lunedì 20 agosto 2018

SE BRUCIASSE LA CITTÀ - Massimo Ranieri (Testo, commento e video)




 SE BRUCIASSE LA CITTÀ 
Massimo Ranieri

Il cuore mio non dorme mai
sa che di un altro adesso sei
Tua madre va dicendo che
a Maggio un altro sposerai
Ma se infondo al cuore tuo
c'è un ragazzo sono io...

Ma chi lo ha detto, ma perché
non devo più pensare a te
Nessuno sa chi sono io
ma il primo bacio è stato mio
Impazzisco senza te
e ogni notte ti rivedo accanto a me...

Se bruciasse la città, da te, da te, da te io correrei
anche il fuoco vincerei per rivedere te
Se bruciasse la città, lo so, lo so,
tu cercheresti me
Anche dopo il nostro addio
l'amore sono io per te...

Il cuore mio non dorme mai
per inventarsi accanto a me
Non brucia mai questa città
c'è ancora un uomo insieme a te
Ma se in fondo al cuore tuo
c'è un ragazzo sono io...

Quel prato di periferia
ti ha visto tante volte mia
è troppo tempo che non sa
dov'è la mia felicità
Impazzisco senza te
e ogni notte ti rivedo accanto a me...

Se bruciasse la città, da te, da te, da te io correrei
anche il fuoco vincerei per rivedere te
Se bruciasse la città, lo so, lo so,
tu cercheresti me
Anche dopo il nostro addio
l'amore sono io per te...
Per teeeeeeeee.....





Se Bruciasse la città è un brano cantato da Massimo Ranieri presentato a Canzonissima nel 1969. Inserito nell’album Massimo Ranieri pubblicato nel 1970, è scritto da Giancarlo Bigazzi per il testo e Enrico Polito e Totò Savio per la musica. Il testo parla di un amore impossibile, una donna promessa sposa ad un altro uomo, che va riconquistata ad ogni costo. Uno dei più grandi successi del cantante partenopeo, un pezzo di storia della canzone italiana.



domenica 19 agosto 2018

VALZER N° 6 "MINUTO" Op. 64 N° 1 - Frédéric Chopin




VALZER N° 6 "MINUTO" Op. 64 N° 1 
Frédéric Chopin

Nonostante il titolo, questo brano non è mai stato eseguito in un minuto, e difficilmente si può pensare che Chopin abbia composto un lavoro da eseguirsi in così breve tempo. 

Questo pezzo molto vivace richiede doti virtuosistiche per la parte eseguita dalla mano destra. 

Dopo l'introduzione veloce, la sezione centrale è costituita da un breve interludio melodico dopo il quale il valzer torna allo spirito iniziale.




Brilla per il funambolico correre della mano destra da un registro all'altro della tastiera, mentre il basso appoggia morbidi accordi di sostegno. Dopo il moto perpetuo della prima parte (A), ne segue una seconda (B) un po' più rallentata, in cui il tema è sintetizzato lungo un'unica linea melodica. Non appena viene ripetuto, viene ornato da un'acciaccatura, generando un curioso effetto di tintinnio sonoro. La ripresa (A) è scritta interamente con l'inserimento di una particolare coda: alla ripetizione del tema d'esordio si aggiunge, in scia, una piccola cascata di suoni, una scaletta discendente di ventiquattro rapidissime note. L'insieme di questi preziosismi serviva a suscitare gli entusiasmi del colto e raffinato pubblico parigino.

giovedì 16 agosto 2018

HAYDN A ESTERHÁZA


 Esterháza

HAYDN A ESTERHÁZA
IL CLASSICISMO: 1750-1810

Nonostante la seconda metà del Settecento vedesse un declino della tradizione del mecenatismo, fu proprio grazie a tale consuetudine che Franz Joseph Haydn produsse i suoi più celebri capolavori.

Franz Joseph Haydn nacque nel 1732 a Rohrau, in Austria, e cominciò a lavorare a Vienna fin da ragazzo, come cantore nella Chiesa di Santo Stefano.
In questa città conobbe Pietro Metastasio e Nicola Porpora, con cui compì le sue prime esperienze di musicista. Dopo essere stato assunto da diversi aristocratici per comporre musica di intrattenimento, Haydn nel 1761 fu richiesto da Paolo Antonio Esterházy, ricco principe ungherese, molto legato alla Casa imperiale degli Asburgo. Poco tempo dopo la sua assunzione a corte, il principe morì e il titolo principesco passò al fratello Nicola, che per i suoi notevoli interessi culturali e artistici era chiamato 'Il Magnifico'.
Nei successivi 30 anni Haydn, nella principesca residenza ungherese chiamata Esterháza, potè esprimere compiutamente il suo genio musicale in un ambiente di raffinata cultura.

Esterháza, costruita come residenza estiva e dotala di un teatro d'opera e uno di marionette, era un grande palazzo rinascimentale circondato da giardini, simile per magnificenza a Versailles. Nel palazzo c'era una sontuosa sala per concerti. Haydn aveva l'incarico di comporre musica su richiesta del principe, oltre a preparare e dirigere l'orchestra, che contava circa 20 elementi,
Le funzioni di Haydn erano molteplici: compositore, concertatore, direttore d'orchestra e infine Kapellmeister. Presiedeva quindi a tutto il buon andamento della musica di Esterháza, compresa la pulizia e I'ordine degli esecutori.

Nel 1786 si ebbero 125 rappresentazioni di 17 opere (molte composte da Haydn), eseguite in una singola stagione. Si davano due concerti a settimana, e il principe durante il giorno ascoltava musica da camera nei suoi appartamenti. Inoltre, si invitavano non solo compagnie di attori per l'intrattenimento, ma anche i musicisti più virtuosi e celebri dell'epoca.


LA SOCIETÀ DEL TEMPO

L'accordo stipulato da Haydn con gli Esterházy vietava la vendita e la distribuzione delle sue composizioni. In seguito, con il crescere della sua fama, il divieto diventò meno rigido.
Il principe Nicola era fiero di avere al suo libro paga uno dei  musicisti più famosi d'Europa.

Nel 1790 morì il principe Nicola e il successore Paolo Antonio, per diminuire le spese familiari, decise di sciogliere l'orchestra. Così Haydn, vicino ai sessant'anni, dovette ricominciare a viaggiare.

L'Ungheria godette di un raro momento di pace e prosperità nella seconda metà del XVIII secolo. Per anni aveva cercato dì resistere al dominio turco, fino a che, nel 1699, gli Asburgo riuscirono a liberare il paese dai turchi e insediare un loro regno.
Gli Esterházy erano i più grandi proprietari terrieri d'Ungheria, più ricchi degli stessi Asburgo. Mecenate di Haydn per trent'anni fu il Principe Nicola, che creò a Esterháza una corte degna di quelle dei più grandi principi del Rinascimento, con un teatro, una chiesa e un grande parco.


VEDI ANCHE . . .
HAYDN A ESTERHÁZA
FRANZ JOSEPH HAYDN - Le stagioni (Die Jahreszeiten - The seasons)
FRANZ JOSEPH HAYDN - La Creazione - Die Schoepfung
SINFONIE DI HAYDN (Haydn Symphony)
LA PENDOLA (L'orologio) - Sinfonia n. 101 in re maggiore - Franz Joseph Hayd
QUARTETTI RUSSI OP. 33 n° 2 LO SCHERZO (The Joke) - Franz Joseph Haydn



martedì 14 agosto 2018

COMPOSITORI e MECENATI (Composers and Patrons)


 Ercolano - Casa del Mosaico di Nettuno e Anfitrite

COMPOSITORI e MECENATI
IL CLASSICISMO: 1750-1810

Il periodo classico vide grandi cambiamenti sociali  ed economici, che influenzarono anche il mondo della musica. In principio, compositori e interpreti lavoravano grazie al patrocinio dei committenti, ma dalla seconda metà del '700 assunse via via rilievo la committenza pubblica: il pubblico cominciò a frequentare le sale da concerto, e i musicisti diventarono indipendenti.

Durante il periodo classico il mecenatismo era talmente affermato da far pensare che sarebbe durato in eterno. Esso poteva assumere varie forme, ma di solito era il risultato della volontà di principi e aristocratici di sostenere le istituzioni musicali e i compositori e gli interpreti che ne facevano pane. Anche le chiese cattoliche e protestanti rappresentavano una solida fonte di sostegno, come le autorità municipali. L'esistenza della vita musicale europea, così ricca e variegata, dipenderà dal mecenatismo e dalle sue innumerevoli esigenze fino al secolo XIX

Nella seconda metà del secolo XIX il mecenatismo cominciò a diminuire fino a cessare completamente con la fine delle corti, avvenuta in seguito alla Rivoluzione francese.
Nel periodo precedente, l'epoca barocca, i compositori avevano impegni fissi con il proprio mecenate (istituzione o persona che fosse). Vivaldi, per esempio, passò buona parte della sua carriera al servizio dell'Ospedale della Pietà
 di Venezia; J.S. Bach aveva impegni con molte città tedesche e con diversi principi. I più importanti mecenati di Händel furono Giorgio I e Giorgio II d'Inghilterra. Nell'epoca di Beethoven, il ceto medio europeo in ascesa desiderava assistere ai concerti pubblici ed era ben felice di pagarsi questo privilegio. Molti compositori furono così in grado di mantenersi da soli.


LA SOCIETÀ DEL TEMPO

Christoph Willibald Gluck, grande compositore operistico di metà Settecento, ebbe successo in tutta Europa sotto diversi mecenati. Nato in Boemia, sì esibì in Italia e in Germania e diventò compositore di corte a Vienna. Il suo ultimo trionfo lo ottenne a Parigi, dove sua mecenate fu la regina Maria Antonietta.

Mozart invece, ebbe nel 1781 un violento dissidio con l'Arcivescovo Colloredo di Salisburgo, presso il quale era musicista di corte. L'arcivescovo inveì contro il compositore definendolo 'pazzo e canaglia', e il cuoco di corte lo cacciò via.

Nel 1748 iniziò un esteso lavoro di scavi nelle città di Pompei ed Ercolano, che per secoli erano rimaste sepolte sotto la cenere vulcanica dopo la devastante eruzione del Vesuvio nel 79. I tesori portati alla luce, affreschi, mosaici, manufatti, costruzioni ed effetti personali, promossero la nascita della passione per lo stile classico dell'antica Roma e influirono sulle  arti del tempo.


CRONOLOGIA

1759 - Vengono promulgate le prime riforme del periodo del "dispotismo illuminato".
1789 - Ha inizio la Rivoluzione francese, con la presa della Bastiglia da parte dei rivoltosi. 1804 - Napoleone Bonaparte viene incoronato Imperatore di Francia.




lunedì 13 agosto 2018

I LIBRETTISTI (The librettists)


Pietro Metastasio

I LIBRETTISTI
IL BAROCCO: 1620-1750


I librettisti hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nella costruzione dell'opera e del melodramma, poiché è attorno ai loro versi che la musica deve essere composta. Nel corso dei secoli XVII e XVIII vi furono figure leggendarie di librettisti, amati e ammirati come celebrità moderne.

Quando furono rappresentate in pubblico le prime opere liriche della storia, La favola di Dafne ed Euridice, il loro successo coronò la fama del compositore Jacopo Peri (Zazzerino) (Roma, 20 agosto 1561 – Firenze, 12 agosto 1633) e del librettista Ottavio Rinuccini (Firenze, 20 gennaio 1563 – Firenze, 28 marzo 1621, che nel creare una versione cantabile dei miti greci istituì una lunga tradizione operistica, ispirata alla mitologia greca. La discesa di Orfeo agli Inferi fu musicata da molti compositori; nel 1607 Claudio Monteverdi e il poeta Alessandro Striggio ne fecero il primo grande capolavoro della storia del melodramma: Orfeo. Per la sua ultima opera, L'incoronazione di Poppea, Monteverdi collaborò con il librettista Giovanni Francesco Busenello (Venezia, 24 settembre 1598 – Legnaro, 27 ottobre 1659), che si ispirò alla storia dell'imperatore romano Nerone e di Poppea.

Per tutto il Seicento e il secolo successivo, gli episodi della mitologia greca e di storia antica
furono la principale fonte d'ispirazione dell'opera lirica.
Molti dei poeti italiani conquistarono fama e popolarità grazie alla capacità di rappresentare storie e leggende attenendosi alle convenzioni dell' opera seria italiana.
Il più popolare di tutti fu Pietro Metastasio (1698-1782), che scrisse per rutti i grandi compositori della sua epoca. Con Metastasio e i compositori operistici del tardo Barocco, l'opera seria conobbe la sua massima fioritura.
Contemporaneamente, però, nascevano anche altre forme operistiche. Mentre nelle prime opere barocche la 'serietà' del dramma era stemperata da una vena umoristica, nell'opera seria del Settecento non vi fu più posto per gli accenni comici o grevi, che trovarono invece espressione nel genere dell'opera buffa. L'opera seria e l'opera buffa costituirono i due generi principali dell'opera italiana, pur esistendo anche forme diverse come ad esempio in Francia, dove J.B. Lully (1632-87), italiano di nascita, e il poeta P. Quinault diedero vita alla tragédie lyrique, un genere di opera squisitamente francese.


LA SOCIETÀ DEL TEMPO

Uno dei primi  librettisti fu Giulio Rospigliosi (1600-1669). Noto ecclesiastico, visse al seguito della famiglia nobile dei Barberini. Nel giugno 1667 fu eletto papa con il nome di Clemente lX.

Pietro Metastasio, pseudonimo di Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi (Roma, 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782), fu il più grande poeta e librettista italiano della storia del melodramma. I suoi numerosi testi furono musicati da quasi tutti i compositori del suo tempo, come Giovanni Battista Draghi detto Pergolesi (Jesi, 4 gennaio 1710 – Pozzuoli, 16 marzo 1736)  e W A. Mozart (solo per citarne alcuni).

Il Settecento fu il periodo di massima espansione, in Italia e all'estero, dell opera di stile italiano. L'opera, con le sue scenografie e le sue narrazioni, venne incontro alla necessità di
prestigio culturale che Versailles aveva suggerito in tutte le corti europee. Parigi, Vienna, Dresda, Praga, Berlino, Pietroburgo, Londra e le corti della nobiltà locale, diventarono centri di grande accoglienza per cantanti, musicisti, librettisti, scenografi e architetti italiani.