centrali, dotate di personalità spiccata e prorompente, sostanzialmente antagoniste: Giuseppe Verdi e Riccardo Wagner. Con le innovazioni da essi portate, sotto la spinta di intuizioni estetiche e di situazioni culturali, oltre che politiche, assai diverse, l'opera lirica raggiunse eccezionali vette.

Giuseppe Verdi nacque a Busseto il 19 ottobre del 1813, da Carlo e Luigia Uttini. Furono un organista, prima; e poi un industriale bussetano, Antonio Barezzi, a rendersi conto della felice predisposizione del ragazzo alla musica e il Barezzi si adoperò per fargli compiere studi regolari; A quindici anni Verdi dette le prime dimostrazioni delle sue capacità, componendo una sinfonia d'apertura per il "Barbiere" di Rossini e vari pezzi sacri. Dal 1832 al 1835 studiò privatamente col maestro Lavigna, della "Scala" di Milano. Un anno dopo Verdi si unì in matrimonio con Margherita Barezzi, figlia dell'industriale che lo aveva aiutato. Una unione prima funestata dalla perdita di due figlioletti, morti entrambi a poco più di un anno di età e poi troncata dalla immatura scomparsa di Margherita, nel giugno del 1840. Verdi intanto aveva esordito con una composizione teatrale, "Oberto, conte di San Bonifacio", rappresentata alla Scala con esito soddisfacente, ma era poi andato incontro a un grosso insuccesso, pochi mesi dopo la morte della moglie, con "Il finto Stanislao", un'opera buffa di scarso o nessun valore.
Il primo vero successo Verdi lo conquistò nel 1842 con il "Nabucco", che dette avvio a una serie quasi ininterrotta di trionfi. La pagina più celebre di quest'opera, il coro "Va pensiero sulle ali dorate", che esprime la dolorosa condizione degli Ebrei deportati in Egitto, sollevò entusiasmo e commozione profonda nel pubblico italiano che non stentò a riconoscersi nelle sventure di quel popolo. Da qui la esaltazione del "cigno di Busseto" quale cantore del Risorgimento. E il musicista seppe cogliere questa emozione popolare, cercando di ripetere, nel 1843, l'idea del "Nabucco" con "I Lombardi alla prima crociata". In questa opera, accolta con immutato favore dal pubblico, egli inserì infatti l'altro famoso coro, "Oh Signor che dal tetto natîo".

Con "Ernani", "Luisa Miller" e "I due Foscari" - tutte opere dal robusto impianto realistico e fortemente basate sul richiamo ai valori patriottici e popolari - si concluse il primo episodio dell'attività creativa del Verdi.

L'arte verdiana doveva però toccare il vertice, col superamento di ogni residua forma della tradizione operisti ca, nella grande trilogia de "Il Rigoletto" (1851), "La Traviata" (1853), "Il Trovatore" (1853). Sono opere con le qua li Verdi giunse a fornire un esempio di dramma musicale moderno, sostenuto da una melodia capace di interpretare, senza alcuna concessione alla retorica, i più aspri conflitti sentimentali, con l'aiuto di una orchestrazione estrema mente espressiva. I problemi e gli ideali liberali della borghesia del tempo sono lucidamente esposti anche nella serie di grosse opere che seguono la trilogia: "Ballo in maschera" (1859), la "Forza del destino" (1862) e infine l''Aida'' (1871). Con l"Otello" (1887) e il "Falstaff" - tratti dai drammi di Shakespeare, si conclude praticamente l'ultimo ciclo della produzione verdiana. Il musicista (che nel 1874 era stato nominato senatore) dopo la perdita del la seconda moglie, Giuseppina Strepponi (che fu una celebre cantante che nel 1849 lasciò il palcoscenico per vivere con Verdi, col quale si sposò dopo una unione di dieci anni), si ritirò a Milano, dove trascorse in solitudine gli ultimi anni della sua vita. Mori il 27 gennaio 1901.


LA PERSONALITA' ARTISTICA DI GIUSEPPE VERDI

Verdi, di origine contadina, ereditò dalla sua razza il carattere schietto e rude, la diffidenza per le teorie, e un sano disprezzo per qualsiasi forma di ostentazione artistica. Pur essendo profondamente sensibile a tutte le vicende che rispecchiano un'autentica passione umana, non ebbe mai il desiderio di servirsene per speculazioni teoriche. Tragedia o commedia, farsa o romanzo, tutto suscitava egualmente la sua simpatia, pur che convenisse alla sua particolare inclinazione drammatica che sorprende, e talvolta urta artisti piú sottili e piú portati all'introspezione, è l'immediatezza, l'aderenza di Verdi, che si immedesima nei suoi personaggi, ma non parla mai di se stesso.

Infatti uno dei lati negativi del movimento romantico fu la tendenza di alcuni artisti, poeti, pittori e musicisti, nonché romanzieri, a fare della propria persona e delle proprie reazioni sentimentali il centro dell'opera loro. Nel ritrarre le bellezze della natura, si indugiavano ad analizzare le sensazioni che, di riflesso, quelle suscitavano nell'anima loro. Nel descrivere un personaggio, cedevano facilmente alla tentazione di abbandonarsi a confessioni personali, a descrizioni dei propri sentimenti e stati d'animo anziché quelli dei loro personaggi. Verdi fu assolutamente incapace di un'introspezione così sottile e morbosa. Ebbe una indole particolarmente generosa e ricettiva: e si preoccupò, con animo umile e schietto, di scrivere musica che parlasse al cuore di tutti. Non bisogna poi dimenticare che egli apparteneva a un paese dove l'opera era considerata parte integrante della vita sociale, e quindi era quasi paragonabile a un artigianato o a un mestiere, assai variabile nella qualità, ma a cui non si attribuiva generalmente il valore di un manifesto o la solennità di una profezia: Ogni anno in Italia si scrive' vano dozzine di opere nuove; e migliaia di cantanti e di esecutori erano sempre pronti a farle conoscere al pubblico. Questo, a sua volta, povero o ricco che fosse, non prestava all'opera maggiore attenzione di quel la che avrebbe prestato alla lettura d'un libro o alla contemplazione di un quadro: era un elemento della sua vita quotidiana e come tale l'accettava.

Verdi raccomandava ai cantanti di immedesimarsi nella parte, al punto di dimenticare la propria personalità, così come lui, Verdi, aveva consacrato tutto
se stesso, mente e cuore, alla tragedia. E voleva che il pubblico trovasse la musica bella, immediata e perfettamente rispondente ai suoi sentimenti.
Verdi sapeva creare un clima drammatico sia con brevi tocchi orchestrali, sia mediante grandi contrasti, sia con l'intromissione di un semplice coro, sia con la magistrale padronanza di situazioni complesse. Ma il fascino singolare e insuperabile di tutte le sue opere più po polari sta in quelle sue melodie così semplici e pur così irresistibilmente italiane, che fluivano copiose e spontanee dalla sua penna, e che ogni spettatore era in grado di canticchiare appena uscito di teatro.


Sta...

Nessun commento: